Lo Zio Missionario: Storie di Fede, Impegno e Trasformazione

Il concetto di "zio missionario" evoca un profondo senso di ispirazione, dedizione e connessione familiare con la vocazione missionaria. Molte storie personali e testimonianze dirette rivelano l'impatto trasformativo di queste figure, non solo sulle comunità che servono, ma anche sui loro stessi familiari e amici.

Padre Antonio Germano Das: L'Esperienza in Bangladesh

“Tra gli impuri mi sono purificato”: Una Storia di Inclusione

La rivista “Missione Oggi” ha ospitato, nell'ambito della rassegna teatrale 2025 del chiostro di San Cristo “Teatro dell’Anima”, l’attore e regista Elio Germano. Si è esibito in una lettura scenica dedicata allo zio Antonio Germano, missionario saveriano che ha operato tra i fuori casta in Bangladesh, intitolata: “Tra gli impuri mi sono purificato”.

Questo racconto, ricco di emozioni, trae le sue radici dai legami con Duronia in Molise, luogo di nascita di Padre Antonio, e si estende fino alla sua missione in Bangladesh, iniziata nel 1977.

Il 10 dicembre 2006, in occasione della Giornata mondiale dei diritti umani, celebrata con enfasi dalla gente Das, fuori casta e considerata impura, nella zona di Chuknagar (Bangladesh), padre Antonio Germano, zio di Elio, dopo tanti anni trascorsi con gli "impuri", volle aggiungere al suo nome l’appellativo Das. Disse loro: “Dopo tanti anni con voi, penso di aver acquistato anch’io un diritto”. Ci fu un momento di silenzio, in cui sembrava che la gente gli domandasse: “Sei di pelle bianca, quale diritto ti manca?”. Padre Germano aggiunse: “Sì, ho acquisito il diritto di chiamarmi come voi, Das”. Gli occhi di tutti si illuminarono di gioia e fu accolto con un grande applauso. Da allora, padre Antonio, missionario saveriano in Bangladesh, è anche Das.

Avvolto dalle immagini bibliche che ornano la chiesa di San Cristo, il «Teatro dell’anima» ha reso presente e attuale la concreta traduzione del messaggio evangelico nella lontana vita dei Das, i disprezzati fuori-casta del Bangladesh. Si firma «padre Antonio Germano Das» il missionario saveriano che vive e opera da quasi cinquant’anni tra loro. Il nipote Elio, interprete magistrale, ha dato voce ai suoi racconti epistolari con l’incisiva sobrietà che si addice a questa figura esemplarmente umile nel suo fattivo impegno. «Se avessi saputo, non avrei permesso»: questa la reazione riportata dal nipote, all’annuncio dell’iniziativa, che ha preso il titolo dalle parole dello zio: «Tra gli impuri ho vissuto quasi cinquant’anni. Amandoli, mi sono purificato».

L'Impegno Educativo a Chuknagar

Padre Antonio Germano Das ha condiviso un appello per sostenere i progetti educativi nella missione di Chuknagar, in Bangladesh. Ha scritto: “Carissimi amici e benefattori, Nei giorni scorsi siamo stati estromessi da due strutture governative, che da anni ospitavano i nostri alunni Das del Tuition Program. La ragione apportata per lo sfratto è che la Direzione Didattica locale adopererà le due strutture per altri scopi educativi. Sono state vane le nostre proteste! L’idea di buttarci fuori durava da qualche anno. Ci siamo sempre vigorosamente opposti. Ma questa volta ci hanno realmente buttati fuori! Nei due villaggi siamo presenti da oltre 40 anni e sinceramente ci dispiace lasciarli al loro destino. La gente dei due villaggi offre a noi il terreno ove costruire le due scuolette. La Missione di Chuknagar, per continuare la lunga presenza educativa di emancipazione sociale, vuole venire loro incontro costruendo le due scuolette.”

Il costo di ciascuna scuoletta, comprensivo di suppellettili (banchi, sedie, lavagne, armadio, corrente elettrica), si aggira attorno ai 5 mila euro. Per le due scuolette occorrono dunque 10 mila euro. Padre Antonio ha espresso la speranza che amici e benefattori, che li seguono e aiutano da tanti anni, siano loro vicini anche in questa circostanza.

Un'infografica che mostra la struttura di una scuoletta rurale e i costi associati alla sua costruzione.

Padre Luigi Zanchi: Dedizione e Tragedia in Africa

Padre Luigi Zanchi, rientrato in Italia per norme di avvicendamento, fu nominato prima rettore della Casa di Alzano (1990-'93) e poi promotore vocazionale nella Casa di Udine (1994-'97). Nel 1997 tornò in Burundi, dove si impegnò nell'insegnamento e nella formazione, come docente in Seminario e nel governo della Regione Saveriana burundese, come Superiore generale (2000-'08).

Nel 2011, padre Luigi tornò in Italia per cure, con l'intenzione di tornare nuovamente in Africa. Purtroppo, il 3 agosto 2011 perse la vita in un incidente d'auto con un amico, benefattore e amico di tanti missionari: Gianfranco Zanchi. In Burundi, oltre alla sua incessante attività missionaria, si occupò particolarmente di aiutare gli orfani, raccolti dalle Suore di Madre Teresa di Calcutta, e i cerebrolesi.

Giuseppe Allamano e l'Istituto Missionari della Consolata

Fin da ragazzo, Giuseppe Allamano guardò alle missioni con passione e interesse. Comprì, con sempre maggior chiarezza, che ogni sacerdote è missionario e che la missione è la massima realizzazione della stessa vocazione sacerdotale. Con l’approvazione dell’arcivescovo dell’epoca, monsignor Agostino Richelmy, il 29 gennaio 1901 fondò l’Istituto dei Missionari della Consolata.

Nel 1902 partì il primo gruppetto di “pionieri” per il Kenya, presto seguito da molti altri. Il 29 gennaio 1910 Giuseppe Allamano fondò un secondo Istituto, quello delle Suore Missionarie della Consolata. Pur continuando incessantemente il suo ministero di rettore del Santuario della Consolata, l’Allamano seguì da vicino il cammino delle due Congregazioni: ne accoglieva personalmente i candidati e s’incontrava settimanalmente con loro; sollecitava aiuti e trasformò il bollettino del Santuario in un organo di collegamento vivo e diretto con le missioni. Don Giuseppe Allamano si adoperò con tutti i mezzi perché il Santuario diventasse nuovamente un centro spirituale per la città, ponendo mano a moltissime iniziative: Messe, comunioni, confessioni, novene, sabati mariani, pellegrinaggi, liturgie curate, restauri e ampliamenti innovativi.

Il suo impegno pastorale non fu disincarnato. Allamano, infatti, si interessò anche ai problemi sociali degli operai; fu un pioniere della stampa cattolica; migliorò e incrementò l’Opera degli esercizi spirituali per il clero e per i laici presso il Santuario di Sant’Ignazio, nelle Valli di Lanzo, non lontano da Torino. Attualmente i missionari (padri e fratelli) sono quasi 1000 e le suore missionarie quasi 600.

Il Sogno Missionario di Gianpaolo

Un giovane di nome Gianpaolo ha condiviso la sua ispirazione, nata dai racconti dello zio missionario (fratello di sua nonna): “In famiglia le storie e i racconti fantastici dello zio missionario mi hanno accompagnato fin da bambino.., ma riguardare l’altra sera le immagini di zio fra Antonio, tra la sua gente, è stato per me come un fuoco nel cuore, come scoprire un qualche cosa che da sempre voglio fare. Voglio partire, andare là dove c’è più bisogno di me, vorrei anche io diventare frate missionario! Non so però cosa devo fare. Ho bisogno del suo consiglio.”

In risposta a Gianpaolo, è stato detto che il sogno di seguire le orme dello zio (e di tanti altri frati missionari) è bello e merita di essere preso più seriamente in considerazione per il futuro, ma non è da trascurare neanche ora. Le indicazioni fornite includono: “Dare da subito concretezza a questo sogno significa vivere a pieno la tua vita, vivere bene la tua giovinezza, impegnandoti al massimo in tutto quello che fai, come giovane cristiano gioioso e contento: in famiglia, con gli amici e negli affetti, a scuola, nello sport, nella fede e nell’incontro con il Signore.. ovunque e sempre. Si tratta dunque di crescere e maturare umanamente e spiritualmente e prenderti le tue responsabilità senza scappare, senza mediocrità… Del resto non potrai fare alcun passo concreto (come per es. entrare in postulato) prima di avere almeno concluso le scuole superiori o avere anche frequentato l’università. Al riguardo sarà anche molto utile per te, in questi anni, una guida spirituale, un frate a cui fare riferimento e con cui parlare liberamente e poi, piano piano, avvicinarti e conoscere più da vicino la nostra realtà francescana e missionaria che opera in tante parti del mondo in favore di più poveri. Sarà bello poter vivere insieme anche qualche piccola esperienza di missione e volontariato in Italia e all’estero… e frequentare a suo tempo il Gruppo san Damiano e insieme camminare alla scoperta della volontà del Signore per la tua vita.”

Giovanni Santolini: Un Missionario Inimitabile attraverso gli Occhi dei Nipoti

Beatrice era una bambinetta quando disegnò lo zio Giovanni con un sorriso grande quanto tutto il foglio. A 15 anni dalla sua morte, assieme agli altri cugini, ha girato un video straordinario. Non si sa chi sorprende di più, lo zio o i nipoti, che sembrano tutti "fatti con lo stampino", come diverse versioni di Giovanni Santolini. Questa è una bellissima testimonianza di questo inimitabile missionario.

Le Cinque Qualità di Zio Giovanni

Una nipote ha tentato di descrivere lo zio Giovanni, riconoscendo la difficoltà di rendere giustizia a una persona così ricca di sfaccettature, specialmente dopo molti anni dalla sua scomparsa. Per chi lo ha conosciuto, le sue azioni parlavano da sé. Per chi non ha avuto questa fortuna, cinque caratteristiche spiegano al meglio che tipo di persona fosse:

  1. La determinazione: nella sua lettera al Padre Provinciale per l'ammissione al noviziato scrisse infatti "Ho capito che se non divento santo la mia vita non ha senso: perciò mi son messo sotto a diventare santo".
  2. La semplicità: Uno dei più grandi insegnamenti che ha trasmesso è quello di essere straordinario nell'ordinario, di fare del proprio meglio, sempre, ma soprattutto il fatto stesso di "fare" le cose: "Se devi fare un servizio" diceva "lo fai. Non ti tiri indietro. Se sai che una persona ha bisogno, le dai una mano." Queste erano le sue massime, pronunciate come se il contenuto fosse scontato, suggerendo un eroismo abituale, una vita dedicata agli altri.
  3. Il carisma: Era davvero impossibile non starlo ad ascoltare; indipendentemente da età, sesso, nazionalità e fede degli uditori, era capace di farsi ascoltare per ore, di renderli tutti bambini incantati e affascinati, desiderosi di sapere di più. Ancora oggi è in grado di riunire le persone e ricordare loro di mettere al primo posto ciò che è davvero essenziale.
  4. La mancanza di paura: Non la forza di negare la paura o di non provarla affatto, né di mostrarsi sbruffoni, al contrario, il coraggio di affrontarla a testa alta, consapevoli del fatto che esista qualcosa di più importante, qualcosa per cui lottare e di cui non si può permettere che la paura privi.
  5. La sua infinita umanità: Il mettersi sì a servizio degli altri, ma in primo luogo mettersi accanto agli altri; i più deboli, gli umili, coloro che hanno davvero bisogno.
Foto di gruppo di una famiglia che celebra la memoria di un parente missionario.

Padre Giuseppe Rizzi: Un Legame Familiare con la Missione in Congo

Padre Giuseppe Rizzi, saveriano di Maslianico, missionario a Ngene - Kasongo in Congo, ha ricevuto la gradita visita del fratello Gino accompagnato dalla moglie e dal figlio Francesco, studente d'architettura. Proprio il nipote, al termine di questa esperienza, ha scritto a p. Rizzi, condividendo le sue impressioni:

“Non puoi immaginare il piacere di vedere finalmente quei luoghi che sempre mi descrivevi e mi affascinavano con i loro nomi strani: Bukavu, Bujumbura, Kitutu... Tutti si sono rivelati completamente differenti da come li avevo pensati e sono contento, perché per certe cose sono meglio e per altre molto peggio. È chiaro che un mese non è niente per entrare in questo mondo missionario, ma già mi sono lasciato alle spalle molti luoghi comuni sull'Africa e mi si sono aperti gli occhi su altri problemi. Innanzitutto, venire e vedere mi ha fatto comprendere la grandezza del lavoro tuo e di tutti i tuoi confratelli. L'incontro con tutti i padri, i fratelli e i laici che lavorano e faticano insieme per questa parte di mondo è stato intenso ed edificante. È stato bello conoscere le tue opere e sapere quanto bene hai fatto e continui a fare alla gente. Ma so che queste parole non ti piacciono molto. Allora ti dico solo che sono davvero orgoglioso di avere uno zio come te. Per la mamma e papà è stata un'esperienza "inimmaginabile", come continua a dire papà. Sono contentissimo perché questo viaggio li ha molto toccati ed emozionati. Anch'io torno più ricco e voglioso di fare bene. Non so ancora dove andrà la mia vita, cosa c'è in cima al mango che Mubaya ha scolpito per me, ma il Signore mi accompagnerà e non mi lascerà mai solo, sono sicuro. È bello saperti orgoglioso di noi e sono sicuro che non ti deluderemo. So che a Giovanni è spiaciuto molto non trascorrere questi giorni con te; ma la vita, si sa, non va sempre come vogliamo. Sono sicuro però che oggi, se fosse stato con noi, ti avrebbe scritto le stesse cose. Se c'è qualcosa di buono in noi, Giovanni ed io lo dobbiamo ai nostri genitori, a te e alle nostre nonne. Adesso tornerò alla mia vita e ai miei studi. Anche tu hai molto da fare, per cui: "Buon lavoro!". Dopo un mese così meraviglioso, queste sono le parole che il cuore mi suggerisce, insieme al profondo bene che ti voglio e che spero di dimostrarti facendo sempre il bene nella mia vita. Grazie di tutto, zio.”

Mappa dell'Africa con evidenziate le regioni del Congo, Bukavu, Bujumbura e Kitutu.

Padre Giuseppe Chiarelli: La Voce dei Poveri

Mio zio (p. Giuseppe Chiarelli) era una persona straordinaria. Non è una frase di circostanza, che si utilizza per parlare di qualcuno che non c'è più. Lo si vedeva poco; a volte mancava per diversi anni a causa del suo impegno missionario. Un evento straordinario, tale da riunire tutta la famiglia in un clima di festa. Le nostre domande, talvolta così banali, non sembravano annoiarlo. Tutt'altro. Con la pazienza che lo ha sempre contraddistinto, rispondeva sempre con un grande sorriso. Sin da bambino sono stato affascinato dalla sua persona, dalla sua intelligenza. Senza mai nominarlo, il nipote Claudio ha dipinto un bel ritratto dello zio p. Giuseppe Chiarelli, saveriano tarantino di Martina Franca, morto a Parma il 12 giugno 2010, all'età di 66 anni. È stato missionario in Burundi per alcuni anni, e poi in Brasile dal 1980 fino al 2009. Per capire "da dove gli venisse forza e coraggio", p. Giuseppe risponderebbe ancora così: «Noi missionari annunciamo il vangelo ai poveri, ma sono i poveri che ci evangelizzano e ci insegnano a vivere il vangelo».

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