Una delle caratteristiche distintive dei servitori di Geova è la loro felicità. Questa felicità, tuttavia, non è un risultato automatico, ma deriva, tra le altre cose, dall'ascoltare il consiglio ispirato: "Getta su Geova stesso il tuo peso, ed egli stesso ti sosterrà". Non è possibile essere veramente felici se si è oppressi da pesi.
Come Getta i Pesi su Geova: Fede e Preghiera

Per gettare i propri pesi su Geova, sono essenziali la fede e la preghiera. Come leggiamo in Filippesi 4:6, 7: "Non siate ansiosi di alcuna cosa, ma in ogni cosa le vostre richieste siano rese note a Dio con preghiera e supplicazione insieme a rendimento di grazie; e la pace di Dio che sorpassa ogni pensiero guardi i vostri cuori e le vostre facoltà mentali mediante Cristo Gesù". Gesù Cristo stesso, nel Sermone del Monte (Matteo 6:25-34), esortò a "smettere di essere ansiosi", ricordando che il Padre celeste si prende cura degli uccelli e riveste i gigli del campo, e dunque si prenderà molto di più cura dei suoi figli. Esercitando fede e pregando Geova Dio, è possibile deporre su di Lui tutti i pesi sotto forma di ansietà, preoccupazioni, timori, frustrazioni e altre emozioni negative, trovando così la pace mentale che contribuisce alla felicità.
Pesi Emotivi e Ingiustizie
Tra i pesi che si possono gettare su Geova vi sono anzitutto quelli emotivi che la vita comporta, i quali tendono a ostacolare la felicità. Ad esempio, ci si può sentire afflitti emotivamente per aver subito un torto, provando il desiderio di vendetta o l'amarezza. Tuttavia, la condotta saggia è quella consigliata dall'apostolo Paolo in Romani 12:17-19: "Non rendete a nessuno male per male... Non vi vendicate, diletti, ma fate posto all’ira; poiché è scritto: ‘La vendetta è mia; io ricompenserò, dice Geova’". Parlando a Geova e lasciando che se ne occupi, ci si libera di un grande peso.
L'esempio di Davide nella sua relazione con il re Saul illustra questa saggezza. Nonostante Saul lo perseguitasse e cercasse ripetutamente di ucciderlo, Davide ebbe due opportunità di togliergli la vita ma non lo fece. Egli gettò il suo peso su Geova, affermando in 1 Samuele 26:10, 11: "Come Geova vive, Geova stesso gli inferirà un colpo; o verrà il suo giorno e dovrà morire, o scenderà in battaglia, e per certo sarà spazzato via. È impensabile, da parte mia, dal punto di vista di Geova, che io stenda la mano contro l’unto di Geova!" Alla fine, Saul fu ferito in battaglia e si tolse la vita, e Davide divenne suo successore senza aver alzato un dito contro il suo persecutore.
Anche Gesù Cristo seguì questa condotta, affidandosi a Dio nonostante gli oltraggi e le sofferenze, come descritto in 1 Pietro 2:22, 23. Egli si sottomise umilmente alla volontà del Padre celeste, lasciando a Lui la vendetta, che Geova a tempo debito mise in atto.
La Malvagità nel Mondo e la Preoccupazione per il Futuro
Quando affidi i tuoi problemi a Dio, tutto comincia a cambiare
Oggi, in ogni paese, la malvagità è diffusa, con immoralità sessuale, disonestà negli affari e frodi. Questo rende difficile per coloro che amano la giustizia vivere secondo i loro alti principi. Invece di lasciarsi turbare da tale malvagità, privandosi della pace mentale, è saggio ascoltare il consiglio divino di gettare questo peso su Geova. Le parole del re Davide nel Salmo 37:1-3, 9 sono pertinenti: "Non ti mostrare acceso a causa dei malfattori... Confida in Geova e fa il bene... Poiché i malfattori stessi saranno stroncati, ma quelli che sperano in Geova sono coloro che possederanno la terra". Esercitando fede nel fatto che Geova Dio sistemerà le cose a suo tempo, si può gettare su di Lui il peso della preoccupazione per la malvagità, facendo così spazio alla felicità.
Ostacoli Fisici e Debolezze Personali
Gli ostacoli fisici possono essere un peso significativo per il cristiano. Malattie, disabilità, salute cagionevole, vista debole, sordità parziale o età avanzata possono rendere difficile servire Dio. L'apostolo Paolo aveva quella che chiamò una "spina nella carne" e chiese ripetutamente a Geova di toglierla. Sebbene Dio non la rimosse, liberò Paolo dalla frustrazione dicendo: "Ti basta la mia immeritata benignità; poiché la mia potenza è resa perfetta nella debolezza" (2 Corinzi 12:7-9). Considerando questi ostacoli con la prospettiva di Dio, ci si libera dalla frustrazione e dal peso, raggiungendo pace mentale e felicità.
Pesi che il Cristiano deve Portare
Non tutti i pesi possono essere gettati su Geova; alcuni devono essere portati dal cristiano stesso. Il corpo direttivo della congregazione cristiana a Gerusalemme scrisse ai primi cristiani, esortandoli ad astenersi da "cose sacrificate agli idoli e dal sangue e da ciò che è strangolato e dalla fornicazione" (Atti 15:28, 29). I cristiani devono assumere certe responsabilità e portare i pesi gli uni degli altri, adempiendo così la legge di Cristo (Galati 6:2). Paolo esortò: "Noi che siamo forti dobbiamo portare però le debolezze di quelli che non sono forti" (Romani 15:1). Questo si può fare essendo pazienti, sopportandoli e aiutandoli a superare le loro manchevolezze, senza aspettarsi troppo da loro. Gesù stesso diede un esempio eccellente nel modo in cui trattò i suoi apostoli.
Il Peso del Peccato

Il peccato è un peso opprimente che lacera l'essere umano, privando di gioia e serenità. Deturpa emotivamente e interiormente, rovinando e distruggendo psicologicamente, togliendo il sonno e la capacità di fare il bene. Il peccato presenta sempre un conto troppo alto da pagare, ma la buona notizia è che si può essere liberati da esso grazie al sacrificio di Gesù. L'antidoto al peccato è il perdono, provveduto solo dal Signore Gesù, come scritto in Efesini 1:7: "In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia".
Anche dopo aver ricevuto il perdono, alcuni possono continuare a sentirsi schiacciati dal senso di colpa, un peso che priva della gioia della salvezza. Satana si compiace nel ricordare i peccati passati, ma Dio dimentica i peccati perdonati, come dice Isaia 43:25: "Io, io sono colui che per amor di me stesso cancello le tue trasgressioni e non mi ricorderò più dei tuoi peccati". Il peso della colpa è stato caricato da Gesù sulla croce del Calvario, dove ha pagato per la colpa di ognuno.
Il Dolore Interiore
Il dolore interiore è una condizione che coinvolge tutti, derivando da mali subiti, patiti da altri o causati da noi stessi. Quando il cuore è rotto e il dolore sommerge, l'unica soluzione è permettere al Signore di curare l'anima e lenire il dolore. Davide, "professionista" del dolore, si rivolgeva a Dio, dicendo in Salmo 31:9: "Abbi pietà di me, o Signore, perché sono tribolato: l’occhio mio, l’anima mia, le mie viscere si consumano di dolore". Il dolore, sebbene faccia male, non deve devastare. Dio ha un proposito per ciascuno e vuole dare agli afflitti di Sion "un diadema invece di cenere, olio di gioia invece di dolore, il mantello di lode invece di uno spirito abbattuto" (Isaia 61:3). È possibile deporre i propri pesi ai piedi del Signore, che vuole aiutare e alleggerire il carico.
La Volontà di Dio nelle Prove

A volte, Dio non risponde alle preghiere rimuovendo un peso o una prova, come dimostrano gli esempi biblici di Giuseppe in Egitto o dell'apostolo Paolo in prigione. Questo può sembrare ingiusto se si guarda solo al presente. Tuttavia, Dio guarda all'eternità e agisce con uno scopo chiaro. Se l'obiettivo principale è evitare il dolore, si rischia la delusione e una diminuzione della fede quando Dio non esaudisce le richieste in tal senso. La chiave non è capire scientificamente la prova, ma fidarsi di Dio. Come un bambino malato si fida dei genitori che lo sottopongono a cure dolorose per il suo bene, così i credenti devono fidarsi della saggezza e dell'amore di Dio, anche quando le circostanze sono difficili. Dio ci salva non per una vita facile sulla terra, ma per uno scopo eternamente più grande: la nostra purificazione e santificazione. Gesù Cristo si serve principalmente delle prove e delle difficoltà per portarci alla piena maturità e alla statura della pienezza di Cristo (Efesini 4:13, Efesini 5:26, 27). La Bibbia insegna ripetutamente che le prove sono lo strumento per perfezionarci: "Considerate una grande gioia, fratelli miei, quando vi trovate in prove di vario genere, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza" (Giacomo 1:2, 3).
La santificazione non è solo opera di Dio, ma anche nostro impegno. Se il nostro traguardo è la santificazione, il nostro impegno non sarà avere meno sofferenza, ma conoscere e seguire la volontà di Dio in ogni situazione. Siamo soldati nel regno di Dio e dobbiamo impegnarci con tutto il cuore per la santificazione. Le sofferenze ci saranno, ma passeranno, e dobbiamo dedicarci a vivere per la gloria di Dio.
La Grazia di Dio nella Debolezza
L'apostolo Paolo, che aveva ricevuto immense rivelazioni, fu dato una "spina nella carne", un "messaggero di Satana" per schiaffeggiarlo e impedirgli di insuperbirsi (2 Corinzi 12:7). Questo dolore era terribile, e Paolo pregò tre volte perché fosse rimosso. La risposta di Dio non fu un "sì", ma un "no" accompagnato da una spiegazione fondamentale: "La mia grazia ti basta, perché la mia potenza è resa perfetta nella debolezza" (2 Corinzi 12:9). Questa verità non era solo per Paolo, ma per ogni credente. Quando Paolo comprese questa lezione, la sua prospettiva cambiò: si gloriò delle sue debolezze affinché la potenza di Cristo riposasse su di lui. È proprio nelle sofferenze e nelle debolezze che conosciamo la potenza di Dio all'opera in noi, un valore infinitamente maggiore del semplice rimuovere il dolore. La gioia non deriva dal dolore in sé, ma dalla consapevolezza che Dio è all'opera in noi attraverso di esso.
Gesù stesso pregò nel Getsemani, chiedendo a Dio di allontanare la sua prova (Matteo 26:39). Questo dimostra che è lecito chiedere a Dio di togliere le prove, ma è essenziale cercare la pace in Dio e non nell'esito desiderato. La pace in Cristo non dipende dall'assenza di pesi, ma dalla fiducia in Lui. Sebbene Dio a volte risponda potentemente e rimuova pesi terribili, è anche vero che le prove e i pesi servono nel suo piano. Tuttavia, c'è una preghiera che Dio esaudisce sempre: quella di togliere il peso del peccato. Il Salmista era sopraffatto dal suo peccato (Salmo 38:4, 40:12), ma Dio lo perdonò. Il nostro peccato dovrebbe essere sempre il peso più grande. Possiamo portare ogni peso a Dio, ma la nostra pace deve essere in Gesù Cristo solo. Accettiamo un "no" con la stessa fede con cui accettiamo un "sì". Dio perdona per mezzo del sacrificio di Gesù Cristo: se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da perdonarci e purificarci da ogni iniquità.
Il Riposo nel Signore
Quando affidi i tuoi problemi a Dio, tutto comincia a cambiare
"Getta sull’Eterno il tuo peso, ed egli ti sosterrà; egli non permetterà mai che il giusto vacilli" (Salmo 55:23). Non temere quando senti la pressione di molte cose da fare o quando ti senti carico e appesantito. Gesù invita a venire a Lui e a deporre i propri pesi, confidando che darà riposo. Egli è il buon Pastore che guida le sue pecore su sentieri di giustizia e provvede la forza per arrivare. Quando le sfide sembrano insormontabili e i compiti troppo gravosi per le mani umane, ricorda che non sono troppo per il Signore. Alzando lo sguardo verso di Lui, adagiandosi tra le sue braccia eterne e depositando i pesi sull'altare, si può confidare che Lui sosterrà. Il segreto è volare a Lui sulle ali della preghiera, ritirarsi per riposare e riempirsi di nuovo, e Lui darà giorno per giorno la pace, la forza sufficiente e la soluzione ai problemi. Dobbiamo fermarci, guardare, ascoltare e riposare in Lui, appoggiandoci completamente a Lui per trovare la forza. Non dobbiamo dire: "Ci sono giganti nel paese! Come faremo ad affrontare questa cosa?", ma alzare lo sguardo verso il Signore, che è in grado di fare ogni cosa. Martin Lutero, di fronte a compiti difficili, dedicava il doppio del tempo alla preghiera, svuotando il suo cuore e gettando tutte le sue preoccupazioni sull'altare. La battaglia si vince nella calma, nella fiducia e nell'appoggiarsi completamente a Dio, sapendo che "questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a te stesso" (2 Corinzi 4:7). Nonostante le tribolazioni, non siamo ridotti all'estremo, perché Dio è potente e capace di abbattere le fortezze. Anche se l'uomo esteriore va in rovina, quello interiore si rinnova di giorno in giorno. La "leggera afflizione, che è solo per un momento, produce per te uno smisurato ed eccellente peso eterno di gloria" (2 Corinzi 4:16-17). Il nostro cuore non sia turbato; rilassiamoci e riposiamo nelle braccia amorevoli di Dio, sapendo che Egli non ci lascerà né ci abbandonerà.