Il Vangelo della VI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) ci introduce nel cuore del "Discorso della Montagna" di Gesù, proponendo una riflessione profonda sulla Legge e sulla giustizia che va ben oltre la mera osservanza esteriore. Ermes Ronci, attraverso la sua analisi, ci guida a scoprire la dirompente novità portata da Gesù, che non consiste nel rifare un codice di leggi, ma nel promuovere il coraggio del cuore e il sogno di Dio per l'umanità. Questo messaggio, centrale nella predicazione di Gesù, si articola su tre "leve maestre": la violenza, il desiderio e la menzogna, ridefinendo il rapporto dell'uomo con la legge divina.
Gesù e la Legge: Compimento, non Abolizione
La liturgia di queste prime domeniche del Tempo Ordinario ci sta facendo ascoltare il Discorso della Montagna, con il quale Gesù inaugura la sua proclamazione del Regno dei cieli. Il messaggio di Gesù è unitario e va inteso in una doppia dimensione: di continuità e di novità. Gesù dice chiaramente che non è venuto ad abolire la Legge o i Profeti, "ma a dare pieno compimento". Le espressioni "avete inteso che fu detto agli antichi… ma io vi dico…" non indicano una sostituzione o una contrapposizione di precetti, ma una continuità in crescita.
Gesù non intende rifare un codice di leggi, ma curarci nel cuore per vivere in modo nuovo la vita morale. La sua relazione con la Legge non è di tipo legalista, ma vitale; non si accontenta di un adempimento minimalista, esteriore e rituale, ma va al cuore stesso della Legge, ne coglie il vero messaggio, mette in evidenza il suo valore più alto e lo esprime nel suo comportamento e insegnamento. Perciò Gesù invita i suoi discepoli ad andar oltre, a superare la condotta degli scribi e dei farisei.
A quanti criticavano Gesù, accusandolo di svuotare i comandamenti, egli risponde con un’esigenza di giustizia più radicale e più trasparente di quella insegnata e praticata da scribi e farisei, da esperti delle Scritture e appartenenti al movimento degli osservanti. Non ne nasce un nuovo messaggio, ma il contenuto della Legge è certamente radicalizzato, nel senso che Gesù va alle radici del male da essa denunciato.

1. Dall'Omicidio all'Ira e al Disprezzo
Il Vangelo ripropone l'antica legge: «Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”». Ma Gesù radicalizza questa norma, affermando: «Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna».
Gesù va diritto al movente delle azioni, al laboratorio interiore dove si formano. L’apostolo Giovanni afferma: «Chi non ama suo fratello è omicida» (1 Gv 3,15). Chi non ama, uccide. Il disamore non è solo un lento morire, ma un incubatore di omicidi. Gesù mostra i primi tre passi verso la morte: l'ira, l'insulto, il disprezzo, che sono tre forme di omicidio interiore. L'uccisione esteriore viene dalla eliminazione interiore dell'altro.
«Chi gli dice pazzo sarà destinato al fuoco della Geènna». La Geènna non è l'inferno, ma quel vallone alla periferia di Gerusalemme dove si bruciavano le immondizie della città, da cui saliva perennemente un fumo acre e maleodorante. Gesù intende dire: se tu disprezzi e insulti l’altro, tu fai spazzatura della tua vita, la butti nell'immondizia. È ben più di un castigo: è la tua umanità che marcisce e va in fumo. Queste pagine, pur essendo tra le più radicali del Vangelo, diventano le più umane, perché Gesù parla solo del cuore e della vita, con le parole proprie della vita: custodisci il tuo cuore e non finirai nell’immondezzaio della storia.
In questo contesto, la legge che vieta l'omicidio in realtà chiede riconciliazione tra fratelli. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
2. Dall'Adulterio al Desiderio Predatorio
La seconda antitesi riguarda il comandamento: «Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”». Anche qui, la risposta di Gesù è radicale: «Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore».
Gesù non dice semplicemente: se tu desideri una donna; ma: se guardi per desiderare, con atteggiamento predatorio, per conquistare e violare, sedurre e possedere, se la riduci a un oggetto da prendere o esibire, tu commetti un reato contro la grandezza di quella persona. Il desiderio è un servitore necessario alla vita, ma se lo si trasforma in un mezzo per usare l'altro, si pecca contro la sua dignità.
Il termine "adulterio" viene dal verbo a(du)lterare, che significa alterare, falsificare, rovinare. L'adulterio non è un reato contro la morale, ma un delitto contro la persona, contro il volto alto e puro dell’uomo. Si commette adulterio ogni volta che si tradisce la fiducia di qualcuno e si usano gli altri come strumenti della propria soddisfazione personale, rubando loro il sogno e l’immagine di Dio. Si pecca non contro la morale, ma contro la persona, contro la nobiltà e la profondità della persona.
3. Dal Giuramento alla Verità del Cuore
La terza leva affrontata da Gesù è la menzogna: «Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto; il vostro dire sia sì, sì; no, no».
Dal divieto del giuramento, Gesù arriva al divieto della menzogna. Di’ sempre la verità, e non servirà più giurare. Non avrai bisogno di mostrarti diverso da ciò che sei nell’intimo: cura il tuo cuore e potrai curare tutta la vita attorno a te. Se non siamo capaci di dire la verità, c’è qualcosa che non sta funzionando nella relazione. Se abbiamo bisogno di giurare o di mentire, significa che nella relazione non c’è libertà e trasparenza.

La Novità di Gesù: La Legge del Cuore
Le parole di Gesù, in questo discorso del Vangelo di Matteo, hanno il sapore di un invito a vivere in maniera piena e autentica le nostre relazioni. Gesù non contrappone alla morale antica una super-morale migliore, ma svela l’anima segreta della legge: «Il suo Vangelo non è una morale ma una sconvolgente liberazione» (G. Vannucci).
Gesù non è né lassista né rigorista: lui fa un’altra cosa, prende la norma e la porta avanti, la fa schiudere come un fiore, nelle due direzioni decisive: la linea del cuore e la linea della persona. Porta a pienezza la legge e nasce la religione dell’interiorità. Ritorna al cuore e guariscilo, solo così potrai curare i tuoi gesti. Ritorna al cuore e custodiscilo perché è la sorgente della vita.
Giustizia che Supera Scribi e Farisei
Gesù ci dice: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli». La nostra giustizia non dovrebbe essere dettata dalla paura della condanna, ma dall'amore. La Parola di Dio è pronunciata per aiutarci a vivere, non per tenerci repressi e frustrati.
La legge superiore del discepolo non consiste tanto in un contenuto differente, ma in un atteggiamento di fondo - del cuore - con il quale egli deve accogliere e vivere la parola di Dio. Non un cuore preoccupato semplicemente della scrupolosa osservanza dei precetti, ma teso a cercare in ogni realtà e in ogni gesto della vita il volto del Padre e la relazione con lui.
Questo esige la conformazione a quel volere che si manifesta in un amore per tutti i suoi figli, tale da far sorgere «il suo sole sui cattivi e sui buoni», e da far «piovere sui giusti e sugli ingiusti». Non si tratta di osservare diligentemente dei comandamenti, ma di lasciarsi istruire dalla parola di Gesù per diventare sempre più simili alla perfezione del Padre che è nei cieli, che consiste proprio nella qualità straordinaria del suo amore per tutti i suoi figli.
Il Ruolo della Riconciliazione
Sappiamo bene che il conflitto è sempre alle porte, l’altro diventa facilmente una minaccia. Gesù ci fa notare che c’è una progressione che passo dopo passo ci porta a diventare assassini del fratello: prima ci si adira, poi gli si dice stupido, poi che è pazzo e alla fine ci si ammazza.
Per fermare questa spirale occorre agere contra, muoversi nella direzione diametralmente opposta a quella verso cui siamo spinti dalla rabbia. È meglio fare il primo passo, cercare la riconciliazione anche quando non siamo stati noi a sbagliare, abbassare i toni. Non è detto che l’altro accetti o capisca, ma non importa. Quello che conta è il lavoro che sto facendo su di me. Occorre sempre cercare la riconciliazione, altrimenti le cose ci sfuggono di mano: dal giudice si passa alla guardia, poi alla prigione da cui non si esce più. E quella prigione è prima di tutto la prigione del rancore e dell’odio.
La Responsabilità Personale e la Trasparenza
Occorre lavorare su noi stessi, per esempio sui nostri desideri: l’adulterio è l’esito di un desiderio su cui non abbiamo vigilato, il desiderio di usare l’altra persona. Occorre lavorare sulla nostra responsabilità. Non ha senso gettare sempre la colpa sugli altri o sulle situazioni o sulla fortuna. «È il mio occhio e la mia mano: cavare l’occhio o tagliare la mano» vuol dire assumersi la propria responsabilità.
Una vita piena è una vita autentica, una vita nella quale possiamo essere trasparenti. Se abbiamo bisogno di giurare o di mentire, vuol dire che nella relazione non c’è libertà e trasparenza. Quando ricorriamo a questi sistemi, dobbiamo chiederci cosa sta succedendo nel rapporto con quella persona.
Angelico - Il discorso della montagna
Applicazioni e Profondità del Messaggio
La narrazione dell’evangelista Matteo presenta Gesù come legislatore, un nuovo Mosè che traccia il cammino per il popolo della nuova alleanza. Gesù è venuto per darle compimento, per realizzarla e interpretarla secondo l’intenzione di Dio, e qui rivela la sua autorevolezza. La legge è salvaguardia della vita, custodia di ciò che ci fa crescere oppure diminuire in umanità. Queste parole, pur radicali, diventano le più umane, perché Gesù parla solo in difesa dell'umanità dell’uomo.
Un giorno, parlando ai suoi discepoli, il Signore non tardò a precisare di non essere venuto ad abolire nulla di quanto era stato detto prima di lui nella legge, ma, piuttosto, a dargli compimento. La congiunzione “ma” sulle labbra di Gesù introduce qualcosa di cui il prima era solo primizia, caparra, qualcosa che non poteva neppure immaginare quanto sarebbe accaduto dopo. Non basta un’adesione formale alla legge; “per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano” (Giolitti). La legge è data per contenere, ridurre, circoscrivere, e talvolta, «per la durezza del vostro cuore», come nel caso del divorzio permesso da Mosè, era un modo per evitare il peggio.
Gesù va alla radice: non basta accontentarsi del minimo quando sappiamo di essere stati resi capaci di palpitare al ritmo del cuore stesso di Dio. Non basta giudicare l’atto compiuto, che è quello che fa la legge: è necessario scoprire ciò che ha mosso quell’atto. È possibile rompere l’automatismo secondo il quale basta accontentarsi del minimo. Non basta evitare il male, è necessario imparare a compiere il bene. Impara a riconoscere: «ho un desiderio non puro», invece che concludere di essere un maiale.
La Legge come Salvaguardia della Vita
Ascoltando Gesù, si capisce che la norma è salvaguardia della vita, custodia di ciò che ci fa crescere oppure diminuire in umanità. Tutto il discorso di Gesù non favorisce forme religiose di tipo legalista e rituale; Egli ci invita anzitutto a curare il nostro cuore. Il culto che Egli promuove va nella linea dello "spirito e verità" (cfr. Gv 4,23): un culto che libera interiormente le persone, le fa crescere nella gratuità, aiuta a diventare adulti e responsabili.
Non si tratta di osservare diligentemente dei comandamenti, ma di lasciarsi istruire dalla parola di Gesù per diventare sempre più simili alla perfezione del Padre che è nei cieli, che consiste proprio nella qualità straordinaria del suo amore per tutti i suoi figli. La legge superiore di cui parla Gesù non è quella del servo, ma quella del figlio, grato di poter accogliere nella propria vita l’amore gratuito e preveniente del Padre. Ciò che fa non mira a conquistare un premio, ma ad accogliere e a far fruttificare in sé un dono che sempre lo precede.
Ermes Ronci evidenzia come Gesù abbia compiuto la Legge in tre modi: obbedendole integralmente, indicando il "di più" in ogni precetto (interpretandoli con radicalità, risalendo alla radice della volontà del Padre) e scendendo alla radice del cuore dell’uomo. L'ingiustizia non riguarda solo le azioni, ma anche le intenzioni e i desideri del cuore. Uccidere l'altro inizia quando lo si espelle dal proprio cuore. Infine, Gesù ha interpretato la Legge ricondotto tutti i precetti a un unico centro: il primato dell'amore, fondato sulla stessa perfezione del Padre: «siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48).
La novità vera è la comunione di Gesù con l’amore del Padre, la conoscenza profonda che Gesù ha del Padre. Siamo qui nel cuore della morale cristiana che non è norma, precetto, legge, ma è comunione di vita, è Spirito Santo, come dice Paolo: «La legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù» (Rm 8). Il cristiano è senza legge, purché abbia l’occhio rivolto verso Dio.
Questo Vangelo da vertigini diventa possibile come lo fu per Maria, che, pur chiedendo all’angelo "come è possibile?", alla fine disse a Dio: «Sia fatta la tua volontà, modellami nelle tue mani, io tua tenera argilla, trasformami il cuore». E ha partorito Dio. Anche noi possiamo, come lei, portare Dio nel mondo: partorire amore.