Abolizione di Padrini e Madrine in Battesimi e Cresime: Un Dibattito Aperto nella Chiesa Cattolica Italiana

La figura dei padrini e delle madrine, tradizionalmente presenti nei sacramenti del Battesimo e della Cresima, è oggetto di un profondo ripensamento e, in molte diocesi italiane, di una progressiva abolizione. Questa tendenza, inizialmente sperimentale, sta assumendo un carattere sempre più definitivo, suscitando riflessioni di carattere giuridico, teologico e pastorale.

raffigurazione di un battesimo o una cresima senza padrini e madrine

Le Ragioni dell'Abolizione: Contesto Socio-Culturale e Ruolo Spirituale

La decisione di cancellare o sospendere la figura dei padrini e delle madrine nasce da una constatazione comune tra molti vescovi diocesani: l'ufficio ha perso il suo reale valore, trasformandosi spesso in un adempimento prevalentemente formale. Come sottolineato dal vescovo di Sulmona-Valva, Michele Fusco, in un decreto emesso il 16 luglio e in vigore per tre anni a partire dal primo agosto, la Chiesa è chiamata a confrontarsi con il mutare dei contesti socio-culturali.

Molti padrini e madrine, pur essendo brave persone, non hanno piena consapevolezza del ruolo a cui sono chiamati. Spesso la scelta è basata su criteri di parentela, amicizia o interesse, senza considerare lo specifico ruolo di trasmettere la fede attraverso la testimonianza di vita. Le situazioni familiari complesse di molte persone proposte per questo compito rendono la questione ancor più delicata, impedendo oggettivamente quella pienezza di testimonianza cristiana che il compito di padrino (madrina) esige.

Il vescovo emerito di Trapani, Domenico Mogavero, ha ribadito che l'ufficio di padrino e madrina ha perso il suo significato originario, poiché queste figure spesso si dileguano, non seguendo il cammino di crescita umana e spirituale dei bambini. Il loro compito, invece, dovrebbe essere quello di accompagnare i piccoli e insegnare loro le tappe della fede, affiancando i genitori negli sforzi.

La Posizione del Codice di Diritto Canonico

Il Codice di Diritto Canonico (can. 872) non impone la figura del padrino/madrina, ma la prevede "per quanto possibile", specificando che le persone scelte devono condurre "una vita conforme alla fede e all’incarico che si assume" ed essere esenti da impedimenti canonici (can. 874). Il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1255) ricorda che i padrini e le madrine devono essere credenti solidi, capaci e pronti a sostenere nel cammino della vita cristiana il neo-battezzato. Per la Confermazione (n. 1311 del CCC), si esprime la preferenza per una continuità nell'incarico, rafforzando il legame teologico tra i sacramenti dell'iniziazione cristiana.

Il compito del padrino e/o della madrina, nel caso del Battesimo, è assistere il battezzando adulto o presentare al battesimo l'infante con i genitori, cooperando affinché il battezzato conduca una vita cristiana conforme al battesimo. Nel caso della Confermazione, il ruolo è provvedere che il confermato si comporti come vero testimone di Cristo.

infografica sui requisiti per essere padrino/madrina secondo il codice di diritto canonico

L'Esperienza della Diocesi di Sulmona-Valva e Altre Diocesi

La Diocesi di Sulmona-Valva è stata una delle prime in Italia a intraprendere questo percorso. Con decreto del 1° luglio 2023, il Vescovo S.E. Mons. Michele Fusco ha abolito, a partire dal 1° agosto 2023 e a tempo indeterminato, l'ufficio di padrino e madrina per i sacramenti del Battesimo e della Confermazione nel territorio della sua Diocesi. Questa decisione è stata assunta dopo un triennio "ad experimentum", durante il quale l'ufficio era stato sospeso temporaneamente. Al termine della sperimentazione, quanto stabilito è stato ben recepito e attuato.

Il vescovo di Sulmona è stato il primo a emanare un decreto che abolisce a tempo indeterminato l'ufficio di padrino e madrina. Molti altri vescovi diocesani in Italia hanno emanato decreti "ad experimentum", di durata triennale, con cui hanno stabilito la sospensione di tali uffici. Tra le diocesi che hanno operato in questa direzione si annoverano Rossano-Cariati, Ventimiglia-Sanremo, Viterbo, Cosenza, Grosseto, Catania, Mazara del Vallo, Melfi, Brindisi, Gubbio, Oristano, Spoleto-Norcia, Agrigento, Palermo, Teano-Alife-Sessa Aurunca.

Un precursore in questo senso fu l'Arcivescovo di Reggio Calabria nel 2014, il cui obiettivo era scongiurare il legame tra l'amministrazione dei sacramenti e la mafia. L'ultimo vescovo in ordine temporale ad annunciare l'abolizione è stato monsignor Giacomo Cirulli, nei territori di sua competenza (Teano, Sessa Aurunca e Caiazzo).

Questioni Giuridiche, Teologiche e Pastorali

L'abolizione dei padrini e delle madrine solleva diverse questioni. Dal punto di vista giuridico, emerge il rapporto tra diritto universale e diritto particolare. Il can. 20 del CIC stabilisce che la legge universale non deroga al diritto particolare, a meno che non sia espressamente previsto. Tuttavia, il legislatore inferiore non può promulgare validamente una legge contraria al diritto superiore (can. 135 §2 CIC).

Una Risposta del 1975 della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti aveva specificato che, al di fuori dei casi straordinari, il padrino della Cresima debba esserci. Il Dicastero per i Testi Legislativi, nella sua recente risposta del 12 maggio 2020, ha ribadito che "il legislatore inferiore non può dare validamente una legge contraria al diritto superiore", suggerendo piuttosto di richiedere alla Santa Sede l'approvazione di un decreto di tal genere.

A livello teologico, alcuni decreti episcopali sottolineano, in luogo del ruolo di tali uffici, quello della comunità parrocchiale. Tuttavia, il Dicastero per la Dottrina della Fede, nella Nota dottrinale circa la modifica della formula sacramentale del Battesimo del 6 agosto 2020, ha ribadito che nella celebrazione dei sacramenti, il soggetto è la Chiesa-Corpo di Cristo, che agisce ministerialmente e non collegialmente.

BATTESIMI CRESIME ADDIO A PADRINI E MADRINE

Dal profilo pastorale, la sospensione o abolizione dei padrini e delle madrine mira a rafforzare lo "spirito" e il significato dell'ufficio. Tuttavia, il decreto dell'Arcivescovo di Genova del febbraio 2023, in controtendenza, ha stabilito percorsi di formazione per i padrini e le madrine, con momenti di ascolto e condivisione della Parola di Dio, o la possibilità di partecipare alla celebrazione come "testimoni del rito sacramentale" per chi non possiede i requisiti prescritti ma esprime una positiva vicinanza.

La Rimodulazione dei Significati e l'Apertura della Chiesa

Il tempo attuale, caratterizzato da una progressiva scristianizzazione della società e da una crescente indifferenza nei confronti del messaggio cristiano, impone una rimodulazione dei significati. Rimodulare non significa negoziare i principi, ma riconoscere ogni "seme di verità" nel contesto contemporaneo. Il Vangelo è uno strumento per accogliere e non escludere nessuno. È compito della Chiesa armonizzare, cogliere in ogni differenza un seme di verità e germogli di vita.

Molti parroci sono contrari all'abolizione in toto, specialmente quando si manifesta un giudizio morale sulle persone designate. La non ammissione a questo ruolo può rappresentare una forma di esclusione, che ferisce la dignità della persona. I requisiti richiesti riflettono una visione di società che non è più la stessa di cinquanta anni fa. La "frattura tra fede e vita" è una patologia che perdura da anni nella Chiesa, trasformando la fede in religione.

In alcune diocesi, per Battesimi e Cresime, potranno essere scelti padrini/madrine/testimoni anche se non si possiedono i requisiti canonici. Nel Rito della Cresima, il candidato al sacramento sarà presentato al vescovo dal parroco o dal/dalla catechista. Nel rito del Battesimo, si valuterà caso per caso la situazione di chi chiede il Battesimo per i bambini. Non si ritiene rispettoso né caritatevole escludere persone perché "prive dei requisiti", poiché la difesa di riti consuetudinari si risolve in un atto sterile che non genera speranza.

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