Le Sfide del Sud Italia nel Contesto Europeo: Tra Problemi Sociali, Economici e Proposte Politiche

Il Sud Italia: Un'Area Europea in Agonia

Il Sud Italia rappresenta l'area più estesa d'Europa che presenta maggiori devastazioni sociali ed economiche. In questa regione è in corso un processo di desertificazione economica ed umana che, pur investendo tutti i meridionali senza distinzione sociale, sembra non interessare a nessuno.

In quanto cittadini europei, è imperativo che anche l'Europa si preoccupi affinché i meridionali abbiano, nei fatti, gli stessi diritti fondamentali riconosciuti agli altri cittadini. Il diritto alla SALUTE, al LAVORO, allo STUDIO, ai TRASPORTI e all'ASSISTENZA SOCIALE non possono essere garantiti in base alla residenza geografica dei cittadini.

Mappa dell'Italia che evidenzia il divario socio-economico tra Nord e Sud

Emergenze Ambientali e Sfruttamento del Territorio

Risanamento Ambientale e Politiche Agricole Europee

In Europa è necessario portare, con forza, il problema del RISANAMENTO AMBIENTALE di diverse aree del Sud Italia, utilizzate per lo smaltimento illecito di rifiuti, ma anche il risanamento di quelle aree che hanno ancora poli industriali altamente impattanti.

Ogni anno l'UE destina risorse finanziarie per sostenere le politiche agricole. Secondo il rapporto "Cambia la Terra" del 2018, su un totale di circa 63 miliardi di euro (42 fondi europei e 21 di co-finanziamento nazionale), oltre il 97% è destinato all'agricoltura convenzionale/industriale, che presenta processi produttivi inquinanti. Appena il 3% va all'AGRICOLTURA BIOLOGICA, nonostante il 15% della superficie agricola utilizzata sia destinata al biologico.

I prodotti agricoli meridionali da molti anni subiscono una micidiale concorrenza sleale. Le nostre eccellenze sono trattate come merce di scambio sull’altare degli accordi commerciali che hanno sempre favorito l'economia del Nord Italia. In questo contesto, sorge la domanda sull'assenza di figure politiche chiave, come un assessore all'agricoltura, durante l'adozione di provvedimenti che hanno "distrutto la nostra economia agricola".

L'Impatto delle Estrazioni Petrolifere in Basilicata

Le devastazioni ambientali, sia vecchie che nuove, riguardano l'intero Paese, ma il Sud Italia presenta maggiori rischi di devastazione e saccheggio ambientale. Laddove ci sono più difficoltà economiche, maggiore è il rischio di sfruttamento e di imposizione del ricatto lavoro/salute. In Basilicata, ad oggi, si estrae più dell'80% del petrolio italiano. La regione conta 487 pozzi petroliferi, 19 concessioni di coltivazione, 6 permessi di ricerca già accordati, una concessione di stoccaggio, 130 Km di oleodotto e ben tre centri oli (impianti di prima desolforizzazione del greggio).

Il primo centro, ancora funzionante, ha sede a Pisticci, in Val Basento, in una zona SIN fortemente inquinata dove vengono smaltite enormi quantità di reflui. Questo impianto è al centro del processo "Petrolgate" per reati di contraffazione dei codici CER. Il secondo, il Centro Olio Val d’Agri (COVA), la più grande piattaforma estrattiva in terraferma d’Europa, dal 1996 ha causato nel corso degli anni lo sversamento di centinaia di tonnellate di petrolio nel sottosuolo, con probabile inquinamento delle falde acquifere. Il terzo, quello di Tempa Rossa, è prossimo all'attivazione.

Sembra che queste grandi imprese multinazionali non vogliano interrompere o ridurre la loro attività, con 17 nuove istanze di permesso ad estrarre petrolio e gas che pendono sul territorio. Se venissero concesse, più del 60% del territorio lucano sarebbe interessato da attività estrattive. In tale contesto, le malattie aumentano. Don Giuseppe Ditolve di Pisticci ha promosso l'iniziativa "Per non dimenticare: una Messa per la vita", invitando i parrocchiani a pregare per i compaesani morti di tumore, il cui numero ha visto un aumento significativo negli ultimi otto anni.

È palese la violazione del diritto alla salute dei cittadini, che possono conoscere l'estratto giornaliero di greggio ma non ricevono alcuna informazione sulla qualità delle acque utilizzate quotidianamente. Le compagnie petrolifere sono tenute a trasmettere valori riferiti ad appena 4 elementi, a fronte di centinaia che dovrebbero essere ricercati per garantire la salute in presenza di attività ad alto impatto ambientale. Un processo in corso vede tra gli imputati dirigenti della Regione Basilicata, della Provincia di Potenza, dell'Agenzia Regionale per l'Ambiente e di Tecnoparco Val Basento, accusati di omissione e abuso d'ufficio e rivelazione di segreti. Nonostante pareri contrari delle Regioni e dei Comuni, il Ministero dell'Ambiente ha rilasciato parere positivo su nuove istanze Shell per ricerche petrolifere in Basilicata e Campania.

I movimenti popolari si oppongono a tutto questo informando i cittadini e chiedendo alle istituzioni di fare scelte di vita. Il "Dossier Basilicata 2018 - ambiente, salute" descrive le devastazioni regionali e chiede di interrompere le attività nocive, bloccare nuovi permessi, bonificare acque e terreni, e avviare la transizione verso un sistema produttivo basato su energia pulita e democratica, prodotta e controllata dai cittadini, non più guidata esclusivamente dalla massimizzazione dei profitti di speculatori e grandi gruppi, come nel caso dell'eolico realizzato con l'installazione selvaggia di pale che deturpano il paesaggio.

3 FEBBRAIO 2026 - BASILICATA, CALA L’ESTRAZIONE DI PETROLIO DELL'11 %

La Crisi Socio-Culturale e le Disuguaglianze

Analfabetismo Funzionale e Digitale in Italia

L'analfabetismo funzionale consiste nell'incapacità di usare efficacemente le competenze di base (lettura, scrittura, calcolo) per muoversi autonomamente nella società contemporanea. L'analfabeta funzionale, apparentemente autonomo, non è consapevole del problema ma non è in grado "di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità".

I risultati dell'indagine internazionale PIAAC (Programme for the International Assessment of Adult Competencies) del 2013 hanno rivelato le competenze degli adulti in literacy (comprensione di testi) e numeracy (gestione di problemi matematici). L'Italia si colloca significativamente al di sotto della media dei Paesi OCSE, con un deficit più accentuato al Sud e nelle isole. La maggior parte degli adulti italiani (16-65 anni) si situa al livello 2 (competenza modesta), sia nel dominio di literacy (42,3%) che in quello di numeracy (39,0%). Solo il 29,8% in literacy e il 28,9% in numeracy raggiunge il livello 3 o superiore, mentre i livelli più bassi di performance sono raggiunti dal 27,9% in literacy e dal 31,9% in numeracy. Il professore emerito Tullio De Mauro ha ribadito che più della metà degli italiani ha difficoltà a comprendere l'informazione scritta e molti anche quella parlata.

Debolezze del Sistema Scolastico e dei Media

Tra i fattori che hanno contribuito a questa situazione negativa, cause e conseguenze dell'analfabetismo funzionale, si inseriscono le falle del sistema scolastico italiano. Con la crisi, si è registrato un vertiginoso calo del tasso di scolarità nelle scuole superiori (dal 94,9% al 91,4% tra il 2007 e il 2011). Il 30% dei giovani tra i 25 e 34 anni non ha un diploma di scuola secondaria, contro meno del 10% nella media OCSE. Il numero degli immatricolati nelle università italiane è diminuito significativamente. Colmare questo divario nei livelli di scolarizzazione è un imperativo.

Le scarse abilità e le insufficienti competenze chiave vanno di pari passo con l'inattività, come nel caso dei NEET (Not in Education, Employment or Training): giovani non più inseriti in un percorso scolastico o formativo ma neppure impegnati in un'attività lavorativa, che disinvestono sulle proprie capacità. Un prolungato allontanamento dal mercato del lavoro e dal sistema formativo può comportare il rischio di una maggiore difficoltà di reinserimento e una sorta di scollegamento dalla realtà.

Un ruolo determinante lo ricopre anche il sistema di servizio pubblico radiotelevisivo che, secondo i documenti europei, dovrebbe avere una funzione culturale rispondendo ai bisogni informativi, educativi e di intrattenimento dei cittadini. Tuttavia, questo sistema è sostanzialmente entrato in crisi. Infine, l'uso non consapevole da parte degli analfabeti funzionali dei social network e della rete, dove la mancanza di strumenti cognitivi e la mole sterminata di informazioni non verificate genera un cortocircuito. False notizie, non notizie, preconcetti, decontestualizzazioni e stereotipi producono effetti esplosivi in un Paese in crisi sociale, economica e morale come l'Italia, divenendo senso comune e realtà per milioni di persone.

Infografica: Confronto dei livelli di alfabetismo funzionale e digitale in Italia rispetto alla media europea

Crisi Economica, Emergenza Abitativa e Proposte di Riforma

Impoverimento Sociale e Crisi Immobiliare

La crisi economica generale ha portato al progressivo impoverimento di ampie fasce sociali in Italia. La peculiarità dell'attuale congiuntura negativa sta nel suo perdurare, colpendo non solo le fasce finanziariamente più deboli, ma anche il cosiddetto ceto medio. I dati forniti periodicamente dalla Caritas sono allarmanti: le richieste di assistenza continuano a registrare una crescita senza precedenti da parte di soggetti considerati benestanti fino a poco tempo fa.

Molte di queste persone rischiano di perdere anche l'abitazione acquistata negli anni in cui le banche erogavano con facilità mutui prima casa. L'arrivo della crisi economica ha reso impossibile per molti piccoli proprietari far fronte al pagamento delle rate di ammortamento del mutuo, con il risultato non solo di perdere la proprietà della casa, pignorata e messa all'asta dalla banca creditrice, ma anche di venire conseguentemente sfrattati. Questo significa che, considerando un nucleo familiare di quattro persone, circa un milione di persone in Italia rischia potenzialmente di trovarsi senza una casa, perdendo non solo la proprietà ma anche ciò che essa rappresenta in termini affettivi e identitari. Per gli italiani, la casa rappresenta tradizionalmente un punto di riferimento, tanto più per chi non ha più un lavoro.

Questo problema è complesso, poiché va ad aggravare la già pesante emergenza abitativa, sfociata nel fenomeno delle occupazioni abusive. L'impressionante numero di esecuzioni immobiliari rivela un rischio serio per un sistema bancario già messo a dura prova dall'ampia mole di impieghi classificati a contenzioso per effetto del fallimento di un numero crescente di imprese. Le sofferenze bancarie lorde (Non Performing Loans, NPL) ammontavano lo scorso anno a 172 miliardi di euro, quadruplicate rispetto al 2008. Per recuperare il denaro concesso, gli istituti di credito si rivalgono sugli immobili finanziati, avviando l'esecuzione forzosa. A differenza del passato, il mercato immobiliare è letteralmente crollato, e le esecuzioni portano a vendite a valori bassissimi che comportano per il debitore moroso la perdita della casa senza che il ricavato della vendita forzosa possa estinguere il proprio debito. Il controvalore commerciale degli immobili sottoposti ad asta giudiziaria è stimato in circa 60/70 miliardi di euro. La crescita esponenziale delle aste giudiziarie si traduce anche in un sovraccarico di lavoro e di costi per i tribunali.

Verso Nuovi Modelli di Intervento: Il Fondo Salvacasa

Di fronte a queste dimensioni della questione, la classe politica non può ignorare il problema. La risposta che la politica è chiamata a dare oggi è più complessa e va ripensata rispetto al passato, poiché le risorse pubbliche sono ridotte. È impensabile ricorrere agli strumenti di sempre, che non risolvono i problemi ma li contengono temporaneamente, scaricandone i costi sullo Stato. Questi strumenti non hanno mai funzionato nel medio periodo e ora non sono più sostenibili. La politica ha l'occasione di dimostrare di saper prendere le distanze da decisioni facili, improntate al consenso immediato, e da gestioni inefficienti e irresponsabili della cosa pubblica.

Dopo lo Stato liberale, è da tempo in via di superamento anche il Welfare State, senza che sia stato elaborato un nuovo modello di Stato. La direzione da prendere è quella dell'innovazione anche in campo sociale, economico e istituzionale. La Gran Bretagna e gli USA hanno già avviato politiche pubbliche in cui lo Stato diventa non più l'unico attore, ma uno degli attori che concorrono a risolvere le criticità. Anche l'Italia ha fatto qualche passo in questa direzione con il Fondo Italiano di investimento e i cosiddetti Tremonti-bond, qualificati come "Stato contraente e promotore".

La lungimiranza del Governo inglese ha portato alla creazione dei Social Impact Investment (SII): progetti sociali che coinvolgono istituzioni pubbliche, investitori privati, intermediari finanziari e soggetti no-profit. In Italia, il primo test di SII può essere avviato proprio sulla questione delle esecuzioni immobiliari con il Fondo Salvacasa. Questo Fondo non può impedire che una casa ipotecata venga pignorata dalla banca creditrice al proprietario moroso, ma costituisce un investimento a più mani per evitare che quel problema ne generi altri. La finanza, in questo caso, diventa uno strumento utile non solo a se stessa, ma anche alla soluzione di nodi sociali, investendo capitali nell'acquisto di asset (immobili all'asta) per poi riassegnarli in locazione agli ex proprietari.

Il Fondo Salvacasa si rivolgerebbe a investitori istituzionali (Cassa Depositi e Prestiti, fondazioni bancarie, banche di credito cooperativo) e il suo plafond verrebbe destinato all'acquisto in asta giudiziaria di immobili. Coinvolgerebbe lo Stato, gli investitori privati (banche, Ance, Abi, Anci), le cancellerie dei tribunali e professionisti delegati, e soggetti no-profit (patronati, sindacati, Caritas). Una siffatta rete di soggetti selezionati con attenzione e trasparenza è la principale garanzia che protegge il progetto Salvacasa da rischi di mire speculative e di truffe. L'obiettivo del Fondo Salvacasa è realizzare una sorta di ammortizzatore sociale a rendimento.

Diagramma che illustra il funzionamento e le parti coinvolte nel

Il Contesto Politico e le Elezioni Europee

Candidati e Voci dal Territorio

Sono elettori anche i cittadini degli altri Paesi membri dell'Unione europea che, a seguito di formale richiesta, abbiano ottenuto l'iscrizione nell'apposita lista elettorale del comune italiano di residenza. Il 26 maggio, oltre alle elezioni amministrative in diversi comuni, gli elettori sono chiamati a scegliere i propri europarlamentari. Tra i candidati espressione del territorio molisano figurano Aldo Patriciello (Forza Italia), Simone Di Stefano, Emmanuela Florino, Luigi Catalano, Laura Cavaliero, Cira De Falco, Pierfrancesco Di Salvo, Vincenzo Iorio, Antonino Laveglia, Felice Lecciso, Claudia Pagliaricco, Lucia Picicci, Antonio Pocchia e Raffaella Tandoi.

I più di diecimila firmatari della petizione 748/2015, storica iniziativa di MO! Unione Mediterranea, hanno ottenuto una vittoria con la dichiarazione di ammissibilità della petizione presentata nel 2015.

È stato osservato dall'UNHCR che iniziative europee come "Triton", successiva alla chiusura di "Mare Nostrum", sono del tutto inadeguate e inefficaci, non fornendo in modo adeguato la capacità di ricerca e soccorso.

Il Movimento 24 AGOSTO e il Principio di Equità

Il Movimento 24 AGOSTO è un'associazione politico-culturale che si ispira ai principi e valori della Costituzione Repubblicana e della Dichiarazione Universale dei diritti dell'Uomo. La sua stella polare è l'Equità, intesa non solo come effettiva uguaglianza dei diritti per tutti i cittadini, ma come compito prioritario dello Stato, delle istituzioni e dell'intera comunità, affinché si realizzino le condizioni morali e materiali per offrire a tutti le stesse opportunità di sviluppare le proprie doti. Questo è il pilastro della democrazia e la base per una crescita morale ed economica equilibrata. Il valore dell'Equità è irrinunciabile, specie in questa fase del percorso umano, perché se con la globalizzazione diminuiscono le disuguaglianze fra gli Stati, quelle interne crescono sino a generare profonda ingiustizia e tensioni sociali. Il Movimento si propone di raggiungere i suoi fini organizzando attività culturali e azioni politiche nonviolente, per rendere palesi e moralmente intollerabili le disuguaglianze e effettiva l'eguaglianza. La condizione di minorità di diritti e possibilità degli abitanti del Mezzogiorno d'Italia costituisce il più ampio e duraturo divario al mondo fra aree di uno stesso Paese, frutto di una iniqua politica ultrasecolare che ha distribuito in modo squilibrato le risorse comuni. Questo non significa che il Movimento sia territoriale, ma che il principio vale per qualsiasi area e popolazione penalizzata, con il fine di eliminare il ritardo imposto e tutelare l'equità, evitando politiche territoriali che possano divenire razziste.

La Prospettiva dei Movimenti Meridionalisti

Ultimamente molti politici nazionali e loro referenti locali sembrano essersi accorti dello stato di agonia del Sud e usano gli stessi termini e gli stessi messaggi utilizzati da chi da anni denuncia lo status di "colonia interna" imposto al nostro meridione. Si celebra il 7 settembre come anniversario del giorno in cui Peppe Garibaldi entrò in città e andò ad affacciarsi dal balcone di Palazzo Doria d’Angri. Questa prospettiva critica ritiene che non fu invaso uno stato indipendente di cui Napoli era la capitale, ma si trattò di una "liberazione". Tuttavia, questa visione viene contestata da chi denuncia un "senso di colpa" iniettato nelle vene dei meridionali, un "vaccino contro la libertà" che li tiene lontani da un pensiero mediterraneo e indipendente, portando a ignorare che "la pace è frutto della giustizia e che nascondere le discriminazioni che passano sotto al naso equivale ad esserne complici".

Si denuncia una politica coloniale che vede il Sud sfruttato e mortalmente avvelenato, perdere territorio, popolazione e produzioni e con essi l'identità, mentre "qualcuno si ingrassa a prezzo della salute e sempre più spesso delle vite dei Meridionali". Vengono evidenziate l'espropriazione e la mercificazione dei beni comuni, della terra, dell'acqua, dell'aria, del paesaggio, del volto e della memoria delle città. MO! Unione Mediterranea fa proprio il documento "PER CAMBIARE IL PAESE DAL BASSO" e ritiene fondamentale considerare e fare proprie tutte le sofferenze e rimuovere tutti gli ostacoli allo sviluppo, alla libera realizzazione di ogni essere umano e, di conseguenza, alla Libertà. Si rendono indispensabili la presa d'atto dell'induzione della disuguaglianza quale strumento di governo di questo Paese e la necessità di riparazione del danno causato e presente. Senza il riequilibrio dello svantaggio indotto in termini di condizioni infrastrutturali, ambientali, economiche, sanitarie e sociali tra le regioni meridionali e quelle settentrionali, la stessa definizione di STATO perde di significato concreto e finisce con l'essere una imposizione inaccettabile e soprattutto fallimentare.

C'è necessità di interrogarsi sulla scarsezza del tessuto economico meridionale, delle capacità imprenditoriali e della bassa competitività delle aziende, sgombrando subito il campo da teorie genetiche, caratteriali o endemiche. La situazione richiede interventi mirati a ridurre il divario nord-sud, attraverso incentivi fiscali alle aziende che assumono giovani e politiche ad hoc, ma soprattutto investimenti pubblici. Si chiedono interventi statali (fondi di garanzia, sviluppo di altre forme di finanziamento, misure fiscali che agevolino la patrimonializzazione) e un generale riordinamento del sistema creditizio, laddove la raccolta del risparmio delle regioni meridionali finisce per finanziare investimenti nelle regioni più produttive.

Il Sud Italia, che per estensione geografica e popolazione rappresenta l'area più estesa d'Europa con maggiori segnali di depressione sociale ed economica, non è più disposto a subire politiche economiche non rispettose del Territorio. Vi è un forte impegno a continuare a occuparsi del Sud, che "sta perdendo sempre di più le proprie eccellenze umane e naturali". "I cittadini non sono più disposti a tollerare politiche imposte con la forza e con l’inganno…dobbiamo continuare a dar fiducia ai partiti politici che hanno distrutto il meridione o sperare che qualcosa cambi? I nostri problemi non sono solo Ilva ma anche Tap, Cerano, discariche illegali, Xylella. Come padre di famiglia e cittadino che ha deciso di tornare a vivere al Sud, sono obbligato a intervenire prima che sia troppo tardi. Il meridione si sta svuotando, corriamo il rischio che non ci sia futuro per noi."

In questo contesto si inseriscono anche figure storiche come Antonio Canepa, professore ordinario dell’Università di Catania durante l’epoca fascista, considerato un gigante dell’antifascismo per aver lottato, fondando l’EVIS (Esercito Volontario per l’Indipendenza Siciliana), contro i mali che affliggevano la Sicilia, ieri come oggi, tentando la liberazione dei siciliani dal colonialismo italiano.

Conclusioni e Appelli per il Futuro

La perdurante crisi economica e finanziaria globale ha imposto una nuova consapevolezza: i modelli di sviluppo che hanno prevalso sino ad oggi hanno dimostrato i loro limiti, portando all'impoverimento generale e alle disuguaglianze sociali. Occorre invertire la tendenza dando un forte segnale politico dal Territorio, indirizzato a tutti i soggetti istituzionali e politici, senza distinzione. La comunità lucana, dalla "periferia" del Sud, ha lanciato un'ultima chiamata a Papa Francesco. È fondamentale considerare l'intreccio dei temi del Sud e dell'ambiente, e non continuare a dar fiducia ai partiti politici che hanno "distrutto il meridione", ma sperare che qualcosa cambi.

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