Il pettirosso è un uccello piccolo e vivace, noto per il suo canto melodioso e il caratteristico petto arancione-rosso. È un ospite comune nei giardini e nelle zone boschive, spesso considerato un simbolo di buon auspicio e di vicinanza all'uomo. La sua presenza è spesso percepita come un segno di risveglio della natura, un "concerto di Dio" che precede il canto degli altri uccelli.
Un tempo, si racconta che un pettirosso si stabilì stabilmente in un giardino a Messina, reclamandone il possesso con il suo fiero canto territoriale, che non cessava di emettere neppure nei giorni più freddi. Nelle avverse condizioni climatiche, si limitava a brevi "canti" modulati nelle ore più calde della giornata. Alle prime luci dell'alba, era già in movimento ed esaminava accuratamente il terreno circostante in cerca di cibo. La sua presenza alla finestra, anziché intimorirlo, lo rendeva ancora più spavaldo e curioso, diventando un inquilino fisso.
L'Origine del Petto Rosso: La Leggenda del Golgota
Si narra che quando il Signore creò il pettirosso, lo ricoprì di piume grigie e marroni; del rosso, neppure l'ombra. Il pettirosso non capiva perché portasse quel nome, visto che le sue piume erano del colore della cenere. Più volte chiese al Signore una spiegazione, ma ogni volta riceveva la medesima risposta: "Un giorno capirai il perché. E adesso, prendi il volo insieme alle altre creature del cielo".
Il pettirosso soffriva per la sua condizione; guardava con ammirazione gli altri uccelli e in ciascuno di loro trovava le qualità che lui non possedeva. Le aquile erano forti e fiere, i pappagalli erano di mille colori, i gabbiani erano bianchi come la neve e la spuma. Lui, invece, era piccolo e smorto.
Mentre si crogiolava in questi pensieri, il pettirosso capitò dalle parti del Golgota. Lì, vide stagliarsi all'orizzonte tre uomini crocifissi. "Povere creature" sospirò il pettirosso, che aveva un cuore d'oro. Poi volò sopra le croci, per vedere se poteva alleviare le sofferenze dei tre condannati in qualche modo.
L'uomo al centro aveva una corona di spine conficcata sul capo: le spine graffiavano il suo volto e lo facevano sanguinare. Quel Crocifisso era Gesù; il pettirosso non poteva saperlo, ma, pieno di compassione, volle aiutarlo. Senza curarsi dei soldati che circondavano la croce, si avvicinò in volo alla sua corona di spine, le afferrò delicatamente col becco e le tolse, una dopo l'altra. Nell'estrarre l'ultima spina, dalla ferita uscì un fiotto di sangue che tinse di rosso il petto dell'uccellino.
Il Pettirosso e la Nascita di Gesù

Un'altra leggenda racconta che nella stalla, dove stavano dormendo Giuseppe, Maria e il piccolo Gesù, il fuoco si stava spegnendo. Presto, rimasero soltanto alcune braci e alcuni tizzoni ormai spenti. Maria e Giuseppe sentivano freddo, ma erano così stanchi che si limitavano ad agitarsi inquieti nel sonno.
Nella stalla c'era un altro ospite: un uccellino marrone; era entrato nella stalla quando la fiamma era ancora viva; aveva visto il piccolo Gesù e i Suoi genitori, ed era rimasto tanto contento che non si sarebbe allontanato da lì neppure per tutto l'oro del mondo.
Quando anche le ultime braci stavano per spegnersi, pensò al freddo che avrebbe patito il Bambino, messo a dormire sulla paglia della mangiatoia. Spiccò il volo e si posò su un ciocco accanto all'ultima brace. Cominciò a battere le ali, facendo aria sui tizzoni, affinché riprendessero ad ardere. Il piccolo petto bruno dell'uccellino diventò rosso per il calore che proveniva dal fuoco, ma il pettirosso non abbandonò il suo posto. Scintille roventi volarono via dalla brace e gli bruciarono le piume del petto, ma egli continuò a battere le ali, finché alla fine, tutti i tizzoni arsero in una bella fiammata.
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