La Cattedrale di San Michele Arcangelo è il simbolo della città di Cariati, una perla incastonata tra Sibari e Crotone, nota anche per la sua cinta muraria turrita, una delle attrazioni più significative del territorio. Questa cittadina, a vocazione turistico-culturale, richiede attenzione e cura delle sue testimonianze storico-artistiche e monumentali.

Introduzione a Cariati e al Suo Contesto Storico
Cariati, un tempo abitata dai Bruzi, conserva ancora oggi le tracce di questa antica civiltà, pur essendo una moderna località balneare con spiagge premiate con la "Bandiera Verde". Per entrare nel cuore del borgo medievale di Cariati, si attraversa Porta Pia, una maestosa porta d'ingresso che introduce a un dedalo di stradine che conservano l'impronta medievale, arricchite nel corso dei secoli da interventi architettonici. Camminando lungo la strada principale, Corso XX Settembre (anche conosciuta come "via Duomo"), si incontrano monumenti come la Cattedrale di San Michele Arcangelo, il Palazzo Vescovile, il Palazzo del Seminario e la Torre Civica in Piazza del Borgo.
Storia della Diocesi e le Intitolazioni della Cattedrale
Dalle Origini alla Diocesi Autonoma
La storia della Cattedrale di Cariati è profondamente legata a quella della sua diocesi. Originariamente, nel lontano 1437, quando Cariati fu elevata a sede vescovile per volere di Papa Eugenio IV su sollecitazione della Principessa Covella Ruffo, la Cattedrale era intitolata all'apostolo San Pietro. Nel Seicento, i "titolari" della Cattedrale diventarono due: San Pietro e San Paolo. Questa intitolazione rimase fino al Settecento.
La sede vescovile di Cariati ebbe una vita plurisecolare e assunse la denominazione di Diocesi di Cariati nel 1818, inglobando i territori delle soppresse piccole diocesi di Cerenzia, Umbriatico e Strongoli. Divenne così una delle più estese diocesi della Calabria, con una ventina di paesi sotto la sua giurisdizione.
La Trasformazione in Concattedrale
Nel 1979, alla Diocesi di Cariati furono sottratti tutti i paesi ricadenti nell’allora provincia di Catanzaro (oggi Crotone), assegnati alla nuova Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina. Successivamente, dal 30 settembre del 1986, con un decreto di papa Giovanni Paolo II, la Cattedrale di Cariati ha cessato di godere del titolo autonomo di "Cattedrale", diventando Concattedrale dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati, affiancando la Cattedrale dell’Achiropita di Rossano.
Le Dedicazioni Storiche
Il 29 settembre 1741, dopo importanti lavori di restauro e abbellimento, il vescovo Carlo Ronchi consacrò la chiesa a San Michele Arcangelo, senza cancellare il titolo precedente dei Santi Pietro e Paolo. Questa dedicazione a San Michele Arcangelo è quella che la Concattedrale mantiene ancora oggi.
Grandi Vescovi e le Trasformazioni Architettoniche
Il Vescovo Nicola Golia e la Ricostruzione Neoclassica
Il primo vescovo della diocesi ingrandita fu Gelasio Serao (1819-1838). Successivamente, fu Nicola Golia, originario di Marzi, a reggere la Diocesi di Cariati per ben 34 anni, dal 1839 al 1873. Il nome del vescovo Golia è indissolubilmente legato al rifacimento e alla riedificazione quasi totale della Cattedrale di Cariati. Al suo arrivo, l'edificio sacro risultava modesto, angusto e un po’ fatiscente. Dopo aver raccolto la somma necessaria, contribuendovi anche con mezzi propri, monsignor Golia, intorno al 1846, diede inizio ai lavori di rifacimento. La progettazione venne affidata all’architetto napoletano Orazio Dentice, seguace della corrente artistica del Neorinascimento, mentre dell’esecuzione dei lavori fu incaricato il capomastro Carmine Ruggero da Mandatoriccio.
La nuova struttura, in stile perfettamente neoclassico, fu inaugurata dal vescovo Golia la quarta domenica di ottobre del 1857, con la riconferma della dedicazione a San Michele Arcangelo.
Interventi di Altri Vescovi
Nel Settecento, il vescovo Giovanni Andrea Tria (1720-1726), uomo di grande cultura, si preoccupò di abbellire e arricchire la Cattedrale di statue, facendo venire da Napoli quattro sculture: quelle dei titolari della Cattedrale (all’epoca, San Pietro e San Paolo) e quelle dei Patroni della Città (San Cataldo e San Leonardo).
Agli inizi del Novecento, un altro grande vescovo, Monsignor Giovanni Scotti (1911-1918), volle evidenziare l’intestazione della Cattedrale a San Michele Arcangelo. L’artista Luigi Taglialatela, nel 1912, affrescò la volta della Cattedrale con una bella raffigurazione del Trionfo di San Michele Arcangelo sul demonio, che richiama molto da vicino un dipinto del celebre pittore manierista Guido Reni. Questo affresco costituisce ancora oggi uno dei "pezzi forti" sotto il profilo artistico della Cattedrale.
L'attuale parroco, Don Gino Esposito, ha mostrato grande attaccamento e cura alla Concattedrale, impegnandosi nel recupero, restauro e valorizzazione del suo patrimonio storico-artistico, tra cui il restauro dell'androne in legno dell'ingresso, della pregevole statua lignea dell'Immacolata (entrambi opera del vescovo G. Barillari, fine '800), la collocazione della statua di San Giovanni Battista sul battistero, e il restauro di antichi calici argentei.

L'Architettura della Cattedrale
La Cattedrale di Cariati, di fondazione medievale, sorge sul luogo dell’antica chiesa dedicata a San Pietro, risalente almeno al XIII secolo. Divenne Cattedrale con la nascita della diocesi nel 1437, ma dell’antica struttura quattrocentesca non è rimasto nulla, essendo stata ripetutamente danneggiata dalle incursioni saracene, e distrutta in quella del 1544 insieme al palazzo vescovile.
Esterni: Facciata e Cupola
La facciata, a forma di tempio prostilo con sei robuste colonne cilindriche in pietra nella parte superiore, è composta da archi ciechi alternati a lesene ed è coronata da un timpano con trabeazione e fregio a triglifi e metope lisce. Tra il 1819 e il 1838 fu aggiunta la cupola che sovrasta il presbiterio, su tamburo cilindrico all’interno con finte finestre e piccole maschere apotropaiche, ed ottagonale all’esterno, dove si illumina di un rivestimento di maioliche policrome a disegni romboidali ispirato a modelli del barocco napoletano.
L'antico campanile della Cattedrale, risalente al 1600, è un raro esempio, nella zona di riferimento, di architettura religiosa seicentesca.

Interni: Struttura e Opere d'Arte
L’interno a pianta basilicale è a tre navate divise da colonne ioniche binate con capitelli ionici su cui si appoggia il sistema architravato che sostiene la volta a botte sulla navata centrale intervallata dai pennacchi situati in corrispondenza degli ampi finestroni. Tutti gli elementi portanti e le membrature sono decorati a finto marmo mentre la volta centrale è affrescata con San Michele Arcangelo che sconfigge il Demonio di Luigi Taglialatela.
Elementi Notevoli dell'Interno:
- Coro ligneo in stile barocco, intagliato e decorato da Gerolamo Franceschini di Serra San Bruno nel 1755-59, acquistato dalla chiesa di Sant'Antonio di Corigliano nel XIX secolo.
- Busti lignei del Settecento di San Pietro e San Leonardo.
- Altare celebrato
- Cattedra vescovile
- Ambone
- Fonte battesimale
- Cappella SS. Sacramento
- Altari devozionali
- Altare monumentale
- Pulpito ligneo

La Devozione Popolare e i Santi Patroni
Negli Atti di un sinodo svoltosi nella Cattedrale nel 1726, sotto l’episcopato di Giovanni Tria, vengono frequentemente invocati i Santi Leonardo e Cataldo, "Patroni di questa Città". Il culto di San Cataldo è giunto tra la gente di Cariati, popolo di pescatori, da Taranto, come conseguenza dei frequenti contatti tra i marinai locali e quelli della città pugliese. A ricordare l’origine tarantina del culto di San Cataldo è anche un celebre canto popolare.
Anche il culto di San Leonardo trova spiegazione nelle vicende storiche di Cariati. Esso ricevette un particolare incremento nei secoli XVI e XVII, allorché Cariati ebbe a subire ripetute e rovinose incursioni da parte dei pirati turchi e barbareschi. I Cariatesi trovarono nel santo, che è patrono dei prigionieri, un celeste custode. In un documento del 1746 San Leonardo è detto "Padrone Principale della Città" e la sua solennità è ancora oggi celebrata con grande valenza civile e religiosa.
Nonostante la dedicazione a San Michele Arcangelo, la raffigurazione pittorica del santo si era persa nelle frequenti ristrutturazioni. Fu solo agli inizi del Novecento che il vescovo Monsignor Giovanni Scotti incaricò Luigi Taglialatela di affrescare la volta della Cattedrale con il Trionfo di San Michele Arcangelo sul demonio.
Il Contesto Attuale: Sfide e Prospettive di Valorizzazione
La Cattedrale è il simbolo della città e richiede cura e manutenzione a testimonianza del suo valore storico e culturale. Tuttavia, recenti monitoraggi civici hanno evidenziato problemi significativi.
Nel 2019, un progetto per la riqualificazione del tetto del Palazzo Vescovile e la facciata della Cattedrale, finanziato dal Piano Sviluppo e Coesione (PSC) della Regione Calabria, non è mai stato avviato a causa di una mancata gestione burocratica per la partecipazione al bando, che nel frattempo è scaduto. L'intervento era urgente e non procrastinabile, specie per l'area del Palazzo Vescovile.
Dalle interviste effettuate al sindaco, al parroco della Cattedrale e ad alcuni cittadini, risulta che sia il Palazzo Vescovile, sia l'antico campanile (pur non oggetto del finanziamento scaduto) sono attualmente inagibili e pericolanti. Il Palazzo Vescovile versa in stato di abbandono nel suo complesso, e al suo interno, nella vecchia sala dell'archivio, giacciono ancora libri e volumi antichi che rischiano di andare perduti a causa del degrado. Lo stato di degrado del Palazzo Vescovile, affiancato alla Cattedrale e ingabbiato in una fatiscente impalcatura, mortifica l'immagine del centro storico.
La soluzione a breve termine proposta è quella di cogliere l'opportunità di un nuovo bando che possa consentire la partecipazione nei tempi prescritti. Sia il Sindaco della città, sia la Diocesi, per il tramite del Parroco, hanno affermato di voler fare fronte comune in tale eventualità, sollecitando la Sovrintendenza Regionale ad agire tempestivamente nello sviluppo dell'iter burocratico. L'auspicio è un intervento forte del nuovo arcivescovo di Rossano-Cariati, mons. Maurizio Aloise, che sblocchi questa incresciosa situazione.
Patrimoni dell'umanità - Centro storico di Vienna - Parte 1
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