Fiori, Altare e Regole Liturgiche nel Tempo di Avvento

Il Tempo di Avvento segna l'inizio della celebrazione annuale del mistero di Cristo. La Chiesa di Dio, pellegrina sulla terra, inizia il suo cammino nella domenica successiva alla solennità di Cristo Re dell’Universo, celebrando un tempo dalla doppia caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all’attesa della seconda venuta di Cristo alla fine dei tempi. L’Avvento è il gioioso tempo dell'attesa, che ci prepara a fare memoria della venuta del Figlio di Dio, nato da Maria di Nazareth per opera dello Spirito Santo. La Chiesa rivive questo evento di salvezza ogni anno a Natale in tutta la sua luce e grazia, rendendo presente nella memoria liturgica la gioia e la forza salvifica perenne di quella nascita, affinché tutti possano parteciparvi.

Caratteristiche e Norme Generali del Tempo di Avvento

Il tempo di Avvento non è un tempo propriamente penitenziale come la Quaresima, nonostante il colore violaceo dei paramenti possa trarre in inganno. La venuta del Signore e il suo trionfo finale non sono per i credenti motivo di paura, ma di amorosa e fervida attesa. L'anno liturgico ha inizio con la prima domenica di Avvento, un tempo misurato dal sole e dalla luna fin dalla creazione.

Regole Liturgiche Specifiche

  • Nelle domeniche di questo tempo non si possono celebrare solennità locali, come anniversari della dedicazione, santi patroni o titolari della Chiesa.
  • Durante le esequie nelle domeniche del Tempo di Avvento si celebra la Messa della domenica.
  • Nelle quattro domeniche di Avvento non si canta il Gloria, perché questo inno angelico risuoni solenne nella notte di Natale.
  • L’organo e altri strumenti musicali siano usati con quella moderazione che conviene alla natura di questo tempo, evitando di anticipare la gioia piena della Natività del Signore (OGMR 313).
  • È opportuno valorizzare maggiormente il momento dell’atto penitenziale. Nella Seconda Domenica, quando si parla del battesimo di Giovanni, un’opportuna variante può essere costituita dal rito dell’aspersione con l’acqua benedetta.
  • L’uso della benedizione solenne alla fine della Messa costituirà un’ulteriore occasione per sottolineare il tema della domenica, prima di invitare i fedeli a glorificare il Signore con la propria vita.
  • Soprattutto per il tempo d’Avvento è opportuno insistere sulla formazione al silenzio rituale, che deve essere osservato a suo tempo come parte della celebrazione (OGMR 45).
  • Nella liturgia ambrosiana, le domeniche di Avvento sono sei.

La Terza Domenica di Avvento: "Gaudete"

La Terza Domenica di Avvento viene denominata Gaudete (Rallegratevi), che è da molti secoli la prima parola del canto di entrata di questa domenica. Questo conferisce, a metà del cammino di Avvento, un tono di gioia e di speranza poiché il Signore è vicino. In questa domenica, i paramenti possono essere di colore rosaceo.

Il Significato Profondo dei Fiori nella Liturgia

La liturgia è il grido di tutto il creato, un coro di lode a Dio onnipotente ed eterno. I fiori, meraviglie di bellezza, nutrono lo spirito e lo illuminano. Sono un linguaggio capace di introdurre all'esperienza di Dio, contribuendo alla bellezza e al decoro delle celebrazioni e trascinandoci nella comunione con il Dio d'amore, "bellezza di ogni bellezza", come affermava Sant'Agostino.

Già l’Antico Testamento intravedeva nel linguaggio dei fiori un’espressione del rapporto dell’uomo con l’Altissimo, poiché il fiore, dotato di bellezza ma anche di effimero, sa trasmettere questo. Il fiore è infatti simbolo della bellezza e della grazia terrena, ma ricorda anche il paradiso e la grazia celeste. Non sorprende che i fiori siano entrati nelle nostre chiese fin dai primordi del Cristianesimo e accompagnino la liturgia lungo i vari tempi e solennità dell’anno liturgico, proprio come la musica, i canti, la luce, le parole e i gesti del sacerdote.

Un legame antico e profondo quello dei fiori con la liturgia, testimoniato dalla prassi liturgica della Chiesa antica. Nei primi secoli, i cristiani si riunivano nelle domus ecclesiae e, se il locale era di un patrizio, i fiori erano dipinti a fresco sui muri. Nelle catacombe, sulle tombe dei martiri, si raffiguravano fiori dappertutto, si spargevano ghirlande e corone. Poiché chiese e altari erano strettamente collegati alle tombe dei martiri, assunsero presto l'ornamento floreale, con le mense degli altari ornate di rami frondosi, pampini di vite, fiori, corone e festoni floreali.

Il fiore è immolato, è la bellezza che si sacrifica. È luce, profumo e colore, anche se reciso. Il fiore è una metafora bellissima del sacrificio del Signore. Le composizioni devono essere prive di leziosità, ricercando la purezza e una nobile semplicità. Anche solo una rosa accanto a un crocifisso, un mazzo di fiori di campo, trenta margherite bianche nell’acqua possono essere sufficienti per ingentilire lo spazio e ricordare che la Pasqua è nuova creazione.

Composizione floreale sobria per altare in chiesa

Regole e Criteri per l'Addobbo Floreale nel Tempo di Avvento

L’ornamento floreale in chiesa deve essere pensato con una prospettiva biblico-teologica, non come semplice arredo o abbellimento, ma come adesione al mistero. L'arte floreale è un servizio mistagogico, con il compito di introdurre i fedeli alla contemplazione della bellezza del mistero cristiano. Le composizioni devono essere evocative, non scenografiche, e i fiori devono essere liberati, non costretti da forme artificiali o abbinamenti con elementi estranei come legni, sabbia, sassi, stoffe o candele. È necessaria la loro purezza e assoluta eloquenza, sciolta da ogni altro linguaggio.

Moderazione e Posizionamento

Nel Tempo di Avvento l’altare sia ornato di fiori con quella misura che conviene alla natura del tempo, evitando di anticipare la gioia piena della Natività del Signore (OGMR 305). L'ornamento dei fiori sia sempre misurato e, piuttosto che sopra la mensa dell’altare, si disponga attorno ad esso. L'indicazione dei documenti è di disporre i fiori accanto all'altare e non sulla mensa, per far notare che tutto l'ambiente diventa festivo e celebra il Signore.

Disporre i fiori è un modo di abitare, gioire e far festa, perché tutta l’aula liturgica è sala delle nozze del re, spazio per l'alleanza che si rinnova tra Dio e il suo popolo convocato. Le composizioni floreali devono saper "sparire" per far parlare altri segni più essenziali, come l'altare che deve ospitare solo pane e vino.

Cosa non mettere sull'Altare

Sopra la mensa dell’altare possono disporsi solo le cose richieste per la celebrazione della Messa: l’Evangeliario dall’inizio della celebrazione fino alla proclamazione del Vangelo; il calice con la patena, la pisside (se necessaria), il corporale, il purificatoio, la palla e il Messale, siano disposti sulla mensa solo dal momento della presentazione dei doni fino alla purificazione dei vasi (OGMR 306). Non bisogna ricreare il contesto di un banchetto o di un "buffet di gala" sulla mensa. Si collochi pure in modo discreto ciò che può essere necessario per amplificare la voce del sacerdote.

Fiori nei Diversi Tempi Liturgici

  • Avvento: È consentito ornare di fiori la chiesa in modo sobrio, per non «anticipare la gioia piena della Natività del Signore». Si può addobbare il presbiterio con foglie, rami o bacche, accompagnando così il riposo autunnale e invernale del creato. Nella Terza Domenica di Avvento, domenica “Gaudete”, è opportuno che i fiori, in modo sobrio, compaiano anche sull’altare della celebrazione eucaristica.
  • Quaresima: È assolutamente proibito l'uso dei fiori, fatta eccezione per le solennità e le feste e per la Quarta Domenica di Quaresima, detta anche Laetare, in cui si smorza il rigore della penitenza quaresimale. Anche in Quaresima si può addobbare il presbiterio con foglie, rami o bacche.
  • Pasqua: I fiori, che tornano al mattino di Pasqua, ammorbidiscono immediatamente l'anima dopo la denudazione quaresimale. Si potrebbe evocare il giardino del Risorto con vasi di piante che donino le loro fioriture lungo le settimane in cui risuona l’eco del grande Alleluja.
  • Altre Occasioni: La pratica liturgica conosce il concorso della natura alla lode divina nella Domenica di Passione con i rami di palma o d'olivo, o la cascata di petali di rosa nel giorno di Pentecoste. Le splendide infiorate nel giorno del Corpus Domini trasformano le navate delle chiese o intere vie cittadine.

Moderazione, misura, buon gusto e contenuto appropriato sono le regole per ogni ornamento nelle chiese, e in modo speciale per l'altare. Non mettere troppe composizioni né troppi fiori: spesso una sola è sufficiente. I fiori non devono disperdere l'attenzione ma raccoglierla, orientarla verso la Presenza, offrendo la nota giusta nella sinfonia dei segni.

L'Altare, l'Ambone e la Croce: Punti Focali del Presbiterio

Il presbiterio, con l'altare, l'ambone e la croce, costituisce il cuore della celebrazione. È giusto che la chiesa sia segnata da una bellezza sobria ed elegante, caratterizzata da un tono festoso e nobilitata da un tocco di gratuità. I fiori recisi, le composizioni e le piante devono essere collocati in modo sapiente, per valorizzare e dare significato ai luoghi della celebrazione, evitando di nasconderli agli occhi dei fedeli.

L'Altare

L'altare richiama la mensa nel Cenacolo o la tavola nella casa di Emmaus, dove i discepoli riconobbero il Signore nello spezzare il pane. È punto di unità e fonte di grazia, perché l’altare è Cristo, come affermano i Padri della Chiesa. Anche se può essere ornato con i fiori, questi devono essere recisi, dunque sacrificati, poiché sull’altare va posto solo ciò che si consuma, come le candele che bruciano. L'altare è ara del sacrificio del Signore e del nostro sacrificio, mensa del convito divino, tomba, pietra e trono dell'Agnello immolato; è preferibile porre i fiori e i candelabri accanto piuttosto che su di esso.

L'Ambone

L’ambone è teologicamente definito dai Padri della Chiesa come "icona della resurrezione", immagine visibile di Cristo risorto che emerge dal sepolcro. L’importanza della parola di Dio esige che vi sia nella chiesa un luogo adatto dal quale essa venga annunciata, e verso il quale, durante la Liturgia della Parola, spontaneamente si rivolga l’attenzione dei fedeli. L’ambone deve essere disposto in modo tale che i ministri ordinati e i lettori possano essere comodamente visti e ascoltati. Dall’ambone si proclamano unicamente le letture, il salmo responsoriale e il preconio pasquale; ivi inoltre si possono proferire l’omelia e le intenzioni della Preghiera universale. La sua dignità esige che ad esso salga solo il ministro della Parola (OGMR 309).

La Croce

Vi sia sopra l’altare, o accanto ad esso, una croce con l’immagine di Cristo crocifisso, ben visibile allo sguardo del popolo radunato. Conviene che questa croce rimanga vicino all’altare anche al di fuori delle celebrazioni liturgiche, per ricordare ai fedeli la salvifica Passione del Signore (OGMR 308).

Colori Liturgici e Paramenti

È importante armonizzare la «composizione» ai colori della liturgia: bianco, verde, oro, rosso, viola, rosa. L'altare e l'ambone sono i luoghi pasquali, e ad essi si addicono solo il bianco e l’oro, e il rosso in qualche occasione. Non si devono "vestire" di viola l'altare e l'ambone.

La Corona d'Avvento: Un Segno di Attesa e Speranza

La corona d’Avvento, dalle case, è passata alle chiese, dove si raduna la famiglia di Dio che attende la luce del Natale del Signore. Essa è costituita da rami sempreverdi, ornati con quattro ceri, che vengono accesi gradatamente. Le candele della corona non sostituiscono le candele dell’altare. La gioia dell’Avvento può essere significata dalla progressiva accensione dei quattro ceri, che esprimono la luce del Signore che viene e la crescente letizia dell’umanità che attende il Redentore.

Corona d'Avvento con quattro candele accese

Il popolo santo di Dio, radunato per celebrare i santi e divini misteri, si dispone a celebrare l'Avvento. L'accensione delle candele è un rito significativo:

  • Prima Domenica di Avvento: Si accende la candela dei profeti. I fedeli esprimono la loro volontà di andare incontro al Signore che viene, augurandosi di crescere nell'amore vicendevole.
  • Seconda Domenica di Avvento: Si accende la candela di Betlemme. Si acclama a Cristo, luce del mondo, che riconduce l’umanità allo splendore della sua gloria, chiamati ad ascoltare la sua Parola come Maria.
  • Terza Domenica di Avvento: Si accende la terza candela. Lo sguardo punta verso Betlemme, implorando dal Signore il dono di una gioia autentica e duratura.
  • Quarta Domenica di Avvento: Si accende la quarta e ultima candela. Con occhi pieni di meraviglia e cuore colmo di gratitudine, si chiede al Signore di renderci capaci di accogliere la sua visita nel mistero del Natale.

La Figura di Maria nel Tempo di Avvento

Nel tempo di Avvento, la liturgia celebra in modo esemplare la Beata Vergine Maria. Ricorda alcune donne dell’Antica Alleanza, che erano figura e profezia della sua missione; esalta l’atteggiamento di fede e di umiltà con cui Maria di Nazaret aderì prontamente e totalmente al progetto salvifico di Dio; mette in luce la sua presenza negli avvenimenti di grazia che precedettero la nascita del Salvatore (Direttorio su pietà popolare e liturgia, 101). Nel periodo dell’Avvento, dunque, brilla in modo tutto particolare la vicenda della Beata Vergine Maria, alla quale il tessuto celebrativo riserva uno spazio cultuale frequente, in modo che i fedeli possano assumerla come modello per andare incontro al Salvatore che viene, vigilanti nella preghiera ed esultanti nella sua lode (cfr. Marialis cultus, 4).

L’Avvento è liturgicamente il vero mese mariano, poiché Maria insegna alla Chiesa come si invoca, si attende e si accoglie la Parola, il Salvatore. La Chiesa missionaria vede in lei la stella dell’evangelizzazione e da lei impara come si offre Gesù e il suo vangelo al mondo.

Cosa Vuol Dire Avvento?

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