Le scene della vita della Vergine Maria sono state oggetto di innumerevoli opere d'arte attraverso i secoli, divenendo un tema centrale nella pittura sacra. Molti artisti, tra cui Giotto, Pietro Lorenzetti, Ghirlandaio, Andrea del Sarto e Annibale Carracci, hanno dedicato la loro arte alla rappresentazione di momenti cruciali della sua esistenza, attingendo spesso ai vangeli apocrifi e alla Leggenda Aurea per i dettagli narrativi.

La Natività della Vergine Maria
La nascita della Vergine Maria è un evento celebrato l'8 settembre e ha ispirato diverse opere d'arte di grande rilevanza.
La Natività di Maria di Giotto
La Natività di Maria di Giotto è parte integrante del celebre ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova, databile intorno al 1303-1305. Giotto, in questa rappresentazione, include due episodi secondari. Al di sotto del letto, si possono osservare due aiutanti che hanno appena lavato e fasciato Maria, con uno dei due che tiene ancora le fasce arrotolate in grembo.
La Natività della Vergine di Pietro Lorenzetti
Pietro Lorenzetti dipinse la Natività della Vergine tra il 1335 e il 1342. Quest'opera, realizzata a tempera su tavola, è oggi custodita nel Museo dell’Opera del Duomo di Siena. La pala fu commissionata nel 1335 e completata nel 1342, come attestato dalla firma datata presente sull'opera.
La Natività di Ghirlandaio
Il Ghirlandaio affrescò questo tema nella Cappella Tornabuoni a Firenze tra il 1486 e il 1490. Era un'usanza medievale quella di narrare la Vita della Vergine seguendo i vangeli apocrifi, che raccontano di Gioacchino e Anna, i genitori di Maria, che non riuscivano a concepire figli. Dopo molti anni di matrimonio, si abbracciarono sotto la Porta d’Oro di Gerusalemme, e Anna concepì Maria. Nell'affresco, in alto, sulle scale, Ghirlandaio dipinge l'episodio della Porta d’Oro, che simboleggia il concepimento di Maria.
La Natività della Vergine di Andrea del Sarto
Andrea del Sarto affrescò la Natività della Vergine nella Basilica della Santissima Annunziata, precisamente all’interno del Chiostrino dei voti. Iniziato nel 1513 e completato l’anno successivo, questo affresco illustra la nascita della Madonna in una camera da letto arredata nello stile fiorentino dell'epoca.
La Natività della Vergine di Annibale Carracci
Annibale Carracci dipinse la Natività della Vergine tra il 1598 e il 1599. Quest'opera, caratterizzata da un uso sapiente della luce e degli effetti di chiaroscuro che ne accentuano la profondità e il volume delle figure, è oggi conservata al Louvre.

La Presentazione di Maria Vergine al Tempio
La presentazione di Maria al Tempio è un altro episodio significativo della vita della Vergine, rappresentato in diverse opere d'arte.
La Presentazione di Maria al Tempio di Giotto
La Presentazione di Maria al Tempio è un affresco (200x185 cm) di Giotto, databile al 1303-1305 circa e facente parte del ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova. La dedica della cappella alla Vergine della Carità spiega la presenza di questo ciclo di storie mariane che, assieme a quelle dei genitori Gioacchino e Anna, costituiscono la più estesa rappresentazione fino ad allora dipinta in Italia. Le Storie di Maria, dalla nascita allo sposalizio, si ispirano alla Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze.
Il Tempio di Gerusalemme raffigurato è lo stesso della scena della Cacciata di Gioacchino, ma qui visto da un'altra angolazione, precisamente all'entrata, di fronte al pulpito raggiungibile da una scala marmorea. Maria adolescente sale i gradini del Tempio, accompagnata dalla madre (con un mantello rosso intenso e la solita veste arancio), seguita da un servo con un cesto di panni e dallo sguardo del padre Gioacchino. Viene accolta dal sacerdote che le tende le braccia e da un gruppo di ragazze vestite come suore. Il periodo trascorso al Tempio per le fanciulle era simile a un ritiro monastico, e nelle storie mariane sottolinea la sua verginità, dalla quale uscì solo per sposare l'anziano Giuseppe, sottintendendo che non la possederà. Un tocco di quotidianità è dato dai passanti, come quelli di schiena a destra che osservano, indicano e chiacchierano tra loro. La scena è focalizzata anche dall'architettura, che evita la rigidità della simmetria con una semplificazione delle superfici molto efficace, mostrando un rapporto equilibrato tra architettura e figure.

La Presentazione di Maria Vergine al Tempio di Paolo Uccello
La Presentazione di Maria Vergine al Tempio è un dipinto ad affresco, eseguito tra il 1435 e il 1440 da Paolo di Dono, detto Paolo Uccello (1397 - 1475). Originariamente collocato nella Cappella dell'Assunta del Duomo di Santo Stefano a Prato, questo affresco fa parte di un ciclo che include anche le Storie di santo Stefano, sebbene la loro attribuzione a Paolo Uccello non sia unanimemente accettata da tutti gli studiosi, alcuni dei quali propendono per Andrea di Giusto. Secondo la tradizione popolare, quando Maria compì tre anni, Gioacchino chiamò le figlie senza macchia degli Ebrei. Ognuna doveva tenere una fiaccola accesa affinché la bambina non si voltasse indietro mentre salivano al Tempio del Signore. Il sacerdote la accolse, la baciò e la benedisse, esclamando: "Il Signore ha magnificato il tuo nome in tutte le generazioni. Nell'ultimo giorno, il Signore manifesterà in te ai figli di Israele la sua redenzione".
L'Assunzione della Vergine Maria nell'Arte
L'Assunzione di Maria è una delle più antiche feste mariane, celebrata nel mondo cattolico e ortodosso, e definita dogmaticamente solo nel 1950 da Pio XII, basandosi su ricerche approfondite nei documenti della Chiesa delle origini e sulle tradizioni cristiane. Già nel V secolo a Gerusalemme fu edificata la prima basilica della Dormizione, e al IV secolo risale una prima chiesa, detta dell'Assunzione, nel luogo tradizionalmente identificato come il sepolcro di Maria. L'identificazione di questi luoghi è legata alla diffusione di testi, chiamati Transiti o Dormitiones, redatti in varie lingue (greco, copto, siriaco, latino) fin dai primi secoli per rispondere agli interrogativi delle comunità cristiane sul destino della Vergine dopo l'Ascensione. Questi testi sono variamente influenzati dalle differenze di culto, ambiente e teologia delle comunità d'origine, talvolta anche dalla presenza di eresie.

Affresco dell'Assunzione a Collemaggio
Tra gli affreschi sopravvissuti nella Basilica di Collemaggio all'Aquila, ce n'è uno dedicato all'Assunzione di Maria. L'attribuzione di questo affresco e degli altri presenti a Collemaggio è ancora incerta, ma presenta notevoli somiglianze con opere importanti come il trittico di Beffi, il trittico Dragonetti de Torres e vari affreschi nel monastero di San Benedetto a Subiaco.
Struttura e iconografia della Dormitio Mariae
La composizione dell'Assunzione è spesso strutturata su due registri. Nel registro inferiore è rappresentata la Dormitio (o Morte di Maria) come evento reale e storico, con testimoni. La figura della Vergine morente è posta su un letto funebre, circondata dagli Apostoli, tra cui solitamente si riconoscono Pietro, Paolo e Giovanni. Pietro è spesso raffigurato con i paramenti sacerdotali, Giovanni con un turibolo o una palma. In alcuni casi, è presente anche un personaggio con le mani rattrappite: l'ebreo Ruben (o Ieofonia), punito con la paralisi delle mani per aver tentato di gettare a terra il corpo di Maria durante il corteo funebre. Il volto della Vergine è sereno, poiché, sia essa defunta o solo addormentata, la morte non può dominare il suo corpo, dato che il Figlio, vincitore della morte, presiede all'evento. Il Figlio è generalmente rappresentato mentre tiene tra le braccia un'infante avvolta in vesti bianchissime, simboleggiante l'anima immacolata di Maria stessa.
Questo tema del sepolcro vuoto della Vergine, spesso colmo di fiori e attorniato dagli Apostoli in contemplazione, si diffuse alla fine del XV secolo. In precedenza, si privilegiava il compendio narrativo della storia, unendo la scena della Morte/Dormizione di Maria a quella dell'Assunzione, come nel Trittico di Beffi. Un raro esempio precoce di Assunzione con sepolcro vuoto è quello di Cimabue nell'abside della Basilica Superiore di Assisi.
L'Incoronazione della Vergine
Nel registro superiore è raffigurata l'Incoronazione della Vergine, tema che conclude solitamente i cicli dedicati alla Madre di Dio, a volte in posizioni di rilievo, come nel mosaico di Jacopo Torriti nell’abside di Santa Maria Maggiore a Roma. Questo tema ebbe origine, con l'arte gotica, nell'Europa settentrionale, arricchendo le decorazioni dei portali, e fu particolarmente diffuso tra il XIII e il XV secolo.
Tra il 1287 e il 1288, Duccio di Buoninsegna disegnò i cartoni per la vetrata del Duomo di Siena, raffigurante la Dormitio, l'Assunzione e l'Incoronazione. Questa vetrata segna l'inizio della diffusione del trono marmoreo come seggio per Madre e Figlio, un elemento costante nella pittura del Trecento.
Il Simbolismo della Vesica Piscis e della Mandorla
Nell'affresco di Collemaggio, Madre e Figlio sono inseriti nella tradizionale vesica piscis. A differenza delle comuni Incoronazioni gotiche, non sono seduti su un trono, ma su un arco che riprende i colori della mandorla. La vesica piscis, descritta da Euclide negli Elementi, è una forma ogivale ottenuta da due cerchi dello stesso raggio che si intersecano con i centri l'uno sulla circonferenza dell'altro. Esiste un rapporto tra la mandorla e l'arcobaleno con i suoi colori.
Il simbolismo della mandorla è stato ampiamente studiato, non solo nel Cristianesimo ma anche nei culti pagani, specialmente quelli legati a divinità femminili. La mandorla, con il suo guscio resistente, può essere riferita alla protezione che il Figlio riceve dal Padre, e alla natura divina che circonda la natura umana di Gesù. Il frutto è esplicitamente legato alla forza della regalità e alla divinità. Inoltre, essendo il mandorlo il primo albero a fiorire in primavera, nel tempo pasquale, nelle aree mediterranee, la mandorla simboleggia nuova vita, speranza, robustezza e la sicurezza della protezione divina. Per questo, la mandorla è spesso rappresentata come un guscio di luce, con i colori cangianti dell'arcobaleno.
In molte opere d'arte, Cristo non è solo avvolto da una mandorla multicolore ma anche assiso su un arcobaleno, con i piedi poggiati su un piccolo arco. Questo rimanda a passi biblici come Genesi 9, 13 e successivi (l'arco sulle nubi come segno dell'alleanza), Ezechiele 1, 26-28 (la gloria del Signore simile all'arcobaleno) e Apocalisse 4, 2-3 (un trono in cielo con uno seduto simile a diaspro e cornalina).
Il legame di Maria con l'arcobaleno si ritrova nelle visioni di Santa Brigida, dove Maria si descrive come l'arcobaleno che intercede davanti a suo Figlio, inchinandosi verso gli uomini per mantenerli nella fedeltà e per rimuovere la malvagità. La vesica piscis nell'affresco di Collemaggio è costruita puntando i centri delle due circonferenze sui grembi di Maria e Gesù, un evidente richiamo al grembo della Madre che partorisce il Figlio e, con Lui, gli uomini redenti a nuova vita.
Meno evidente per l'uomo contemporaneo è il legame con il grembo di Gesù. Un passo biblico che rimanda al concetto di grembo divino è Geremia 31, 20. Ancora più incisivo è il Cantico di Zaccaria (Luca 1, 68-79), dove il termine greco σπλάγχνα (splánchna) traduce l'ebraico rahamim, indicando l'amore materno che muove dall'interno (dalle viscere, dall'utero) nei momenti di gioia e sofferenza. In Esodo 34, 6 e altri passi, Dio è definito rahûm, che l'italiano traduce come "misericordioso", ma il termine originale allude a una passione "viscerale". Nei Vangeli, si riferisce alla passione con cui Dio o Gesù amano chi è in difficoltà.
Vesica Piscis
Il ciclo pittorico della chiesa di San Giacomo a Scossacavalli
Un ciclo pittorico proveniente dalla prima cappella a destra della chiesa di San Giacomo a Scossacavalli è giunto al Museo di Roma dopo la demolizione della chiesa nel 1937, per l'apertura di via della Conciliazione. Il dipinto potrebbe risalire al 1600, quando la cappella fu ristrutturata dall’architetto Antonio Longhi. La chiesa di San Giacomo, la cui esistenza è documentata fin dal VII secolo, sorgeva vicino alla Basilica Vaticana ed è stata per secoli un importante luogo di pellegrinaggio sulla via di San Pietro. Il terzo piano del nuovo allestimento museale è dedicato alla Roma moderna, a partire dalla proclamazione della città a capitale del Regno d’Italia (1871), con il progetto per la costruzione degli argini del Tevere e il Piano Regolatore del 1883. Le dimensioni dell'affresco sono h. 335 cm; l. 200 cm.