La Lettera Sulla Rinuncia al Pontificato: Contesto e Chiarimenti
Le Ragioni della Pubblicazione e le Domande su un "Papato Emerito"
La notizia della rinuncia di Papa Benedetto XVI al pontificato, annunciata personalmente in latino durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto, il 28 febbraio 2013, ha segnato un momento storico. A distanza di anni, molti lettori si sono interrogati sulla pubblicazione del libro della Bussola, che contiene una lettera di Benedetto XVI in cui ribadisce la pienezza della sua rinuncia al pontificato, specialmente sul "perché dopo 11 anni". Monsignor Bux, autore dell'introduzione al carteggio contenuto come appendice del libro “Realtà e utopia nella Chiesa”, inizialmente giudicava corretto mantenere il carteggio privato. Questa decisione era motivata dalla volontà di evitare che la lettera diventasse ulteriore "carburante per la guerra tra opposte fazioni" riguardo alla rinuncia di Benedetto XVI e al pontificato di Francesco.
La pubblicazione attuale, invece, è un modo di affidare quella rinuncia alla storia, ponendo fine a tante speculazioni, con tutte le valutazioni critiche che si possono fare oggi. Per comprenderne appieno il significato, quella lettera deve essere letta nel contesto delle domande che monsignor Bux aveva consegnato al Papa emerito nel corso di un'udienza avvenuta il 21 luglio 2014. Bux, raccogliendo le osservazioni critiche di varie personalità, compresi cardinali che erano stati molto vicini a Benedetto XVI, aveva posto alcune domande al Papa emerito.
La prima domanda riguardava la rinuncia stessa: «secondo alcuni storici autorevoli, la Sua rinuncia ha scosso la struttura del ministero petrino, per cui non si sa cosa potrà succedere». Non si metteva in discussione il diritto di un Pontefice alla rinuncia, che è ovvio, ma le motivazioni, che non sembravano quelle gravi previste dalla letteratura canonistica. La rinuncia lasciò spaesati i credenti e indusse diversi osservatori a ritenerla una “modernizzazione del papato”, come se fosse un ufficio a termine. Hans Küng parlò di “demistificazione del ministero pontificio”.
La seconda domanda era: «Secondo altri teologi, Ella non può ritenere di aver lasciato solo l’esercizio del ministero e non anche il munus, perché con questo si rischia uno scisma. Né può vestirsi come papa se non lo è più». Bux spiegava che per molti canonisti Benedetto XVI avrebbe dovuto chiarire quale assetto giuridico avesse il “papato emerito”. Peraltro, tre giorni prima dell'indicazione del direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, di chiamarlo "Sua Santità Benedetto XVI papa emerito" - indicazione avvenuta su suggerimento verbale del segretario del Papa, monsignor Gänswein -, “La Civiltà Cattolica” escludeva tassativamente che potesse ancora chiamarsi “papa” chi aveva rinunciato. Sandro Magister commentò: «Troppo poco e troppo vago perché la questione sia da ritenersi risolta».

La Risposta di Benedetto XVI e il Concetto di "Ministero Allargato"
Benedetto XVI rispondeva alle domande di Bux eludendole, ricordando la legittimità della rinuncia, che riguardava sia l’esercizio del ministero che il munus, e liquidava gli “storici autorevoli” e “altri teologici” citati da Bux, definendoli poi “giornalisti”. Di fatto però, era la prima volta nella storia della Chiesa che un Papa rinunciava restando ancora “Sua Santità” e “Papa emerito” e continuando a vestirsi con la talare bianca. Questa presenza di due Papi ha alimentato molta confusione, soprattutto perché lo stesso Benedetto, nell’ultima udienza del 27 febbraio 2013, disse: «Il ‘sempre’ è anche un ‘per sempre’ - non c’è più un ritornare nel privato. La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo».
A questa complessità si aggiunse la dirompente conferenza del suo segretario, Monsignor Georg Gänswein, il 20 maggio 2016, alla Pontificia Università Gregoriana. Gänswein affermò che Benedetto «non ha affatto abbandonato questo ministero. Egli ha invece integrato l’ufficio personale con una dimensione collegiale e sinodale, quasi un ministero in comune», sostenendo che «non vi sono dunque due papi, ma de facto un ministero allargato, con un membro attivo e un membro contemplativo». Per i teologi questa visione fu sconcertante.
Crisi e Sfide della Chiesa Secondo Monsignor Bux
Storicamente, la presenza in Vaticano del Papa emerito ha avuto l’effetto di “frenare” la “rivoluzione” di Papa Bergoglio. Monsignor Bux si chiede se questo fosse lo scopo. Scrive: «Se si consulta il sito Katholiske, sulla rinuncia, si trova scritto che Benedetto XVI lo ha fatto per evitare uno scisma, giocando d’anticipo sui modernisti che volevano spingerlo alla rinuncia». Bux sintetizza una situazione drammatica della Chiesa, citando proprio Ratzinger: «Il neopaganesimo o il secolarismo che dir si voglia, è entrato nella Chiesa a causa dell’inseguimento del mondo».
Secondo Bux, gli ultimi anni sono stati il culmine dell’invasione del pensiero modernista-progressista dentro la Chiesa. Egli sottolinea che «l’Apostolo afferma: ‘la realtà invece è il Cristo’ (Col 2,17). Ciò nonostante, nella Chiesa, la realtà è incalzata dall’utopia da oltre sessant’anni», arrivando al punto che Papa Francesco «non spiegava perché Dio si è fatto uomo, ma cercava altrove la fonte della ‘fratellanza’, prediligendo i corpi individuali e sociali, non parlando mai della salvezza delle anime e collegando la speranza all’utopia e ai sogni, in contrasto con la speranza cristiana». Bux osserva che «gli uomini di Chiesa si sono fatti profeti della società post-secolare europea ormai esausta, guardandosi bene dall’indicare in Gesù la via di salvezza e quindi consolazione, in merito ai significati ultimi dell’esistenza». Aggiungendo: «Il grande assente dalla predicazione è Gesù». L'auspicio di Bux è: «Se la Chiesa d’oggi si trova in questa ‘vistosa confusione’, potrebbe il nuovo papa far finta di nulla?».
La Lettera sui Volumi di Teologia di Papa Francesco e la Controversia della Segreteria per la Comunicazione
La Pubblicazione Controllata e l'Omissione di Passaggi Chiave
I cinque anni di pontificato di Papa Francesco furono celebrati dalla Santa Sede in maniera inusuale. Il Prefetto della Segreteria per la Comunicazione, monsignor Dario Edoardo Viganò, rese pubblica «una lettera personale di Benedetto XVI sulla continuità con il pontificato di Papa Francesco», su cui si concentrò tutta l’attenzione dei media. Il Papa Emerito ringraziava di aver ricevuto in dono gli undici libri della collana di teologia, dedicati a Bergoglio, affermando che essi «mostrano a ragione che Papa Francesco è un uomo di profonda formazione filosofica e teologica e aiutano perciò a vedere la continuità interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento».
Benedetto XVI si mostrava anche felice della pubblicazione dei “piccoli volumi” perché contribuiva a «opporsi e reagire allo stolto pregiudizio per cui Papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica, mentre io sarei stato unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano oggi». Come risulta chiaro, il Pontefice emerito più che lodare l’opera teneva a chiarire che, se è vero che Bergoglio è tutto meno che un buon parroco senza alcuna infarinatura teologica, è altrettanto vero che lui, Ratzinger, non era affatto un anacoreta disperso da qualche parte a studiare sant’Agostino mentre il mondo andava avanti. Questi due paragrafi furono diffusi subito dalla Sala Stampa vaticana attraverso un comunicato.
Viganò, però, aveva letto anche un ulteriore paragrafo, che nel comunicato stampa era stato omesso e nella foto diffusa ai media, il paragrafo “misterioso” era stato oscurato. L'Associated Press protestò, parlando di «manipolazione» che va contro «l’etica professionale giornalistica». L’omissione poneva un problema non di poco conto: se infatti è vero che il Papa emerito plaudiva all’iniziativa perché si opponeva allo “stolto pregiudizio”, risultava altrettanto evidente che il giudizio di Benedetto XVI era generico, visto che ammetteva di non aver letto i libri né di volerlo fare in un “prossimo futuro”, avendo tra le altre cose altri impegni già assunti.
La Rivelazione del Contenuto Integrale e le Critiche agli Autori
La questione sembrava essersi conclusa, ma dal tardo pomeriggio di venerdì iniziarono a rincorrersi voci, da fonti ben qualificate, secondo le quali la lettera non era affatto integrale. Il sabato mattina, "il Foglio" appurò che c’era effettivamente un altro paragrafo, omesso sia dal comunicato stampa rabberciato sia da monsignor Viganò. Joseph Ratzinger aveva declinato l’invito a dare l’endorsement ai volumetti a causa della presenza tra gli autori degli stessi di due teologi tedeschi che per decenni avevano tuonato contro il pontificato di Giovanni Paolo II e l’allora prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, e cioè Ratzinger. Il dito era puntato su Peter Hünermann e Jürgen Werbick.
Hünermann, cattedratico a Tubinga, aveva definito Benedetto XVI un uomo «cresciuto nella vecchia epoca, con la vecchia teologia precedente il Concilio» e in un commento sul lascito del pontificato ratzingeriano rispose: «Il fatto di ritirarsi». Entrambi avevano firmato anni prima un appello, tra i cui firmatari anche Hans Küng, con cui chiedevano l’ordinazione delle donne al sacerdozio, l’ordinazione di uomini sposati, la partecipazione dei laici alla nomina dei vescovi e dei parroci, e la «non esclusione» di divorziati risposati e di quanti vivono in un’unione tra persone dello stesso sesso. Chiedevano libertà: «libertà del messaggio evangelico» e «libertà di coscienza». Nel 1989, sostennero la Dichiarazione di Colonia che lamentava «il governo autoritario di Giovanni Paolo II».
Il Vaticano fu costretto a diffondere il testo integrale della lettera, che confermava le motivazioni del rifiuto di Benedetto XVI, benché la critica del Papa emerito fosse tutta rivolta a Hünermann. Il paragrafo lungo che fa comprendere come l’opera abbia ricevuto tutto meno che un endorsement da parte di Benedetto XVI recitava: «Solo a margine vorrei annotare la mia sorpresa per il fatto che tra gli autori figuri anche il professor Hünermann, che durante il mio pontificato si è messo in luce per avere capeggiato iniziative anti-papali. Egli partecipò in misura rilevante al rilascio della Kölner Erklarung, che, in relazione all’enciclica Veritatis splendor, attaccò in modo virulento l’autorità magisteriale del Papa specialmente su questioni di teologia morale. Anche la Europäische Theologengesellschaft, che egli fondò, inizialmente da lui fu pensata come un’organizzazione in opposizione al magistero papale. In seguito, il sentire ecclesiale di molti teologi ha impedito quest’orientamento, rendendo quell’organizzazione un normale strumento d’incontro fra teologi. Sono certo che avrà comprensione per il mio diniego e la saluto cordialmente».
Il Racconto - La lettera di benedetto XVI
La Difesa della Verità e la Critica Implicita al Vaticano
È evidente la gravità delle parole usate dal Papa emerito, che con ironia chiede (e si chiede) come sia stato possibile che il Vaticano abbia chiesto a colui che fondò «un’organizzazione in opposizione al magistero papale» di scrivere un volume sulla teologia del Papa regnante, e come gli sia stato chiesto di scrivere una breve e densa pagina teologica - si presume di lode - a un’opera tra i cui autori c’è chi «durante il mio pontificato si è messo in luce per avere capeggiato iniziative anti-papali». Benedetto XVI colse l’occasione anche per difendere Veritatis splendor, l’enciclica di Giovanni Paolo II del 1993 sui fondamenti della morale. Joseph Ratzinger, da emerito, aveva già ribadito l’importanza di riprendere in mano questo testo, scrivendo che «il grande compito che Giovanni Paolo II si diede in quell’enciclica fu di rintracciare nuovamente un fondamento metafisico nell’antropologia, come anche una concretizzazione cristiana nella nuova immagine di uomo della Sacra Scrittura. Studiare e assimilare questa enciclica rimane un grande e importante dovere».
Benedetto XVI: Coerenza, Resilienza e Testamento Spirituale
Gli Attacchi e la Costante "Immolazione per la Chiesa"
Non è la prima volta che Papa Benedetto si è trovato al centro di un iconoclastico furore mediatico, sorprendentemente con origine nel suo paese di provenienza, la Germania. Dopo le sue dimissioni, seguirono supposizioni di ogni genere. A chi lo considerava uno sconfitto dalla storia che vive in angoscia l’ultimo periodo della sua vita, rispose: «Cosa vuole. Ho sotto di me il cupolone e mi sento in comunione con la Chiesa universale. Ho qui i miei libri, i fedeli compagni di una vita. Io, invece, vedo qui un uomo pacificato e sereno».
Da ultimo, gli attacchi più atroci e difficili da respingere per un uomo che stava per compiere 95 anni, riguardarono i casi di pedofilia nella diocesi di Monaco, con l'accusa di aver omesso di prendere provvedimenti contro dei sacerdoti. Per Ratzinger, in questo caso, parlano l’impegno a combattere la pedofilia negli anni del suo pontificato, la commovente lettera inviata ai vescovi irlandesi con l’invito a fare pulizia e a chiedere il perdono, e i numerosi incontri con le vittime di abusi. Ricordiamo le parole di una vittima in occasione di un incontro con il Papa: a chi gli chiedeva cosa gli avesse detto il pontefice rispose: «Niente. Abbiamo pianto insieme». Quanto all’accusa di bugia, è la più assurda, dato che il suo motto episcopale era Collaboratori della verità e sia da cardinale che da pontefice ha sempre cercato di restare fedele a tale proposito. La risposta più convincente l’ha data Papa Benedetto nella lettera resa nota: «Nell’intimo continua comunque a persistere la profonda appartenenza all’arcidiocesi di Monaco».
In tutti questi attacchi, Papa Benedetto non si è mai tirato indietro, vi ha messo la faccia. Ancora una volta vale quanto disse padre von Balthasar in un contesto precedente di attacchi contro Ratzinger, quando disse in tono solenne: «Voi non capite. Si sta immolando per la Chiesa». Tutti concordano che da qualche tempo la Chiesa è in difficoltà. Papa Benedetto cominciò a lamentare quel che Papa Francesco chiama la mentalità mondana molto presto, da cardinale e da Papa.

La Pace Interiore e il Messaggio Spirituale Finale
Insieme allo spirito di appartenenza va anche ricordato lo spirito di sacrificio. Papa Benedetto, pur confessando di provare il ribrezzo e l’angoscia sperimentati da Gesù nell’orto di Getsemani, ricorda di avere l’animo lieto guardando al Padre che l’aspetta pronto ad accoglierlo. Questo non si tratta solamente di una bella frase ad effetto, bensì di un sentimento vissuto. Una visita al Papa emerito, vigilia del settantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale, rivelò una gioia che sembrava quella del primo giorno della sua ordinazione sacerdotale. Scriveva il cardinal Ratzinger nella sua autobiografia: «Era una splendida giornata d’estate, che resta indimenticabile…Un piccolo uccello, forse un’allodola si levò dall’altare maggiore della cattedrale e intonò un piccolo canto gioioso; per me fu come se una voce dall’alto mi dicesse: va bene così, sei sulla strada giusta».
Papa Benedetto guarda ormai agli eventi terreni con gli occhi rivolti verso l’alto, verso la casa del Padre. La sua lettera è un testamento spirituale diretto, a mio avviso, soprattutto ai sacerdoti, ai tanti che sono fedeli ed anche a quelli che hanno sbagliato.