La Vita Eremitica e Monastica a Pennabilli e in Italia

La storia dell'eremitismo femminile, in particolare quella delle donne che scelgono una vita di solitudine e preghiera, è un tema di profonda spiritualità e grande interesse. In Italia, e specificamente nel territorio di Pennabilli, emergono figure e racconti che delineano un percorso di fede autentico e, a volte, sorprendente. Questo articolo esplora le vicende di alcune di queste donne, focalizzandosi in particolare sull'esperienza dell'eremita di Bascio di Pennabilli e sulla storia della presenza monastica femminile nella località.

Sveva della Trinità: L'Eremita di Bascio di Pennabilli

L'eremita Sveva della Trinità, che abita a Bascio di Pennabilli, al confine con la Toscana, sul passo di Viamaggio, è una figura che ha toccato profondamente chi ha avuto modo di incontrarla. Le famiglie della parrocchia di Villachiaviche hanno espresso il desiderio di ritornare a incontrarla, testimoniando il forte impatto della sua presenza.

Il Percorso di Giuseppina Santucci e la Consacrazione

Il nuovo nome di Sveva della Trinità è stato adottato dalla giovane Giuseppina Santucci, nata a Novafeltria di Pesaro (ora di Rimini). La sua consacrazione a monaca eremita è avvenuta il sabato 30 giugno 2012, durante una gioiosa celebrazione eucaristica nel bel santuario “Madonna delle Grazie” a Pennabilli. In quell'occasione, davanti al vescovo di S. Marino-Montefeltro, S. E. Mons. Luigi Negri, Giuseppina ha proceduto alla vestizione e alla professione temporanea dei consigli evangelici. Ha chiesto al Vescovo “la misericordia del Signore e la grazia di servirlo come Monaca Eremita Diocesana, volendo vivere in castità per il regno dei cieli, abbracciare la povertà volontaria, offrire a Dio il dono dell’obbedienza, per seguire Cristo nella via della perfezione evangelica”.

Il Presule, dopo aver invocato la grazia divina per lei, ha accettato la sua professione, riconoscendola come creatura nuova e nominandola Sveva della Trinità. Le sono stati consegnati il sacro velo, il Vangelo, la Liturgia delle Ore e la Forma di vita della Monaca Eremita Diocesana, affinché fosse fedele agli orientamenti in essa delineati.

La Rinuncia ai Beni Terreni e la Formazione Accademica

Con questa celebrazione, Giuseppina, seguendo la spiritualità francescana, ha rinunciato a tutti i beni terreni. Ha riconosciuto il Signore Iddio come primo Padre e prima Madre, senza misconoscere i familiari, stringendosi ancor più alla mamma vedova, catechista nella parrocchia del Centro storico di Pesaro. Ha rinunciato ai beni economici spettanti per eredità e a quelli derivanti dalla sua brillante carriera accademica e professionale potenziale. Si era diplomata brillantemente presso il Conservatorio “G. Rossini” come arpista e aveva conseguito la laurea in “Scienze dell’Educazione” presso l’Università di Urbino, oltre al diploma in “Scienze Religiose”. Parallelamente, ha ottenuto il perfezionamento in “Scienze Storico-Antropologiche delle Religioni” e, nell’anno accademico 2004-2005, il titolo di “Dottore di ricerca in filosofia”.

La Vita Quotidiana e la Testimonianza a Bascio

Nell’obbedienza ai superiori, Sveva ha voluto mantenere il servizio alla Chiesa pesarese come docente di Dottrina Sociale della Chiesa presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Giovanni Paolo II”. Il Vescovo di Pennabilli-Montefeltro le ha assegnato la sede presso Castello di Bascio e, durante l’omelia della celebrazione eucaristica, ha accolto con fiducia il suo programma spirituale, esaltando i tre cardini della Chiesa cattolica: povertà, castità, obbedienza. Ha spiegato che Sveva è in cammino verso la perfezione cristiana, servendo la Chiesa feretrana e universale con la preghiera assidua e l’accoglienza dei fratelli, confidando nell’aiuto del Signore e della Mamma Celeste.

Sveva non possiede automobile e si muove a piedi, percorrendo due ore di strada anche per andare a messa la domenica. Inizia la sua giornata alle 3 del mattino con la preghiera davanti a Gesù, traendo da Lui la luce e il calore. La luce del volto di Sveva e il calore della sua testimonianza hanno riempito il cuore dei presenti, che sono tornati alle loro case arricchiti dalla gioia contagiosa di questa "innamorata di Dio".

foto di Sveva della Trinità nell'eremo di Bascio di Pennabilli o paesaggio montano con l'eremo

La Storia del Monastero Femminile a Pennabilli: Un Contesto Storico

Oltre alle esperienze eremitiche individuali, Pennabilli vanta una ricca storia di presenza monastica femminile, che ha contribuito a plasmare la spiritualità e la cultura del territorio per secoli.

Dalle Origini alle Suore Umiliate

La storia del monastero inizia nel 1518, quando il “egregio e spettabile signor Giovanni Lucio de Lucis, del Castello di Billi”, donò l’edificio alle donne della sua famiglia che desideravano intraprendere una vita religiosa. Sembra che già dall’anno precedente fossero giunte le prime Suore Umiliate, provenienti dal monastero di S. Matteo di Rimini, di spiritualità francescana, le quali dedicarono il monastero a S. Antonio di Padova.

Nel 1571, l’ordine delle Umiliate fu soppresso, e le monache si trovarono senza regola e, di conseguenza, senza la possibilità di accogliere nuove giovani.

Trasformazioni e Sfide attraverso i Secoli

La situazione cambiò nel 1624, grazie all’interessamento di Padre F. Marco dell’Ordine dei Predicatori, quando le cinque monache rimaste entrarono a far parte dell’Ordine Domenicano. Il monastero riprese vita e prosperò fino al 1810, anno in cui, per decreto di Napoleone, tutti i religiosi e le religiose dovettero abbandonare i loro conventi.

Nel 1814, ci fu la possibilità di riaprire molti monasteri, incluso quello di Pennabilli. Il 28 agosto 1816, solennità di S. Agostino, le sorelle domenicane professarono la Regola dell’ordine di S. Agostino, e la comunità contava allora 24 religiose.

Tuttavia, il travaglio della nuova comunità non era ancora concluso. Il Nuovo Regno d’Italia, nel 1861, decretò la soppressione degli Ordini Religiosi e l’incameramento di tutti i loro beni. L’acquisto del monastero fu reso possibile grazie a una generosa donazione di £1.200 e a un prestito del Vescovo.

La Comunità Contemporanea

Dopo il 1947, la comunità ha continuato a essere una presenza significativa nel territorio, sebbene abbia iniziato a ridursi numericamente. Non ci furono nuovi ingressi fino all’arrivo di una sorella libanese nel 2003. Nel 2012, la comunità monastica era composta da quattro sorelle di voti solenni e da una postulante. Nello stesso anno, a novembre, quattro monache dal Monastero Agostiniano di Lecceto (Siena), con l’approvazione del Priore Generale dell’Ordine Robert F. Prevost, si trasferirono a Pennabilli, infondendo nuova vitalità al monastero.

illustrazione storica del Monastero di Pennabilli o di monache agostiniane in preghiera

L'Eremitismo Contemporaneo: L'Esperienza di Paola sulle Montagne Italiane

L'eremitismo, sebbene spesso associato a epoche passate, continua a essere una scelta di vita per molte donne anche nel mondo contemporaneo. Un esempio illuminante è la storia di Paola, una donna che da diciotto anni ha scelto di vivere come eremita tra le montagne italiane. La sua esperienza offre una prospettiva unica sulla trasformazione della solitudine in libertà attraverso uno stile di vita essenziale, autosufficiente e profondamente spirituale.

La Scelta di Vita e la Ricerca dell'Essenziale

Paola ha deciso di lasciare la vita cittadina, che percepiva come soffocante, per ritirarsi in un rifugio isolato in montagna nel 2005, dopo che le sue tre figlie erano cresciute e diventate autonome. Qui ha trovato lo spazio per ripensare la propria esistenza, costruendo una vita basata sul minimalismo, l'autosufficienza e la spiritualità. Quello che all'inizio era una sfida ardua, è diventato per Paola un rifugio di pace. Ha imparato a convivere con le sue paure e a vederle come alleate, sviluppando una forza interiore inaspettata. La sua scelta, sebbene radicale, è un richiamo a ritrovare sé stessi, a mettere in discussione le convenzioni e a scegliere un percorso che risuoni con il proprio cuore. Vivere con poco, per Paola, non è privazione ma consapevolezza di ciò che è veramente importante.

La Routine Quotidiana e la Connessione con la Natura

Ogni giornata di Paola inizia nel silenzio assoluto delle montagne, interrotto solo dai suoni della natura. Alle tre del mattino, si dedica alla meditazione e alla preghiera, un dialogo intimo con sé stessa e l’universo. Con il sorgere del sole, la giornata prende vita, seguendo il ritmo delle stagioni: in estate si dedica all'orto, in inverno ad attività più intime. Ogni azione, dal raccogliere legna al preparare un pasto semplice o raccogliere l'acqua, diventa un rituale di presenza e gratitudine. Attraverso l'eremitaggio, Paola ha riscoperto una gioia autentica, nascosta nelle piccole cose, ricordando che "ogni giorno è un dono, e la natura mi insegna che tutto accade a suo tempo."

La Rete di Supporto e la Spiritualità Autentica

Nonostante la vita solitaria, Paola ha coltivato relazioni umane significative, creando una rete di supporto con i vicini e accogliendo chiunque voglia scoprire il suo mondo. La sua generosità si manifesta nell'aiutare chi è in difficoltà, offrire conforto e condividere i frutti del suo orto, dimostrando che le connessioni umane sono essenziali per il nutrimento dell’anima. Per Paola, la vita da eremita è un profondo viaggio spirituale, una ricerca della verità che si rinnova ogni giorno attraverso momenti di meditazione e preghiera. Non si tratta di dogmi, ma di ascoltare la voce interiore e osservare senza giudizio. Questa connessione profonda con sé stessa e con il mondo circostante dà significato alla sua vita, mostrando che la spiritualità non è complicata, ma si vive nelle piccole cose e nei momenti di ascolto del cuore.

foto di un eremo di montagna con Paola o di Paola intenta in attività quotidiane nella natura

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