La Domenica delle Palme, che segna l'inizio della Settimana Santa per i cristiani di tutto il mondo, è un giorno di profonda spiritualità che commemora l'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme e l'inizio della sua Passione. Tuttavia, in diverse parti del mondo, questa giornata è stata purtroppo funestata da eventi tragici, incidenti inattesi e controversie, trasformando la celebrazione in momenti di dolore e sconforto. Dagli attacchi coordinati alle violenze urbane e alle restrizioni religiose, il contesto della Domenica delle Palme si è rivelato in alcune occasioni un crocevia di fede e sofferenza.
Attacco Coordinato in Nigeria: Un Massacro nella Domenica delle Palme
La celebrazione della Domenica delle Palme in Nigeria si è trasformata in tragedia nella città di Jos, capitale dello Stato del Plateau. Almeno 26 persone sono state uccise durante un attacco coordinato che ha colpito diversi quartieri, in particolare Angwa Rukuba, Eto Baba e le zone residenziali vicine, dove vivono numerose famiglie e studenti.
I racconti degli abitanti descrivono una scena di caos e terrore. Uomini armati, giunti in moto, hanno aperto il fuoco indiscriminatamente, prendendo di mira civili colti alla sprovvista. Ad Angwa Rukuba Junction, tiri nourris hanno risuonato, lasciando dietro di sé corpi senza vita e sopravvissuti traumatizzati. Sembra che alcune case siano state incendiate, gettando ancora più famiglie nella miseria.
L’identità degli autori rimane incerta. Alcune testimonianze puntano il dito contro Boko Haram, mentre altre parlano di milizie fulani. Questa confusione illustra la complessità del contesto di sicurezza in Nigeria, dove le violenze sono spesso il risultato di un intreccio di fattori: rivalità fondiarie, tensioni etniche, divisioni religiose e presenza di gruppi armati.

Questo dramma ricorda dolorosamente un attacco simile avvenuto la Domenica delle Palme dell’anno precedente nella stessa regione. Il ripetersi di queste violenze sottolinea l’urgenza di una risposta duratura, in grado di ripristinare la fiducia e proteggere le popolazioni civili. Eppure, nonostante il dolore, continuano a levarsi appelli alla pace. Responsabili religiosi, autorità locali e semplici cittadini rifiutano di cedere alla logica della vendetta. Chiedono dialogo, giustizia e riconciliazione. Nel cuore di questa tragedia, una domanda rimane: quante vite dovranno ancora essere perse prima che la pace attecchisca in modo duraturo? In questo tempo della Settimana Santa, questo grido diventa preghiera - una preghiera affinché la Nigeria ritrovi la via della fratellanza e affinché il sangue versato non sia vano. Pace eterna alle anime dei defunti!
Dramma Urbano a Milano: Donna Trascinata da un Tram
A Milano, la Domenica delle Palme del 31 marzo 2026 è stata teatro di una terribile disavventura che ha coinvolto una donna di ventinove anni. Si fatica quasi a immaginare quei fotogrammi: una donna è rimasta appesa per il braccio al tram, incastrata in una delle porte mentre stava salendo, con la testa e tutto il resto del corpo all’esterno. È stata trascinata per quasi 50 metri sotto gli occhi terrorizzati dei due figli, che si erano già seduti a bordo del mezzo pubblico, degli altri passeggeri che hanno urlato per richiamare l’attenzione dell’autista e dei tantissimi passanti che affollavano la centralissima via Mazzini.

La terribile disavventura, che per fortuna si è conclusa solo con tanto spavento e alcuni lievi traumi al braccio per la ventinovenne filippina K.M., è andata in scena alle 16.50. I primi ad accorgersi di quello che stava accadendo sono stati due carabinieri del Nucleo Radiomobile, che in quei minuti stavano pattugliando l’area che ruota attorno a piazza Duomo.
Stando a quanto ricostruito, la donna e i bambini sono saliti sul tram modello Revamping alla fermata che si trova vicino alle uscite della linea 1 e 3 del metrò. Con ogni probabilità, stavano tornando a casa, visto che il 16 fa capolinea a due passi dallo stabile in cui vivono in zona Calvairate. I primi a entrare dalla porta posteriore sono stati i minorenni, seguiti dalla madre. Probabilmente K. è stata rallentata da altre persone e non è riuscita a infilarsi in tempo nel tram. Nel frattempo, il conducente del mezzo pubblico, il sessantenne G.L., ha chiuso le porte ed è ripartito, senza accorgersi che la ventinovenne era rimasta incastrata.
La donna ha cercato in tutti i modi di restare in piedi, accelerando il passo per pareggiare la velocità del tram, ma a un certo punto ha perso l’equilibrio ed è caduta, restando appesa per il braccio destro e finendo trascinata in strada. Alla sequenza choc hanno assistito in tempo reale due militari del pronto intervento dell’Arma, che hanno subito azionato sirena e lampeggianti dell’auto di servizio e hanno superato il 16 per bloccarne la marcia. Dopo aver sorpassato la vettura numero 4922, hanno fatto ampi cenni al tranviere di fermarsi subito e di aprire altrettanto rapidamente le porte.
La donna, sotto choc per l’accaduto, è stata trasportata in ambulanza al Policlinico in codice verde per dolori a polso, braccio e gambe e qualche escoriazione a una mano. Con lei c’erano pure i figli, che in lacrime hanno potuto riabbracciare la madre dopo lo scampato pericolo. Nel frattempo, i carabinieri hanno chiesto conto dell’accaduto all’autista, che ha dichiarato di non essersi accorto di nulla; l’uomo ha aggiunto che le porte sono dotate di un sistema automatico che ne consente l’apertura immediata in caso di persona bloccata. Così non è stato. Anche su questo aspetto si concentreranno gli accertamenti investigativi degli agenti della polizia locale, che sono intervenuti in via Mazzini per rilevare l’incidente, misurando una distanza di circa 45 metri tra il punto in cui la ventinovenne è rimasta bloccata e quello in cui il tram si è fermato. Dopo 35 minuti di stop, il 16 e altri tre tram fermi in coda hanno ripreso servizio.
Incidenti e Controversie Legate alla Celebrazione
La Negata Celebrazione a Gerusalemme
In un altro evento singolare avvenuto la Domenica delle Palme, la polizia israeliana ha impedito al cardinale Pierbattista Pizzaballa di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme e celebrare la tradizionale messa della Domenica delle Palme. Si tratta di un fatto inaudito: come riportato nella nota, infatti, è la prima volta nel corso di diversi secoli che a un capo della Chiesa viene impedito di celebrare la messa della Domenica delle Palme.

«I due sono stati fermati sulla strada, mentre procedevano senza alcuna caratteristica che riconducesse a una processione o a un atto cerimoniale e sono stati obbligati a tornare indietro», spiega la nota del Patriarcato di Gerusalemme che definisce la decisione della polizia irragionevole e sproporzionata.
La Treviso Marathon e il Malumore delle Parrocchie
Anche in Italia, la Domenica delle Palme è stata al centro di una controversia organizzativa. La Treviso Marathon, tenutasi in questa giornata, ha suscitato sconcerto nelle parrocchie della Marca. Alcuni, malvolentieri, si sono adeguati spostando le messe al pomeriggio. Altri invece hanno suggerito ai fedeli una riflessione, invocando apertamente il rispetto, venuto meno, da parte delle istituzioni. Don Luciano Traverso, parroco di Silea, uno dei comuni attraversati dalla corsa, lo ha scritto chiaramente nel foglietto parrocchiale: «Era proprio necessario farlo in questa domenica?». Il vescovo monsignor Agostino Gardin, però, pare non abbia gradito il malumore dei parroci.
Riflessione sulla Passione e la Sofferenza nella Domenica delle Palme
Al di là degli eventi tragici e degli incidenti, la Domenica delle Palme porta intrinsecamente con sé il tema della sofferenza, essendo l'unica occasione, a parte il Venerdì Santo, in cui si legge il Vangelo della Passione di Cristo nel corso di tutto l’anno liturgico. Concentrarsi sulla persona di Gesù: chi è e cosa fa per noi Gesù Cristo oggi, è il compito profondo di questa giornata.
Tradizionalmente, durante la Settimana Santa, si partecipava a processioni, Via Crucis e prediche quaresimali. In molti paesi e regioni è ancora molto sentita la processione del Cristo morto e altre tradizioni legate alla Passione di Cristo. Per molti, questa è l’unica occasione in cui dedicare un po’ di tempo e di attenzione alla Passione di Cristo.
Il Getsemani: Angoscia e Solitudine
La Passione può essere compresa attraverso una breve Via Crucis, simbolicamente articolata in tre stazioni. La prima rivela un Gesù irriconoscibile: lui che comandava ai venti e ai mari e gli obbedivano, che diceva a tutti di non temere, ora è in preda a tristezza e angoscia. Alla lettera, a un terrore solitario, o a una solitudine spaventosa. Quale la causa? Il calice indica tutta la mole di sofferenza che sta per abbattersi su di lui. Ma non solo. Indica soprattutto la misura della giustizia divina che gli uomini hanno colmato con i loro peccati e trasgressioni. Immaginando questo nostro universo fisico, fatto di miliardi di galassie, ciascuna con miliardi di stelle, come un’immensa piramide rovesciata che poggia su un punto solo, si percepisce quale pressione dovrebbe sopportare quel punto. Analogamente, l’universo morale della colpa, che non è meno sconfinato di quello fisico (pensiamo a tutto l’odio, la menzogna, l’egoismo, l’ingiustizia che c’è nel mondo), era come un’immensa piramide rovesciata, la cui punta poggiava allora sul cuore di Cristo. Di qui la sua tristezza mortale e il sudore di sangue.
Il filosofo Pascal ha affermato: «Cristo è in agonia, nell’orto degli ulivi, fino alla fine del mondo. Non bisogna lasciarlo solo in tutto questo tempo». Questo concetto suggerisce che Gesù è in agonia ovunque ci sia un essere umano che lotta con la tristezza, la paura, l’angoscia, in una situazione senza via d’uscita, proprio come lui quel giorno. Ogni giorno si sentono di tragedie che si consumano, a volte nel nostro stesso edificio, nella porta dirimpetto, senza che nessuno si accorga di niente. Quanti orti degli ulivi, quanti Getsemani nel cuore delle nostre città!

Nel Pretorio di Pilato: L'Uomo Incatenato
La seconda stazione ci conduce nel pretorio di Pilato: «Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la coorte. Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo. Cominciarono poi a salutarlo: “Salve, re dei Giudei!”». Esiste un quadro di autore fiammingo del secolo XVI che rappresenta proprio questo Gesù nel pretorio di Pilato. Il dipinto mostra un Gesù con in capo un fascio di spine appena colte (vi sono ancora foglioline appese). Dal capo scendono gocce di sangue che sul volto si mescolano con le lacrime. È un Gesù che piange, ma non su di sé. Ha la bocca semiaperta, come chi fa fatica a respirare. È appena uscito dalla flagellazione… Sulle spalle è appoggiato un mantello pesante e consunto, più simile a latta che a stoffa. E poi quei polsi legati a doppia ritorta con una rozza corda sono la cosa che impressiona di più. Gesù non può muovere neppure un dito. È l’uomo a cui è stata tolta ogni libertà. Immobilizzato. Un ammanettato anche lui! Anche qui si può affermare: Gesù è nel pretorio di Pilato fino alla fine del mondo. Si riflette su tutti i torturati e gli ammanettati di ieri e di oggi (innocenti o colpevoli che siano), soli e inermi, in balia di aguzzini o di poliziotti senza pietà, in qualche buio androne di prigione, dove nessuno può intervenire; si pensa alle file di ebrei avviati come agnelli al macello nei campi di sterminio.

Sul Calvario: L'Ateo per Espiazione e la Madre Addolorata
Lasciando il pretorio di Pilato, ci portiamo sul Calvario. Un'interpretazione profonda suggerisce che Gesù sulla croce sia divenuto l’ateo, il senza Dio. Esistono due forme di ateismo: l’ateismo attivo, o volontario, di chi rifiuta Dio, e l’ateismo passivo, o subìto, di chi è rifiutato (o si sente rifiutato) da Dio. Un ateismo di colpa e un ateismo di pena e di espiazione. Gesù, in questo modo, ha espiato in anticipo tutto l’ateismo che c’è nel mondo. Non solo quello degli atei dichiarati, ma anche quello degli atei pratici, di coloro che vivono «come se Dio non esistesse», relegandolo all’ultimo posto nella propria vita. Si riflette sul nostro stesso ateismo, inteso come un vivere «come se Dio non esistesse», relegandolo all’ultimo posto nella propria vita; in questo senso, siamo tutti, chi più chi meno, degli atei, dei «noncuranti» di Dio. Anche qui si può dire: «Gesù è sulla croce fino alla fine del mondo». Lo è in tutti gli innocenti che soffrono. È inchiodato alla croce nei malati gravi. I chiodi che lo tengono ancora legato alla croce sono le ingiustizie che si commettono verso i poveri. Si ricorda come in un campo di concentramento nazista un uomo fosse stato impiccato.

In tutte le «deposizioni dalla croce», spicca sempre la figura di Giuseppe di Arimatea. Egli rappresenta tutti coloro che, anche oggi, sfidano il regime o l’opinione pubblica, per accostarsi ai condannati, agli esclusi, ai malati di AIDS, e si danno da fare per aiutare qualcuno di essi a scendere dalla croce. Non si può congedarsi dal Calvario senza rivolgere un pensiero anche a Maria, la madre. Dopo Auschwitz si è parlato molto del silenzio di Dio. Ma nessuno sa, meglio di Maria, cos’è il silenzio di Dio.
La Piscina Miracolosa della Riconciliazione
Un canto tradizionale negro spiritual recita: «C’eri tu, c’eri tu, quando crocifissero il Signore?» (Were you there, were you there, when they crucified my Lord?). Questo interrogativo spinge alla riflessione personale sulla propria presenza e partecipazione al dramma della Passione. Si narra che a Gerusalemme c’era una piscina miracolosa. Ogni tanto le sue acque si agitavano e chi allora vi si buttava dentro ne usciva guarito. La Passione di Cristo è come una grande piscina, le cui acque, in questa Settimana Santa, sono «smosse», per la grazia più abbondante che circola nella Chiesa. «Buttarsi nella piscina» per qualcuno significa concretamente fare una buona confessione. Riconciliarsi con Dio. Non rimandare più oltre. Fare davvero Pasqua. In molte regioni d’Italia, esiste la tradizione della cosiddetta «grande pulizia pasquale».