San Fulgenzio di Ruspe: Vita, Insegnamenti e Sermoni

San Fulgenzio di Ruspe è stato una figura centrale del cristianesimo africano del V e VI secolo. La sua vita, segnata da esili e dalla difesa della fede cattolica contro l'arianesimo, è testimonianza della sua profonda devozione e del suo impegno teologico, espresso attraverso numerosi sermoni e opere.

Chi era San Fulgenzio di Ruspe?

Fulgenzio nacque a Thelepte (l'attuale Medinet-el Kedima, in Tunisia) forse nel 467. Apparteneva a una ricca famiglia romana, i Gordiani, che si era stabilita a Cartagine. Da giovane, grazie alla sua intelligenza e preparazione, ottenne l'incarico di procuratore delle imposte della sua provincia. Cresciuto da sua madre nella fede cristiana e ispirato dalla lettura di un sermone di Sant'Agostino, Fulgenzio decise di dedicarsi alla vita religiosa. Divenuto monaco, dopo aver soggiornato per breve tempo in Sicilia e a Roma, rientrò in patria, dove fondò un monastero di cui fu abate.

Mappa dell'Africa del Nord nel V-VI secolo con evidenziate Thelepte, Cartagine e Ruspe

Vescovo di Ruspe e gli Esili

Nel 507 o 508 venne nominato vescovo di Ruspe. Il re vandalo Trasamondo, di religione ariana (l’arianesimo era una dottrina trinitaria, considerata eretica, che si diffuse intorno al 320, secondo la quale Cristo sarebbe inferiore per autorità e dignità al Padre), lo esiliò insieme ad altri 60 vescovi cattolici in Sardegna. Giunto a Cagliari, Fulgenzio fondò un monastero presso la chiesa di San Saturnino.

Antica basilica o rovine della chiesa di San Saturnino a Cagliari, Sardegna

Nel 515 fu richiamato da Trasamondo per una disputa con gli ariani. Nuovamente esiliato nel 517 circa, rientrò definitivamente in patria nel 523, durante il regno del re vandalo Ilderico. La sua vita è stata descritta in un’opera databile al 533 circa, giunta a noi in forma anonima, ma attribuita al diacono Ferrando, suo alunno, che lo seguì in esilio a Cagliari.

Fulgenzio di Ruspe in una stampa antica o iconografia

La Teologia e gli Insegnamenti di San Fulgenzio

Gli scritti e i sermoni di San Fulgenzio offrono una profonda riflessione sulla fede cristiana, toccando temi centrali quali la carità, il sacrificio di Cristo, la risurrezione e il mistero della Trinità.

La Carità come Arma e Via per il Cielo

Dai «Discorsi» di san Fulgenzio di Ruspe, vescovo, emerge il tema della carità come dono divino e forza invincibile. Ieri abbiamo celebrato la nascita nel tempo del nostro Re eterno, oggi celebriamo la passione trionfale del soldato. Ieri infatti il nostro Re, rivestito della nostra carne e uscendo dal seno della Vergine, si è degnato di visitare il mondo; oggi il soldato, uscendo dalla tenda del corpo, è entrato trionfante nel cielo.

Il nostro Re, l’Altissimo, venne per noi umile, ma non poté venire a mani vuote; infatti portò un grande dono ai suoi soldati, con cui non solo li arricchì abbondantemente, ma nello stesso tempo li ha rinvigoriti perché combattessero con forza invitta. Portò il dono della carità, che conduce gli uomini alla comunione con Dio. Quel che ha portato, lo ha distribuito, senza subire menomazioni; arricchì invece mirabilmente la miseria dei suoi fedeli, ed egli rimase pieno di tesori inesauribili.

La carità, dunque, che fece scendere Cristo dal cielo sulla terra, innalzò Stefano dalla terra al cielo. La carità che fu prima nel Re, rifulse poi nel soldato. Stefano quindi per meritare la corona che il suo nome significa, aveva per armi la carità e con essa vinceva dovunque. Per mezzo della carità non cedette ai Giudei che infierivano contro di lui; per la carità verso il prossimo pregò per quanti lo lapidavano. Con la carità confutava gli erranti perché si ravvedessero; con la carità pregava per i lapidatori perché non fossero puniti. Sostenuto dalla forza della carità vinse Saulo che infieriva crudelmente, e meritò di avere compagno in cielo colui che ebbe in terra persecutore. La stessa carità santa e instancabile desiderava di conquistare con la preghiera coloro che non poté convertire con le parole.

Ed ecco che ora Paolo è felice con Stefano, con Stefano gode della gloria di Cristo, con Stefano esulta, con Stefano regna. Dove Stefano, ucciso dalle pietre di Paolo, lo ha preceduto, là Paolo lo ha seguito per le preghiere di Stefano. Quanto è verace quella vita, fratelli, dove Paolo non resta confuso per l’uccisione di Stefano, ma Stefano si rallegra della compagnia di Paolo, perché la carità esulta in tutt’e due. Sì, la carità di Stefano ha superato la crudeltà dei Giudei, la carità di Paolo ha coperto la moltitudine dei peccati, per la carità entrambi hanno meritato di possedere insieme il regno dei cieli. La carità dunque è la sorgente e l’origine di tutti i beni, ottima difesa, via che conduce al cielo. Colui che cammina nella carità non può errare, né aver timore.

Illustrazione di Santo Stefano martire e San Paolo insieme

Cristo: Sacerdote, Sacrificio e Tempio

San Fulgenzio enfatizza il ruolo unico di Cristo nella redenzione, come espresso nei suoi scritti:

Egli offrì se stesso per noi. (Cap. 22, 62; CCL 91a, 726). Egli, infatti, secondo l’insegnamento dell’Apostolo «ha dato se stesso per noi offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore» (Ef 5, 2). Egli è vero Dio e vero pontefice, che è entrato per noi nel santuario non con il sangue di tori e di capri ma con il suo sangue. Questi è dunque colui che in sé solo offrì tutto quello che sapeva essere necessario per il compimento della nostra redenzione, egli che è al tempo stesso sacerdote, sacrificio, Dio e tempio: sacerdote, per mezzo del quale siamo riconciliati, sacrificio che ci riconcilia, Dio a cui siamo riconciliati, tempio in cui siamo riconciliati.

Tuttavia come sacerdote, sacrificio e tempio era uomo e solo, perché Dio operava queste cose in quanto uomo. Invece come Dio non era una Persona sola perché il Verbo realizzava le medesime cose con il Padre e lo Spirito Santo.

Icona o dipinto di Cristo Sommo Sacerdote

La Trasformazione e la Resurrezione

Fulgenzio riflette sulla promessa della resurrezione e della trasformazione dei corpi, citando le parole di San Paolo:

Chi vincerà non sarà colpito dalla seconda morte. (Lib. 2, 11, 2 - 12, 1). «In un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba; suonerà infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati» (1 Cor 15, 52). Quando dice «noi» Paolo mostra che con lui conquisteranno il dono della futura trasformazione coloro che insieme a lui e ai suoi compagni vivono nella comunione ecclesiale e nella vita santa. Spiega poi la qualità di tale trasformazione dicendo: «È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e che questo corpo mortale si vesta di immortalità» (1 Cor 15, 53).

In costoro allora seguirà la trasformazione dovuta come giusta ricompensa a una precedente rigenerazione compiuta con atto spontaneo e generoso del fedele. La grazia prima opera, come dono divino, il rinnovamento di una risurrezione spirituale mediante la giustificazione interiore. Verrà poi la risurrezione corporale che perfezionerà la condizione dei giustificati. L’ultima trasformazione sarà costituita dalla gloria.

Immagine artistica o simbolica della resurrezione dei corpi

L'Eucaristia: Sacramento di Unità e Carità

La partecipazione al corpo e al sangue di Cristo è per San Fulgenzio un atto che santifica e unisce i fedeli:

Nell’offerta del sacrificio si compie ciò che prescrisse lo stesso Salvatore, come è testimoniato anche da Paolo. Ecco quanto dice l’Apostolo: «Il Signore Gesù nella notte in cui veniva tradito prese il pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: Questo è il mio corpo che è per voi; fate questo in memoria di me. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me. Perciò il sacrificio viene offerto perché sia annunziata la morte del Signore e si faccia memoria di lui, che per noi ha dato la sua vita. Egli stesso poi dice: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15, 13). Cristo è morto per noi.

Perciò quando facciamo memoria della sua morte, durante il sacrificio, invochiamo la venuta dello Spirito Santo quale dono di amore. La nostra preghiera chiede quello stesso amore per cui Cristo si è degnato di essere crocifisso per noi. Anche noi, mediante la grazia dello Spirito Santo, possiamo essere crocifissi al mondo e il mondo a noi. Siamo invitati ad imitare Cristo. Egli per quanto riguarda la sua morte, morì al peccato una volta per tutte; ora invece, per il fatto che vive, vive per Dio. Così anche noi consideriamoci morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù (cfr. Rm 6, 10-11).

L’edificio spirituale del corpo di Cristo si costruisce nell’amore secondo le parole di san Pietro. Con le pietre vive si eleva un edificio spirituale per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo (cfr. 1 Pt 3, 5). Infatti il calice che beviamo è la comunione del sangue di Cristo e il pane che spezziamo è la partecipazione del corpo del Signore; poiché vi è un solo pane, noi, pur essendo molti, formiamo un solo corpo; tutti infatti partecipiamo dell’unico pane (cfr. 1 Cor 10, 16-17).

Quella grazia che fece della Chiesa il corpo di Cristo, faccia sì che tutte le membra della carità rimangano compatte e perseverino nell’unità del corpo. Sia questa la nostra preghiera. Sia questo il dono di quello Spirito, che è l’unico Spirito del Padre e del Figlio.

Rappresentazione iconografica dell'Ultima Cena o della Comunione eucaristica

L'Unità della Trinità

Fulgenzio sottolinea la perfetta unità e azione della Santissima Trinità:

Perché la Trinità è per sua natura santità e unità, uguaglianza e amore, la Trinità è un solo e vero Dio, e unanime è l’azione santificatrice operata dalle tre Persone in coloro che sono stati adottati come figli.

Bibliografia

Per approfondimenti sulla vita e l'opera di San Fulgenzio di Ruspe, si consiglia la consultazione delle seguenti fonti:

  • M. ATZEI, San Fulgenzio da Ruspe: la formazione agostiniana e la città di Cagliari, Cagliari 2014.
  • F. LAI, L’Africa di Fulgenzio: città, territorio e popolamento, in Lingua et ingenium. Studi su Fulgenzio di Ruspe e il suo contesto. Studi e ricerche di cultura religiosa. Nuova Serie (7), Ortacesus-Cagliari 2010, pp. 427-452.
  • Y. MODERAN, La chronologie de la Vie de saint Fulgence de Ruspe et ses incidences sur l'histoire de l'Afrique vandale, in Mélanges de l'Ecole française de Rome. Antiquité, tomo 105, 1 (1993) pp. 135-188.
  • Ferrand diacre de Carthage. Vie de saint Fulgence de Ruspe, ed. par G.G.

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