Alonso del Rio, studioso e praticante delle piante sacre da quarant'anni, è stato uno dei primi non-indigeni a utilizzare queste conoscenze ancestrali come strumento di sviluppo della consapevolezza e di evoluzione spirituale. Dopo aver vissuto per tredici anni nella foresta amazzonica peruviana, ricevendo gli insegnamenti come "curandero" tradizionale, si è poi trasferito a Cuzco per studiare la cosmovisione ancestrale andina. Questa ricerca è culminata nella pubblicazione del suo primo libro, “Tawantinsuyo 5.0”, una guida per la crescita spirituale.
Il suo libro, intitolato “I Quattro Altari, la via all’Ayahuasca” (Macro Edizioni), è un invito a percorrere un cammino "dall’irreale al reale, dalla speculazione spirituale alla scienza". Il desiderio dell'autore è quello di aiutare le persone a vivere con pace, felicità e pienezza, trovando nuovi livelli di comprensione e diverse letture della realtà. L'obiettivo ultimo è trascendere il sogno di un mondo migliore, iniziando a crearlo attivamente. Questa profonda comprensione dei diversi livelli di consapevolezza è stata resa possibile in gran parte grazie al lavoro con piante sacre come l’Ayahuasca, che ha fornito la sensibilità necessaria per recepire gli elementi più sottili degli insegnamenti condivisi.
La Legge dell'Analogia: Macrocosmo e Microcosmo
Al centro della saggezza ancestrale vi è la verità che l'esistenza si manifesta in una dualità espressa a vari livelli e in modi diversi. Lo studio e la comprensione della dualità sono fondamentali per ritrovare la via del ritorno all’unità. Il concetto di "macrocosmo" e "microcosmo" ci parla di un ordine grande e di un ordine piccolo, invitandoci a riflettere sulla connessione tra questi due mondi.
- “Incontra il tuo piccolo ordine e conoscerai il grande ordine.”
- “Impara a conoscere il grande ordine e incontrerai il tuo piccolo ordine.”
La nostra consapevolezza agisce come un portale, capace di mettere in relazione il micro con il macro, l’estremamente grande con l’estremamente piccolo, e di percepirli simultaneamente. Essa è la finestra che mette in comunicazione l’esterno con l’interno, il basso con l’alto. Questo ci porta al nostro centro perfetto: il Cuore, la vera porta multidimensionale che permette di comprendere ciò che accade fuori attraverso ciò che accade dentro e viceversa, insegnando la sacra Legge dell’Analogia. "Se comprendi le cose ‘del basso’, potrai comprendere le cose ‘dell’alto’. Se capisci le cose ‘dell’interno’, potrai capire le cose ‘dell’esterno’."

Questo potente concetto ci ricorda che non solo siamo parte del cosmo, ma che, conformemente alla "frattalità", esistono in noi un macro- e un microcosmo, un basso e un alto, una manifestazione inferiore e una superiore, una automatica e una consapevole. Il percorso di crescita parte dall’irreale - dall’illusione creata da ogni mente soggettiva - per giungere a qualcosa di più reale, muovendosi dall’oscurità alla luce, dall’ignoranza alla saggezza. "Guarda la luce delle stelle e conoscerai il tuo dio interiore. Conosci il tuo dio interiore e vedrai la luce delle stelle."
Tutti possono utilizzare la propria consapevolezza come un telescopio o un microscopio, comprendendo sia le leggi universali sia i sottili meccanismi mentali. Sebbene sia utile analizzare l’esterno, è cruciale integrare questa sintesi nei processi evolutivi, altrimenti si rischia di perdersi. Pochi si sforzano di comprendere la relazione tra l’elemento e il tutto: come interagiscono, come si influenzano e, in particolare, perché la piccola particella che siamo noi può influenzare ed è parte indispensabile di questo grande e unico essere.
Il Primo Passo Verso l'Alto: Scendere
Uno dei primi misteri da svelare nel cammino dello sviluppo della consapevolezza è che, per ascendere, bisogna prima cominciare con lo scendere. Si tratta di percepire la propria cruda realtà ad ogni livello, senza filtri o anestetici. Questo spesso significa dover scendere alcuni gradini, ripartendo dal punto in cui ci si sente bloccati.
Come per fare un salto ci si ripiega per darsi l’impulso, o per costruire un edificio si scava per fondamenta profonde, così nella vita è necessario arrivare fino al fondo di sé stessi, alla propria piccola ma autentica realtà. Solo così si può capire che "non c’è altra Realtà che Dio e altro Dio che Realtà". Questo è il contatto più reale con il divino: la TUA realtà. "Devi amare la realtà più di qualsiasi altra cosa, più delle tue credenze e, in particolare, più della tua religione o delle tue ‘proprie’ idee." Questo corrisponde all'interpretazione del primo comandamento cristiano: “Ama Dio (= la realtà) più di qualsiasi altra cosa”.
Spesso si desidera conoscere Dio, ma si vive distorcendo la realtà a proprio vantaggio, manipolandola per apparire migliori agli altri o ingannare sé stessi. Quando si scopre l’assurdità di questo gioco, si inizia a percorrere la giusta via. Questo vale anche per molti sedicenti “guru” o autorità spirituali che, spinti da motivazioni egoistiche, sono vittime semi-coscienti del proprio gioco.
Dobbiamo trascendere tutti i dogmi e i concetti inventati sulla vita e su ciò che chiamiamo “Dio”, liberandoci dalla paura e dalla superficialità, frutto dell’ignoranza di coloro che fanno affari sulla spiritualità. Dobbiamo porre fine all'auto-inganno, anche nelle cose più sacre, e assumerci il rischio di ascoltarci e seguire il nostro cammino, rimettendo tutto in discussione per giungere a maggiori certezze.
Per prima cosa, dobbiamo liberarci dall’idea di essere liberi. Qualsiasi bugia blocca la crescita della consapevolezza. La libertà offerta dalla mente è la scelta tra diverse "catene" che ci legano al mondo illusorio. Se si crede di essere liberi, non ci si sforzerà mai di trovare la vera libertà. Solo con un grande sforzo di onestà si possono riconoscere le proprie catene e cercare gli attrezzi per spezzarle, assaporando la bellezza del proprio essere oltre la percezione mentale.
La Rivelazione degli Schemi Mentali
La principale limitazione del nostro sistema di percezione risiede negli schemi mentali. Essi sono meccanismi che la nostra mente costruisce per elaborare, valutare e fornire risposte sulla realtà, formando una rete di percorsi e collegamenti che costituiscono il nostro sistema di pensiero attuale. Uno dei sintomi dello sviluppo della consapevolezza è la scoperta dei propri schemi mentali: in quel momento la persona si sente liberata, non più triste o smarrita.
Le persone totalmente identificate con la loro mente attivano schemi di difesa per proteggere la loro struttura mentale e il loro sistema di credenze, per poter continuare a godere della loro "confortevole schiavitù", la loro gabbia dorata. Lo schema mentale tende a creare "leggi" (generalizzazioni) basate sulle esperienze di vita. Questo abuso del meccanismo mentale, che in origine è positivo per risolvere questioni pratiche e automatiche (come il camminare), diventa problematico quando si cerca di applicarlo a tutte le attività della vita, dove non esiste un "pulsante" per amare, che invece richiede la disattivazione del pensiero.
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Molti "pulsanti" sono attivati dall’esterno senza che ce ne rendiamo conto, trasformando la vita in una continua attivazione di schemi. Si crede di prendere decisioni profonde, ma spesso si è manipolati. La "psicologia di massa" nel XX secolo e la neuroscienza attuale sviluppano stereotipi e slogan per condizionare e controllare la popolazione, soprattutto per influenzarne il consumo. Questi meccanismi sono diretti da persone "di buon cuore" ma di mente malata, contrarie alla Natura e all’evoluzione della consapevolezza.
Gli schemi mentali si costituiscono sin dai primi anni di vita e determinano il nostro modo di pensare. Ricordiamo come da bambini veniamo condizionati alla competitività: "Se vinco, mi sento bene, forte e superiore. Se perdo, mi sento male, debole e umiliato." Questo genera lo schema mentale: "Voglio sempre sentirmi bene, farò di tutto per mettermi in evidenza e trionfare, senza preoccuparmi dell'etica o dell'umanità." La "paura dell’umiliazione" si trasforma in una sete di dominazione e un’incontrollabile sete di potere ed egoismo, che contribuisce alla distruzione della nostra specie. Questo è uno degli schemi mentali più potenti e la principale malattia di coloro che accumulano patrimoni immensi nella speranza di essere “i padroni del mondo.”
Gli schemi mentali sono autentiche catene che impediscono alla mente di essere libera. Imparare a vederli è uno degli aspetti più importanti e difficili. Spesso si scopre che tutto ciò per cui si è lottato e fatto sacrifici (denaro, posizione sociale, prestigio, proprietà) non è utile e potrebbe costituire la principale catena. Anche la cosiddetta "spiritualità" fa parte di questo gioco, monetizzata dalla società e considerata dall’ego una qualità indispensabile. È necessario prestare doppia attenzione affinché ciò che promette di liberare non finisca per schiavizzare.
Esistono centinaia di schemi mentali, dal più grezzo al più sofisticato, ed è indispensabile imparare a riconoscerli per disattivarli. Una delle migliori strategie è identificarli nell’ombra di ogni "sofferenza", oppure scoprirli in credenze così radicate da non distinguere più tra schema, credenza o verità. Sono facili da osservare nelle persone fanatiche (cristiane, buddiste, induiste), i cui schemi si attivano automaticamente per difendere le loro credenze. Esempi includono:
- Il nazionalismo, che crede in una razza o popolo superiore.
- Lo schema di compensazione, dove il denaro viene cercato disperatamente per fornire ciò che legittimamente non si riesce a darsi: ammirazione, rispetto, allegria, amore.
- Schemi complessi come: "Visto che sono una persona molto intelligente e spirituale, il cammino che seguo è il migliore, perché frutto di una scelta seria e giudiziosa, e perciò non può esistere un cammino migliore del mio; ragion per cui il mio è certamente il migliore". Questo schema impedisce l’accesso a una conoscenza superiore. Si può sminuire questo schema imparando a pensare in modo diverso: "So che possono esistere delle conoscenze più elevate della mia, ma per ora il mio livello di consapevolezza non mi permette di comprenderle o di praticarle, tuttavia..."
I Quattro Altari: Un Percorso di Consapevolezza e Trasformazione
Nel suo libro, Alonso del Rio conduce il lettore al cospetto dei Quattro Altari, una guida per la crescita spirituale che invita a raggiungere la consapevolezza, superando gli schemi mentali e chiarendo la natura della realtà secondo le antiche conoscenze. Ognuno di questi altari è collegato a un’area specifica dell’essere, e l'obiettivo finale è la riattivazione dei chakra, per la quale è indicato un prezioso esercizio.

Gli Altari e le Loro Dimensioni:
- Primo Altare: La Terra
- Tematica: L'umiltà.
- Confronto: La paura.
- Simbologia: Rappresenta la materialità e la necessità di radicarsi.
- Secondo Altare: L'Acqua
- Dimensione: Le emozioni.
- Ombra: Il senso di colpa.
- Simbologia: L'energia femminile e la fluidità emotiva.
- Terzo Altare: Il Fuoco
- Elemento Centrale: L’intelletto.
- Corrispettivo Negativo: L’orgoglio.
- Simbologia: La comprensione dell'ego e la sua trasformazione.
- Quarto Altare: L'Aria
- Qualità: L’amore.
- Simbologia: La capacità di sostenersi nell’aria (nell’amore) con le proprie ali, le proprie forze, i propri sogni, la propria consapevolezza. Rappresenta la gratitudine e l'amore incondizionato.
Senza intermediari, gli elementi primari come altari di conoscenza trascendono ignoranza e dogma. Il ricongiungimento armonico con la natura passa per un processo individuale di Consapevolezza spirituale, in cui l’Unicum della sacra medicina della foresta è custodito nella quadripartizione di pratiche e rituali dei popoli nativi.
Ayahuasca e Piante Sacre nel Percorso di Alonso del Rio
Alonso Del Rio si dedica allo studio delle piante sacre da quarant'anni ed è stato uno dei primi “non-indigeni” ad utilizzarle come strumento di sviluppo della consapevolezza e di evoluzione spirituale. Nel suo libro “I Quattro Altari”, invita a fare delle cerimonie di medicina e della portentosa liana amazzonica, l'Ayahuasca, più che l’obiettivo di guarigione, un tramite di super coscienza espansa per decodificare il proprio cammino spirituale, smarcandosi dall’ingannevole materialismo dell’illusoria Era contemporanea.

Del Rio ci tiene a chiarire che l'Ayahuasca non è uno stupefacente, non è dissociativa, non crea dipendenza e non è illegale. Egli invita a diffidare dei cosiddetti "fast-sciamani", opportunisti senza adeguata preparazione che cercano affari e sono allineati alle politiche "usa e getta" stile fast-food. È fondamentale distinguere tra stregoni e guaritori: nella cultura curanderile, i primi rispondono al male producendone altrettanto, mentre i secondi mettono a repentaglio la propria vita pur di salvare l’ammalato.
Forte di robuste argomentazioni anti-sistema, Del Rio sostiene che la crescita dell’Essere (il Sé, l’atman in ambito yogico) si muove parallelamente all’auto-realizzazione (che l’Ayahuasca facilita ma non completa), combinata con l’esplorazione dei simboli elementari della sapienza ancestrale. Egli racconta alcuni passaggi della sua vita personale, richiamandosi ai rimbalzi dei campi frattali e chiarendo come nel grande ologramma eterico del registro akashico ogni azione produca un effetto. Ad esempio, il 5 ottobre un incendio ha distrutto la sua abitazione, l’Ayahuasca Ayullu (un centro di cura vicino Cusco, creato e gestito proprio dall'autore del libro). Come nel mito dell’Araba fenice, una partecipazione spontanea si è prontamente mossa per raccogliere fondi e ricostruirla. "Come in basso, così in alto." Lo dicevano gli alchimisti, lo indica ancora oggi la pianta di potere. Aho!