La figura di Suor Stefania (Leda) Baldini è centrale nel panorama dell'impegno sociale e della riflessione critica all'interno della Chiesa cattolica contemporanea. Suora dell’Unione delle Suore Domenicane di San Tommaso d’Aquino dal 1956, Suor Stefania vive e opera nel convento domenicano di Prato, collaborando attivamente con la comunità di base delle Piagge a Firenze, guidata da don Santoro. Nel settembre del 2012, insieme ad altri tre sacerdoti fiorentini, fu promotrice di una lettera aperta alla diocesi di Firenze, incentrata sull’accoglienza delle persone omosessuali, che ricevette l'adesione di numerosi fedeli.
La Vocazione e l'Impegno Sociale
Suor Stefania è entrata in convento all'età di 24 anni, una scelta maturata con un certo disappunto da parte della sua famiglia, non praticante. Fin dagli anni della sua formazione, un impegno costante ha caratterizzato la sua vita religiosa: la lotta contro ogni guerra e la promozione della giustizia sociale. Questo orizzonte si è progressivamente allargato grazie alla diversificazione dei luoghi in cui ha vissuto e del suo lavoro, permettendole di sviluppare una visione profonda e inclusiva delle sfide contemporanee.
L'Incontro Trasformativo con le Persone Omosessuali
Un momento cruciale nella vita di Suor Stefania Baldini è stato l'incontro con le persone omosessuali, un'esperienza che ha profondamente modificato la sua prospettiva. Inizialmente, come da lei stessa ammesso, non aveva mai riflettuto a fondo su questa tematica. Tuttavia, un dialogo in particolare con un ragazzo l'ha colpita: «Lui mi disse una cosa che mi colpì tanto. “Si rendono conto queste persone (nella chiesa) di quanti suicidi di omosessuali hanno sull’anima?”». Questa rivelazione ha generato in lei una profonda consapevolezza e un senso di colpa per non aver agito prima. Oggi, racconta Suor Stefania, «questa è una delle realtà che mi sta dentro, che è diventata di casa dentro di me».
Questo incontro ha rafforzato il suo impegno a fianco dei cristiani LGBT. Lei è vicina all'iniziativa promossa dall’associazione La Tenda di Gionata, fondata dai volontari del Progetto Gionata (www.gionata.org). Quest'associazione è nata su sollecitazione di don David Esposito, un sacerdote prematuramente scomparso, che «sognava» una realtà cristiana che operasse concretamente per l’accoglienza, la formazione e l’informazione dei cristiani LGBT, dei loro familiari e degli operatori pastorali, affinché le comunità cristiane siano «sempre più santuari di accoglienza e sostegno verso le persone LGBT e verso ogni persona colpita da discriminazione».

Visione Critica e Proposte per il Rinnovamento della Chiesa
Suor Stefania Baldini non si illude sui rapidi cambiamenti all'interno della Chiesa, che percepisce come una «struttura monarchica, gerarchica rigida, poco capace nella sua autoreferenzialità di mettere in discussione se stessa e i problemi che soffocano la vita di tante persone». Ritiene che la Chiesa «vive in se stessa una contraddizione insanabile», essendo strutturata come una monarchia che, pur avendo un sovrano buono o tiranno, implica sempre esclusione e sudditanza. Sebbene il pontefice intervenga con nomine "diverse" o chieda maggiore "legalità" nei flussi finanziari, lo fa «sempre da re di una struttura gerarchica, e quindi impossibilitata di per sé a essere esperta in umanità e quindi non evangelica».
La sua speranza è che coloro che hanno «molto pensato e hanno molto sognato e praticato un rinnovamento evangelico della Chiesa» non abbiano tanto bisogno di essere riammessi, quanto di essere «riaffiliati», cioè «tornare a essere considerati, trattati, ascoltati e custoditi come figli e figlie prediletti/e perché ostinatamente fedeli alla voce delle spirito presente nelle sapienze dei popoli e delle comunità vive nella storia».
Un segnale di parresìa concreta, secondo Suor Stefania, sarebbe la rinuncia della Chiesa alla sua posizione di rendita e ai tanti privilegi. Tuttavia, questa volontà non si realizzerà finché la Chiesa rimarrà «una struttura di potere implicata con il potere politico ed economico mondiale». Molti cambiamenti necessari ed evangelici restano «tabù finché la Chiesa ritenendosi portatrice della verità assoluta, considererà il resto dell’umanità minorenne e cioè incapace di sognare il bene, il bello, la giustizia, la pace, la verità». Le decisioni autoritarie, anche quelle papali, non aiutano a percepire il mistero d'amore divino, ottenendo solo obbedienza, ma non «gioia di vivere».
Il Ruolo Cruciale del Femminile nella Chiesa
Suor Stefania sottolinea la quasi totale assenza di una «lettura al femminile - intendo una lettura seria, profonda e umana - di tutto l’esistente» nella Chiesa. Ritiene che la dipendenza dal clero e il riconoscimento della sua superiorità, nei fatti se non nelle parole, sia una «soggezione difficile da scuotere». Non basta una contestazione di superficie; è necessario «ricominciare a parlare, a esigere di essere ascoltate perché abbiamo da offrire un pensiero e una capacità di cura che traghetti i fedeli oltre gli oceani di diffidenza, di esclusione arrogante e a volte, oserei dire, becera». Propone di aprire un dialogo su riviste diffuse e favorire incontri locali per coinvolgere il mondo femminile, sia laico che consacrato, poiché crede che da esso possa partire il vero rinnovamento della Chiesa.
Riforme Strutturali e Superamento delle Paure
Convinta che le riforme di tipo pastorale siano insufficienti e temporanee - «scomparirebbero nel giro di pochi mesi se non di settimane, quando non ci fosse più Papa Francesco» - Suor Stefania auspica riforme strutturali, per le quali «occorre che la voce del popolo si faccia sentire con serenità e fermezza». Ritiene che il popolo che frequenta la Chiesa, prevalentemente femminile, sia capace di «parlare un linguaggio altro, carico di una sapienza che a me sembra sia appena sotto il terreno, come un luogo in cui basta poco per trovare una sorgente d’acqua».
Una delle componenti che ostacolano l'apertura a divorziati e omosessuali è, a suo avviso, la paura di perdere consensi, soprattutto da parte di quella che definisce la «parte cattolica più estremista». Questa non è composta dalla povera gente, ma dai «benpensanti, gli opportunisti, i sistemati, una borghesia medio alta che è comunque pia perché fa beneficenza». Suor Stefania critica la difficoltà di agire contro queste «brave persone» che sostengono la Chiesa all'interno del sistema.
Coraggio e Ascolto: Superare la Divisione Interna
La Chiesa, osserva Suor Stefania, sembra avere «due anime distinte»: da una parte i pastori vicini al popolo, dall'altra i teologi che «legiferano freddamente la morale cattolica imponendo pesanti gioghi». Questa morale, aggiunge, «spesso non ha dato grandi esempi di coerenza (come ad esempio i suoi errori sul ruolo della donna, sulle persone di colore, o le sue antiche condanne alla scienza)». Anche i più onesti tra clero e religiosi sono, secondo lei, «colpevoli di lasciar correre, stringersi nelle spalle e magari criticare, ma è troppo comodo».
«Una virtù che non si è abbastanza predicata è il coraggio, e in nome della ‘carità’ si è taciuto su ciò che avremmo dovuto gridare sui tetti». Chi cerca e dice onestamente la verità viene spesso etichettato con «critica» e «mancanza di carità». Suor Stefania conclude che la vera divisione non è tra progressisti e conservatori, ma tra chi è «disponibile all’ascolto, alla voglia di capire e imparare, sempre e da chiunque, al lasciarsi trasformare dai moti impercettibili dello Spirito» e chi non lo è.

L'Esempio di Madre Rosa Caterina: Una Storia Raccontata da Suor Stefania
Suor Stefania, nella sua narrazione, spesso attinge a figure che l'hanno ispirata, come Madre Rosa Caterina. Madre Rosa, classe 1914, entrò a 19 anni tra le domenicane di Santa Maria del Rosario, per poi unirsi alla comunità di suore di Iolo nel 1941. È stata una donna attenta ad ascoltare e individuare i problemi della sua comunità, sempre «al passo con i tempi»: fu la prima donna a prendere la patente nella sua città.
Fin dal suo arrivo a Iolo, con l'aiuto del dottor Martelli, Madre Rosa istituì una mensa per i bambini e offrì rifugio a molte persone ricercate dai tedeschi. Con la fine della guerra, la sua missione non si esaurì. Iniziò a visitare la Casa di Prato, dove conobbe una nuova realtà e altri bisogni: le donne lavoravano, le fabbriche cercavano rammendine, ma le neomamme non potevano lasciare i figli piccoli da soli. Da questa attenta osservazione, Madre Rosa decise di agire per aiutare la comunità e, in particolare, le donne. Insieme ad altre suore, riuscì ad aprire il primo «nido aziendale» di Prato nella villa del Fabbricone. Suor Stefania stessa ha raccontato di aver sentito più volte Suor Gaetana narrare come riuscissero a dividere le poche caramelle per darne un pezzettino a tutti i bambini, in quei tempi duri senza soldi.
Quando lo spazio divenne troppo piccolo, Madre Rosa, grazie alla sua socievolezza e umiltà, riuscì a ottenere il supporto di imprenditori pratesi, dal costruttore Troni al senatore Bisori, per costruire una scuola dedicata a Maria. Così nacque la scuola «Cuore Immacolato di Maria», inaugurata nel 1964, che accolse bambini al primo piano, anziani al secondo e un centro di rammendo al piano terra. Madre Rosa seppe creare un connubio perfetto di amore, armonia e praticità: umile di origini e pratica nelle faccende quotidiane, ma anche estremamente sensibile ai problemi sociali, una donna capace di guardare al futuro senza paura, sorretta dalla fede, dall'amore verso il prossimo e dalla divina Provvidenza. Il suo impegno si estese anche alle missioni, con la costruzione, nel 1977, del Rosary Convent nella città di Cochin, in India.
Interrogata sulla festa cattolica preferita, Madre Rosa rispose: «La Pasqua mi piace molto: rappresenta tutto ciò a cui ho dedicato la mia vita: amore, rinascita e gioia».