«Il Signore vi dia pace!» È questo il saluto che Francesco d’Assisi chiedeva ai suoi frati di donare a quanti incontravano. È lo stesso saluto, che è insieme un augurio, rivolto a tutti a nome della fraternità del Sacro Convento di Assisi, custode delle spoglie di quell’uomo di Dio che condivide con Caterina da Siena il titolo di patrono d’Italia.

Affinità Spirituali e Valoriali tra i Santi Patroni
Sono molti gli elementi di somiglianza tra questi due santi, che pur vissuti in epoche diverse, hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia e nella spiritualità italiana ed europea. Tra le loro principali affinità si annoverano un grande amore a Cristo, una profonda dedizione alla preghiera e una predilezione per i poveri e gli svantaggiati.
Il Coraggio della Parola Franca e la Mediazione per la Pace
San Francesco e Santa Caterina erano accomunati anche dal coraggio della parola franca - sempre rispettosa - anche nei confronti di chi deteneva una forma di potere, civile o religioso, e rischiava di servirsene per affermare sé stesso anziché per servire. C’è poi un’altra particolare affinità tra Caterina e Francesco: lo spirito di pace e la mediazione per la riconciliazione tra città, istituzioni, famiglie e persone divise dall’odio, dalla sete di rivincita e dalla competizione.
La Radice Religiosa della Pace: Conversione e Fedeltà
Sia nel caso di Caterina sia in quello di Francesco, il desiderio di pace e l’invito ai rivali a compiere gesti di riconciliazione aveva una radice autenticamente e profondamente religiosa, di fede. Rivolgendosi a coloro che detengono il potere, i due santi non si soffermavano a dare consigli di tipo diplomatico o politico, ma proponevano la stessa via: quella della conversione e della fedeltà all’unico Signore. Francesco scriveva nella “Lettera ai reggitori dei popoli”: «Considerate e vedete che il giorno della morte si avvicina. Vi supplico perciò, con tutta la reverenza di cui sono capace, di non dimenticare il Signore, assorbiti come siete dalle cure e preoccupazioni di questo mondo, e di non deviare dai suoi comandamenti». Caterina, a sua volta, affermava: «piuttosto dobbiamo eleggere di perdere le cose temporali e la vita del corpo, che le cose spirituali e la vita della grazia…».
Il Sostegno della Vita Sacramentale
Il sostegno a tutto questo è la vita sacramentale, aspetto in cui si trova una assonanza assai sorprendente e significativa tra i due santi. Francesco diceva: «Perciò io con fermezza consiglio a voi, miei signori, che, messa da parte ogni cura e preoccupazione, riceviate volentieri il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo in sua santa memoria». Caterina invitava ad adorare il «dolcissimo Sangue (di Cristo)… nel quale si spegne ogni odio e guerra… si pacifica il cuore e l’anima». Per i due santi, in questo modo potevano crescere nei singoli e nelle società le virtù necessarie per chi si fa operatore di pace: una giusta valutazione di sé, l’umiltà, la pazienza e la misericordia.
Oggi, con la stessa mentalità dei nostri contemporanei, potremmo forse non ritenere sufficienti queste indicazioni, potremmo addirittura restarne delusi, perché non hanno un’immediata ricaduta pratica, non prospettano soluzioni politicamente “spendibili”, produttive ed efficaci, anzi possono apparirci ingenue e troppo “devote”. Dovremmo provare piuttosto a ribaltare la questione: pensando ai loro risultati e agli strascichi di ingiustizia e di morte che si portano appresso, non sono forse ingenue e poco efficaci le operazioni belliche, la corsa agli armamenti, la crudeltà insita nell’uccisione anche di un solo uomo, civile o militare che sia? Le vie tracciate da Caterina e Francesco rappresentano di fatto l’unica concreta possibilità per “vincere la pace” e non semplicemente per vincere una guerra.

Santa Caterina da Siena: Una Donna Eccezionale e Patrona d'Italia
Ci si offre l’opportunità di far conoscere meglio una donna eccezionale quale Caterina da Siena, spesso meno conosciuta di san Francesco ma non meno influente. Proprio lei è patrona d’Italia, e non un’altra santa italiana, perché ha lasciato un’impronta incisiva e indelebile nella storia del nostro Paese.
Vita e Missione di Caterina
Caterina è nata a Siena nel 1347 ed è morta a Roma nel 1380. La sua vita fu tutta dedicata a Dio, ma da Dio stesso fu sospinta a partecipare attivamente alla vita della sua città, soccorrendo i poveri e i malati, spegnendo l’odio, ricomponendo le contese e tessendo la pace. La sua fama di santità e di servizio al popolo si diffuse rapidamente, tanto che la sua presenza fu richiesta in altre città italiane tra cui Firenze, Pisa e Lucca. Oltre ai viaggi per incontrare i governanti ed esortarli con la sua parola e la sua testimonianza, si industriava in tutti i modi per cercare di ristabilire la giustizia, eliminare l’odio dai cuori e dalle famiglie e pacificarle con Dio.
Il Ruolo Sociale e Politico di Caterina
Caterina d'altra parte l’ha fatto anche dettando 381 lettere, di cui 342 a italiani di ogni ceto e di varia provenienza. Sono testi “in volgare”, cioè in italiano, per cui Caterina è anche la prima donna italiana “scrittrice”. Dunque una personalità di rilievo non soltanto dal punto di vista religioso, ma anche civile, come la definisce Paolo VI, “la Santa della politica”. Nelle lettere, Caterina è forte e quasi temeraria nel richiamare tutti alla verità, compreso il Papa. La sua tipica espressione era “io voglio”. Dobbiamo evidenziare, pur in quell’epoca, il ruolo sociale avuto da Caterina come donna: viene anche chiamata dal Papa a predicare ai Cardinali in Concistoro. Parlava con schiettezza, con la forza che veniva da Dio, e i Cardinali commentavano: “È lo Spirito Santo che parla in lei!”. Nelle lettere Caterina rimprovera con vigore l’ingiustizia, i raggiri e la corruzione. Per esempio a Giovanna regina di Napoli diceva: “Ti parlerei con riverenza, se fossi obbediente e giusta, ma poiché cambi faccia e non sei ferma nelle decisioni, non sono per niente riverente” (lettera n. 317).
Diceva al Papa (lettera n. 364, a Urbano VI) che “deve lavare il ventre della Santa Chiesa, spazzarlo dal fradiciume e porvi quelli che attendono all’onore di Dio e vostro e al bene della Santa Chiesa”. “Il bene della Chiesa” e la pace si richiamano a vicenda, secondo Caterina, che invocava a capo delle comunità pastori e politici degni, capaci di pensare e volere in grande, capaci di andare oltre il tornaconto personale, qualità indispensabili allora come oggi. In un’altra lettera diceva: “Ora è tempo di gridare, di piangere, di dolerci… l’anima mia nel dolore gode ed esulta imperocché tra le spine sente l’odore della rosa che è per aprire”. San Giovanni Paolo II, riferendosi a lei, si chiese: “Che cosa dobbiamo imitare della patrona d’Italia?” e rispose: “la vita interiore”. Tutto quello che Caterina ha compiuto nasceva dalla vita interiore.
L'Eredità di Caterina: Il "Fuoco" della Fede e Carità
L’azione missionaria di santa Caterina fu decisamente straordinaria, soprattutto se si considera il tempo in cui visse e il fatto che fosse una semplice donna e senza cultura. In una lettera al francescano fra Lazzarino da Pisa, santa Caterina chiamò confidenzialmente san Francesco «il padre nostro» (Lettera 225), mostrando una sorta di “parentela spirituale” che la univa al Poverello. Questa “parentela spirituale” li vede uniti anche nella loro singolare intercessione per la Chiesa: entrambi, infatti, hanno donato tutto per essa. La Santa senese, ad esempio, soleva dire che era disposta a dare perfino «il midollo delle sue ossa, goccia per goccia, per la riforma della Santa Chiesa». Una sua lettera a Stefano Manconi porta alla luce come ella esortasse ad essere zelanti e ad amare un’impresa tanto ardua come quella di difendere la Chiesa: «Se sarete quello che dovrete essere, metterete fuoco in tutta Italia» (Lettera 368). Nell’omelia della Santa Messa celebrata in occasione del VI centenario della morte della Santa, san Giovanni Paolo II affermò che «di questo “fuoco” ha bisogno l’umanità anche oggi, ed anzi forse più oggi che ieri. La parola e l’esempio di Caterina suscitino in tante anime generose il desiderio di essere fiamme che ardono e che, come lei, si consumano per donare ai fratelli la luce della fede ed il calore della carità “che non viene meno” (1Cor 13,8)». Diventa allora un nostro compito quello di rivolgersi a questi due grandi santi “specializzati” nella riforma e santità della Chiesa.
SANTA CATERINA DA SIENA, L' INFLUENZA DI UNA DONNA MEDIEVALE
La Proclamazione dei Patroni d'Italia e la Missione di "Riparare la Chiesa"
Pio XII e l'Affidamento all'Intercessione dei Santi
La proclamazione di san Francesco e santa Caterina da Siena quali patroni d’Italia è da attribuire al papa Pio XII. Siamo nel 1939, un momento storico molto delicato, segnato dalla guerra e da una sofferenza tale che, noi, nuove generazioni, non immaginiamo neanche lontanamente. Dall’ispirazione di papa Pacelli di eleggere san Francesco e santa Caterina a patroni d’Italia, dobbiamo cogliere uno sprone ad affidarci all’intercessione di questi due giganti di santità non solo per la nostra patria, ma anche per il suo cuore: la Chiesa. Infatti, sia san Francesco che santa Caterina, entrambi stigmatizzati, furono investiti dall’Alto proprio della missione di “riparare la Chiesa”, come disse il crocifisso di San Damiano al Poverello di Assisi (cf FF 593); e la straordinarietà della loro santità dimostra come essi abbiano pienamente corrisposto alla volontà di Dio su di loro.
La "Parentela Spirituale" e la Dedizione alla Chiesa
Questa corrispondenza è tanto importante agli occhi di Dio da avere una ridondanza anche per i secoli futuri: i santi continuano la loro intercessione dal Cielo, non si disinteressano di noi, anzi, attendono di essere “importunati”, “disturbati”, “infastiditi”, “tormentati” dalle nostre preghiere, così da poter elargire innumerevoli grazie a coloro che le domandano con fede e costanza. Nel caso di santa Caterina da Siena e del Poverello d’Assisi, la “specializzazione” della loro intercessione è sicuramente nei confronti della Santa Madre Chiesa. Anche papa Pio XII, nel Breve pontificio del 18 giugno 1939 con il quale proclamò i due Santi patroni d’Italia, sottolineò questo aspetto scrivendo che essi «beneficarono abbondantemente questa loro e nostra Patria, in ogni tempo madre di santi [...] Santa Caterina, la fortissima e piissima vergine, [...] valse efficacemente a ridurre e a stabilire la concordia degli animi delle città e contrade della sua Patria e che mossa da continuo amore, con suggerimenti e preghiere, fece tornare alla sede di Pietro in Roma i romani pontefici, che quasi in esilio vivevano in Francia, tanto da essere considerata a buon diritto il decoro e la difesa della Patria e della Religione».
Non stanchiamoci di pregarli, con l’impegno personale di “essere” quello che “dobbiamo essere”, nella volontà di Dio che sempre si manifesta a chi desidera conoscerla. «O Re divino delle nazioni, che corroborate della vostra grazia e del vostro favore l’intercessione, che a protezione nostra in modo più alto e particolare affidiamo, presso il vostro trono di benignità e di misericordia, ai vostri due gran Servi Francesco e Caterina. Ascoltate, o Gesù, la nostra preghiera, che per le loro mani presentiamo a voi. Voi li amaste, voi li avete fatti grandi e potenti; Voi amate anche noi, che umilmente vi preghiamo» (venerabile Pio XII). Sì, come dice papa Pacelli, le nostre preghiere vengono presentate dalle mani di san Francesco e di santa Caterina: mani così potenti da essere trafitte dall’amore, come quelle di Gesù sulla Croce.

La Legislazione Italiana e la Festa del 4 Ottobre
La Legge 10 Febbraio 2005, n. 24: Solennità Civile
Una legge italiana, di cui molti non sono a conoscenza, mette in risalto il significato della loro opera. Si tratta della legge 10 febbraio 2005, n. 24. Essa recita: “Riconoscimento del 4 ottobre quale solennità civile e giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse in onore dei patroni speciali d’Italia San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena” (primo comma). Cioè nel giorno della festa religiosa di San Francesco lo Stato italiano ha la sua solennità civile di tutti e due i santi patroni. A Roma è stato costituito un Comitato di francescani e di domenicani che ha prodotto e produce materiale per le scuole di ogni ordine e grado, come cita la legge. Si può far riferimento a questo Comitato per interessare i docenti ai temi evidenziati: dialogo, pace, fratellanza tra culture e religioni diverse.
La Nuova Legge sulla Festa Nazionale di San Francesco e le Criticità
Il 4 ottobre è il giorno in cui entrambi i santi vengono festeggiati. Nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica in persona, Sergio Mattarella, ha promulgato la legge che istituisce la Festa Nazionale di San Francesco a partire dall’anno 2026. Nel ripristinare la Festa Nazionale di San Francesco d’Assisi si producono nuovi effetti giuridici e organizzativi: le scuole e gli uffici chiusi e l’orario festivo nei luoghi di lavoro. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha promulgato la legge rilevando alcuni aspetti critici, che ha segnalato ai presidenti delle Camere La Russa e Fontana. Il Presidente ha provveduto alla promulgazione della legge, pur se il suo testo presenta alcuni aspetti critici, in considerazione del significato del provvedimento e della circostanza che i rilievi non riguardano profili di natura costituzionale. La nota del Quirinale, datata 08 ottobre 2025, ha spiegato che la legge recante “Istituzione della festa nazionale di San Francesco d’Assisi”, approvata dalla Camera dei Deputati il 23 settembre 2025 e dal Senato della Repubblica il 1° ottobre scorso, è stata promulgata con l'articolo 1 che, al primo comma, al fine di promuovere i valori della pace, della fratellanza, della tutela dell’ambiente e della solidarietà, istituisce la festa nazionale di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, da celebrare il 4 ottobre di ogni anno. Conseguentemente, il secondo comma inserisce il 4 ottobre, quale “festa nazionale di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia”, nell’elenco dei giorni considerati festivi a livello nazionale dai quali derivano gli effetti dell’osservanza del completo orario festivo nei luoghi di lavoro e del divieto di compiere determinati atti giuridici.
La Duplice Qualificazione del 4 Ottobre: Festività Nazionale e Solennità Civile
Il terzo comma dello stesso articolo 1 modifica la legge 4 marzo 1958 n. 132, “Ricorrenza festiva del 4 ottobre in onore dei Patroni speciali d’Italia San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena”, limitandosi a espungere dalla legge e dal suo titolo ogni riferimento a San Francesco. Di conseguenza la legge n. 132 del 1958 adesso prevede che “Il 4 ottobre è considerato solennità civile e giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse, in onore della Santa Patrona d’Italia Santa Caterina da Siena”. Il quadro normativo risultante dalla legge approvata, pertanto, è il seguente: la medesima giornata del 4 ottobre è qualificata sia festività nazionale, in onore di San Francesco d’Assisi, sia solennità civile, in onore di Santa Caterina da Siena. Con due diverse disposizioni normative si prevede che, con riferimento ai due Santi, vengano celebrati sostanzialmente i medesimi valori, nello stesso giorno ma con un diverso regime. Appare evidente come la normativa che disciplina le due ricorrenze richieda interventi correttivi volti a coordinare tra loro i due testi normativi.
Le Implicazioni Pratiche e la Necessità di Coordinamento
Come conciliare le due cose? La data del 4 ottobre, infatti, è già “solennità civile” in onore di Santa Caterina da Siena e ora diventa anche festa nazionale. In entrambi i casi è previsto, in particolare, che, nella medesima giornata del 4 ottobre, le scuole possano promuovere iniziative dedicate ai valori universali di cui ciascuno dei due Santi è ritenuto espressione. Iniziative peraltro che non potranno più svolgersi il 4 ottobre in quanto giornata ormai festiva. Per quanto riguarda San Francesco, la possibilità di assumere simili iniziative viene estesa alle amministrazioni pubbliche, agli enti del terzo settore e alle istituzioni pubbliche a livello nazionale, regionale e locale. Il Presidente Mattarella ha fatto notare che «La medesima giornata non può essere qualificata, al contempo, sia festività nazionale sia solennità civile». Il punto non è solo teologico, ma è pratico. Se San Francesco è festa nazionale, le scuole saranno chiuse. E se le scuole sono chiuse, nessuno potrà organizzare quelle iniziative educative tanto care alla solennità civile di Santa Caterina. Insomma, mentre si celebra il santo della semplicità, il Paese rischia l’ennesimo cortocircuito burocratico. Questa situazione implica che la chiarezza normativa in Italia resta un miracolo. La legge prevede un’autorizzazione di spesa di 10.684.044 euro annui a decorrere dall’anno 2027 per l’attuazione delle disposizioni.

Eventi Culturali: "Caterina e Francesco - Due Straordinari Italiani"
La Comunità del convento di Santa Maria Sopra Minerva presenta lo spettacolo “Caterina e Francesco - Due Straordinari Italiani”. La rappresentazione narra la vita dei due Santi prima della chiamata del Signore ed è diretto soprattutto ai giovani con lo scopo di far conoscere la vita “normale” dei due storici patroni d’Italia. Il convento domenicano della Minerva a Roma ha realizzato uno spettacolo teatrale che, attraverso un’opera di interpretazione e di immaginazione, racconta una vera e propria intervista che il Papa di allora, Pio XII, fa ai due santi per sceglierne solo uno come patrono d’Italia, ma, di fronte alla loro grandezza non può far altro che proclamare tutti e due protettori del Paese. Lo spettacolo parlerà dunque della vita dei due santi, descrivendo solo il periodo giovanile delle loro vite. Chi erano prima di diventare San Francesco e Santa Caterina? Come sono arrivati alle loro scelte? Quanto hanno dovuto lottare e contro chi per inseguire e realizzare la loro chiamata? Frà Angelo del convento della Minerva e la regista Elisabetta Bernardini cercheranno, attraverso gli studi e le ricerche biografiche, trasformate in una pièce teatrale, di rispondere a queste domande. L’obiettivo dello spettacolo è quello di avere un pubblico giovane, che possa facilmente identificarsi con gli impulsi e le dinamiche che hanno vissuto da giovani Francesco e Caterina: dinamiche universali e sempre attuali. L’appuntamento è a Roma, ore 20.30 del 6 e 7 luglio, al Palazzo dei Domenicani, adiacente alla Basilica di Santa Maria della Minerva, proprio dove è sepolta Santa Caterina. Lo spettacolo si terrà nell’antica Biblioteca del Palazzo, che verrà eccezionalmente aperta per l’occasione, ed è stato realizzato in collaborazione con l’Associazione Arca Petrina onlus e con il patrocinio di: Senato della Repubblica, Associazione SS. Pietro e Paolo e Casa della Romanità.