L'Italia ospita diverse statue dedicate a Cristo Redentore, erette in momenti storici significativi con intenti votivi e commemorativi. Tra queste, spiccano la Statua di Cristo Re a Bienno e le numerose statue del Redentore realizzate per il Giubileo del 1900 sulle cime dei monti italiani.
La Statua di Cristo Re a Bienno
La Statua di Cristo Re è una scultura, realizzata nel 1931 da Timoteo Bortolotti (1884-1954), in rame e bronzo dorati. Fu eretta sul Colle della Maddalena a Bienno (Brescia), in Valcamonica. La statua rappresenta Gesù Cristo, in piedi, vestito con una tunica, con il simbolo del Sacro Cuore sul petto.
Nel basamento quadrangolare dell'opera fu ricavata una cappella a ricordo dei Caduti di tutte le guerre della Valcamonica. Dal punto di vista artistico, la realizzazione di Timo Bortolotti appare espressiva e salda soprattutto perché, con la sua semplicità autentica e commossa, supera la funzione puramente decorativa che l'avrebbe resa indifferente all'osservatore-fedele.
La statua venne realizzata in lamiera di rame, con il volto e le mani in bronzo, ricoperti con lamine in oro zecchino al 970‰ in foglia doppia. La scultura raggiunge un'altezza di 8,50 m con un'apertura di braccia di 8,00 m. L'altezza della testa è 1,80 m con una circonferenza di 3,10 m; la circonferenza toracica è di 6,50 m e il basamento sul quale poggia misura 16 m di altezza.

L'idea di realizzare la statua scaturì durante un ritiro spirituale di Azione Cattolica tenutosi a Bienno nel 1929 con la partecipazione dell'allora parroco don Damiano Zani (1911-1941), il quale gettò il seme per la concretizzazione del progetto. Il clima di gioia per il giubileo sacerdotale di papa Pio XI (1922-1939) e per la sottoscrizione dei Patti Lateranensi tra il Regno d'Italia e lo Stato del Vaticano, avvenuta l'11 febbraio 1929, diede impulso alla comunità camuna affinché, il 4 novembre 1929, si avviassero i lavori per l'erezione del monumento al fine di commemorare tali eventi.
L'opera, commissionata allo scultore darfense Timoteo Bortolotti (1884-1954), fu realizzata dall'artista nel laboratorio milanese di via Vivaio e fusa dalla ditta Riccardo Politi di Milano. Mentre la doratura venne eseguita dalla ditta Andrea Poisa di Brescia e dalla ditta Felice Brambilla di Milano.
Le Statue Votive del Redentore per il Giubileo del 1900
Tra le iniziative del Giubileo di apertura del XX secolo ci fu quella di porre sulle cime dei monti delle regioni italiane, da nord a sud, croci o statue del Redentore. Queste opere, che svettano sulle cime dei monti sparsi nelle regioni d’Italia, furono innalzate in occasione del Giubileo del 1900.
L'Origine dell'Iniziativa Giubilare
Si approssimava il cambio di secolo, il periodo era travagliato, la questione romana non ancora risolta, lo Stato pontificio era chiuso dentro le mura leonine, Roma era stata persa insieme al potere temporale del Papa. I tempi stavano inoltre cambiando, incalzati dalla vertigine della modernità. L'11 maggio del 1899, con la bolla Properante ad Exitum Saeculo, Leone XIII indisse l'Anno Santo. L'attesa e la speranza erano fortissime: era dal 1825 che non si celebrava un giubileo con solennità.
Il Pontefice guardò più lontano, superando ogni confine fisico, guardò ai luoghi più remoti e dimenticati, alle comunità montane, spesso abitate da povera gente. L'autore della Rerum novarum rinnovava il suo interesse e la sua cura verso i più deboli esprimendo il desiderio di costruire dei monumenti per un "grandioso omaggio a Dio". Inizialmente dovevano essere diciannove, il numero dei secoli dalla nascita di Cristo, che furono poi portati a venti con l'inclusione di monte Capreo, località vicino a Carpineto dove era nato il Papa.
Il progetto rimonta ad alcuni anni prima: il 5 settembre 1896 era stato annunciato "il piano di voto al Cristo Redentore", durante la seduta generale del XIV Congresso cattolico italiano che si svolse a Fiesole. Il progetto fu inserito tra le iniziative previste per il giubileo del Comitato internazionale romano per “l’omaggio solenne a Gesù Redentore”, presieduto dal conte Giovanni Acquaderni.
Realizzazione e Caratteristiche dei Monumenti
Furono formati dei comitati locali per la costruzione dei monumenti, scegliendo i luoghi come espressione di etnie diverse e non secondo linee geografiche. Si individuarono vette molto elevate in modo che le figure del Redentore o della croce spiccassero ancora di più, che fossero ben visibili di lontano e allo stesso tempo fossero di facile accesso.
Furono erette statue talvolta in bronzo, più spesso in ghisa, di Cristo risorto di grandi dimensioni, segnate dallo stile del periodo, dal deciso carattere classico. Il modello era soprattutto il Redentore che si trova sul colmo della facciata di San Giovanni in Laterano. In altre località furono realizzate croci in ferro, in stile art déco, altre volte furono costruite delle cappelle.

Inoltre, a chiusura del Giubileo, ai comitati locali fu richiesto di inviare "una pietra o mattone della stessa natura da cui era formata la base di ciascun monumento, per poter essere murati come ricordo entro il muro della Porta Santa".
L'Iscrizione sui Monumenti
Su ogni monumento fu posta l'iscrizione: "Jesu Christo Deo restitutae per Ipsum Salutis / Anno MCM / Leo P.P.XIII", ovvero: "A Gesù Cristo Dio che attraverso sé stesso ci ha restituito la salvezza / Anno 1900 / Papa Leone XIII". Questa iscrizione sottolineava il significato teologico e la finalità votiva di queste opere, celebrando Cristo come fonte di salvezza in occasione dell'Anno Santo indetto da Papa Leone XIII.
Storie di Costruzione e Conservazione
Ogni luogo ha una storia memorabile da raccontare. Le vicende delle statue sono accomunate dalla risposta entusiastica popolare: tutti, all'epoca, diedero quello che poterono. Grazie alle offerte di ciascuno, furono realizzati monumenti assai più grandi di ciò che era stato preventivato, dato che l'idea iniziale del Comitato romano si limitava a dei "souvenir".
Il trasporto delle croci o delle statue avvenne anche per nave, come nel caso della statua del Redentore sul monte Ortobene, in Sardegna, poi su carri trainati da buoi o a dorso di mulo e anche a spalle di chi si faceva moderno Cireneo. Le foto d’epoca lo dimostrano: folle di gente di ogni ceto sociale giunte fin sulle cime: prima per costruire, poi per omaggiare i monumenti dedicati a Cristo. Una religiosità che si esprime come manifestazione identitaria della propria diversità culturale, tipica delle montagne.
Esistono anche storie di distruzione, quando le intemperie - e talvolta il vandalismo - si sono abbattute sui monumenti spezzandoli, come a Mombarone in Piemonte, e di successiva ricostruzione, testimoniando cura fino ai giorni nostri. A Norcia, sul monte Vettore, la croce fu per due volte abbattuta dalle avverse condizioni metereologiche e ora ne è rimasto solo il basamento.
Le Località delle Statue del Redentore
Le Croci e i monumenti a Cristo Redentore che tra il 1900 e il 1902 furono effettivamente realizzati si trovano a:
- Saluzzo, Monviso (Cuneo)
- Graglia, Mombarone (Biella)
- Zone, monte Guglielmo (Brescia)
- Udine, monte Matajur
- Triora, monte Saccarello (Imperia)
- Sestola, monte Cimone (Modena)
- Lizzano in Belvedere, Corno alle Scale (Bologna)
- Brancoli (Lucca)
- Abbadia San Salvatore, monte Amiata (Siena)
- Fossombrone, monte Catria (Pesaro-Urbino)
- Capranica Prenestina, monte Guadagnolo (Roma)
- Formia, monte Altino (Latina)
- Martina Franca, monte Belvedere (Taranto)
- Reggio Calabria, Montalto di Aspromonte
- Caltanissetta, monte San Giuliano
- Nuoro, monte Ortobene
- Carpineto Romano, monte Capreo (Roma)
Benché inclusi nella lista, non furono realizzati monumenti a L’Aquila, sul Gran Sasso, a Sulmona, sulla Majella, a Viterbo, sul monte Cimino.