Una domenica di grande festa per la diocesi aretina ha visto Don Marco Salvi, originario di Sansepolcro e già parroco di Anghiari, essere consacrato vescovo. La solenne cerimonia di ordinazione episcopale si è tenuta il 31 marzo nella cattedrale di Arezzo, un evento significativo per la comunità.

Profilo e Nomina di Don Marco Salvi
Nato a Sansepolcro il 4 aprile 1954, Don Marco Salvi ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 28 maggio 1983. Il suo percorso formativo include una laurea in Architettura e Ingegneria civile conseguita nel 1979 presso l’Università di Firenze, dove dal 1991 è iscritto all’Albo degli Architetti. Il discernimento vocazionale è iniziato nel 1978 presso il Seminario di Arezzo, seguito dal Baccellierato in Teologia ottenuto al Seminario-Facoltà Teologica di Firenze.
Nel corso del suo ministero sacerdotale, svolto in diverse parrocchie dal 1983 fino ad oggi, Don Marco Salvi ha mostrato una particolare sensibilità verso il mondo giovanile, contribuendo alla realizzazione di numerose iniziative di pastorale giovanile. Attento alle nuove sfide sociali, ha sempre assicurato il sostegno della Chiesa alle famiglie in difficoltà a causa della crisi economica.
Lo scorso 15 febbraio, in occasione della Madonna del Conforto, Papa Francesco lo ha nominato vescovo titolare di Termini Imerese e vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve. La sua presentazione ufficiale alla chiesa perugina-pievese avverrà il 5 maggio, nella cattedrale di San Lorenzo, durante la concelebrazione eucaristica.
La Solenne Celebrazione di Ordinazione Episcopale
L'ordinazione episcopale di Don Marco Salvi nella cattedrale di Arezzo è stata un momento di profonda spiritualità e comunione. L’imposizione delle mani è stata compiuta dai cardinali Gualtiero Bassetti, presidente della CEI, e Francesco Coccopalmerio, presidente emerito del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, insieme all’arcivescovo di Arezzo, Mons. Riccardo Fontana.
Alla celebrazione hanno partecipato numerose altre autorità religiose, tra cui il Cardinale Giuseppe Betori, della diocesi fiorentina, che ha concelebrato la messa.
La giornata è stata ricca di momenti celebrativi. Alle ore 10:30, si è svolta una Santa Messa pontificale presieduta dal Cardinale Giovanni Angelo Becciu, prefetto della Congregazione dei Santi, e concelebrata da numerosi vescovi, tra cui Mons. Franco Agostinelli (Prato), Mons. Renato Boccardo (Spoleto-Norcia), Mons. Domenico Cancian (Città di Castello), Mons. Rodolfo Cetoloni (Grosseto), Mons. Roberto Filippini (Pescia), Mons. Luciano Giovannetti (emerito di Fiesole), Mons. Stefano Manetti (Montepulciano-Chiusi-Pienza), Mons. Mario Meini (Fiesole), Mons. Andrea Migliavacca (San Miniato) e Mons. Giovanni Santucci (Massa Carrara-Pontremoli).
Durante la celebrazione eucaristica delle 18:00, presieduta dall’Arcivescovo Riccardo, un ulteriore intenso momento è stato l'ordinazione diaconale permanente di Massimo Cipriani.
L'arcivescovo ha espresso un augurio a Don Marco Salvi: "Il Signore accompagni il nostro confratello nel suo nuovo servizio ecclesiale e gli conceda di raccogliere frutti dello Spirito abbondanti, almeno come quelli finora ottenuti nella sua chiesa madre".
Ordinazione episcopale
Motto e Stemma Episcopale
In vista della sua ordinazione episcopale, Mons. Salvi ha reso noto il motto e lo stemma che caratterizzeranno il suo servizio. "Nello stemma - ha spiegato - ho cercato di rendere attraverso alcuni segni la mia storia e la mia identità."
Gli elementi dello stemma sono:
- Una Croce fiorita: Questa croce richiama quella che San Francesco, passando per Anghiari, piantò su un’altura, ponendo sotto la sua protezione il popolo della Valtiberina e di Anghiari. La sua fioritura simboleggia la ricchezza di vita e grazia generata per secoli da tale protezione.
- Una stella a otto punte: Segno di Maria, che guida e protegge con maternità infinita il suo popolo, e che ha sempre accompagnato la vita di Mons. Salvi.
- Una palma sempre verde: Simbolo della Resurrezione e della vita nuova. Richiama inoltre il paese natale di Sansepolcro, che ha come icona principale la Resurrezione di Piero della Francesca.
Il motto episcopale scelto è "Duc in Altum", che significa "prendi il largo". Questo motto è l’invito di Cristo rivolto a Pietro e agli Apostoli dopo una nottata infruttuosa di pesca, un richiamo a riprendere il largo, a non fermarsi alle sconfitte e a gettare di nuovo le reti. È un segno di Cristo che ha stima e amore per noi più di quanto ne abbiamo per noi stessi.

Il Cammino Sacerdotale e le Riflessioni Episcopali
La Chiesa ha la missione fondamentale di incontrare tutti. Don Marco Salvi ha sottolineato che, mentre alcuni hanno la grazia di avere esperienza di Dio fin dall’infanzia, è più complesso non escludere nessuno, anche chi è convinto di trovare ovunque nemici. Lo stile giusto, a suo avviso, è quello di San Paolo sull’Areopago. La missione degli apostoli, pellegrini insieme agli abitanti della Terra, non si avvale di strategie pastorali, opportunismi mediatici o ricerca di consenso, ma si fonda sul rispetto verso tutti, senza prevaricare alcuno. Molti, anche tra i non cattolici, riconoscono la divinità di Gesù Signore, affascinati dalla sua persona, dalla bellezza del Vangelo e dalla coerenza della passione. I Santi Magi sono un'icona dell'incontro sempre possibile con il mondo che "viene da lontano", ma è interessato, come noi, alla ricerca del buono, del giusto e del bello.
La Dottrina agostiniana dell’Ecclesiologia di Comunione, con il Concilio Vaticano II, è tornata ad essere un irrinunciabile punto di riferimento. Già i Padri Apostolici, nell’analogia tra Chiesa ed Eucarestia, affermavano che non si dà il pane se non dopo aver raccolto il grano, macinato e reso compatto con l’acqua. Custodire il Mistero non significa nasconderlo, ma trasmetterlo in risposta alla vocazione alla fede di tutti i popoli della Terra. Il profeta Isaia avverte che lo Spirito Santo muove i cuori di ogni generazione, invitando a guardare con coraggio la realtà, perché Dio si fa presente nell'interiorità delle persone, infrangendo i muri del pregiudizio e costruendo ponti.
Il Santo Vescovo di Roma, Papa Francesco, mettendo in pratica i principi della Gaudium et Spes, ha mostrato nei fatti che il rapporto tra la Chiesa e la comunità umana non deve essere necessariamente conflittuale. Anzi, nella ricerca della verità, che appartiene a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, dobbiamo ritrovare la via dell’unità. Come insegna l’Aquinate, "Sacerdos propter populum" (il sacerdote è per il popolo). Mons. Salvi e gli altri vescovi ordinati insieme a lui sono cresciuti con questa missione di cambiamento e rinnovamento di ogni Chiesa particolare, come già evidente nei discorsi programmatici dei Papi.
È essenziale apprezzare tutto: i Padri hanno trasmesso la fede, ma la Chiesa chiede di far fiorire i doni dello Spirito nel servizio quotidiano. Mons. Salvi ricorda che Papa Giovanni Paolo II, che ebbe l’onore di servire per anni, chiese ai vescovi appena ordinati di non cercare l’applauso o il successo personale, ma di guidare il popolo sulla faticosa via del rinnovamento. Dopo avergli consegnato il pastorale con la formula di rito "Regere et gubernare Ecclesiam Dei", conoscendolo personalmente, il Pontefice gli diede un prezioso mandato: "fallo, che lo sai fare!".
Uscendo da Pisa, sua "Chiesa madre", raccolse come icona del servizio episcopale la formella che Bonanno Pisano aveva illustrato con la lavanda dei piedi. Nonostante non sia riuscito ad essergli fedele in ogni aspetto, l’intenzione era sempre quella di offrire prossimità alla gente, ai piccoli, ai poveri, ai malati e ai senza lavoro. "Il pastore non solo coltivi nell’anima retti pensieri, ma… inviti chi lo osserva a raggiungere i più alti traguardi."
Mons. Salvi riflette sul fatto che avrebbe potuto certamente fare di più e meglio, ma molti ricordi di storie di grandi sofferenze gli tornano alla mente, una sorta di scuola che lo ha arricchito. Sente il dovere di ricordarne alcune, per ringraziare quanti lo hanno aiutato a crescere con la loro amicizia e credendo che la collaborazione sia un dono della Divina Provvidenza.
Tra le sue esperienze significative, Mons. Salvi menziona il 26 settembre 1997, quando, nel cuore della notte, il popolo gli fece capire quanto fosse doveroso e bello essere in mezzo ai terremotati di Verchiano. Il laicato della sua Chiesa lo chiamò poi a lavorare per la mensa e il dormitorio di Spoleto e la fattoria della Misericordia di Eggi, non solo per dar da mangiare a chi non aveva nulla, ma soprattutto per trasformare i più miseri, abituati ad essere di peso agli altri, in persone capaci, con dignità, di regalare verdura e frutta a tutte le case della Caritas in Umbria. Evidenzia la bellezza della comunione tra le otto Chiese sorelle della terra dei Santi Benedetto e Francesco.
Ha avuto anche una presenza significativa in Macedonia e Kosovo, durante la guerra, in fraternità con il Vescovo Marco che reggeva quella Chiesa. Successivamente, è stato di nuovo in Thailandia per conto di Caritas Italiana in aiuto delle vittime dello tsunami, tornando dove era stato diplomatico per portare il segno della carità delle Chiese italiane ai pastori dei pescatori senza terra, rifugiati di cui pochi sanno. Al suo arrivo ad Arezzo, al Sindaco che lo accoglieva in Piazza, chiese la cittadinanza. La Caritas, in questi anni, è stata "la nostra pupilla dell’occhio". Ringrazia Dio per averlo voluto partecipe del sacerdozio di Cristo e successore degli Apostoli. La luce di Cristo illumina il cammino di questa Chiesa, che è bellissima, anche se costretta a misurarsi con sfide dure e comuni con le Chiese sorelle.
Ordinazione episcopale
Il Nuovo Servizio Pastorale a Perugia-Città della Pieve
Dopo la sua ordinazione episcopale, Mons. Salvi subentra a Mons. Paolo Giulietti, già vescovo ausiliare, chiamato da Papa Francesco alla guida dell’Arcidiocesi di Lucca. Mons. Salvi sarà presentato ufficialmente alla chiesa perugina-pievese domenica 5 maggio, nella cattedrale di San Lorenzo, dove inizierà il suo nuovo servizio pastorale.
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