Francesco Arena: L'Artista e la Scultura Concettuale
Francesco Arena (Torre Santa Susanna - Brindisi, 1978), che vive e lavora a Cassano delle Murge (Bari) da molti anni, si interroga sul peso della storia e della memoria contemporanea nella costruzione del presente. La sua ricerca viene fisicamente impressa nelle sculture per restare viva, testimonianza di un racconto da condividere. La materia viene sempre plasmata salvaguardando le sue proprietà intrinseche ma associandola alla necessità di veicolare un pensiero, o un evento specifico metaforicamente sintetizzato nella forma scultorea. Il suo lavoro può essere considerato come una personale rielaborazione dei processi scultorei della Minimal art e dell'Arte povera, rilette attraverso la lente di eventi biografici e collettivi. Rielaborando numeri o formule legate a quei fatti, Arena le trasmuta in opere artistiche.

Temi e Opere Significative
L’avvio di questa riflessione al contempo plastica e politica avviene nel 2004, quando l’artista ricrea in scala 1:1 l’appartamento in cui Aldo Moro viene imprigionato dalle Brigate Rosse a partire dal 16 maggio 1978 (3,24 mq, dimensione esatta della cella in cui era recluso). Con l'opera "3,24 m" alla Galleria Monitor di Roma nel 2004, oggi al MAXXI, Arena precisa i punti cardinali del proprio lavoro. Oggi, a distanza di quasi vent’anni, i principi enunciati con quell’opera, dedicata alla cella (di quelle esatte dimensioni, la scultura è infatti una riproduzione in legno in scala 1:1) in cui fu tenuto prigioniero dalle BR Aldo Moro, risultano costantemente validi per leggere lo sviluppo del suo percorso. Il lavoro di Arena oggi ha validità proprio per questa sua capacità di leggere la Storia recente, senza ricorrere al pur importante discorso della documentazione o della narrazione, e investigando la forma come radice primaria del linguaggio della scultura. A suo dire la scultura è, come il corpo umano, dotata della capacità di occupare uno spazio definito e quindi di sottrarre spazio e al contempo di contenerlo.
Tra il 2007 e il 2008 l’artista ha realizzato con materiali diversi, dal ferro all’argilla, dagli oggetti di recupero a frammenti di altre sculture, una serie di supporti per falci e martelli reali, realizzando fisicamente il simbolo del comunismo.
Le tre opere entrate in collezione al Madre nell’ambito del progetto "Per_formare una collezione", che si disperdono collocandosi in sale differenti, sono costituite da barre di bronzo lucidato a specchio intitolate Passo, Passo doppio, Passo triplo (2016). I numeri incisi su ciascuna delle barre - i cui segmenti corrispondono alla lunghezza di un passo dell’artista - devono essere moltiplicati per la dimensione di ognuna. Su "Passo", su cui è inciso il numero “x 250.000”, la moltiplicazione genera la distanza tra la stazione di Budapest e il confine Austriaco percorsa da 3000 migranti siriani nel 2015. Su "Passo doppio", con due barre a formare un angolo retto, è inciso: “x 2.130.691” e “x 1.215.720”, e il risultato di ciascuna moltiplicazione genera la distanza che separa Bodrum dal confine austriaco e la distanza che separa Bodrum dal confine siriano, mentre il totale di queste due distanze indica quella percorsa dai profughi siriani per raggiungere l’Europa.
"Letto per i giorni e per le notti" è un’opera di Francesco Arena nella quale l’artista reinterpreta la condizione di prigionia di chi è stato rinchiuso in un carcere. Arena recupera la struttura del letto da una cella del vecchio carcere di Procida e vi aggiunge una lastra di rame specchiante al posto del materasso.
Di recente, Arena sa anche essere aereo e perfino poeticamente ludico, come dimostra l'altalena che ha concepito per "Panorama", la mostra promossa dal consorzio Italics con la curatela di Vincenzo De Bellis a Monopoli, nella sua Puglia. Sulla superficie bronzea dell’asse, utilizzabile da adulti e bambini, nella chiesa sotterranea del castello (e installata di fronte a una straordinaria opera di Marisa Merz) c’è scritto: "Tutti i giorni presenti si somigliano fra loro, ogni giorno passato è differente a modo suo". Ancora una volta è la letteratura a ispirarlo, insieme ad altre fonti, anche visive, naturalmente. In ogni caso la via di Arena rimane sempre concentrata verso un percorso autonomo, rigoroso, capace di relazionarsi con i luoghi, trasformandoli talvolta (come fece al Padiglione Italia della Biennale di Venezia curato da Bartolomeo Pietromarchi), anche con ardite convivenze tra i materiali, da quelli duri e implacabili (e non modificabili) come la pietra, a quelli che vivono metamorfosi invisibili ma costanti.
Vita e Riconoscimenti
Nello spazio del suo studio a Cassano delle Murge, vige un certo ordine. Opere recenti e passate convivono pacificamente facendo comprendere come Arena lavori su alcuni temi fin dagli esordi: il tempo, la distanza, le misure. Qui Arena concepisce i lavori di piccolo formato, assemblaggi soprattutto, ma è qui che ritrova la dimensione della progettualità e della riflessione. Nella tranquillità della provincia, Arena trova la giusta concentrazione per lavorare con impegno costante. Qui ha artigiani e collaboratori che partecipano alla nascita dei suoi lavori, ma da sempre Arena è un viaggiatore instancabile, costantemente vola per appuntamenti, mostre e sopralluoghi, anche per raggiungere le tre gallerie che lo rappresentano (Trisorio, Raffaella Cortese e Sprovieri).
La sostenibilità è uno dei suoi principi nell’organizzazione logistica del proprio lavoro, sia in termini di produzione che per quel che concerne il deposito. Questo suo approccio ha sempre indicato una via opposta al pensiero dominante per il quale, per ‘trottare’ nel mondo dell’arte, bisogna lavorare (e vivere) in determinate città.
Francesco Arena ha esposto il suo lavoro in mostre monografiche presso: Nogueras Blanchard Gallery, Madrid (2022); Studio Trisorio, Napoli; Galleria Raffaella Cortese, Milano (2021); BASE / Progetti per l’arte, Firenze (2019); Sprovieri, London (2018); Frac Champagne-Ardenne, Reims (2012); Museion, Bolzano (2011); PeepHole, Milano (2010). Ha partecipato anche a numerose mostre collettive tra cui: Bangkok Art Biennale, Bangkok (2022); Maxxi L’Aquila (2022); Villa Arson, Nizza (2021); Walker Art Center, Minneapolis (2020); Museo Madre, Napoli (2020); Triennale, Milano (2015); Castello di Rivoli, Rivoli (2014); Palazzo Strozzi, Firenze (2014); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2011). Nel 2005 ha avuto una personale presso la Galleria D’Arte Moderna di Bologna come vincitore del premio GAP-Giovani Artisti Pugliesi.
Franco Arena: Il Custode della Memoria di Monte Sant'Angelo
Monte Sant’Angelo piange la scomparsa di Franco Arena, un uomo il cui impegno e passione per la sua terra natia hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia culturale del Gargano. Nato in questo suggestivo angolo della Puglia, Franco aveva trascorso un lungo periodo negli Stati Uniti, ma il richiamo delle sue radici era troppo forte per essere ignorato. Così, dopo anni oltreoceano, decise di tornare a Monte Sant’Angelo, determinato a dedicare la sua vita alla documentazione e alla preservazione delle tradizioni locali.
Il Fotografo e Videomaker del Territorio
Fotografo di talento, videomaker appassionato e custode di memorie, Franco Arena ha saputo raccontare con sensibilità e autenticità la vita e l’anima del Gargano. Le sue immagini sono molto più che semplici fotografie; sono finestre aperte su un mondo fatto di riti antichi, mestieri tradizionali, volti segnati dal tempo e paesaggi mozzafiato. Franco era conosciuto per la sua gentilezza e disponibilità, qualità che lo rendevano una figura amata e rispettata nella comunità di Monte Sant’Angelo. Non era solo un osservatore esterno, ma un partecipante attivo alla vita sociale e culturale del paese. La sua determinazione, spesso descritta come “testardaggine”, era in realtà la manifestazione di un profondo amore per la sua gente e la sua storia. Come molti degli abitanti di Monte Sant’Angelo, Franco era un uomo di principi solidi, capace di affrontare con tenacia ogni sfida per raggiungere i suoi obiettivi. La sua opera non si limitava alla fotografia e ai video. Franco era un vero e proprio narratore del popolo garganico, capace di tramandare le storie e le tradizioni che rischiavano di essere dimenticate.

"Il Tempo della Quarantena" e l'Eredità Culturale
Il contributo di Franco Arena alla cultura locale è stato riconosciuto e apprezzato da tutti. Le sue opere sono state esposte in numerose mostre e hanno ricevuto diversi premi e riconoscimenti. Ma al di là dei meriti ufficiali, è il ricordo personale di chi lo ha conosciuto a rendergli il più grande tributo. Franco era una presenza rassicurante e ispiratrice, un esempio di dedizione e passione che continuerà a influenzare le generazioni future.
Un esempio del suo lavoro recente è la mostra fotografica “Il Tempo della Quarantena”, inaugurata l'8 agosto alla Green Cave di Monte Sant'Angelo. Questa esposizione presentava una sequenza di ritratti di persone nascoste sotto le loro mascherine. Per chi, come molti, ha vissuto l’esperienza del lockdown, questi scatti rappresentano molto di più di una carrellata di volti. L'autore di questa mostra è identificato come Francesco Arena, di Monte Sant’Angelo, da sempre appassionato di fotografia, che ha vissuto l’ultimo ventennio negli Stati Uniti ed è ritornato a settembre scorso, ristabilendo la propria dimora nella natia Monte Sant’Angelo. L’incontro di presentazione, tenutosi all’aperto su via Garibaldi, è stato coordinato dalla giornalista Valentina Scirpoli e ha visto gli interventi di Giuseppe Aulisa e dell’autore.
In questo momento di dolore per la sua scomparsa, la comunità si stringe attorno alla famiglia di Franco, esprimendo la propria gratitudine per tutto ciò che ha fatto. Le sue immagini continueranno a raccontare la storia del popolo garganico, un racconto fatto di bellezza, di fatica, di gioia e di tradizione.
Monte Sant'Angelo: Contesto di Arte e Cultura
Monte Sant'Angelo è un territorio fertile per la cultura e le iniziative artistiche. La Green Cave, ad esempio, è un punto di riferimento per eventi culturali, con appuntamenti d’agosto in attesa di FestambienteSud. Vengono promosse mostre fotografiche come quella di Franco Arena e incontri letterari, dimostrando la vivacità del panorama culturale locale. L'operazione culturale "Ospitalità dello sguardo" mira a promuovere il territorio e l’arte nel territorio, sviluppando una sensibilità critica nei confronti di tematiche come quelle dell’ospitalità, del cammino, della conoscenza, dell’incontro e del tempo.