La storia della Chiesa Parrocchiale di Sant’Ambrogio a Morazzone è un affascinante percorso attraverso secoli di devozione, trasformazioni architettoniche e lasciti artistici. Le prime testimonianze scritte risalgono al XVI secolo, ma le origini di questo luogo di culto sono radicate in epoche ancora più remote.
Le Prime Testimonianze e le Trasformazioni del XVI e XVII Secolo
Le prime notizie certe sulla Chiesa Parrocchiale di Sant’Ambrogio risalgono alla Visita Pastorale di Padre Leonetto Clivone, effettuata nel 1566 su ordine di San Carlo Borromeo. In quel periodo, la chiesa era descritta come una struttura lunga 13 metri e larga 4, dotata di un altare, due porte, il battistero e un campanile con due campane. Tuttavia, mancava il Santissimo, che veniva conservato presso la chiesa di Santa Maria Madre, e le sue murature apparivano deteriorate. Già nel 1570, Borromeo ne ordinò la demolizione, aprendo la strada a una nuova edificazione.
Nel 1606, durante la visita pastorale di Federico Borromeo, la chiesa si presentava rinnovata e ampliata, raggiungendo una lunghezza di 15 metri e una larghezza di 7,5 metri. Erano presenti 3 altari e due cappelle laterali: una dedicata alla Vergine del Rosario (sul lato dell’epistola, a destra) e l’altra a Santa Caterina (sul lato del vangelo, a sinistra). Queste modifiche segnano un progressivo miglioramento e un aumento della capacità della struttura.

La Costruzione della Nuova Chiesa Neoclassica
Il progetto per la costruzione dell’attuale chiesa parrocchiale fu affidato all’architetto ticinese Simone Cantoni (1739-1818), una figura di spicco del neoclassicismo. Nell’agosto del 1814, venne richiesta l’autorizzazione per la costruzione. Il progetto prevedeva una pianta a croce greca, con una lunghezza totale di 32 metri (incluso il presbiterio) e una larghezza di 24 metri. L’altezza massima raggiungeva i 18 metri. L’aula, escludendo le cappelle, misurava 305 mq, mentre il presbiterio e l’abside occupavano 110 mq, e la sagrestia 25 mq.
Il 18 gennaio 1815 segnò la demolizione dell’altare maggiore, costruito nel 1779 e venduto a Galliate Lombardo insieme a due angeli. Di questo altare rimangono solo poche tracce, poiché fu smembrato e inserito nell’abside della chiesa dei SS. nel tardo Novecento. La costruzione della nuova chiesa avvenne tra il 1814 e il 1817, e fu dedicata a Sant’Ambrogio, diventando sede parrocchiale.

L’Architettura e le Decorazioni Interne
La pianta della chiesa è a croce greca, caratterizzata dalla presenza di quattro altari laterali. La facciata, descritta come imponente, a salienti, scandita da lesene e coronata da un alto cornicione, presenta al centro un grande arco che racchiude il portale principale con frontone triangolare e una vetrata artistica superiore. La vetrata centrale raffigura Sant’Ambrogio nell’atto di ammonire l’imperatore Teodosio, un richiamo alla fermezza del patrono.
Gli interni sono riccamente decorati. Le volte a botte e a crociera sono finemente affrescate con scene che includono la glorificazione del Santissimo Sacramento, la gloria di Sant’Antonio e le figure dei Quattro Evangelisti. Nel catino absidale sono rappresentate le allegorie delle tre virtù teologali: fede, speranza e carità. Gli affreschi delle volte sono opera del pittore Cav. Francesco Lieti, che nel 1893 decorò anche i pennacchi della grande cupola centrale con i simboli dei quattro evangelisti. Le decorazioni floreali e simboliche sono attribuite al pittore Rossi di Tradate.

Gli Altari e le Cappelle
L’Altare Maggiore, anch’esso progettato da Simone Cantoni, è un esempio di eleganza neoclassica, realizzato con marmi pregiati come broccatello svizzero, botticino di Brescia e verde di Varallo. Il paliotto cesellato con medaglie dell’Ultima Cena e dell’Annunciazione (1898) e i busti reliquiari dei santi Ambrogio, Carlo, Agostino e Apollinare (1850) arricchiscono le celebrazioni liturgiche.
Dietro l’altare maggiore, una grande tela del 1609, opera dei fratelli Fiammenghini (Giovanni Battista e Giovanni Mauro Della Rovere), raffigura una toccante Crocifissione con Santi.
Nel transetto sinistro si trova l’Altare della Beata Vergine del Rosario (1831), che ospita una statua della Vergine del 1937, dono delle sorelle Mazzucchelli. Attorno all’altare, 15 tondi raffiguranti i misteri del Rosario, dipinti nel 1872 da Giovanni Valtorta su modello degli affreschi del pittore Morazzone a Varese. Uno di questi tondi fu rubato nel 2010 e sostituito nel 2018.
Sul lato opposto, l’Altare dei Santi Ambrogio e Carlo è arricchito da una pala d’altare ottocentesca di Giovanni Battista Bertini, raffigurante i due santi in adorazione della Croce del Santo Chiodo.
La Cappella della Madonna delle Grazie, costruita nel 1897, custodisce un prezioso affresco di inizio Cinquecento raffigurante la Madonna con il Bambino incoronata da angeli. Quest’opera, proveniente da una chiesa precedente, è venerata dai fedeli come "Madonna delle Grazie" per le numerose grazie ricevute nel tempo.
La Cappella di San Giuseppe e Battistero, progettata nel 1924 dall’architetto Angelo Caravati, ospita una statua di San Giuseppe (1901) e un altare in marmo di Trani. La decorazione pittorica è di Cesare Marelli, mentre l’affresco con il Transito di San Giuseppe è opera di Luigi Morgari. All’interno di questa cappella si trova anche il fonte battesimale in marmo di Arzo del 1818.

Reperti Romani e il Campanile
All’interno della chiesa di Sant’Ambrogio sono conservati tre reperti romani in serizzo, testimonianza delle antiche origini di Morazzone. Provenienti dalla demolita chiesa di Santa Maria Maddalena, due blocchi recano iscrizioni dedicate ai fratelli legionari romani Lucio e Marco Senzii, che vissero stabilmente nel I secolo d.C. Il terzo reperto è una lapide funeraria dedicata a Donnia Pupa.
A nord della chiesa, in posizione isolata, si erge la torre campanaria seicentesca, con una massiccia struttura in pietra a vista e un grande orologio. La sua origine è ipotizzata come torre di avvistamento romana o tardoantica, sebbene non vi siano resti archeologici a conferma. Durante una visita pastorale a metà Settecento, il cardinale Giuseppe Pozzobonelli descrisse la torre campanaria a pianta quadrata con quattro campane.

La Storia della Parrocchia e le Confraternite
La storia della parrocchia di Sant’Ambrogio è attestata fin dal tardo medioevo. Le prime notizie certe risalgono al 1454, con la figura di un rettore residente. Nel 1564, la chiesa è ancora menzionata come "capella" o "rettoria".
Nel 1747, durante la visita pastorale dell’arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli, il clero parrocchiale era composto dal parroco e nove sacerdoti residenti, con una popolazione di 772 anime. In questo periodo erano attive la confraternita del Santissimo Sacramento, eretta nel 1583 da Carlo Borromeo, e la confraternita del Santissimo Rosario.
Verso la fine del XVIII secolo, la parrocchia possedeva fondi per 433.19 pertiche e contava 846 abitanti. All’epoca della visita pastorale dell’arcivescovo Andrea Carlo Ferrari, il reddito netto del beneficio parrocchiale era di 2022,45 lire, con un clero composto dal parroco e un coadiutore. I parrocchiani erano 1800, inclusi gli abitanti delle frazioni circostanti.
Nel XIX e XX secolo, la parrocchia di Sant’Ambrogio è stata inserita in diverse circoscrizioni ecclesiastiche, fino alla revisione territoriale della diocesi tra il 1971 e il 1972, quando fu attribuita al decanato di Varese e successivamente aggregata al decanato di Azzate.
All’interno della chiesa parrocchiale erano erette diverse confraternite e pie unioni: la confraternita femminile del Santissimo Sacramento (fondata nel 1818), la pia unione delle Figlie di Maria (fondata nel 1873) e la compagnia di San Luigi Gonzaga (fondata nel 1895).
La Chiesa di Santa Maria Madre: Un Contesto Storico
È importante menzionare la Chiesa di Santa Maria Madre, un altro luogo di culto significativo a Morazzone, la cui storia affonda le radici almeno al XIII secolo, come citato nel “Liber Notitiae Sanctorum Mediolani” di Goffredo da Bussero. L’edificio attuale risale al XV secolo, ma restauri hanno rivelato tracce di una cappella precedente. Dal 1449 divenne sede di cappellania stabile. Nei secoli XVI e XVIII, la chiesa subì interventi che ne modificarono l’aspetto, tra cui la realizzazione del campanile e del soffitto ligneo a cassettoni.
L’interno di Santa Maria Madre presenta una navata unica rettangolare, con affreschi votivi del XV e XVI secolo che riaffiorarono durante i restauri. Tra questi, un dittico affrescato con Madonna in trono con Bambino e Sant’Antonio Abate, e frammenti di altre scene sacre.
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