La Diocesi di Acqui Terme ha attraversato un periodo di significativa turbolenza finanziaria, caratterizzato da un ingente debito, operazioni immobiliari controverse e un dibattito interno acceso. La vicenda ha coinvolto figure di spicco, inchieste giornalistiche e procedure giudiziarie, culminando nell'intervento della Santa Sede e nella nomina di un nuovo vescovo.
L'Origine del Dissesto Economico e le Operazioni Contestate
La Diocesi di Acqui si è trovata gravata da un debito di svariati milioni di euro, stimato in circa 4 milioni, a causa principalmente di operazioni immobiliari realizzate in un clima non sereno e, a volte, intimidatorio. Tra queste, la ristrutturazione del Ricre, appaltata al gruppo Gavio, è costata 6,4 milioni di euro.
Un caso emblematico è quello della Casa Emmaus, un tempo destinata ad accogliere sacerdoti e seminaristi in riposo. Questa struttura, situata sulla riviera ligure, è stata successivamente trasformata in un resort di lusso con piscina, golf e 12 appartamenti-vacanze, ribattezzato Villa Primavera e poi Resort Malesia (precedentemente nota come Villa Paradiso a Varazze). Si trattava di un immobile di proprietà del Seminario, che sarebbe stato affittato a canoni irrisori, un caso finito all'attenzione del Vaticano. Inoltre, monsignor Carlo Ceretti, ex rettore del seminario, avrebbe venduto per poche decine di migliaia di euro un appartamento di proprietà del seminario a un parente stretto di don Giacomo Rovera, già coinvolto nella vicenda di Villa Paradiso.

La situazione finanziaria era divenuta insostenibile, con la Diocesi che aveva quasi esaurito i proventi dell'8 per mille, l'unica fonte di reddito, in gran parte utilizzati per coprire le rate dei debiti.
Le Voci di Dissenso e l'Intervento dei Sacerdoti
Il progetto di risanamento del vescovo Pier Giorgio Micchiardi per saldare i debiti, verificare gli investimenti e dare nuove risorse alle parrocchie non è mai partito. A fermarlo è stata una lettera inviata a metà dicembre 2015 da un gruppo di circa quaranta giovani preti, tra i più rappresentativi e responsabili della comunità diocesana, ai Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), al nunzio apostolico Adriano Bernardini e all'arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, con l'implorazione di un intervento urgente e immediato.
Nella lettera, i sacerdoti denunciavano che le decisioni finanziarie erano state prese senza tener conto dei pareri negativi espressi da numerosi sacerdoti e laici. Lamentavano inoltre che il vescovo amministrava personalmente tutti gli enti giuridici (Diocesi, Istituto Diocesano Sostentamento Clero, Casa del Clero, Seminario Vescovile, Caritas), aggirando il Diritto Canonico che prevedrebbe una gestione autonoma, e continuava ad essere circondato da collaboratori e consiglieri che non godevano della stima e della fiducia del clero.
Le critiche si estendevano anche alle nuove nomine. In particolare, la nomina del nuovo presidente del consiglio di amministrazione dell'Istituto diocesano Sostentamento Clero era caduta su un laico esterno alla diocesi, legato a un noto istituto bancario con cui il vescovo stava trattando un nuovo mutuo. Il vescovo aveva anche disatteso la consuetudine di nominare un numero congruo di sacerdoti diocesani per assicurare loro la maggioranza in consiglio, esasperando il malcontento.
Questa "doccia fredda" costrinse il vescovo Micchiardi a una repentina e decisa marcia indietro, revocando le nomine e prorogando per altri sei mesi il precedente consiglio di amministrazione e il collegio dei revisori dei conti per l'Istituto del Sostentamento Clero.
Tra i firmatari della lettera compariva don Claudio Barletta, prima dell'arrivo dei tecnici presidente dell'ufficio Sostentamento Clero e a capo di Norimberga S.r.l., la società immobiliare della diocesi che gestisce la compravendita, la permuta e la gestione di beni, una società che vale milioni di euro.
Le Inchieste Giornalistiche e i Risvolti Giudiziari
La complessa situazione della Diocesi di Acqui è stata oggetto di un'inchiesta giornalistica della trasmissione di Italia 1 "Le Iene", trasmessa nell'ottobre 2016. La trasmissione ha puntato l'attenzione su come i fondi dell'8 per mille fossero gestiti in assenza di trasparenza e con fini più personali che di bene comune, avvalendosi di documenti "quantomeno sconcertanti".
Gli affari loschi alla curia di Acqui Terme
In concomitanza, la Procura di Alessandria aveva aperto un fascicolo di indagine per reati quali truffa e appropriazione indebita (con riferimento a 180 mila euro di versamenti usciti dal Seminario), accogliendo l'opposizione a una richiesta d'archiviazione da parte dell'allora avvocato della Diocesi. Tuttavia, poco dopo, lo stesso vescovo Piergiorgio Micchiardi aveva ritirato la querela, facendo cadere il procedimento.
Il Contenzioso di Don Giacomo Rovera
Un aspetto centrale del dibattito giudiziario ha riguardato l'ex economo del Seminario della Diocesi di Acqui Terme, don Giacomo Rovera (mancato nel 2022). Don Rovera lamentava di essere stato dipinto come uno dei responsabili delle operazioni antieconomiche che avrebbero generato il debito diocesano, in particolare nel servizio de "Le Iene".
Il Tribunale di Milano ha respinto la sua richiesta di risarcimento danni, e la sentenza è stata pienamente confermata anche in secondo grado. I giudici hanno stabilito che i professionisti Garrone e Vincenzo Sassi, incaricati dall'allora vescovo monsignor Micchiardi di svolgere una due diligence sui conti della Diocesi e di elaborare un piano di ristrutturazione, si erano limitati a esporre in modo "imparziale e asciutto" i risultati del proprio lavoro e che il servizio de "Le Iene" aveva rispettato i canoni del diritto di cronaca.
I risultati della due diligence e il piano di ristrutturazione sono stati riconosciuti come "ineccepibili" e fondati su fatti e dati reali, chiudendo un contenzioso che ha accompagnato per anni il dibattito interno alla Diocesi di Acqui e confermando la centralità dei riscontri tecnici nella documentazione del dissesto economico dell'epoca.
La Visita Apostolica e la Nomina del Nuovo Vescovo
Dopo la lettera dei parroci e in seguito all'udienza del vescovo Micchiardi con Papa Francesco (richiesta mesi prima, ma probabilmente legata ai conti disastrati), il responsabile della CEI nominava nel marzo 2016 monsignor Carlo Redaelli, arcivescovo di Gorizia, come visitatore apostolico della Diocesi. Monsignor Redaelli, una sorta di ispettore della Santa Sede, doveva indagare anche sulla vicenda di Villa Paradiso/Malesia. Per adempiere al suo compito, data la mole di impegni, monsignor Redaelli ha chiesto l'aiuto di monsignor Luigi Testore, parroco a S. Marco di Milano ed economo della Diocesi Ambrosiana.

Dopo un anno di analisi delle problematiche acquesi, monsignor Redaelli e monsignor Testore hanno rilevato una "situazione di grave disagio amministrativo".
Il 19 gennaio 2018, l'arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, ha annunciato la nomina di monsignor Luigi Testore a nuovo Vescovo di Acqui. L'ordinazione episcopale di monsignor Testore è avvenuta sabato 24 febbraio, alle ore 10.30, a Milano nella Basilica di Sant’Ambrogio, mentre l’ingresso nella Diocesi di Acqui è avvenuto domenica 11 marzo.
Classe 1952 e prete dal 1977, monsignor Testore ha svolto la sua attività sacerdotale prima nel Seminario di Milano come insegnante di lingue, poi nella Curia metropolitana, acquisendo un'esperienza unica come segretario particolare del cardinale Martini per sei anni, e successivamente come economo della chiesa ambrosiana, la Diocesi più grande in Italia con oltre 5 milioni di persone in 900 parrocchie. Ha collaborato con i vescovi Colombo, Martini, Tettamanzi, Scola e l'attuale Mario Delpini. La sua disponibilità è stata definita un segno edificante.
La nomina del nuovo vescovo ha portato una vera gioia a quanti vogliono bene a questa comunità dell'Alto Monferrato, e va chiarito che "non è vero quindi che la Diocesi Acquese è smembrata, fallita o in liquidazione".
L'arcivescovo Delpini, nel presentare monsignor Testore, ha sottolineato come la sua raffinata educazione, l'apertura agli orizzonti mondiali e le competenze linguistiche lo qualifichino come "uomo e prete di città". La sua destinazione a Vescovo "in provincia" significa dunque una vocazione a radicarsi in un territorio per aprirlo a più ampi orizzonti.
Interessante è il legame storico tra la Diocesi di Acqui e Milano: la chiesa di Acqui era diocesi suffraganea di Milano, e molti vescovi diocesani provengono da terra ambrosiana. Il palazzo vescovile, dove risiederà monsignor Testore, fu costruito nel XVI secolo dal vescovo lombardo Pier Francesco Sangiorgio dei Conti di Biandrate, amico personale di S. Carlo Borromeo. In Cattedrale, l'attuale altare dedicato al patrono S. Guido, fino al XVIII secolo, era dedicato a S. Carlo, devozione poi trasferita nell'attuale cappella dedicata al Santo Milanese.