La Traslazione delle Reliquie di San Nicola a Bari: Storia, Fede e Dialogo Ecumenico

Le spoglie di San Nicola riposano a Bari da oltre nove secoli, un periodo durante il quale non si sono mai mosse dalla città pugliese, fino a eventi recenti che ne hanno rinnovato la rilevanza ecumenica. Arrivate dall'Oriente nel 1087, sottratte da un gruppo di valorosi marinai dalla città di Mira, le reliquie diedero una nuova identità a Bari, all'epoca porto normanno e longobardo.

Mappa del viaggio delle reliquie di San Nicola da Myra a Bari

Cenni Storici sulla Traslazione del 1087

Contesto Storico e Motivazioni

La caduta di Antiochia in mano ai musulmani nel 1084 sembrava la premessa alla devastazione della Licia e alla distruzione della chiesa del santo, un tentativo già avvenuto 250 anni prima. In questo scenario, l'idea di trafugare le spoglie di San Nicola venne ai baresi nel contesto di un programma di rilancio della città.

Bari, a causa della conquista normanna del 1071, che dall'876 era stata capitale del tema di Longobardia (una regione amministrativa dell'Impero Bizantino), aveva perduto il suo ruolo di residenza del catepano e, di conseguenza, di capitale dell'Italia bizantina. Questo evento segnò un mutamento epocale per la città. La città era attraversata da una importante frattura: bisognava ricucire il tessuto sociale di una comunità in cui convivevano tante etnie, mentre nel 1054 si era consumato lo scisma tra Chiesa d'Oriente e Chiesa d'Occidente. La traslazione delle reliquie fu dunque vista come un'opportunità per risollevare il prestigio religioso e sociale di Bari.

L'Impresa dei Marinai Baresi

Agli inizi del 1087, tre navi colme di frumento salparono come di consueto alla volta della Siria. Lo storico Niceforo afferma che l'impresa fu voluta da alcuni saggi e stimati cittadini baresi che misero a disposizione le loro imbarcazioni. Giovanni Arcidiacono riferisce che circa ottanta marinai, commercianti e schiavi (il numero 62 si riferisce ai partecipanti con diritti civili) salparono per il porto di Antiochia dove si recarono per vendere i loro prodotti.

In questa città, i baresi vennero a conoscenza che anche dei mercanti veneziani stavano valutando l'opportunità di rapire le reliquie di San Nicola. Questa notizia accelerò i loro piani. I baresi affrettarono le operazioni commerciali e con le loro tre navi approdarono al porto di Andriake. Una quindicina di uomini rimasero sull'imbarcazione con i rematori, mentre gli altri 47 si inoltrarono per quasi due chilometri all'interno, giungendo alla chiesa che custodiva le spoglie di San Nicola.

In quel luogo trovarono quattro monaci bizantini, ai quali domandarono del myron, il liquido che si formava nella tomba del Santo, mentre altri si misero a pregare, dando l'idea di un gruppo di pellegrini. Alla fine, i baresi svelarono il loro intento di mettere in salvo le reliquie dall'occupazione turca e dissero di essere disposti anche a pagare. Quando i monaci replicarono che il Santo non aveva mai acconsentito a nessuno di essere portato in altro luogo, i baresi tirarono fuori le armi nascoste sotto i loro mantelli. Un monaco che tentò di raggiungere la porta per avvisare i Miresi fu subito bloccato. Un altro monaco rivelò dove giaceva il corpo di San Nicola e i baresi iniziarono a dare delle picconate per aprire la tomba; il giovane Matteo spaccò la lastra del sepolcro e, immergendo le mani nella manna che lo riempiva, tirò fuori le spoglie del Santo.

Illustrazione storica della traslazione delle reliquie di San Nicola

Il Viaggio di Ritorno e l'Arrivo a Bari

Il viaggio di ritorno fu segnato da episodi leggendari. Dopo varie soste, i marinai baresi giunsero a quattro o cinque miglia da Bari e passarono la notte nell'insenatura della costa di San Giorgio. Il 9 maggio 1087 le reliquie giunsero a Bari con indescrivibile esultanza della popolazione. Le ossa del Santo furono collocate in una cassa di legno rivestita di pregiati tessuti acquistati ad Antiochia.

I Resoconti Storici e le Tensioni

Le Diverse Prospettive dei Cronisti

La traslazione fu documentata in modo straordinariamente dettagliato da due cronisti contemporanei, ma con prospettive molto diverse:

  • Niceforo, monaco attivo a Bari alla fine dell'XI secolo, scrisse il primo resoconto su commissione di Curcorio (o Curcurio), un notabile di origine armena, rappresentante del potere civile della città. La stesura si data tra il luglio 1087, quando iniziò la costruzione della basilica, e il 14 febbraio 1089, data della morte del vescovo Ursone (o Orso). La versione greca del resoconto esprime chiaramente una tendenza mercantile e antinormanna.
  • Giovanni Arcidiacono, contemporaneo di Niceforo, scrisse il resoconto della traslazione nel 1088 per diretto incarico del vescovo Ursone, esprimendo la visione ecclesiastica e dando ampio spazio al dibattito che vi fu in città sul luogo ove deporre il corpo di San Nicola: se una chiesa nuova da costruire oppure la cattedrale, sede del vescovado.

Mentre Ursone rappresentava il potere dei Normanni, essendo consigliere del Duca di Puglia Roberto il Guiscardo, l'abate Elia rappresentava a Bari la classe mercantile e le ormai decadute gerarchie bizantine e longobarde.

Lo Scontro per le Reliquie a Bari

L'arrivo delle reliquie provocò uno scontro armato per decidere della loro collocazione: se in Cattedrale (chiesa dell'arcivescovo) oppure in una chiesa appositamente costruita. I marinai consegnarono il corpo al benedettino Elia, abate di San Benedetto.

Il tentativo del vescovo Ursone di impadronirsene provocò uno scontro armato con due morti e molti feriti. Finalmente l'arcivescovo si rassegnò e concesse che il palazzo dell'antico governatore bizantino (catepano) venisse trasformato in chiesa. I lavori iniziarono l'8 luglio 1087 e a dirigerli fu l'abate Elia che, alla morte di Ursone (il 14 febbraio 1089), fu eletto arcivescovo dal popolo unanime. Il 1° ottobre del 1089 venne Papa Urbano II proveniente da Melfi e repose le reliquie sotto l'altare della cripta alla presenza dei conti normanni e della duchessa Sichelgaita.

La Diffusione della Notizia in Europa

L'eco "mediatica" della traslazione fu straordinaria: avvenuta nel 1087, già nel 1088 erano stati scritti da Giovanni Arcidiacono e da Niceforo di Bari due racconti dell'evento. I marinai baresi scelsero le reliquie di San Nicola per risollevare il prestigio religioso e commerciale della loro città proprio perché nell'XI secolo questo Santo godeva anche in Occidente di un primato nella venerazione dei fedeli.

La traslazione incrementò questa venerazione grazie al fatto che in Europa vigeva una specie di Commonwealth normanno: gli antichi Vichinghi, con le loro ramificazioni, erano infatti di casa in Francia, in Inghilterra, nell'Italia Meridionale e nella Rus' di Kiev. Per questo motivo, l'impresa dei baresi fu conosciuta in Europa con la rapidità del vento. Nel Sermone sulla Traslazione, composto intorno al 1093 a Kiev, si trova scritto: "Beata davvero è la città di Bari e santificata è la sua chiesa".

La storia di San Nicola, patrono di Bari, tra i santi più venerati al mondo

San Nicola e il Mondo Ortodosso Russo

La Devozione Russa a San Nicola

Padre Gerardo Cioffari, membro della comunità della Basilica di San Nicola a Bari e docente di storia della teologia orientale e occidentale e storia della teologia russa nella Facoltà Teologica Pugliese, ha spiegato in un intervento che "San Nicola è il santo per eccellenza per il popolo russo fin dal 1100, quasi quanto il santo nazionale san Sergio". La sua figura è presente nelle loro fiabe o nelle "bylina", l'antica epica degli slavi. Spesso San Nicola è raffigurato come un 'vecchio che gira tra città e campagne' dove è a fianco dei deboli e dei diseredati.

Ciò che ha sempre impressionato Padre Cioffari in tanti anni di ricerche, è che 70 anni di comunismo ateo non hanno minimamente scalfito l’amore del popolo verso questa figura. Sono più di 1.200 le chiese a lui dedicate in Russia.

La "Seconda Traslazione": Il Ritorno della Reliquia dalla Russia (2017)

Un evento storico è stato l'incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill a L'Avana il 12 febbraio 2016, che ha reso possibile la cosiddetta "seconda traslazione" delle reliquie di San Nicola. La dichiarazione congiunta firmata in quell'occasione sottolineava l’importanza del patrimonio spirituale condiviso dalle due Chiese: “Condividiamo la comune Tradizione spirituale del primo millennio del cristianesimo. I testimoni di questa Tradizione sono la Santissima Madre di Dio, la Vergine Maria, e i Santi che veneriamo”.

Di questo "ecumenismo dei santi" non poteva essere trovato un esempio più eloquente di quello offerto dalla figura di San Nicola. Ma oltre all’“ecumenismo dei santi” si deve anche parlare di un “ecumenismo del popolo”. Il frutto ricercato e raccolto della traslazione della reliquia di San Nicola è stato quello di rendere partecipe il popolo di Dio dell’incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill. Nessun santo poteva favorire tale coinvolgimento del popolo più di San Nicola, il cui nome significa, precisamente, la “vittoria del popolo”.

È molto significativo che questa “vittoria del popolo” cristiano abbia avuto luogo cento anni dopo una rivoluzione fatta a nome dello stesso popolo. Chi avrebbe potuto pensare, nell’Unione Sovietica di solo trent’anni fa, che delle reliquie sarebbero state venerate da milioni di pellegrini e scortate dalla guardia nazionale?

Un rappresentante che ha avuto il privilegio di accompagnare il ritorno della santa reliquia da San Pietroburgo a Bari il 28 luglio 2017 ha ricordato le lunghe file di pellegrini venuti per venerare la preziosa reliquia. Le parole di Sua Santità il Patriarca Kirill pronunciate nel monastero di San Aleksandr Nevski rimangono memorabili: “Penso che la traslazione delle reliquie di San Nicola abbia fatto per la riconciliazione tra Oriente e Occidente quanto non ha mai fatto nessuna diplomazia - sia secolare sia ecclesiastica”. Ringraziamenti sono stati espressi al Metropolita Hilarion di Volokolamsk, all'Arcivescovo Metropolita di Bari-Bitonto Mons. Francesco Cacucci, Delegato Pontificio per la Basilica di San Nicola in Bari, e alla comunità dei Padri Domenicani, custodi delle sante reliquie, per il loro impegno nella realizzazione di questo evento storico.

Foto dell'incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill

Il Ruolo di Bari come "Città di Mediazione"

L'arcivescovo Cacucci, dal canto suo, ha ricordato le radici lontane dell'amicizia tra la Chiesa russa e la città di Bari, richiamando la visita del patriarca Nikodim nella città di San Nicola nel 1969. Di Nikodim, Kirill era segretario, e tra l'altro il patriarca Nikodim morì praticamente tra le braccia di Giovanni Paolo I. Quella visita portò, grazie anche alla mediazione e all’opera dell’allora Arcivescovo di Bari, mons. Anastasio Alberto Ballestrero, all’inaugurazione del Centro di Studi Ecumenici.

Da allora, molta strada è stata fatta, e Bari, come afferma il Patriarca Kirill, è sempre più "città di mediazione". Kirill ha affermato: "Che cos’è questo momento? Non è solo diplomazia! È la prima volta nella storia dei rapporti tra le due confessioni cristiane che i due Primati di Oriente e Occidente si siano accordati perché avvenisse quello che stiamo vivendo". Ha poi spiegato che, nel dialogo ecumenico, dove nessuno legge i documenti delle commissioni teologiche, un ruolo fondamentale possono ricoprirlo i numerosi monasteri sia orientali sia occidentali, perché i monasteri sono 'i custodi delle tradizioni'. Il Patriarca Kirill ha anche consegnato una lettera da dare a Papa Francesco.

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Le Celebrazioni e il Culto a Bari

Il Calendario Liturgico e le Differenze

Gli ortodossi russi seguono nella liturgia il calendario giuliano che fa slittare la data della festa di San Nicola di 13 giorni dopo, rispetto al calendario gregoriano seguito dagli occidentali. Di conseguenza, la Festa della Traslazione che per i cattolici è il 9 maggio, per loro è il 22 maggio. Così è anche per dicembre: la festa di San Nicola del 6 dicembre è per i russi il 19 dicembre.

Il Pellegrinaggio Ortodosso a Bari

Da quando in Russia sono state aperte le frontiere, a seguito della fine del regime comunista circa un ventennio fa, i pellegrini ortodossi russi, sia quelli che vengono ormai ogni giorno, sia quelli che arrivano per le due feste di maggio e dicembre, aumentano in maniera esponenziale. Arrivano Vescovi, sacerdoti, Autorità, grandi personaggi, ma soprattutto l’immensa folla dei fedeli.

Essi usano tutti i mezzi di trasporto: aerei, navi, pullman, treno e auto. Non sono solo russi, ma anche ucraini, armeni, rumeni, serbi, provenienti da tutti i paesi orientali, oltre che dall’Italia, dove lavorano, e da tutti i paesi europei occidentali, tra cui la Germania, l'Inghilterra, la Francia e la Spagna.

È edificante vedere l’immensa fila di pellegrini che, lungo il percorso predisposto dagli organizzatori russi a serpentone, avanzano lentissimamente, in silenzio e con una pazienza immensa, per sostare solo un attimo davanti alla tomba del Santo. Essi manifestano una profonda devozione a San Nicola, ma anche uno spirito di sacrificio non indifferente, certamente frutto di un continuo esercizio nella vita quotidiana. Nella cripta, aspettano il turno per baciare la Tomba del Santo, posarne gli oggetti, che una volta tornati in patria doneranno ai loro cari, e deporre al Santo le preghiere con i nomi e le intenzioni di familiari e amici, che non possono essere presenti.

Pellegrini ortodossi in fila per venerare le reliquie di San Nicola a Bari

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