Il Crocifisso Miracoloso di San Marcello al Corso: Storia e Devozione Romana
In questi giorni è balzato agli onori delle cronache il prodigioso e veneratissimo Crocifisso ligneo del XIV secolo, di scuola senese, tuttora ospitato in una cappella della chiesa di San Marcello al Corso, a Roma. In questa chiesa stazionale di Quaresima troviamo l’immagine del Cristo in croce, oggetto di profondissima devozione da parte dei romani. Tutto ciò è avvenuto grazie alla visita di papa Francesco, che si è recato a pregare davanti a questa pregevole croce e l’ha voluta accanto a sé in occasione della solenne e storica Benedizione Urbi et Orbi che ha deciso di impartire per scongiurare la fine della catastrofica pandemia che stava flagellando il mondo intero. Proprio un anno fa, in questo stesso giorno, papa Francesco pregava in piazza San Pietro per la fine della pandemia di fronte a due immagini profondamente venerate dai romani e dai fedeli di tutto il mondo: la Salus populi romani e il Crocifisso di San Marcello, che si trova nella chiesa omonima in via del Corso.
Già nel pomeriggio della domenica 15 marzo, il Papa, dopo aver fatto tappa a Santa Maria Maggiore, si era recato a pregare di fronte al Crocifisso di San Marcello, nei giorni in cui l’epidemia si era trasformata in pandemia e il generico coronavirus aveva assunto il nome di covid-19. Il mondo era terrorizzato, le notizie drammatiche. Tra le immagini che accompagneranno per sempre la nostra memoria, ci sarà papa Francesco a piedi che, in pellegrinaggio, sullo sfondo del Vittoriano, cammina sul marciapiede verso la chiesa.

Il Prodigio dell'Incendio e della Peste
Conosciamo il grande potere taumaturgico di quell’antico simulacro perché, dalle cronache, abbiamo appreso che rimase miracolosamente illeso nel tremendo incendio divampato nella stessa suddetta chiesa la notte del 23 maggio del 1519. Nel maggio del 1519 la chiesa, che allora era orientata nel verso opposto, con la facciata rivolta verso piazza Santi Apostoli, fu distrutta da un incendio. Rimase intatto solo il Crocifisso che ornava l’altare maggiore. Questa circostanza portò a ritenere miracoloso l'accaduto. Il cardinale spagnolo Guillén-Ramón de Vich y de Vallterra, all’epoca Titolare di San Marcello, tre anni dopo, nel 1522, a causa di una grave epidemia di peste, con una solenne processione, volle così farlo giungere fino alla basilica di San Pietro per impetrare la grazia divina. Alcuni anni dopo, durante la peste del 1522, l’allora cardinale titolare della chiesa, Raimondo Vich, organizzò una processione penitenziale che si protrasse per diciotto giorni, con il santissimo Crocifisso portato a spalla attraverso tutti i rioni di Roma, fino alla basilica di San Pietro. Partecipò tutto il popolo, di tutte le età e condizioni, oltre ai nobili e ai religiosi, che scalzi e con il capo cosparso di cenere gridavano misericordia. In effetti quest’ultima prodigiosamente arrivò dopo che il rito fu ripetuto per ben sedici giorni. Il cardinale Vich si ispirò sicuramente alla litania settiforme, che partì con gli uomini proprio da San Marcello per giungere a San Pietro guidata da Papa Gregorio Magno con l’icona della Salus populi romani per invocare la fine di un’altra epidemia di peste, quella del 590.

Descrizione del Crocifisso e la sua Collocazione
Si tratta di una statua in legno di pioppo, colorata e dorata, opera di scuola romana e databile intorno al 1370, posteriore di alcuni decenni al Crocifisso di San Lorenzo in Damaso, al quale era devota Santa Brigida, che a tutta evidenza sembra aver ispirato l'ignoto ebanista di San Marcello. Consta di un unico tronco dai piedi alla nuca, mentre il volto e le braccia sono stati lavorati a parte. Durante i restauri pubblicati nel 2001 sono stati riscontrati numerosi interventi di epoche precedenti, integrazioni e ridipinture. Il volto reclinato è come raccolto nel silenzio doloroso della morte e la resa anatomica è scarna, rigida soprattutto nelle braccia innestate. La doratura tenta di nobilitare una plasticità poco riuscita delle pieghe del perizoma. Il Crocifisso di San Marcello porta in sé in modo visibile i segni dell’affetto e della sofferenza di chi gli si accosta in preghiera, con devozione e speranza. E come spesso succede nelle opere d’arte cosiddette “minori”, le imperfezioni spingono ad amarle di più proprio perché specchio della nostra umanità, della nostra debolezza. L’opera è stata posta su un fondo di velluto rosso e decorazioni dorate. Al tempo, tra il 1525 e il 1527, fu chiamato l'artista più in voga, Perino del Vaga, per adornare la cappella con affreschi mai finiti e alcuni andati perduti. Eppure chi si ferma in preghiera non si accorge delle decorazioni: è la figura dolente e bruna del Cristo a catturare ogni attenzione. Il crocifisso fu collocato nella quarta cappella di sinistra, dove si trova tuttora.
L'Arciconfraternita del SS. Crocifisso e l'Oratorio
La venerazione per quella Santa Croce accrebbe allora così notevolmente nel popolo romano che lo stesso cardinale e molti nobili decisero pertanto di fondare una Compagnia intitolata al SS. Crocifisso. Le finalità della pia associazione erano non solo venerare il SS. Crocifisso e propagarne la devozione ma anche praticare altre opere di misericordia corporale, come dotare fanciulle povere, aiutare i più bisognosi, visitare e curare gli ammalati. In seguito fu fondata la Compagnia dei disciplinati intitolata al Santissimo Crocifisso, che divenne Confraternita e i suoi statuti approvati da Papa Clemente VII nel 1526. La Confraternita crebbe molto per importanza, tanto da essere elevata, nel 1560, al rango di “Arciconfraternita” da papa Pio IV Medici che le concesse anche notevoli prerogative e privilegi.
Il pio sodalizio decise pertanto di costruirsi una sede autonoma, prossima alla chiesa di San Marcello, in cui si era fino ad allora svolta la sua attività. Questa sede è ancora in piedi: si tratta dell’Oratorio del SS. Crocifisso, situato in piazza dell'Oratorio, un delizioso ed appartato piccolo slargo tra la chiesa dei SS. Apostoli e la Fontana di Trevi, alle spalle del Teatro Quirino. Nel 1563 gli Arciconfratelli sodali poterono prendere possesso dell’edificio, ultimato solo nel 1568, ma il sacello divenne ben presto un importante centro di elaborazione di un particolare genere di musica sacra cui questa tipologia di luoghi di preghiera (dal verbo latino “orare”, che significa appunto “pregare”) venne deputata e ne assunse il nome, per impulso soprattutto del santo, fiorentino di nascita, Filippo Romolo Neri. Questi, proprio in quegli anni a Roma introdusse questa armonica commistione tra preghiera e animazione musicale alla quale intitolò anche la Congregazione da lui fondata, detta appunto “dell’Oratorio”.
Oggi l’Arciconfraternita del SS. Crocifisso in Urbe è ancora attiva e ha tuttora sede nell’Oratorio, affidato alle Suore Missionarie di Gesù Eterno Sacerdote, ospitate nell’annessa casa, e anche la processione viene tuttora perpetuata ogni Giovedì Santo quando il Crocefisso ligneo viene portato in San Pietro, dipanandosi attraverso le stesse strade già percorse in quel lontano 1522 in cui avvenne il prodigio della scomparsa della "grande peste" da Roma. Pertanto, ogni anno, la scultura è portata nella basilica vaticana, il giovedì santo, in ricordo di ciò.

La Medaglia di San Benedetto: Un Simbolo di Protezione
La Medaglia di San Benedetto è un sacramentalmente ricco di significato e di potere contro le forze del male. La Medaglia mostra al verso la raffigurazione di una croce, sormontata dalla scritta "Pax" (Pace), motto dell'ordine benedettino. Ai lati della figura di san Benedetto, sopra la coppa e il corvo, sono poste le parole "Crux S[ancti] Patris Benedicti" ("Croce del santo padre Benedetto"). Tutt'intorno alla medaglia corre la scritta "Eius in obitu n[ost]ro praesentia muniamur" ("Ci difenda nella nostra morte con la sua presenza"), che rimanda al ruolo riconosciuto a san Benedetto nella "buona morte".
Al recto della medaglia, ai lati del santo, sono ricordati due episodi significativi della sua vita, riferiti nell'agiografia che di san Benedetto redasse papa Gregorio Magno nei Dialoghi: alla sua destra una coppa con un serpente e alla sua sinistra un pane e un corvo. In entrambi i casi, il riferimento è ai tentativi di avvelenamento attuati contro san Benedetto, ad opera di alcuni monaci presso Vicovaro, il primo, per mano del sacerdote Fiorenzo, il secondo.
Le iniziali che compaiono sulla medaglia sono cariche di significato:
- C.S.P.B. (Crux Sancti Patris Benedicti - Croce del Santo Padre Benedetto)
- C.S.S.M.L. (Crux Sacra Sit Mihi Lux - La Santa Croce sia la mia luce)
- N.D.S.M.D. (Non Draco Sit Mihi Dux - Il demonio non sia il mio capo)
- V.R.S. (Vade Retro, Satana! - Va' indietro, Satana!)
- N.S.M.V. (Non Suade Mihi Vana - Non mi suggerire cose vane)
- S.M.Q.L. (Sunt Mala Quae Libas - Sono cattive le cose che mi offri)
- I.V.B. (Ipse Venena Bibas - Bevi tu stesso i tuoi veleni)

La Benedizione e il Significato Spirituale della Medaglia
Essendo la croce o medaglia di san Benedetto indossolubilmente legata alla realtà benedettina, è frequente che la benedizione dei sacramentali sia conferita dai monaci sacerdoti appartenenti all'ordine di San Benedetto, anche se ciò non è da considerarsi un'esclusiva. Ciò non toglie che, come ogni benedizione, questa sia comunque strettamente riservata ad un Sacerdote o ad un Diacono (Inter oecumenici, 26 settembre 1964, c. 3, per l'esecuzione della costituzione Sacrosantum Concilium, 4 dicembre 1963) e mai ai laici. Basta una breve navigata nella Rete per accorgersi di come la Croce o Medaglia di san Benedetto non attiri soltanto devozioni, ma anche curiosità e pratiche decisamente meno pie, finendo addirittura con l'essere ritenuta un oggetto "magico" o "esoterico". Il fedele è chiamato ad orientare la propria vita, i propri pensieri e le proprie opere al modello evangelico e agli insegnamenti dell'unico Maestro, Cristo, beneficiando dell'appoggio e dell'esempio di san Benedetto. O Dio, che ti degnasti di riempire dello spirito di tutti i giusti il Tuo santissimo confessore Benedetto, concedi a noi, Tuoi servi, che celebriamo la sua solennità, di compiere fedelmente quello che abbiamo promesso, ricolmi del suo spirito e soccorsi dalla Tua grazia.
Il Crocifisso Miracoloso di Algeri: Sangue e Redenzione
Nel marzo del 1641, i pirati turchi, in una delle loro scorribande, fecero prigioniero un cavaliere portoghese, di cui non si conosce il nome, proveniente dall’India, e lo condussero ad Algeri. Costui aveva acquistato a Goa, in India, un artistico crocifisso in avorio, pregevole opera scolpita da un valente artista convertito delle Indie Portoghesi, ed intendeva portarlo in patria. La cattura glielo impedì e l’immagine sacra cadde in mano ai maomettani, e fu esposta nelle piazze di Algeri, dove il Crocifisso subì nel suo simulacro un secondo martirio: fu oggetto di ingiurie, bestemmie e derisioni, e fu colpito con lance e pugnali, di cui sono ancora visibili i segni. Allora avvenne il miracolo, attestato dai documenti autentici dell’epoca, che impressionò profondamente gli animi degli islamici: alla presenza di centinaia di persone, comparvero sul crocifisso delle gocce di sangue che sgorgarono dal volto, dalle mani, dalla ferita del costato e dalle scalfitture prodotte dai pugnali. A tutte queste vicende aveva assistito padre Michelangelo di Gesù (Marchese) missionario carmelitano scalzo ligure, schiavo anch’egli ad Algeri, e religioso di virtù eroiche.
La Forza del Crocifisso nella Vita di Alexandrina Maria da Costa
I Salesiani Cooperatori ed il Centro Studi “Opera dei Tabernacoli Viventi” di Milano desiderano contribuire allo sviluppo di una consapevolezza sempre più profonda nella potenza del Crocifisso risorto, proponendo alla riflessione due episodi, riguardanti il Crocifisso, tratti dal Diario della grande mistica portoghese, la Beata Alexandrina Maria da Costa, salesiana cooperatrice, che ebbe come secondo direttore spirituale don Umberto M. Alexandrina possedeva due crocifissi, uno piccolo che portava sempre puntato con una spilla ed uno più grande che era appeso accanto al suo letto e che di notte prendeva con sé stringendolo tra le sue braccia. Ci sono due episodi molto significativi che hanno per centro i due crocifissi.
-scrive Alexandrina nel suo diario- udii una voce dolce: “Figlia mia, vengo a dirti di non scrivere più nulla di quanto vedi, è un inganno della tua vita! Non senti quanto sei debole? Sospettosa incominciai a baciare il Crocifisso e allora la voce si fece furiosa: “Se scriverai ancora qualcosa ti rovino il corpo! Il demonio -continua Alexandrina- vuole che mi tolga gli oggetti sacri che ho su di me e il Crocifisso che ho in mano. Mi dice che ha segreti da confidarmi, ma vuole che tolga prima quegli oggetti che lui odia”. “Se non fosse per quell’impostore che hai in mano, ti metterei un piede sul collo, ridurrei il tuo corpo in una poltiglia. Un giorno il demonio riuscì a strappargli il piccolo Crocifisso puntato sulla camicia da notte. Il Crocifisso fu trovato due anni dopo sepolto nel giardino.
Il secondo episodio, verificatosi nel mese di giugno del 1950, riguarda invece il Crocifisso appeso accanto al letto. Per alcune settimane, Alexandrina rimase senza questo Crocifisso che di notte teneva con sé, tra le sue braccia. Lo aveva fatto appendere in un’altra stanza perché don Umberto M. Dopo alcuni mesi, Alexandrina lo donò ed ella rimase senza Crocifisso. Azavedo, a chiedere a Gesù il significato di quanto successo, durante un’estasi si sentì dare questa risposta: “E’ molto semplice la ragione che mi portò a staccarmi dalla parete e a venire a te: il Crocifisso vuole essere sempre unito alla sua crocifissa. Non posso, figlia mia, privare la mia Immagine delle tue carezze, dei tuoi atti d’amore. La mia Passione viene rinnovata ad ogni momento, ricevendo le tue carezze ed il tuo amore, le mie sofferenze scompaiono, mi dimentico dei crimini e uso compassione verso i peccatori”.
Preghiere e Devozioni al Crocifisso
Il Crocifisso è un punto focale di preghiera e meditazione per i fedeli, simbolo del sacrificio e della redenzione.
Preghiere di Invocazione e Riparazione
Gesù Crocifisso, da Te riconosciamo il grande dono della Redenzione e, per essa, il diritto al Paradiso. La tua parola sia luce nella nostra vita: la tua morale, regola sicura di tutte le nostre azioni. Concedi ai genitori fede viva nella Divina Provvidenza e virtù eroica per essere esempio di vita cristiana ai figli; alla gioventù di essere forte e generosa nell'osservare i tuoi comandamenti; ai piccoli di crescere nella innocenza e bontà, secondo il tuo Cuore divino. Questo omaggio alla tua Croce sia anche atto di riparazione per l'ingratitudine di quelle famiglie cristiane che Ti hanno rinnegato. Ascolta, o Gesù, la nostra preghiera per l'amore che ci porta la tua SS. Madre; e per i dolori da Lei sofferti ai piedi della Croce, benedici la nostra famiglia perché, vivendo nel tuo amore oggi, possa goderti nell'eternità.
Perdono, o mio Gesù! estremo sigillo di morte, e dell'invisibile, e noi abbiamo tentato di comprimerlo allo strumento fermo e crudele della croce. O Gesù, re della creazione, Signore della risurrezione e restauratore della vita, Tu ci hai detto che ti scorgeremo sopravvenire dalle nubi del cielo come giudice dei popoli, noi ti scongiuriamo che la tua Croce sia per noi strumento di vittoria, in quel giorno di misericordia. Amen.
Preghiera davanti al SS. Crocifisso: Rifiutato dalle folle, abbandonato dagli amici, confuso con i criminali, spogliato della tua dignità. Eppure le tue braccia, inchiodate alla croce, restano aperte per accogliere tutti. Signore Gesù, non hai proprio più nulla: il tuo corpo è ridotto ad una immensa piaga, le tue mani e i tuoi piedi sono fissati alla croce, e sanguinano, i tuoi vestiti se li sono spartiti i soldati, tanto non servono più ad uno che è ormai vicino alla morte.
O Madre Santa e dolcissima, nell'eroismo del tuo amore materno, ai piedi della Croce, hai pregato per quelli che martoriavano il tuo diletto Figlio Gesù e straziavano il tuo tenerissimo Cuore; abbi pietà di tutti quelli che ora ti offendono. Fa che anch'essi possano essere accolti nel tuo seno materno, purificati dalle tue lacrime benedette, ed ammessi a godere i frutti splendidi della tua materna misericordia.
Signore Gesù, tu ci inviti a completare nella nostra fragile carne ciò che manca alla tua passione, per il bene della Chiesa che è il tuo corpo. Donaci di prendere parte alla sofferenza del mondo. Signore Gesù, tu ci domandi di seguirti portando la nostra croce. Donaci di accettare con coraggio e semplicità le pene e le fatiche di ogni giorno, le ferite che lacerano il nostro corpo. Signore Gesù, tu hai riconciliato con il Padre tutta l'umanità, stringendola in un legame di amore e di pace. Ci hai bagnati del tuo sangue che gronda dal legno della Croce. Signore Gesù, tu agonizzi sulla Croce, abbandonato da tutti e ti affidi fiducioso nelle mani del Padre tuo. E resta accanto a noi, te ne preghiamo, quando starà per concludersi la nostra avventura umana. O Vergine SS. Ma se esse dovessero colpirci, non permettere che l’anima nostra cada nell’avvilimento, nello sconforto, nella delusione senza possibilità di rialzarsi. Accetta, o Vergine Addolorata, questa nostra umile preghiera. Esaudiscici in nome dell’amore che ci porti, fa che ci elevi al tuo Cuore di Madre, per sempre. Amen.
Rivelazioni e Promesse Legate al Crocifisso
Al fedele in pericolo di morte, che non possa essere assistito da un sacerdote che gli amministri i sacramenti e gli impartisca la benedizione apostolica con l'annessa indulgenza plenaria, la santa Madre Chiesa concede ugualmente l'indulgenza plenaria in punto di morte, purché sia debitamente disposto e abbia recitato abitualmente durante la vita qualche preghiera. Fu rivelato a Santa Margherita Maria Alacoque, apostola del S. Cuore: “Nostro Signore sarà propizio in punto di morte a tutti coloro che di venerdì lo adoreranno 33 volte sulla croce, trono della sua Misericordia.” (scritti n. M.R.).
A suor Marta Chambon, suora della visitazione di Chambery, fu rivelato da Gesù: “Le anime che pregano con umiltà e meditano la mia dolorosa Passione, avranno un giorno una partecipazione alla gloria delle mie Piaghe, contemplami sulla croce... stringiti al mio cuore, vi scoprirai tutta la bontà di cui è colmo... vieni figlia mia e gettati qui dentro. Se volete entrare nella luce del Signore bisogna nascondersi nel mio Costato. Se volete conoscere l’intimità delle viscere della Misericordia di Colui che vi ama tanto, dovete avvicinare le labbra con rispetto ed umiltà all’apertura del mio Sacro Cuore.”
Gesù ha inoltre rivelato:
- Coloro i quali ispireranno ad altri ad onorare il Crocifisso, il Mio preziosissimo Sangue e le Mie Piaghe e che inoltre faranno conoscere il Mio Rosario delle Sante Piaghe.
- Quelli che ogni venerdì, alle tre del pomeriggio, meditano sulla Mia Passione e Morte per 15 minuti, offrendole insieme al Mio Preziosissimo Sangue e alle Mie Sante Piaghe.
La Coroncina al SS. Crocifisso del Sacro Monte di Brienza e il "Volo dell'Angelo"
L'antica Coroncina al SS. Crocifisso del Sacro Monte di Brienza si utilizza con una normale corona del Rosario e si recitano i misteri del dolore. Un esempio di invocazione recita: "SS Crocifisso, Crocifisso sei per me! Sei Padre amoroso e vorrei morir' con Te! Le mani e i piedi belli, con i chiodi trapassati!". Gioacchino da Siena, servo di Maria del tardo duecento, narra nella sua Legenda che, nel corso di un viaggio, incontrato un malato di epilessia, ne ebbe compassione, tanto da assumere su di se il male, liberando l'uomo.
Il momento del "volo dell'angelo", rito forse connesso al culto di San Michele, rappresenta l'aspetto finale della solenne cerimonia in onore al SS Crocifisso del Sacro Monte di Brienza: un bambino, vestito da angelo, appeso per la schiena a una carrucola, con il ginocchio in genuflessione, sospeso a mezz'aria su un cavo teso fra due palazzi frontali, viene calato per sette volte sul Crocifisso e sulla Madonna, mostrando al popolo dei fedeli i sette simboli della Passione: incenso, calice, corona di spine, spada, croce, lancia, cero e recitando nello stesso tempo strofe sulla Passione:
- uomo vero e vero Dio.
- Il tuo sangue lava il fallo antico e rio.
- più crudele sette volte trapassata!
- Al tuo popolo fedele deh!
- che sul Golgota spingesti!
- lungo il tramite cadesti!
- ogni stilla del tuo sangue.
- tutti gli uomini ha salvato!
- la gran legge dell'amore.
- di tua grazia e di tua fede!
- di godere l'eterno regno.
Il Volo dell'Angelo - Brienza -
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