Il Caso di Suor Bernadette: Furti di Oggetti Sacri e Oro Votivo

Il caso che ha scosso la diocesi di Ariano Irpino, in provincia di Avellino, vede protagonista suor Bernadette, una religiosa indonesiana di 46 anni, già madre superiora della Congregazione dello Spirito Santo. La suora è stata al centro di un processo per l'accusa di aver rubato in Curia gioielli, monili, oggetti sacri ed ex voto dalle chiese della diocesi di Ariano Irpino - Lacedonia. La religiosa, che ha fatto voto di povertà, avrebbe derubato gli oggetti sacri e l'oro votivo delle comunità dove prestava servizio per rivenderli a compro oro e gioiellerie.

Il Ruolo e la Dinamica dei Furti

Le indagini, coordinate dalla Procura di Benevento, hanno ricostruito il ruolo chiave di suor Bernadette. La religiosa aveva libero accesso ai locali della Curia dove erano custoditi i cosiddetti "tesori" delle parrocchie, inclusi oggetti votivi di grande valore. Questo accesso era facilitato dalla sua posizione di superiora e dal fatto che, in precedenza, aveva collaborato con altre consorelle nella gestione dell’appartamento del Vescovo, conoscendo così l'ubicazione delle chiavi della stanza blindata.

Approfittando probabilmente di assenze del Vescovo e del Vicario, suor Bernadette avrebbe iniziato a sottrarre oggetti preziosi. Con particolare cura e attenzione, "puntava" gli oggetti più preziosi e, di volta in volta, senza apparente complicità, li portava via, nascondendoli nel suo appartamento della Curia vescovile di Ariano e nella sua abitazione in provincia di Roma. Alcuni gioielli e bracciali sono stati recuperati proprio nella stanza occupata dalla religiosa ad Ariano Irpino e a San Cesareo, in provincia di Roma. È emerso che nascondeva alcuni monili e gioielli rubati anche nella cesta degli indumenti da lavare.

Thematic photo of a nun's habit or a church interior, symbolizing the context of the events

L'Entità del Bottino e i Luoghi Colpiti

Le indagini hanno rivelato che il bottino complessivo ammonta a circa 13 chili d'oro, per un valore che per gli investigatori potrebbe sfiorare il milione di euro. Dalla refurtiva accertata e parzialmente recuperata, il valore iniziale stimato era di 80mila euro, ma ulteriori segnalazioni hanno indicato la sparizione di altri monili da diverse parrocchie della diocesi. Tra gli oggetti sottratti vi era anche una preziosa reliquia di San Nicola di Bari, incastonata in un medaglione.

I furti sono stati perpetrati in diverse chiese della diocesi di Ariano Irpino - Lacedonia, comprese tre chiese di Ariano Irpino e quelle di Castel Baronia, San Sossio Baronia, Bonito, Savignano Irpino e Carife. Tra gli episodi più significativi:

  • Nel santuario della Madonna della Neve, a Bonito (frazione Morroni), nell’agosto 2024 erano spariti 54 gioielli in oro, pari a otto chili, collocati sul manto della Madonna.
  • A Carife, dalle fasce della statua di San Rocco erano scomparsi 36 ex voto in oro.
  • A Savignano Irpino, dalla chiesa di Sant’Anna, era stato sottratto un tesoro aureo di cinque chili, composto da collane, bracciali, spille, orecchini e medaglioni, donato nel XIX secolo dalla Principessa Carolina Filangieri (1821-1895).

La Scoperta e le Prime Indagini

La vicenda è emersa grazie alla determinazione e all'insistenza dei parrocchiani. I primi dubbi sono sorti quando i fedeli si sono accorti, durante una celebrazione religiosa, che mancava una parte dell'oro che ornava il mantello della Madonna. Hanno così inviato una lettera al vescovo per chiedere spiegazioni e ai Carabinieri per avviare un'indagine, inoltrando poi un esposto direttamente alla Procura della Repubblica.

Nel frattempo, i fedeli avevano anche dato mandato a un esperto per eseguire una perizia fotografica, confrontando il manto della Madonna prima e dopo i furti. Da quella relazione emerse la sparizione di circa 54 gioielli pari a otto chili di oro. Il caso è poi deflagrato a seguito della denuncia formale del Vescovo di Ariano Irpino, monsignor Sergio Melillo, per ammanchi di oro votivo in varie comunità.

Infographic showing the timeline of discovery, investigation, and legal steps

Le Indagini, il Processo e il Patteggiamento

Dopo la denuncia del Vescovo, le indagini hanno portato all'emissione di un provvedimento di fermo nei confronti della religiosa e al suo trasferimento da Ariano Irpino. Successivamente, dopo l’interrogatorio di garanzia a Rebibbia, suor Bernadette è stata posta agli arresti domiciliari in una residenza dell’ordine monastico a Pineta Sacchetti, in provincia di Roma, per poi passare all'obbligo di dimora a Roma. Le indagini sui furti degli ex voto sono state chiuse a settembre.

Durante la fase delle indagini, suor Bernadette avrebbe confessato le sue responsabilità, sostenendo però di essere stata "plagiata" da un uomo residente all'estero, le cui generalità non sono state accertate dall'autorità giudiziaria. Il ricavato dalla vendita degli oggetti, stimato in circa 34.500 euro solo nel marzo 2024 e un totale di circa 94.000 euro, sarebbe stato trasferito su conti correnti esteri a favore di persone in Indonesia, talvolta utilizzando illecitamente documenti d'identità di terzi. Gli investigatori sono riusciti a recuperare soltanto un lingotto in oro, frutto della fusione degli ex voto, sequestrato ad un commerciante della zona.

La prima udienza del processo era prevista per il 23 gennaio presso il Tribunale di Benevento. Suor Bernadette, affiancata dai suoi legali, gli avvocati Corrado Cocchi e Giovanni Bartoletti, si è presentata in tribunale per la ratifica del patteggiamento concordato con il pubblico ministero. La pena inflitta è stata di tre anni e quattro mesi di reclusione. La religiosa è stata condannata solo al pagamento delle spese legali, ma non dovrà risarcire le diocesi di Avellino e di Ariano derubate dell'oro votivo, in base al rito alternativo con cui ha scelto di essere giudicata. Le due diocesi si sono costituite parte civile, rappresentate dall'avvocato Carmine Freda, mentre il Comitato parrocchiale di Bonito e altri cittadini che avevano fatto richiesta sono stati estromessi.

Le Reazioni e il Contesto

Nonostante le accuse, i fedeli, in prevalenza, hanno faticato a credere alle accuse nei confronti della religiosa, che era molto apprezzata per le sue esecuzioni all'organo della Cattedrale e per il suo impegno a favore della comunità diocesana.

Monsignor Sergio Melillo, Vescovo della diocesi, ha espresso la sua posizione in una lettera aperta ai sacerdoti e alla comunità dei fedeli: «Comprendo lo sconcerto e il biasimo che la penosa vicenda suscita, ma le trasgressioni dei singoli non possono offuscare l'immagine e la missione della Chiesa». Il Vescovo ha anche sottolineato l'apprezzamento «per la professionalità con cui sono state svolte le indagini», confidando che «nel rispetto della presunzione di innocenza, la giustizia segua il suo corso e sanzioni chi accerterà aver commesso gli illeciti».

La Procura chiude le indagini. Suor Bernadette verso il processo

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