Sacerdoti Ostili a Bergoglio in Emilia-Romagna: Un'Analisi

La regione Emilia-Romagna è stata teatro di diverse manifestazioni di dissenso e ostilità nei confronti del pontificato di Papa Francesco. Questo fenomeno si articola attraverso posizioni pubbliche di singoli individui e reazioni più ampie all'interno della Chiesa locale, mettendo in luce le profonde divisioni che talvolta emergono riguardo alla direzione intrapresa da Bergoglio.

Il "Caso Antonio Pappalardo": Accuse di "Antipapa" e Richieste di Dimissioni

Uno degli episodi più eclatanti che ha evidenziato l'ostilità a Papa Francesco in Emilia-Romagna è il "caso Antonio Pappalardo". Antonio Pappalardo, dirigente della Giustizia minorile di Emilia-Romagna e Marche, è stato protagonista di una serie di post pubblicati sui social media nei quali attacca duramente Papa Francesco.

Tra i messaggi più controversi, Pappalardo ha definito il Pontefice "antipapa", con frasi esplicite come: "Annunciata la morte di antipapa Francesco". Il suo canale Telegram, sebbene seguito da poche decine di iscritti, ha condiviso regolarmente contenuti del sito 'Codice Ratzinger', ispirato all’omonimo libro di Andrea Cionci. Questo canale ha riportato la bandiera italiana accanto a quelle russa e americana, in un mix ideologico sovranista e antioccidentale, e ha anche incluso slogan come: "La bandiera europea è simbolo di guerra."

Le accuse di Pappalardo, definite "parole allucinanti", contestano al Santo Padre di essersi "impossessato della Chiesa". In seguito a queste rivelazioni, è "salita a più voci la richiesta di dimissioni" per Antonio Pappalardo, "alla luce di quanto emerso dal canale Telegram". Consiglieri comunali di diverse liste (Detjon Begaj e Porpora Marcasciano di Coalizione civica, Antonella di Pietro e Mery De Martino del Pd, Giacomo Tarsitano della lista Lepore e Filippo Diaco della lista Conti) hanno messo in chiaro che le sue dimissioni sono "necessarie" o, in alternativa, una "revoca dello stesso incarico da parte del ministero della Giustizia".

Gli esponenti del centrosinistra in Comune e in Regione hanno affermato congiuntamente che "il destino di centinaia di ragazzi e ragazze negli Istituti penali minorili e nelle comunità dove sono accolti i minori stranieri non accompagnati non può essere" affidato a Pappalardo, poiché "i contenuti che pubblica nel suo canale Telegram sono all'opposto dei valori che dovrebbero guidare il ruolo che ricopre e le responsabilità che ne derivano". Hanno anche aggiunto che la situazione delle comunità e degli Istituti penali minorili "è sempre più grave e insostenibile, come ha dimostrato anche l'ultima rivolta al Pratello". Secondo loro, "ogni giorno che passa senza invertire la rotta di questo sistema di repressione e di violenza è un giorno che rende più difficile la soluzione a questi problemi cronici".

La Risposta della Chiesa in Emilia-Romagna: Lettera dei Vescovi e Impegno Contro gli Abusi

In questo contesto di critiche, i vescovi dell'Emilia-Romagna hanno espresso il loro sostegno a Papa Francesco attraverso una lettera inviata ai parroci e alla comunità cattolica della regione. La lettera inizia con l'invito a leggere e meditare la “Lettera al Popolo di Dio” di Papa Francesco, definendola un "sofferto invito ad una conversione personale e comunitaria".

Il testo sottolinea l'importanza di un fronte unito nella lotta contro gli abusi: "L’impegno a combattere gli abusi sui minori e sulle persone vulnerabili, sia di potere che sulla coscienza che sessuali, da parte di chierici o di laici nella Chiesa, nella società e nelle famiglie, ci deve vedere uniti". Questo "monito chiarissimo" è arrivato proprio nei giorni degli "attacchi più duri" a Bergoglio sul tema degli abusi all'interno della Chiesa. Il Papa stesso, all'incontro mondiale delle famiglie in Irlanda, aveva pregato per "tutti i sopravvissuti agli abusi da parte di membri della Chiesa in Irlanda."

La lettera dei vescovi emiliano-romagnoli prosegue: "Uniti nella preghiera e nella penitenza, perché le sofferenze delle vittime, che non si cancelleranno, siano condivise e non si ripetano". Essi auspicano che "il male non sia più nascosto ma opportunamente denunciato" e che "il perdono e la guarigione dalle ferite, che pure invochiamo da Dio, con la riparazione del danno, non siano un alibi, ma stimolo a mettere in atto una conversione di tutta la comunità cristiana e della società civile". L'obiettivo è "prendere le misure educative e operative per una prevenzione ampia ed efficace". I vescovi affermano con decisione che "nessuno deve essere coperto o giustificato, qualsiasi ruolo svolga. Il bene dei minori e dei più deboli deve stare sopra a tutto".

In linea con le iniziative della Chiesa italiana, i vescovi emiliani hanno annunciato un "percorso di formazione che permetterà di avere in ogni diocesi alcune persone (quasi tutti laici e laiche) che potranno essere referenti e promotori dei cammini diocesani di formazione e prevenzione per la tutela dei minori". Hanno inoltre invitato le comunità cristiane a "pregare e digiunare all'inizio dell’anno pastorale per essere uniti al nostro Papa Francesco nel suo indiscusso impegno a fare verità e giustizia dentro e fuori la Chiesa".

La cura, la protezione, la vigilanza e la formazione "deve creare ambienti e atteggiamenti di vera tutela e deve portare i minori a imparare a difendersi, a reagire, trovando adulti accoglienti e pronti ad ascoltarli e a intervenire".

Le Resistenze Interne alla Chiesa di Bergoglio

Il Papa primato di critiche - Porta a porta 02/10/2018

Il pontificato di Francesco non è stato "una strada in discesa", ma "lastricata di ostacoli, resistenze e accuse mosse anche da dentro la Chiesa". Si è vociferato di "cardinali, uomini della Curia, preti ma anche laici" uniti dall'ostilità verso i "temi affrontati da Bergoglio", spesso considerati "nuovi, duri e divisivi". Alcuni "nomi influenti" hanno addirittura "chiesto le dimissioni del pontefice".

La "Chiesa di Bergoglio", definita "quella degli ultimi ("poveri e stranieri sono i primi a incontrare Dio")", esclude "il chiacchiericcio", ritenuto "un'arma letale che uccide l'amore, uccide la società, uccide la fratellanza", ma "spalanca la porta a tutti", includendo "divorziati risposati e conviventi".

Critiche sul "Libro Sarah-Benedetto XVI" e il Celibato

Un esempio delle divisioni interne si è manifestato con la controversia intorno al libro del cardinale Robert Sarah, al quale era stato attribuito un contributo di Benedetto XVI. Secondo Massimo Franco sul Corriere della Sera, il libro del cardinale conservatore sarebbe stato "strumentalizzato, facendolo apparire come scritto a quattro mani insieme con Benedetto, che aveva solo concesso un suo testo teologico su richiesta insistente di Sarah, e letto le pagine del cardinale". Alcuni ambienti vaticani avrebbero "insufflato a turno i giornaloni di regime".

Il Sismografo, un sito online "paravaticano", ha criticato l'operato editoriale, suggerendo che Fayard avesse "il massimo interesse (se non altro, editoriale) ad enfatizzare la collaborazione che il suo autore aveva intessuto con il 'papa emerito'". È certo che "una forma di collaborazione e qualche contatto fra i due ci sia stato". Si sostiene che Sarah, il quale "ha già imbrogliato le carte in occasione della riforma del can. 838" e "venne corretto da papa Francesco", abbia "lasciato intendere che la collaborazione fra i due poteva senz'altro essere resa pubblica". Il fine dell'editore è "vendere" e Sarah mirava a dire "Benedetto XVI è con me", usando il celibato come "pretesto", e "il povero Ratzinger c'è cascato come una pera matura". La domanda posta è: "può un imbroglione certificato essere cardinale? E, a prescindere dal cardinalato, può ricoprire un ufficio ecclesiastico?"

Riguardo all'Esortazione apostolica postsinodale, Il Sismografo, in un articolo del 16 gennaio 2020 a firma Luis Badilla-Robert Calvaresi, indicava che le analisi dei padri sinodali erano "trasparenti e precise". Si prevedeva che Papa Francesco nella sua Esortazione avrebbe "autorizzato queste ordinazioni proprio come si legge nel paragrafo N° 111", pur sapendo "che c'è una fetta della gerarchia e del Popolo di Dio che si oppone e non condivide la scelta", sebbene "è una minoranza, rispettabile, ma comunque un settore minoritario della Chiesa." Francesco era "anche consapevole che l'argomento è stato usato e sarà usato di nuovo per creare divisioni e tensioni all'interno della Chiesa". Si parlava di una "strategia dei molteplici oppositori del pontificato", consistenti in "una miriade di gruppetti e opinionisti" che utilizzano "campagne mediatiche, organizzate con i pregi che consente la generosa disponibilità dei finanziatori". L'articolo concludeva che "certamente però non sarà tutto questo periodico can-can mediatico a fermare Papa Francesco e la maggioranza del Popolo di Dio".

In un altro articolo de Il Sismografo dell’8 febbraio 2020, si ipotizzava quanto la controversia sul libro di Sarah e Benedetto XVI avesse "influenzato o condizionato la stesura dell’Esortazione Apostolica post-sinodale". Si sottolineava che la consegna del manoscritto e della versione dattiloscritta era "molto precedente" allo scoppio della polemica. L'opera "a quattro mani" (poi ridotte a due), che verteva sul "sacerdozio-celibato", appariva "come un siluro lanciato contro l'Esortazione" e "una ingerenza almeno poco opportuna". Tuttavia, si affermava che "fra i due eventi non esiste nessun rapporto" e che "la base dell'Esortazione siano i 120 paragrafi del Documento finale votato dai padri sinodali il 26 ottobre 2019".

Successivamente, il 19 febbraio 2020, Il Sismografo riprendeva un testo di Pepe Mallo (Religion Digital) che descriveva come Francesco, in sette anni di pontificato, avesse "compiuto passi sorprendenti, insoliti che nessuno dei suoi predecessori aveva osato compiere", come "l’ammissione dei divorziati alla comunione". L'articolo osservava che nell'Esortazione, Francesco "si è arroccato", agendo "per suo personale convincimento" e non per paura di "resistenze retrograde e di minacce ostili". La pressione di Sarah-Ratzinger avrebbe "significato solo un deplorevole evento ecclesiale senza conseguenze personali per Francesco", servendo piuttosto a "vedere le vere intenzioni di Benedetto XVI, del suo segretario e dei suoi corifei". L'autore esprimeva il pensiero che Francesco fosse stato "un po’ pusillanime" nel non voler "affrontare un problema radicato nella Chiesa da molti anni", come l'urgente necessità di ministri dell’Eucaristia, sposati o celibi, in molti luoghi amazzonici. Il problema, si sottolineava, non era "teologico", ma "pastorale", e la Chiesa continuava a soffrire una "deplorevole emorragia di abbandoni e una non minore penosa carenza di vocazioni".

La Questione Migratoria e l'Anti-Salviniismo

Un altro punto di attrito è rappresentato dalle posizioni di Papa Francesco sulla questione migratoria. Durante l'incontro di Bari con i vescovi del Mediterraneo il 23 febbraio 2020, Papa Francesco ha dichiarato: "Certo, l’accoglienza e una dignitosa integrazione sono tappe di un processo non facile; tuttavia, è impensabile poterlo affrontare innalzando muri. A me fa paura quando ascolto qualche discorso di alcuni leader delle nuove forme di populismo, e mi fa sentire discorsi che seminavano paura e poi odio nel decennio ’30 del secolo scorso. Questo processo di accoglienza e dignitosa integrazione è impensabile, ho detto, poterlo affrontare innalzando muri.”

Queste affermazioni hanno suscitato reazioni diverse, con alcuni che le interpretano come "sconsiderati discorsi immigrazionisti". A sostegno di Bergoglio, Avvenire è stato citato, con un titolo d'apertura del 22 febbraio, in merito al coronavirus: "Il virus parla pure italiano", che, secondo i critici, celava un "antisalvinismo trionfante dei turiferari di regime… altro che chiudere i porti". Un altro personaggio menzionato, Antonio Spadaro, gesuita definito "cattofluido dalle notissime frequentazioni francescane e sinistre", è stato annoverato tra i sostenitori delle posizioni del Papa.

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