La Fede e il Dubbio di Tommaso nel Vangelo di Giovanni 20,24-29

Il racconto evangelico di Giovanni, al capitolo 20, si sofferma sull'esperienza dei discepoli dopo la resurrezione di Cristo, culminando nell'episodio di Tommaso, spesso ricordato come "l'incredulo". Questo passo non è solo una narrazione storica, ma un profondo insegnamento sulla natura della fede, il valore della testimonianza e la presenza del Risorto nella vita della comunità.

Il Contesto: Le Prime Apparizioni di Gesù ai Discepoli

La sera di quel primo giorno della settimana, dopo la resurrezione, Gesù apparve ai discepoli riuniti. Questo evento, che precede l'incontro con Tommaso, è fondamentale per comprendere la sua reazione.

Testo del Vangelo (Gv 20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».

Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».

Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Tommaso: L'Apostolo del Gesto e della Corporeità

Nell’immaginario cristiano comune, Tommaso è considerato l’apostolo del dubbio e del sospetto. Questo è in gran parte dovuto al passo che viene letto nella sua festa. Eppure, Tommaso è anche un apostolo zelante, pronto a morire per il Signore, come attesta un altro passo del vangelo di Giovanni. La sua esitazione iniziale non lo definisce completamente, ma rivela una profonda esigenza di concretezza nella fede.

Tommaso ci mostra che anche una fede coraggiosa ha le sue incertezze e debolezze. È uno di noi, oserei dire. E ciò è consolante, perché il Signore, pur rimproverando la sua incredulità, non lo abbandona, ma lo raggiunge lì, nella sua povertà, nei suoi dubbi. E come raggiunge lui, raggiunge te e me, in quegli angoli di domande che non trovano risposte all’orizzonte.

La richiesta di Tommaso di vedere e toccare non è solo una manifestazione di incredulità, ma anche una rivendicazione della corporeità della fede. Questa prospettiva, secondo Pierangelo Sequeri, invita a recuperare la "teologia del gesto", in contrasto con una religiosità illuminista che spesso delega alla mente la gestione del sacro, diffidando della corporeità. Al tempo in cui Giovanni scriveva, alla fine del primo secolo, esistevano persone, come gli gnostici, che disprezzavano la materia e il corpo, non accettando la venuta del Figlio di Dio nella carne (2 Gv 7; 1 Gv 4,2-3). La preoccupazione di Tommaso per i segni visibili nelle mani e nel costato di Gesù può essere vista come una critica a tali idee: il Risorto glorioso è il Crocifisso torturato, un Gesù che non è separato dal Gesù umano che soffrì in croce.

Gesù accetta la sfida di Tommaso, non lo costringe a fidarsi degli altri, ma torna per farsi vedere e incontrare, addirittura per farsi toccare. Questo desiderio di vedere è un bisogno umano profondo che la spiritualità dell'incarnazione accoglie. È bellissimo e sensuale, come nel dipinto di Caravaggio, vedere la mano di Gesù che guida il dito di Tommaso nella ferita del costato, con gli altri apostoli che guardano, quasi ingelositi. Qui, tutti vogliono vedere, perché la fede cristiana vive dell'incarnazione.

Rappresentazione artistica di San Tommaso che tocca le ferite di Gesù, come nel dipinto di Caravaggio

L'Incontro e la Confessione: "Mio Signore e Mio Dio!"

Tommaso, "fuori casa" nel primo incontro, otto giorni dopo è finalmente di nuovo "in casa", con i discepoli. Questo "otto giorni dopo" significa che Tommaso ha sostenuto la sua opinione per un'intera settimana contro la testimonianza degli altri apostoli. Era caparbio, ma questa sua caparbietà ci porta un insegnamento prezioso.

Nel corso della riunione della comunità, i discepoli ebbero di nuovo un'esperienza profonda della presenza del Risorto in mezzo a loro. Le porte chiuse non poterono impedire la presenza di Gesù. E fino ad oggi, la prima parola di Gesù è e sarà sempre: «Pace a voi!». Ciò che impressiona è la bontà di Gesù. Non critica, né giudica l'incredulità di Tommaso, ma accetta la sfida e dice: «Tommaso, metti il dito nelle mie mani!». Gesù conferma la convinzione di Tommaso e delle comunità: il Risorto glorioso è il Crocifisso torturato! Il Gesù che sta in comunità non è un Gesù glorioso che non ha nulla in comune con la nostra vita. È lo stesso Gesù che visse su questa terra e nel suo corpo ha i segni della sua passione. I segni della passione si trovano oggi nelle pene della gente, nella fame, nei segni di tortura, di ingiustizia. E Gesù si rende presente in mezzo a noi nelle persone che reagiscono, che lottano per la vita e non si lasciano abbattere.

Di fronte a questa prova tangibile e all'invito personale di Gesù, Tommaso pronuncia una delle più potenti confessioni di fede del Nuovo Testamento: «Mio Signore e mio Dio!». Questa dichiarazione è di enorme importanza teologica. Per un Giudeo, dare a un uomo gli attributi di Dio era impensabile. Tommaso, senza esitazione, chiama Gesù "Dio suo", riconoscendolo non solo come il Messia, ma come Dio stesso. Questa professione di fede mostra che Tommaso, avendo "visto" Gesù, ha in realtà visto il Padre, riconoscendo in Lui la piena divinità.

La Beatitudine di Chi Crede Senza Vedere

La risposta di Gesù a Tommaso: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!» non è un rimprovero, ma un'apertura a una forma di fede più profonda e universale. Questa beatitudine si applica a noi oggi. Abbiamo mancato di una benedizione se non abbiamo creduto alla testimonianza degli altri apostoli, alla Parola che Dio ci ha lasciato. Sebbene non abbiamo visto Gesù fisicamente, siamo chiamati a credere nella sua resurrezione attraverso la testimonianza delle Scritture e della Chiesa.

La fede è fiducia nel carattere stesso della persona. Credere in Dio significa fidarsi della sua Parola, anche quando non abbiamo prove tangibili. Tommaso, con la sua esitazione, ha mancato delle preziose benedizioni che derivano dalla fede immediata. La sua esperienza ci insegna che, a volte, la nostra incredulità o la nostra debolezza di fede ci fanno perdere la pace e la gioia di Dio.

Davvero chi non crede è condannato?

Missione e Pace: Il Dono dello Spirito

La prima apparizione di Gesù ai discepoli (Gv 20,19-23), quella che Tommaso mancò, include anche il dono dello Spirito Santo e il mandato missionario. Gesù soffiò su di loro dicendo: «Ricevete lo Spirito Santo», e comunicò il potere di perdonare i peccati. Questo sottolinea che la missione dei discepoli è fondata sulla pace e sulla riconciliazione, come la stessa missione di Gesù. Costruire la pace significa molto di più che assenza di guerra; significa costruire una convivenza umana armoniosa, in cui le persone possano essere loro stesse, avendo tutto il necessario per vivere felici.

Il punto centrale della missione di pace è la riconciliazione, nel tentativo di superare le barriere che ci separano. Questo potere di riconciliare e perdonare è dato alla comunità (Gv 20,23), indicando che una comunità senza perdono e senza riconciliazione non è una comunità cristiana. Le divergenze e le tensioni nella società odierna sono enormi e crescono ogni giorno. La missione di riconciliazione, sostenuta dallo Spirito Santo, rimane quindi un compito essenziale per i credenti.

La Fiducia in Dio e la Nostra Fede Oggi

L'esperienza di Tommaso ci sprona a riflettere sulla nostra fede. Gesù ha detto: «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto». Questa è una promessa di benedizione per coloro che si fidano della Parola di Dio senza bisogno di prove fisiche immediate. La nostra fede è rafforzata quando comprendiamo che Dio è fedele e mantiene sempre la sua Parola, come attestato nelle Scritture. Non dobbiamo aspettare di vedere le conferme con i nostri occhi per credere. Quanta sofferenza inutile affrontiamo quando la nostra fede è debole! Impariamo dallo "sbaglio" di Tommaso: Dio ci ha già dato, nella Bibbia, tutto ciò che ci serve per fidarci totalmente di Lui e vivere nella sua pace.

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