Un intricato e inconsueto capitolo si aggiunge alla vicenda legata alle tredici suore di clausura ospitate nel monastero di Pienza. Le monache furono costrette a lasciare il convento marchigiano a Sant’Angelo in Pontano, reso inagibile dal terremoto del 2016, per poi arrivare a Pienza nel settembre del 2017. La loro storia è caratterizzata da episodi controversi e recenti tensioni con le autorità ecclesiastiche.

Profilo di Suor Diletta Forti, Madre Superiora
Suor Diletta Forti è la Madre Superiora che guida il gruppo di sorelle giunto a Pienza. Nata nel 1965, è originaria delle Marche e, prima di intraprendere la vita religiosa, aveva fatto parte del mondo militare, servendo come Maresciallo delle Guardie Forestali. La sua decisione è stata apprezzata dalle tredici sorelle. Nell’ex seminario di Pienza è arrivata, insieme ad altre sorelle, dopo una negativa esperienza fatta in Olanda. Nella Città di Pio II, le suore benedettine interpretano la loro osservanza in un rispetto moderno; sono attive e nel monastero convivono con un pappagallo e un cane. Si impegnano in molte iniziative produttive, realizzando prodotti tipici locali finalizzati a ricevere offerte per il sostentamento delle tredici monache.

Precedenti Contesti Controversi: Sant'Angelo in Pontano
Nel 2015, proprio a Sant'Angelo in Pontano, le stesse suore erano finite nel mirino della Procura di Macerata per una piscina realizzata all'interno del convento. La vicenda iniziò su segnalazione di un cittadino che aveva comunicato al Comune il crollo di un muro di una casa del convento di via Castello, da dove era visibile l'impianto natatorio. La questione fu risolta nel giro di pochi mesi, dopo l'intervento dell'ufficio tecnico comunale e della Procura che aveva chiesto informazioni circa la presunta abusività della piscina. A gennaio 2016, infatti, le suore comunicarono lo smantellamento della struttura, chiudendo il caso, ma le polemiche continuarono per diverso tempo.

Lo Scontro con la Santa Sede e le Accuse di Disobbedienza
Recentemente, le suore hanno espresso pubblicamente delle critiche contro alcune disposizioni assunte dalla Santa Sede dopo una visita apostolica, tra cui la decisione di sostituire la madre superiora. L'arcivescovo Carlo Viganò ha rivelato che la mamma di una suora sarebbe stata ascoltata dai Carabinieri di Ancona il 28 febbraio in un "interrogatorio serrato e traumatizzante" incentrato sulle condizioni di vita delle monache. La diocesi ha dichiarato: «Né la diocesi né la federazione conoscono la vicenda ma, considerando il contenuto dei decreti e delle conseguenti disposizioni, alcune comunitarie ed alcune personali, appare evidente come la questione sia ben più complessa e grave, rispetto a quanto artatamente veicolato sui mezzi e canali di informazione».
Il legale della diocesi senese, avvocato Pasquazi, ha scritto: «Non sarà oltremodo consentito di veicolare ricostruzioni di parte e fuorvianti della complessa fattispecie che è stata oggetto di decisione da parte della Santa Sede, né di abusare di titoli non più utilizzabili ed ancor più di esercitare poteri revocati, ciò a tutela della buona fama del monastero stesso e delle religiose, nonché della diocesi e della federazione». Questo in risposta a un testo che la madre superiora Diletta Forti aveva pubblicato sui social il 20 febbraio.
Suor Diletta Forti, infatti, aveva dichiarato: «Questa comunità monastica è stata accusata di disubbidienza e di resistenza alle disposizioni dei superiori, mentre essa si è semplicemente rifiutata di dar corso ad un provvedimento che reca grossolane anomalie e vistose criticità di natura giuridica, tali da pregiudicarne la validità e l'efficacia e per questo motivo il monastero ha ritenuto doveroso avvalersi delle tutele e delle garanzie del diritto canonico nelle sedi competenti, ritenendo la comunicazione inoltratagli priva dei requisiti che la renderebbero esecutiva. Non sono quindi le monache ad essersi rese responsabili della sua 'mancata esecuzione', come apoditticamente afferma il comunicato della diocesi».
Lo scontro tra le parti si è inasprito in pochi giorni. Alla base della contesa, oltre a un mercatino estivo organizzato dalle monache e a una clausura non del tutto canonica - queste le censure rilevate nelle gerarchie ecclesiastiche - potrebbe esserci di più.
La Reazione delle Monache e la "Barricata" nel Monastero
Il decreto con il quale si dispone la sostituzione della badessa Madre Diletta Forti risale al 13 febbraio. A questo dispositivo della Santa Sede le monache hanno risposto con una lunga nota per dire "no". Alla loro opposizione è seguita una diffida del legale della Diocesi per intimare il rispetto del decreto. Tuttavia, le tredici suore benedettine, che dal settembre del 2017 occupano l’ex seminario vescovile (elevato con il loro arrivo a Monastero dal nome Maria Tempio dello Spirito Santo), si sono chiuse nell’ex seminario respingendo non solo i provvedimenti, ma anche ogni richiesta di visita. Hanno respinto persino l’accesso alla nuova Madre Superiora, nominata in sostituzione di Diletta Forti.

Dopo quindici giorni, la vita per le suore è diventata estremamente difficile a causa della mancanza di risorse economiche, con le carte di credito bloccate. Vivono con il supporto di alcuni, seppur pochi, cittadini di Pienza. Una sostenitrice delle suore ha riferito: «Siamo poche persone disposte ad aiutarle. Personalmente porto loro i generi di prima necessità. Mi hanno chiesto delle medicine, sono andata a prenderle. Sono tristi, non riescono a capire perché le vogliono mandar via senza dir loro dove devono andare. Per me è una congiura. Le conosco, sono delle brave sorelle. Non riesco a capire cosa possa esser accaduto. Di certo, tra loro c’è una grande compattezza. Sono unite e decise». Le monache non escono dal seminario per il timore che le autorità ecclesiastiche della diocesi, che detengono i duplicati delle chiavi dei portoni d’ingresso, possano entrare. La sostenitrice conclude: «Davvero una brutta situazione, prego per loro, sono con le suore».
Tentativi di Mediazione e Futuro Incerto
In questi ultimi giorni, al seminario sono arrivate persone sconosciute, probabilmente mediatori. In particolare, due distinti signori a bordo di una BMW sono rimasti all’interno per diverso tempo. Sembra chiaro che si stia cercando una via d’uscita a una vicenda che ha fatto, ed è destinata a fare ancora, scalpore. Se un accordo non verrà trovato, è difficile che le tredici monache possano restare a lungo senza nessun aiuto. Esiste il serio pericolo che presto, se le bollette non verranno pagate, possa essere staccata anche l’energia elettrica.