La Santità Missionaria: Voci e Volti dell'Evangelizzazione nel Mondo

Il mondo missionario è costellato di figure eccezionali che hanno dedicato la propria vita all'evangelizzazione. Tra questi, spiccano per il loro esempio e la loro dedizione santi e beati che continuano a ispirare generazioni di credenti. La missione, come ha scritto Papa Francesco nel suo messaggio, è «un andare instancabile verso tutta l’umanità per invitarla all’incontro e alla comunione con Dio».

Già più di cento anni fa, san Giuseppe Allamano diceva: «Il missionario è il ministro dell’apostolato della Chiesa, inviata da Gesù ad evangelizzare tutte le genti. Bisogna fare nostre le parole dell’Apostolo: “Tutto faccio per il Vangelo!”. Lavorare non solo per santificare noi, ma anche gli altri; essere disposti a qualunque sacrificio. “Tutto faccio per il Vangelo!”. Tutto, tutto!».

Foto di gruppo di missionari o una mappa che mostra le rotte missionarie storiche

San Giuseppe Allamano: Santità e Missione ad Gentes

Un esempio luminoso di santità missionaria è rappresentato da San Giuseppe Allamano. Egli spese il suo sacerdozio al servizio dei fedeli nel santuario della Consolata, vivendo per 46 anni con zelo pastorale e una forte passione per le missioni ad gentes. Ha voluto che i suoi figli fossero come Gesù, santi ed evangelizzatori, per questo il suo motto era: «Prima santi, poi missionari».

Da coloro che seguivano la sua guida, Allamano esigeva radicalità ed entusiasmo, qualità che riassumeva nell'espressione: «Ci vuole fuoco per essere apostoli». La santità è dono del Signore, per questo bisogna fare festa e ringraziare. I missionari e le missionarie della Consolata l'hanno fatto lunedì 21 ottobre, il giorno dopo la canonizzazione di Giuseppe Allamano, con un’eucaristia solenne nella basilica di San Paolo fuori le mura. Una celebrazione gioiosa, rallegrata dalle danze e dai canti dei popoli africani e di altri continenti.

Le parole di Gesù nella sinagoga di Nazaret, «Oggi si compie questa scrittura», risuonavano nella vita di Allamano, che, discernendo la propria vocazione, disse: «Oggi Dio mi chiama». Questo "oggi" missionario, questo essere presenti per essere inviati nel mondo, è la forza che muove i santi, i quali lasciano che lo Spirito li plasmi secondo la Sua volontà. Per San Giuseppe Allamano e per coloro che lo seguono, questa forma è la missione ad gentes, la prima evangelizzazione in terre dove la Chiesa non è ancora radicata e non ci sono altri testimoni del Risorto, da compiersi con lo stile di Maria.

Quanto San Giuseppe Allamano teneva alla serietà del volersi bene reciprocamente. Lo considerava una priorità, un punto di attenzione continua. Oggi, i nostri istituti attraversano momenti delicati, caratterizzati da incertezze e rapidi mutamenti globali. L'"oggi" non deve essere solo un punto di arrivo, ma un'opportunità di ripartenza.

Ritratto di San Giuseppe Allamano

Il Ministero di Allamano nella Diocesi di Torino

Oltre al suo impegno al santuario della Consolata e al Convitto ecclesiastico, San Giuseppe Allamano svolse un intenso ministero nella diocesi di Torino. Particolarmente significativo fu il suo servizio tra le comunità di religiose. Dal 1886 al 1891 fu superiore delle Suore di San Giuseppe di Torino e, nel giro di pochi anni, compì un gran bene in quella congregazione. Unendo alla fermezza del comando una bontà longanime e comprensiva e un tatto squisito, diede impulso nuovo allo spirito e all'osservanza religiosa.

Allamano ricoprì anche altre prestigiose mansioni diocesane, tra cui quella di dottore collegiato presso la Facoltà Teologica di Torino (dal 1877) e quella di membro aggiunto della Facoltà Legale Pontificia di Torino (dal 1887). La sua attività di confessore e direttore spirituale era altrettanto intensa. Il suo domestico, Scovero, testimoniava l'impressione che Allamano avesse "giammai niente da fare", nonostante dirigesse "mezza diocesi ed era occupatissimo". Canonici come G. Cappella e N. Baravalle attestarono che a lui ricorreva tutto il clero diocesano, dai parroci più anziani fino al più giovane convittore, e buona parte del patriziato torinese per consiglio, sia per questioni familiari che per circostanze politiche e sociali.

L'8 maggio 1897, Allamano fu nominato «canonico effettivo», all'età di 46 anni. Quando si recò a ringraziare l’arcivescovo, Allamano si sentì dire che questa nomina avrebbe potuto giovare anche alla sua salute, incoraggiandolo a frequentare il coro e a fare passeggiate. Nel suo discorso di presa di possesso, il 10 novembre 1897, Allamano espresse gratitudine per l'onore conferitogli, spiegando che gli arcivescovi avevano voluto dimostrargli la loro soddisfazione per l'opera svolta nell'educazione del giovane clero.

Grandiosi Testimoni dell'Evangelizzazione

Tra i personaggi più significativi per il mondo missionario, oltre a San Giuseppe Allamano, troviamo altre figure il cui esempio e dedizione continuano a ispirare. Spiccano Santa Teresa di Lisieux e San Francesco Saverio, entrambi patroni della missione, uniti dalla dedizione totale alla causa evangelica. Altri protagonisti di spicco includono San Daniele Comboni, la cui opera missionaria ha lasciato un'impronta indelebile in Africa, e la Beata Pauline Jaricot, fondatrice delle Opere Missionarie, considerata un vero e proprio pilastro della missione universale grazie alla sua intuizione pionieristica.

San Francesco Saverio: L'Apostolo delle Indie

Nato il 7 aprile 1506 nel castello di Saverio, in Navarra, San Francesco Saverio è una figura centrale nella storia delle missioni. A 15 anni si recò a Parigi per studiare all'Università della Sorbona, dove incontrò Ignazio di Loyola e Pietro Favre. Conquistato dall'ideale di Ignazio, il 15 agosto 1534, insieme ad altri compagni, fece i voti di castità, povertà evangelica e di recarsi a Gerusalemme. Non potendo raggiungere la Terra Santa, i compagni si presentarono a Papa Paolo III, che li accolse e pensò di inviarli in missione. Decisero di costituire un Ordine religioso, la Compagnia di Gesù, eleggendo Ignazio come superiore generale.

Nel 1540, Francesco Saverio fu inviato in missione nelle Indie. Partì dal Portogallo il 7 aprile 1541 e giunse a Goa, in India, il 6 maggio 1542. Qui stabilì il centro della sua attività nell'ospedale, curando i malati e dedicandosi all'assistenza spirituale dei carcerati e dei mercanti portoghesi. Il suo metodo di apostolato consisteva nel percorrere le strade, invitando bambini e adulti ad ascoltare le sue istruzioni in chiesa, utilizzando un linguaggio semplice e adattato alla comprensione degli uditori.

Francesco Saverio trascorse due anni tra i paravas, una tribù indigena del Sud dell'India, insegnando loro il Credo, il Pater Noster, l'Ave Maria e i 10 comandamenti. Il successo fu tale che i bambini e i giovani lo assediavano, desiderosi di apprendere i rudimenti della fede. Dopo l'India, si recò nelle Molucche e poi a Malacca, prima di sentire parlare del Giappone, un paese che riteneva particolarmente disposto alla conversione al Cristianesimo. Nel suo desiderio di diffondere il messaggio di Cristo, Francesco Saverio si preparava a raggiungere la Cina quando morì, il 3 dicembre 1552, aprendo la strada a un altro missionario gesuita, Matteo Ricci. La sua vita, durata appena 46 anni e 8 mesi, fu un'incredibile opera missionaria, che lo consacra come uno dei più grandi missionari della storia.

Mappa delle rotte missionarie di San Francesco Saverio in Asia

Charles de Foucauld: Il Fratello Universale nel Deserto

Charles de Foucauld, nato nel 1858, è un esempio di ricerca spirituale e dedizione radicale. Rimasto orfano, abbandonò la pratica religiosa e si considerò ateo. Dopo un periodo nell'esercito, intraprese un cammino di conversione che lo portò a una vita di preghiera, silenzio e contemplazione nel deserto del Sahara. Dopo un pellegrinaggio in Terra Santa, entrò nella "trappa", un monastero molto povero. Successivamente, visse a Nazareth come domestico delle clarisse, dedicandosi alla preghiera e alla meditazione del Vangelo. Scelse come motto «Jesus Caritas».

Preparato al sacerdozio, si recò a Beni Abbès, nel Sahara algerino, dove costruì un romitaggio. Si dedicò all'accoglienza dei pellegrini e alla redenzione degli schiavi, entrando in contatto con i nomadi del deserto, i Tuareg. L'idea di convertirli lasciò il posto al desiderio di essere un autentico testimone del Vangelo. La sua giornata era scandita da undici ore di preghiera, sei di lavoro e poche ore di sonno, con una grande disponibilità all'accoglienza e al dialogo. Durante la Prima Guerra Mondiale, il 1° dicembre 1916, fu ucciso da una banda di predoni.

La sua vita, tuttavia, ispirò la fondazione di congregazioni come i Piccoli fratelli e le Piccole sorelle di Gesù, che portarono avanti la sua spiritualità. La sua esistenza fu dominata dai due grandi misteri: il Santissimo Sacramento e l'Incarnazione a Nazareth.

Immagine del deserto o di Charles de Foucauld con i Tuareg

Le Canonizzazioni di Papa Francesco: Un Impulso Missionario

Il pontificato di Papa Francesco è stato caratterizzato da un considerevole numero di canonizzazioni: novecentoquarantadue santi, inclusi quelli canonizzati per equipollenza, e diciotto cerimonie. Nelle omelie per quelle celebrazioni, Papa Francesco ha raramente soffermato sui dettagli biografici, preferendo far risuonare la Parola di Dio e lasciando ai fedeli la libertà di associare le figure appena elevate agli altari alla propria esperienza spirituale.

Già nella sua prima cerimonia di canonizzazione, il 12 maggio 2013, Papa Francesco canonizzò Antonio Primaldo e compagni, gli 813 martiri di Otranto, insieme a Madre Laura di Santa Caterina da Siena e Madre María Guadalupe García Zavala. Nel corso del suo pontificato, sono state canonizzate figure per le quali è stato riconosciuto un miracolo, ma anche altre per le quali è stata concessa la dispensa da esso, attraverso apposite celebrazioni. È avvenuto così per Papa Giovanni XXIII, Fra Junipero Serra, i trenta martiri del Brasile, i tre protomartiri del Messico, Monsignor Giovanni Battista Scalabrini e gli undici martiri di Damasco.

Quanto alle canonizzazioni equipollenti, avvenute senza rito liturgico, hanno riguardato personaggi il cui culto è stato confermato nel tempo, come Angela da Foligno, Pierre Favre, François de Montmorency-Laval, José de Anchieta, Maria dell’Incarnazione Guyart Martin, Bartolomeo dei Martiri, Margherita da Città di Castello e le sedici Carmelitane Scalze di Compiègne.

Inoltre, nel suo pontificato si sono concluse le cause di Madre Teresa di Calcutta e di Papa Giovanni Paolo II, iniziate con deroga ai cinque anni previsti per l’avvio delle rispettive inchieste diocesane, e sono state canonizzate proprio a opera sua. Papa Francesco ha poi celebrato le canonizzazioni di cinque candidati che erano stati beatificati nell’arco del suo tempo di governo: don José Gabriel del Rosario Brochero, Monsignor Óscar Arnulfo Romero y Galdámez, Papa Paolo VI, Madre Maria di Gesù Santocanale e Maria Antonia di San Giuseppe de Paz y Figueroa, ovvero Mama Antula.

Tutti questi santi, secondo Papa Francesco, incarnano l'intento evangelizzatore della Chiesa. Tra loro spiccano santi missionari come don Brochero, donne che hanno aperto nuove vie al Vangelo come Madre Laura, figure che hanno affrontato sfide storiche come Mama Antula, e persone che hanno vissuto la santità nella quotidianità familiare, come Marguerite Bays. Ci sono poi sacerdoti il cui zelo si è espresso in fondazioni di nuove famiglie religiose, come don Vincenzo Grossi e le Figlie dell’Oratorio, o don Giuseppe Allamano e i Padri, Fratelli e Suore della Consolata. Non mancano esempi di santità adolescenziale e giovanile, come José Sanchez del Río e Nunzio Sulprizio, provati dalla vita ma coraggiosi nel testimoniare l’amicizia con Gesù. Vescovi come Monsignor Manuel González García hanno mirato alla santità del loro popolo, mentre Bartolomeo dei Martiri è stato un modello per il clero. Vescovi come Romero e Scalabrini hanno poi gridato senza sosta per rendere note le sofferenze dei più deboli, a volte pagando di persona. Nel magistero dei tre Papi canonizzati da Francesco ha visto uno sprone a condurre la Chiesa secondo la via tracciata da loro stessi e nel solco del Concilio Vaticano II, ma dando il proprio tocco personale.

Prime canonizzazioni per Papa Francesco

L'Essenza dell'Esperienza dei Santi Missionari

L’esperienza dei santi missionari è, in maniera specifica, quella di coloro che vanno a impiantare la Chiesa, là dove essa quasi non esiste, ma nasce a ogni caritatevole battito del loro cuore. «Dio Padre è innamorato del mondo che ha creato, e ha manifestato il suo Amore donandoci suo Figlio, nostro Bene e nostra Salvezza. In Lui gli uomini sono chiamati a diventare “una sola famiglia e un solo Popolo di Dio”. Dove un qualsiasi cristiano si offre per essere uno strumento vivente ed essenziale di questo Amore, là accade la missione.

L’esperienza dei santi missionari è, in maniera specifica, quella di coloro che vanno a impiantare la Chiesa, là dove essa quasi non esiste, ma nasce a ogni caritatevole battito del loro cuore, a ogni giudizio della loro intelligenza di fede e a ogni opera che esce dalle loro mani: una missione certa della vittoria del “grande Amore”, sostenuta cioè da una indomabile speranza».

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