La Notte dei Santuari a Manfredonia: Storia, Tradizioni e Spiritualità

La ricchezza spirituale e culturale di Manfredonia e del Gargano è profondamente radicata nelle tradizioni dei suoi santuari e nei rituali di pellegrinaggio che li animano da secoli. Questo legame indissolubile tra fede, territorio e comunità si manifesta attraverso una serie di pratiche devozionali, che hanno plasmato il paesaggio, le istituzioni e il costume locale.

Le Origini e la Crescita dell'Azione Cattolica S.Michele Arcangelo

La fine degli anni '60 a Manfredonia vide la nascita e la fervente attività dell'Azione Cattolica S.Michele Arcangelo. Fondata nel 1963 da un gruppo di giovani provenienti dall'oratorio della chiesa Stella Maris e dalla chiesa di S.Michele, l'associazione divenne rapidamente un punto di riferimento per la gioventù del quartiere Monticchio. Tra i pionieri, ricordiamo Francesco Rinaldi, primo presidente, Matteo Palumbo, Raffaele Prencipe, Franco Guerra e Antonio Armiento. Le prime riunioni si svolsero nella sagrestia della chiesa S.Michele, sotto la forte spinta di don Michele, il parroco.

Negli anni successivi, l'associazione si arricchì della partecipazione di numerosi altri giovani, tra cui Giacomo Salvemini, Matteo Orlando, Orazio La Torre, Pasquale Rignanese, Matteo Trimigno, Vincenzo Robustella e molti altri. Sotto la guida spirituale del vice-parroco don Nicola Ferrara, l'A.C. S.Michele divenne, nel giro di un anno, la più attiva tra le parrocchie di Manfredonia, svolgendo le proprie attività in alcune salette della canonica.

In quegli stessi anni '60, la canonica ospitava anche giovani aspiranti sacerdoti, guidati da un tutor di nome Rizzuti. Le riunioni dell'Azione Cattolica inizialmente si tenevano in una saletta che in seguito divenne il garage di don Michele, dove custodiva la sua amata Opel Kadett 1100, affettuosamente soprannominata "Carolina". Con questa vettura, don Michele intraprendeva spesso viaggi apostolici nei paesi garganici.

Don Michele Ciccone, parroco della chiesa S.Michele dal 1963 fino alla sua scomparsa nel luglio 1992, fu una figura vulcanica e intraprendente. Dal 1956 al 1964 ricoprì anche l'incarico di Rettore del Seminario Diocesano.

Una foto d'epoca di don Michele Ciccone, figura centrale nella vita della parrocchia e della comunità

Attività e Iniziative della Parrocchia e dell'Azione Cattolica

Il salone dell'Associazione divenne il fulcro di numerose attività. Dopo la sua sconsacrazione, don Michele, con la collaborazione di don Nicola Ferrara, organizzava incontri con predicatori di rilievo, dibattiti e riunioni dedicate ai giovani. Non mancavano spettacoli teatrali e musicali, tornei di ping pong, biliardino, dama e serate danzanti durante il Carnevale.

Uno degli eventi più memorabili fu il campeggio estivo organizzato da don Michele a Mattinatella. Con una tenda da 6-8 persone e un tavolo da ping pong, i ragazzi vissero giornate indimenticabili in una zona marina incontaminata. Le mattine erano dedicate alla pesca, con la cattura di polpi sugli scogli e, per i più avventurosi come Orazio La Torre e Michele Iaconeta, di ricci e tartufi di mare.

Durante il campeggio, don Nicola Ferrara celebrava la Messa all'aperto su un altarino allestito dai partecipanti. L'Azione Cattolica, sotto la guida di don Michele e del presidente di turno, organizzava anche gite ai Laghi di Monticchio, sul Gran Sasso e presso vari santuari.

Il salone dell'Associazione Cattolica fu anche teatro di accesi tornei di ping pong, dove i ragazzi dell'A.C. S.Michele si distinsero per la loro abilità, diventando tra i più forti giocatori di Manfredonia. Durante le campagne elettorali, il salone servì da Comitato Civico, offrendo trasporto a disabili e anziani per consentire loro di votare.

Ogni anno, la chiesa di S.Michele si adornava con un suggestivo sepolcro durante la Settimana Santa e un tradizionale presepe a Natale. La parrocchia vantava anche squadre di calcio juniores e seniores che partecipavano a tornei amichevoli e estivi. Un episodio significativo si verificò nel 1966, durante un torneo juniores, quando il mediano Michele Totaro subì una frattura alla clavicola, causando un momento di tensione tra giocatori e spettatori.

Un'immagine che evoca l'atmosfera dei tornei sportivi parrocchiali negli anni '60

L'Unione Sportiva San Michele e le Attività Sportive

Nel 1965, il dott. Michele Losito fondò l'Unione Sportiva San Michele, con l'obiettivo di promuovere l'atletica leggera e la pallavolo a Manfredonia. Losito, già fondatore nel 1961 dell'Unione Sportiva Siponto, la prima associazione di atletica leggera in città, con il supporto di don Michele Ciccone e di appassionati, portò numerosi atleti a gareggiare a livello nazionale.

Tra le atlete di spicco dell'epoca, si ricordano Anna Bottalico, Lucia Stelluti, Rosaria Robustella, Vincenza Nigri e Anna Virgata. Tra i velocisti, spiccarono Gino Sapone, antagonista di Pietro Mennea, che dovette abbandonare l'atletica a causa dell'asma, Mimmo Santoro e Lello Riccardi.

L'Unione Sportiva San Michele si distinse anche nella pallavolo e nel calcio, partecipando a un torneo regionale di Terza Categoria.

La Schola Cantorum e la Vita Musicale della Parrocchia

Presso la chiesa di San Michele, i giovani dell'Azione Cattolica diedero vita alla "Schola Cantorum". Il gruppo era composto da musicisti di talento come Vincenzo Robustella alla chitarra, Nicola Tricarico all'organo e voce, e un coro di cantori, tra cui il tenore Peppino Palomba, noto per la sua voce potente e melodica.

La corale si distinse per l'esecuzione della "Messa Beat", introducendo a Manfredonia questo nuovo genere di canti religiosi in italiano, accompagnati da organo e strumenti a corda. Le messe domenicali delle 11, celebrate da don Michele o don Nicola, richiamavano un gran numero di fedeli anche dalle parrocchie vicine.

La Corale dell'A.C. S.Michele si esibì in importanti occasioni: nel 1972 a Roma, nella chiesa di Santa Maria alle Fornaci, in occasione della prima celebrazione di don Matteo D'Acierno, e nel 1973 a Lecce, in occasione della prima messa di don Antonio Micali.

Inizialmente, l'organista della chiesa era il prof. Saverio Guerra, musicista e compositore. Successivamente, don Michele organizzava con i giovani gite ed escursioni a piedi, come quelle all'Abbazia di Pulsano, alla Grotta di S.Michele Arcangelo a Monte S.Angelo e all'antica Abbazia Benedettina di Monte Sacro di Mattinata.

Teatro, Cultura e Iniziative Sociali

Il salone dell'Azione Cattolica fu anche il luogo dove nacque il primo palco in legno per spettacoli di arte varia, realizzato dal falegname Carlo Zerulo. In seguito, con il trasferimento nel teatro sotto la chiesa, fu allestito un palco in muratura e legno, sempre opera di Carlo Zerulo.

Tra gli spettacoli di rilievo che si tenevano nel Teatro S.Michele, spiccano: "1-2-3…io lo sò", uno spettacolo musicale e culturale a quiz che coinvolgeva le scuole elementari di Manfredonia, ideato e presentato da Vincenzo Robustella con il complesso "The Royals". Un altro evento molto amato era la Festa della Mamma, celebrata a maggio con una serata di arte varia.

Il narratore stesso partecipò attivamente come attore comico in sketch con altri giovani parrocchiani. La parrocchia ospitò anche la Festa Diocesana Provinciale, con la partecipazione di gruppi teatrali amatoriali da Lucera, Vieste e altri comuni della provincia.

Importanti iniziative sociali includevano corsi serali per lavoratori per il conseguimento del diploma di terza media e il cine-forum, organizzato da Vincenzo Robustella, con dibattiti moderati dall'avv. Donato Caputo.

Negli anni '60, il prof. Lops, allievo di Eduardo De Filippo, cercò di formare una compagnia teatrale parrocchiale, offrendo lezioni gratuite di dizione e recitazione. La sua dedizione e il suo talento furono riconosciuti quando invitò la celebre attrice Dolores Palumbo e il presidente del teatro San Carlo di Napoli a una delle loro rappresentazioni.

Locandina di uno spettacolo teatrale parrocchiale degli anni '60

Rituali di Pellegrinaggio al Gargano: Tradizione e Spiritualità

Il Gargano è da secoli meta di pellegrinaggi verso i suoi santuari, un fenomeno che ha profondamente influenzato il territorio e la spiritualità locale. Le diverse categorie di pellegrini che salgono ai santuari garganici, come Santa Maria di Stignano, San Matteo, Monte Sant'Angelo, Santa Maria di Pulsano e San Leonardo a Siponto, rappresentano un legame con le grandi migrazioni devote del Medioevo.

Il passaggio ininterrotto di comitive religiose per oltre quindici secoli ha modellato il paesaggio rurale e urbano, la viabilità, le devozioni e le istituzioni ecclesiastiche. Questi pellegrini, attraverso la loro assidua frequentazione dei luoghi sacri, hanno assorbito nuovi contenuti religiosi, influenzando a loro volta le pratiche devozionali.

La "Via dei Pellegrini", che collega numerosi santuari in meno di cento chilometri, permette alle comitive di sviluppare un percorso spirituale unico, fatto di azioni religiose, preghiera, meditazione, ma anche di esperienze vitali come la convivenza, la condivisione e l'accettazione delle difficoltà.

Sebbene oggi siano in parte soverchiati dai flussi devoti diretti al santuario di Padre Pio, questi pellegrini conservano caratteristiche originali e un rapporto profondo con il territorio garganico.

Le Comunità e l'Organizzazione dei Pellegrinaggi

Le comitive di pellegrini sono caratterizzate da un esclusivo interesse religioso, con assenza di fini economici. L'eventuale utile ricavato viene destinato alla festa patronale o alle necessità della chiesa.

I gruppi sono solitamente organizzati dalle stesse persone, i "priori", riconosciuti per la loro funzione di ordine religioso. Il priore, organizzatore, direttore e animatore spirituale, guida i canti e le pratiche devozionali, avvalendosi di un gruppo di collaboratori che seguono una gerarchia di funzioni, talvolta trasmesse per via ereditaria: capo-segretario, "portacristo" (crocifero), portatori di lampioncini e campanello.

I capi-compagnia guidano generalmente un solo pellegrinaggio all'anno, ricostruendo quasi sempre lo stesso gruppo. La coesione interna è completa, basata su schemi antichi e accettati da tutti, con un forte senso di affidamento e responsabilità. I capi tengono gelosamente alla loro autonomia.

La quasi totalità dei gruppi si organizza al di fuori delle strutture ecclesiastiche territoriali, parrocchie e diocesi, ma senza alcuna conflittualità. Ai sacerdoti è riservato il ruolo istituzionale di insegnare, benedire e santificare, ma sono esclusi dalle questioni organizzative e finanziarie.

Le componenti civili e religiose della comunità riconoscono ai pellegrini il ruolo di rappresentare la totalità della popolazione presso il Santo venerato. In molti paesi, questi pellegrinaggi hanno un vero e proprio ruolo pubblico e sono organizzati anche con il concorso delle amministrazioni comunali.

I pellegrinaggi sono dotati di un forte senso di appartenenza alla propria comunità, che si esprime attraverso riti di benedizione, l'accompagnamento dei santi patroni e dei defunti, e il ricordo dei parenti e amici rimasti in paese.

Una foto storica di pellegrini diretti verso un santuario garganico

I Rituali di Pellegrinaggio come Espressione di Unità del Gruppo

I rituali di pellegrinaggio, attraverso una complessa successione di rubriche, monizioni, dialoghi, meditazioni e preghiere, rivelano l'adesione di un gruppo di fedeli a un progetto unitario, fondato su elementi spirituali, storici, catechetici, agiografici e organizzativi.

La compagnia dei pellegrini non è un gruppo casuale, ma il frutto di una frequentazione prolungata e di una profonda condivisione spirituale. Il pellegrinaggio stesso delinea un cammino, geografico e spirituale, già percorso dai padri e destinato alle generazioni future.

I fedeli vivono l'esperienza del pellegrinaggio non solo come rafforzamento della loro dimensione spirituale comunitaria, ma anche come mezzo per resistere alle avversità dell'esistenza attraverso la tensione religiosa.

L'unità interna dei rituali riflette l'unità del gruppo e la sua volontà di compiere un cammino formativo nel tempo. Le confraternite hanno svolto un ruolo fondamentale nell'assistenza dei pellegrini e nella gestione degli ospedali e delle strutture di accoglienza.

Il pellegrinaggio che da San Marco in Lamis si incammina verso Monte Sant'Angelo, anche se aperto a tutti, è ancora oggi un'emanazione della Confraternita di San Michele Arcangelo. Esso è l'erede di tre pellegrinaggi annuali cittadini, documentati dalla prima metà del XVII secolo fino ai primi decenni del XX secolo, organizzati dalle confraternite del Carmine, del SS. Sacramento e di Santa Maria Bambina.

Il pellegrinaggio alla Grotta dell'Arcangelo, descritto nel Rituale di Ripabottoni, rappresentava un momento privilegiato di crescita della comunità, richiedendo ai pellegrini fatica, disagi, revisione di vita, preghiera continua, meditazione, solidarietà, condivisione, privazioni e sottomissione al capo.

I pellegrini, una volta concluso il cammino, approfondivano i contenuti spirituali nella vita quotidiana, familiare, ecclesiale e sociale, mantenendo un confronto continuo con i compagni di viaggio.

I rituali di pellegrinaggio trovano la loro giustificazione nell'ambito di una visione globale della vita tipica delle confraternite.

I Rituali di Pellegrinaggio come Genere Letterario

I rituali del cammino garganico tracciano un itinerario spirituale in cui ogni gesto, preghiera, tappa e sosta sono strettamente correlati, concependo il pellegrinaggio come un unico percorso sacro. Essi rivelano la specificità dei santuari garganici, che, pur nella loro unicità storica e spirituale, esprimono un cammino unitario.

Il modello di fondo di questi rituali è costituito dalle azioni liturgiche complesse, come la liturgia del Triduo Pasquale o le articolazioni dei sacramenti dell'iniziazione cristiana. L'ordinamento confraternale si ispira a queste azioni per accompagnare i confratelli nel loro cammino di conversione.

L'aspetto formale dei rituali tradisce la derivazione liturgica: conservano l'ufficialità solenne, la rigorosa identificazione dei protagonisti, l'accurata distribuzione delle parti, i dialoghi, i gesti rituali e la rigida scansione delle azioni religiose. Nulla è lasciato al caso.

I rituali di Ripabottoni e di San Marco in Lamis fanno ampio uso di materiale desunto dal Breviario e dal Messale Romano. Il Rituale di Ripabottoni presenta testi in italiano, mantenendo la forma asciutta e sintetica della liturgia romana. Il Rituale di San Marco in Lamis, invece, riporta i testi liturgici in latino, esprimendo un mondo culturale differente, con una tensione esclusiva verso la Grotta di San Michele attraverso la penitenza e la privazione.

Si riscontra una grande flessibilità nell'adattare la preghiera alle varie ore del giorno e alle cangianti condizioni della vita, rendendola ricca di forme, contenuti e sentimenti. Si nota anche una sorprendente libertà di espressione che porta alla luce la creatività umana nei suoi rapporti con Dio.

Nel mese di maggio, il culto di San Nicola di Myra a Bari attira fedeli da ogni dove, desiderosi di partecipare alla processione della statua del Santo, sia per terra che per mare, al tradizionale corteo storico e al prelievo della "Sacra Manna".

Tra il 13 e il 15 settembre, la comunità di Francavilla Fontana (BR) celebra la Madonna della Fontana con imponenti festeggiamenti civili e religiosi.

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