Don Tonino Bello e il Significato della Veglia Pasquale: Un Messaggio di Speranza e Trasformazione

La Pasqua è il cuore pulsante della fede cristiana, celebrando la risurrezione di Gesù e la vittoria della vita sulla morte. Come affermava Sant'Agostino, «Togli la risurrezione e distruggi il cristianesimo». Questo evento, narrato nei Vangeli dal ritrovamento della tomba vuota all'apparizione del Signore risorto, segna un passaggio cruciale. Il termine stesso, Pasqua, derivando dal greco pascha e dall'aramaico pasah, significa propriamente “passare oltre”, quindi “passaggio”, ricordando per gli Ebrei l'uscita dalla schiavitù d'Egitto e per i Cristiani il transito di Cristo dalla morte alla vita.

Tra le figure che hanno saputo attualizzare e rendere vivo il messaggio pasquale vi è stato Monsignor Antonio Bello, indimenticato vescovo di Molfetta e presidente nazionale di Pax Christi. La sua profonda riflessione sulla Pasqua, specialmente negli ultimi scritti raccolti in Ti voglio bene. I giorni della Pasqua, offre una prospettiva potente e piena di speranza, anche di fronte alla sua grave malattia che lo condusse alla morte. Don Tonino Bello è stato un profeta di speranza per i suoi tempi, un testimone che ha incarnato il buon annuncio di Pasqua.

Ritratto di Don Tonino Bello

Il Messaggio di Don Tonino Bello: Coraggio, Speranza e Cambiamento

Il cuore del messaggio pasquale di Don Tonino Bello è un vibrante invito al coraggio. Egli lo sillabava con lentezza, caricandolo di amore: «Coraggio! La Risurrezione di Gesù Cristo, nostro indistruttibile amore, è il paradigma dei nostri destini. La Risurrezione. Non la distruzione. Non la catastrofe. Non l’olocausto planetario. Non la fine. Non il precipitare nel nulla.» Questo coraggio è rivolto a chi è avvilito, stanco, sottomesso ai potenti, ai disoccupati, ai giovani senza prospettive, alla gente solitaria, ai fratelli intristiti dal peccato o infangati dalla debolezza morale. Il Signore è Risorto per dire che «di fronte a chi decide di “amare”, non c’è morte che tenga, non c’è tomba che chiuda, non c’è macigno sepolcrale che non rotoli via.»

Don Tonino esortava a vivere la Pasqua come un'esperienza che «frantumi le nostre paure e ci faccia vedere le tristezze, le malattie, i soprusi, e perfino la morte, dal versante giusto: quello del «terzo giorno»». Da questa prospettiva, le croci diventano «antenne, piazzate per farci udire la musica del cielo», le sofferenze «i travagli del parto» e le stigmate «feritoie attraverso le quali scorgeremo fin d’ora le luci di un mondo nuovo». La Pasqua è, per Don Tonino, una festa che ci riscatta dal nostro passato, un annuncio esplosivo: «le cose vecchie sono passate: ecco ne sono nate nuove». Per lui, cambiare è possibile, per tutti, e non c’è tristezza antica che possa resistere.

La Speranza come Forza di Rinnovamento

Don Tonino Bello si interrogava sul significato della speranza, rispondendo: «Speranza significa forza di rinnovare il mondo. Forza di cambiare le cose: Nonostante tutto. Nonostante la malattia. Nonostante la sofferenza.» Questo messaggio pasquale è un invito a credere che il mondo possa davvero cambiare e migliorare ogni giorno. La passività e l'inattività sono uno status a cui non ci si deve rassegnare, altrimenti il mondo «dormirà nella penombra e non rivedrà la luce» della speranza e della risurrezione.

L'importanza dell'idealità era un altro tema centrale. Don Bello incoraggiava a non aver paura «di essere carichi di utopie, carichi di queste idealità purissime, soprattutto quelle che si rifanno ai grandi temi della pace, della giustizia, della solidarietà». La libertà è vista come un dono da implorare, affinché tutti i popoli della terra siano felici, e ognuno è chiamato a essere protagonista di questo rinnovamento culturale e di un cambio di mentalità.

Denuncia della Violenza

Coerente con le sue posizioni pacifiste, Don Tonino Bello allargava il concetto di violenza oltre le armi: «non c’è solo la violenza delle armi. C’è la violenza del linguaggio, quando, per esempio, si risponde male a una persona anche se si ha ragione. Quello è un linguaggio violento. Quando si vuol coartare, piegare la volontà degli altri alla propria, quello è un atteggiamento di egemonia, di superbia. È un atteggiamento violento.» Egli ammoniva anche educatori, genitori e maestri dal rischio della violenza quando cercano di modellare l'animo dei figli o dei discepoli unicamente secondo le proprie vedute, anziché favorire la loro autentica crescita umana.

L'uno per l'altro - Don Tonino Bello

Il Triduo Pasquale: Fulcro della Fede Cristiana

Il Triduo Pasquale è il centro e il fulcro della fede cristiana. Come la Quaresima prepara alla Pasqua, così il Triduo, avvolgendo tutta la persona con la Parola di Dio e i potenti simboli della liturgia, è un condensato della nostra fede: «Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato», come recitiamo nel Credo.

Giovedì Santo: Eucaristia e Servizio

Il Giovedì Santo è il giorno della costituzione dell’Eucaristia, quando Gesù, prendendo il pane e il vino, li offre in sacrificio come suo corpo e sangue, comandando di farne memoria. Ma in questo giorno si incontra anche un altro simbolo potente: l’acqua con cui il Signore lava i piedi ai suoi discepoli. Questo gesto, citato in Giovanni 13,14 («Se vi ho lavato i piedi, io Signore e Maestro, quanto più voi avete il dovere di lavarvi i piedi l’un l’altro»), insegna che servire è regnare.

Venerdì Santo: Silenzio e Croce

Il Venerdì Santo è il giorno del silenzio, della morte in croce del Salvatore del mondo. Una celebrazione austera, dominata dal racconto della Passione secondo il Vangelo di Giovanni, culmina nella grande preghiera universale e nell'adorazione del Crocifisso. La croce diviene «nostra gloria», salvezza, vita e risurrezione.

Sabato Santo e la Veglia Pasquale: Dall'Oscurità alla Luce

Dal Venerdì di Passione al Sabato Santo, tutto tace, tutto è buio. La Chiesa non celebra la Messa; è il tempo del sepolcro, del silenzio, dell’uomo che fa spazio al mistero. Ma già una luce si intravede nella sera del Sabato Santo: è il fuoco nuovo che si accende all’inizio della solenne Veglia Pasquale. Benedetto dal sacerdote, è auspicio per accendere «in noi il desiderio del cielo» e affinché «la luce del Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito». Con il canto di gioia «Esulti il coro degli angeli...» e le letture bibliche, tutta l’austerità della Quaresima viene spazzata via dalla gloria della risurrezione. In questa notte, l'invito a rinunciare al male e a credere in Dio si irradia, e l'acqua nuova benedetta, segno di salvezza, ricorda il battesimo.

La Pasqua segna un "passaggio" spirituale dalla morte alla vita, riprendendo l'antichissima tradizione ebraica dell'Esodo. L'uscita di Cristo dal sepolcro è il centro dell'annuncio del Nuovo Testamento, come richiamato nella Lettera ai Romani. Il canto dell'Exsultet esalta questo mistero: «O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere / il tempo e l’ora in cui Cristo è risorto dagli inferi. / Di questa notte è stato scritto: / la notte splenderà come il giorno, / e sarà fonte di luce per la mia delizia».

Il Sabato Santo con Maria: Attesa e Fede Incrollabile

Il Sabato Santo è un giorno intriso di una profonda tonalità mariana. Santa Maria, la Donna del Sabato santo, è l'estuario dolcissimo in cui si raccoglie la fede di tutta la Chiesa. Ella è l'ultimo punto di contatto con il cielo che ha preservato la terra dal tragico blackout della grazia. Il suo esempio ci aiuta a capire che «tutta la vita, sospesa com'è tra le brume del venerdì e le attese della domenica di Risurrezione, si rassomiglia tanto a quel giorno».

Maria ci ricorda che «non c’è croce che non abbia le sue deposizioni. Non c’è amarezza umana che non si stemperi in sorriso. Non c’è peccato che non trovi redenzione. Non c’è sepolcro la cui pietra non sia provvisoria sulla sua imboccatura. Anche le gramaglie più nere trascolorano negli abiti della gioia». Se i discepoli fuggirono e vissero nello smarrimento, è Maria che mantiene salda e viva la fede e la speranza nella Risurrezione, meditando nel suo cuore gli eventi del Figlio.

Come Donna del terzo giorno, Maria è colei che ci desta «dal sonno della roccia», precedendo le donne con gli unguenti nel giardino, unica spettatrice del duello tra la vita e la morte. La sua figura di Donna coraggiosa, che sul Calvario ha assorbito le afflizioni di tutte le madri, è un simbolo per le donne irriducibili alla logica della violenza, ispirando la protesta contro le ingiustizie e confortando chi piange i propri figli.

Icona della Madonna Addolorata

La Discesa agli Inferi: Il Cuore Teologico della Veglia Pasquale

Il significato peculiare del Sabato Santo, spesso trascurato per la frenesia dei preparativi pasquali, è il giorno in cui Cristo si riposa nella terra come il chicco di grano, ma anche il giorno in cui egli discende agli inferi. Questa verità di fede, affermata nel Credo («...fu crocifisso, morì e fu sepolto: discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte»), viene illustrata in profondità dall'icona della Discesa agli Inferi.

Gli inferi, più che un luogo fisico, sono uno stato: la morte, la disperazione, l’angoscia, la paura, il peccato, la noia e il grigiore mortale che possono regnare nel nostro cuore. Si può «discendere agli inferi anche da vivi». La Pasqua è un procedere dall'oscurità alla luce, da una "selva oscura infernale" verso la visione celestiale del Paradiso. L'immagine dantesca di «E quindi uscimmo a riveder le stelle» dopo aver attraversato l'Inferno, diviene una potente metafora di speranza e rinascita. La potenza della risurrezione di Cristo è l'unica forza capace di rimuovere la pietra davanti al sepolcro, invitandoci a «vivere partendo dalla risurrezione», come scriveva Bonhoeffer.

L'Icona della Risurrezione e il Suo Messaggio

L'icona della Risurrezione, o della Discesa agli Inferi, non descrive il "come" Gesù è risorto, ma piuttosto gli effetti di tale evento sulla vita dei credenti: perdono, riconciliazione, pace, comunione, rinnovamento spirituale. Al centro dell'icona vi è la figura del Risorto, con vesti bianco-oro lucente, in movimento discendente verso gli inferi, simbolo del "nulla" e del non-senso della vita. Ai suoi piedi, la caverna nera degli inferi, con le porte scardinate a forma di croce, sbarre e chiavistelli rotti, a significare la sua vittoria sulla morte.

Il Risorto prende per mano Adamo, simbolo dell'Umanità, e lo rialza, ridonandogli il senso autentico della vita. Così fa per Eva, madre dei viventi. Attorno a loro, i giusti dell'Antico Testamento, come Davide, Salomone, Giovanni Battista, Daniele, Mosè e Isaia, attendono la risurrezione. Nella mano sinistra, il Signore risorto porta un rotolo, che simboleggia l'evangelo della salvezza per i "prigionieri" o il documento del "prezzo" del nostro riscatto, il perdono gratuito e incondizionato. Il diagramma a cerchio o a "mandorla" alle spalle del Risorto indica le sfere celesti e la presenza divina, da cui emanano raggi dorati.

L'icona, dunque, ci invita a contemplare il valore salvifico del perdono gratuito del Signore e il valore pasquale intrinseco della sua morte: con essa, egli ha sconfitto la nostra morte. La scelta solidale di una vita donata gratuitamente per l'altro, che si abbassa fino all'abisso del non-senso, si rivela vincente su ogni altra scelta egoistica.

Icona della Discesa di Cristo agli Inferi

Una Nuova Vita: Oltre le Tenebre, Verso la Trasformazione

L'annuncio pasquale «Cristo è risorto» risuona da millenni, ma rimane sempre nuovo e contemporaneo. La pandemia, che ha reso più familiari il dolore, la sofferenza e la morte, ha reso più urgente questo messaggio, riproponendo l'interrogativo sul senso della vita. La celebrazione della Veglia Pasquale acquista così una nuova luce, illuminando la difficile lotta contro ogni avversità, sia essa una guerra mondiale o una "tempesta perfetta" come quella evocata da Papa Francesco.

Il desiderio di "uscire" da una situazione di non-vita, di riappropriarsi di tutte le dimensioni della quotidianità, ha una forte valenza religiosa. Questo verbo "uscire" è un caposaldo dell'intera storia della salvezza: dall'esodo d'Egitto all'uscita di Cristo dal sepolcro. La risurrezione non è un ritorno alla vita di prima, ma l'inizio di "un'altra vita".

«Se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove» (2Cor 5,17). Questa espressione paolina indica un radicale cambiamento dello sguardo. Le "cose vecchie" sono tutto ciò che appartiene alla nostra natura corrotta dal male e dal peccato: orgoglio, vecchie abitudini, protagonismo, autogiustificazione. Risorgere significa spogliarsi «dell’uomo vecchio con i suoi atti» e rivestire «l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e santità della verità» (Ef 4,24). Questo comporta un nuovo tipo di amore per la famiglia, gli amici, una nuova compassione per i nemici e per tutta l'umanità. Se saremo uniti a Cristo risorto, anche noi usciremo «a riveder le stelle», intraprendendo un viaggio di purificazione e speranza.

La Liturgia Domestica: Vivere il Triduo in Famiglia

Anche nei giorni del Triduo Pasquale, è importante perseverare nella preghiera in famiglia, trasformandola in un ascolto dialogico con Dio e la sua Parola. Ogni famiglia cristiana è chiamata ad essere una "chiesa domestica". Per questo, si suggerisce di allestire in casa un "angolo della preghiera", chiamato nella tradizione orientale "l'angolo della bellezza", con un'icona del Cristo, una lampada, una Bibbia aperta e un fiore. In questo spazio, la famiglia può riunirsi per pregare, rafforzando la fede in Cristo e il vincolo d'amore tra i suoi membri.

Papa Francesco, in Amoris Laetitia (n. 318), suggerisce di trovare alcuni minuti al giorno «per stare uniti davanti al Signore vivo, dirgli le cose che preoccupano, pregare per i bisogni famigliari, pregare per qualcuno che sta passando un momento difficile, chiedergli aiuto per amare, rendergli grazie per la vita e le cose buone, chiedere alla Vergine di proteggerci con il suo manto di madre». Con parole semplici, questo momento di preghiera può fare tantissimo bene alla famiglia, rendendola una comunità che celebra la misericordia e la gloria del Signore.

Il Sabato Santo, in attesa della Risurrezione, può essere vissuto con Maria nel silenzio orante, meditando sulla sua fede incrollabile. Le parole di Davide M. Turoldo risuonano in questa attesa:
«Ecco il silenzio riempire il cielo da quando il sangue cessò di fluire; ora anche il figlio, pur vivo, taceva, la madre invece da sempre taceva. [...] E tutto dentro la notte avveniva, la grande notte discesa nel giorno: è sempre notte l’assenza di Dio, la nostra notte che ancora ci avvolge!»

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