Dario D'Ambrosi, Rosario Mastrota e Dario Argento: Un Percorso nella Regia Italiana

Dario D'Ambrosi: L'Inventore del Teatro Patologico

Nato a San Giuliano Milanese nel 1958, Dario D'Ambrosi ha manifestato fin da giovanissimo una profonda passione per il teatro, unita a un vivo interesse per lo studio delle malattie mentali.

Questa dualità lo ha spinto a farsi internare per tre mesi all'ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano, con l'intento di osservare da vicino il comportamento dei pazienti psichiatrici. Da queste due passioni è nata la formula del suo teatro, definito "teatro patologico" da uno dei primi critici che si recò a Roma, nello spazio di via Ramazzini, per assistere ai suoi primi lavori.

Dopo aver messo in scena i suoi primi spettacoli, D'Ambrosi si trasferì, appena diciannovenne, a New York. Qui ebbe l'incontro significativo con Ellen Steward, fondatrice del Caffè La Mama, che lo fece esordire a teatro con il monolgo "Tutti non ci sono". Questo spettacolo rimase in cartellone per mesi. Alla fine degli anni '70, il Caffè La Mama rappresentava un laboratorio artistico all'avanguardia per eccellenza, punto d'incontro per artisti del calibro di Robert DeNiro, Andy Warhol, Lou Reed e Pina Bausch.

Tra i titoli più significativi degli spettacoli che Dario D'Ambrosi ha scritto, diretto, interpretato e rappresentato nelle maggiori città italiane, a New York, Boston, Chicago, Cleveland, Los Angeles, Detroit e, in Europa, a Barcellona, Amsterdam e Monaco, figurano: "Tutti non ci sono", "La trota", "I giorni di Antonio", "Il ronzio delle mosche", "Allucinazioni da psicofarmaci", "Cose da pazzi", "Il principe della follia", "Il nulla", "Frusta-azioni" e "Un regno per il mio cavallo" (tratto dal Riccardo III di Shakespeare).

Dario D'Ambrosi dirige una scena teatrale

D'Ambrosi ha lavorato anche come attore per il cinema e la televisione. Nel 1997 è apparso nel film per la tv Don Milani, al fianco di Sergio Castellitto. Era uno dei protagonisti dello sceneggiato televisivo Racket. Ha poi lavorato al fianco di Anthony Hopkins e Jessica Lange nel film Titus di Julie Taymor. Ha interpretato Angelo Lupi nel recente Padre Pio di Giulio Base, mentre nella Uno Bianca di Michele Soavi era il commissario Monti. È stato uno dei protagonisti del film Almost blue di Alex Infascelli. Nel film Terra di nessuno di Gianfranco Giagni, con Ben Gazzara, ha interpretato Lucigni. Ha poi lavorato nello sceneggiato televisivo di Michele Soavi Il Testimone. Ha inoltre interpretato il ruolo del flagellatore di Cristo nel celebre film La Passione di Cristo di Mel Gibson.

La sua prima regia cinematografica è stata il film "Il ronzio delle mosche", prodotto da Gianfranco Piccioli per la Hera International, con Greta Scacchi nella parte della protagonista femminile. Di recente ha firmato la regia di Uomo Gallo, un film tratto da una storia vera e incentrato su un bambino disabile rinchiuso in un pollaio che, crescendo, si identifica con la figura del gallo. Nel 2024 ha diretto Io sono un po' matto e tu?, un documentario che narra il "teatro patologico", un percorso di teatro-terapia per ragazzi e ragazze disabili, coinvolgendo un gruppo di grandi attori italiani per riflettere sulla malattia mentale.

L'Ora Solare - "Il teatro patologico e i miei ragazzi speciali"

Rosario Mastrota: Drammaturgo e Regista Impegnato

Rosario Mastrota è un versatile drammaturgo, regista e scrittore. Ha studiato Filosofia e si è formato professionalmente con la compagnia Scena Verticale. Nel 2009 ha fondato a Roma la Compagnia Ragli, con la quale scrive e dirige spettacoli che hanno ottenuto numerosi premi e sono stati rappresentati sia in Italia che all’estero.

Alla scrittura teatrale affianca costantemente quella letteraria: ha pubblicato la silloge poetica Chiassi (Pellegrini Editore), le raccolte di racconti Sciugarfrì (Loquendo Editrice) e Brogliaccio (Montag Edizioni), il romanzo Chiller (La Ponga Edizioni) e il manuale per attori Manualetto senza titoli (Porto Seguro Editore). La sua scrittura, che fonde impegno civile e invenzione narrativa, si muove tra teatro e letteratura, sempre attenta a dare voce agli invisibili e agli ultimi. Il libro “L’Italia è nel burrone” è tratto dallo spettacolo teatrale “L’Italia s’è desta” di Rosario Mastrota.

Dal 2017 è direttore artistico della stagione teatrale di ÀP Accademia a Roma, un progetto culturale e sociale rivolto ai giovani.

Rosario Mastrota in una sessione di regia teatrale

Dario Argento: Il Maestro dell'Horror e del Thriller Italiano

Dario Argento è un celebre regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, nato a Roma il 7 settembre 1940. È noto per la sua capacità di lavorare su generi cinematografici raramente affrontati dal cinema italiano, come il giallo, il thriller e l'horror, creando un universo visivo ed espressivo unico, a tratti debitore al cinema di Mario Bava. Ha saputo assimilare e riproporre, in chiave personale, il linguaggio di registi americani come Roger Corman, George A. Romero e Wes Craven. I suoi film, forti, tesi, ricchi di suggestioni, volutamente antirealisti e soprattutto capaci di suscitare forti emozioni, nascono "per essere rappresentati e non per essere letti. Nascono per immagini e non per concatenazioni di storie" (D. Argento, Profondo thrilling, 1994, p. 351).

Figlio del produttore cinematografico Salvatore e di Elda Luxardo, famosa fotografa di origine brasiliana, Dario Argento abbandonò presto gli studi per trasferirsi a Parigi, dove visse di espedienti per un anno. Tornato a Roma, poco più che ventenne, iniziò a collaborare a giornali e riviste, in particolare al quotidiano romano "Paese sera" e a "Filmcritica". Nel 1967 iniziò l'attività di sceneggiatore per film western e commedie, firmando tra l'altro, insieme a Bernardo Bertolucci, C'era una volta il West (1968) di Sergio Leone.

Il suo esordio nella regia risale al 1970 con L'uccello dalle piume di cristallo, al quale hanno fatto seguito gialli di grande successo popolare, tra cui Profondo rosso (1975), e film di struttura più fantastica come Suspiria (1977) e Inferno (1980). Unica eccezione in questo percorso artistico così caratterizzato, il film di impianto storico, ma dai toni sarcastici, Le cinque giornate (1973).

Locandina del film Profondo Rosso di Dario Argento

Generalmente, la sua filmografia è divisa in due fasi. Nella fase iniziale, Argento ha utilizzato sceneggiature dall'impianto apparentemente logico-razionale, con una serie di delitti compiuti da un assassino che viene smascherato al termine del film. A partire da Profondo rosso, uno dei film horror italiani degli ultimi trent'anni che ha maggiormente colpito l'immaginario dello spettatore, nelle sue storie sono risultati prevalenti gli elementi fantastici, e il dato visivo è diventato l'aspetto centrale del film, con un impasto di emozioni barocche e una colonna sonora che ha spaziato dalla musica classica al rock più ossessivo (per le scelte musicali Argento si è affidato in particolare ai Goblin).

In realtà, molti elementi rivelano una decisa continuità del suo lavoro: la claustrofobia di ambienti e situazioni (con una Torino ricreata come città incubo), le nevrosi dei suoi personaggi, un uso libero e delirante della macchina da presa che esalta la forza delle immagini senza troppo interessarsi della verosimiglianza di storie e dialoghi. Nei gialli dei primi anni, per esempio, ricorre un elemento decisamente antirealistico: le vittime sono spesso pedinate dalla macchina da presa, che sembra così rappresentare il punto di vista dell'assassino, ma il colpo decisivo viene inferto da un diverso angolo visuale, creando un effetto sorpresa per lo spettatore e violando volutamente le regole auree del giallo cinematografico.

L'Ora Solare - "Il teatro patologico e i miei ragazzi speciali"

Più volte colpito dalla censura (Profondo rosso è uscito in Francia tagliato di quasi mezz'ora rispetto alla versione originale), Argento ha saputo comunque conquistarsi un pubblico fedele e affezionato. Le sue opere sono state distribuite in tutto il mondo ed è sicuramente uno dei registi italiani più noti all'estero. I suoi primi film (L'uccello dalle piume di cristallo; Il gatto a nove code, 1971; Quattro mosche di velluto grigio, 1971) hanno creato un genere e hanno avuto numerosissimi imitatori in Italia e all'estero, come testimonia la lunga serie di titoli in cui viene riproposta la zoologia fantastica che lo ha reso famoso. Anche i suoi horror fantastici, concepiti per un cast internazionale ma meno facili da imitare, lo hanno avvicinato ai migliori autori dell'horror contemporaneo, quali Romero (con il quale ha instaurato un rapporto di collaborazione, essendo stato coproduttore del suo film Dawn of the dead, 1979, Zombi, e avendolo affiancato nel 1990 nella regia di Due occhi diabolici), e John Carpenter.

A partire dal 1973, Argento si è dedicato anche alla produzione, oltre che dei suoi film, anche di quelli di altri registi, fra cui Romero, Lamberto Bava e Michele Soavi. Nel 1993, con Trauma, Dario Argento ha inaugurato il rapporto cinematografico con la figlia Asia, che si è approfondito in seguito, in particolare per due film che l'hanno vista protagonista: La sindrome di Stendhal (1996) e Il fantasma dell'Opera (1998). Nel 2001, Argento è apparentemente ritornato a una struttura narrativa più tradizionale (il giallo classico) con Nonhosonno, sebbene le emozioni visive abbiano continuato a essere l'elemento più moderno e interessante.

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