Nel Santuario della Madonna di Lourdes, in Francia, è stato annunciato nel corso di una conferenza con la stampa internazionale: «È stato riconosciuto il 72esimo miracolo». A raccontare la sua guarigione c’era anche la protagonista: Antonietta Raco, 67 anni, lucana.

Il caso di Antonietta Raco: una guarigione inspiegabile
Il professor Vincenzo Silani, neurologo e neuroscienziato, tra i massimi esperti mondiali di Sla e delle varie forme neurodegenerative correlate, e direttore del Dipartimento di Neuroscienze di Auxologico Irccs a Milano, fa parte della commissione che indaga sui casi di presunti miracoli avvenuti a Lourdes. Era presente al Santuario per la presentazione dell’esito dell’istruttoria sul caso di Antonietta Raco, guarita da sclerosi laterale primaria dopo un viaggio a Lourdes.
Il professor Silani ha spiegato che la commissione è composta da 35 esperti di tutto il mondo e di tutte le specializzazioni. Ogni anno vengono ricevute centinaia di segnalazioni, ma solo una piccola parte giunge a buon fine. L’analisi è estremamente severa; l’accertamento per il caso di Antonietta Raco è durato tredici anni. Con la moderna medicina, i controlli sono ancora più rigorosi ed efficaci, aumentando enormemente la possibilità di confutare una guarigione non spiegabile.
Riguardo alla guarigione di Antonietta Raco, il professor Silani è rimasto colpito dalla franchezza e dalla semplicità con cui la miracolata si è espressa. La sua testimonianza era caratterizzata da una conseguenzialità e un’aderenza ai fatti inconfutabili. Antonietta Raco arrivò a Lourdes nel 2009 su una sedia a rotelle con diagnosi di sclerosi laterale primaria, una malattia neurodegenerativa rarissima che, a oggi, non ha alcun trattamento e non permette la guarigione. Soffriva di problemi respiratori e di deglutizione. Nella piscina di Lourdes, sentì una voce che le disse: «Non avere paura»; al suo ritorno a casa, in Basilicata, la stessa voce, secondo quanto racconta la signora, le suggerì: «Abbi il coraggio di dirlo». Chiamò il marito, si alzò in piedi e iniziò a fare i lavori di casa.
Nonostante le ricerche di spiegazioni scientifiche, il professor Silani ha confermato che ogni verifica ha confermato la correttezza della diagnosi iniziale, escludendo altre possibilità. Si tratta di una guarigione inspiegabile, e la commissione si ferma qui, lasciando poi alla Chiesa la decisione di qualificarla come miracolo.
La causa della sclerosi laterale primaria rimane ignota, come per la maggior parte delle malattie neurodegenerative. Sebbene esistano forme genetiche, non era il caso della signora Raco. Il decorso della malattia è inesorabile e, senza il presunto miracolo, la signora Raco sarebbe finita a letto con gravi problematiche respiratorie e di alimentazione, fino al decesso.
La testimonianza di Lourdes
Sandro de Franciscis, presidente del Bureau des constatations médicales di Lourdes, ha spiegato che si tratta del primo caso di guarigione da una malattia degenerativa del primo motoneurone. Intervistato da Le Figaro, ha affermato: «A volte, di fronte a storie di guarigione, non posso fare a meno di alzare le mani e dire: “Non so come spiegarlo”. Mi sento, insomma, come se mi sporgessi da una finestra sul mistero».
Ad accompagnare la signora Antonietta c’era Rocco Corrado, presidente della sezione lucana di Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali), un’associazione cattolica che organizza pellegrinaggi per i malati. Antonietta Raco, ieri a Lourdes, indossava l’uniforme da volontaria, poiché dopo la guarigione è attivamente impegnata nell’associazione. Le volontarie di Unitalsi sono comunemente chiamate "dame".
Rocco Corrado ha dichiarato: «Questa è sicuramente una giornata particolare, tra i tanti pellegrinaggi fatti finora. Abbiamo la gioia di condividerla con la signora Antonietta Raco che è tornata a Lourdes dopo che la sua guarigione è stata dichiarata inspiegabile».

Tragedia durante il ritorno: un pellegrino muore per infarto
In un tragico epilogo, un anziano pellegrino è stato colto da improvviso malore sul treno prima del ritorno a Vicenza. L’uomo, Dal Molin, è deceduto per un infarto sul convoglio che stava per lasciare Lourdes, un luogo che amava profondamente. Nonostante la presenza di personale sanitario esperto, non è stato possibile intervenire in tempo.
Il treno è rimasto bloccato per due ore in stazione, per poi ripartire alla volta di Vicenza. La salma di Dal Molin è dovuta rimanere a Lourdes per motivi burocratici e tornerà nei prossimi giorni nel Bassanese per la sepoltura. Giuseppino Scanferla, responsabile vicentino, si è detto provato e preferisce non parlare, mentre il presidente di Unitalsi Triveneto, Armando Donello, ha sottolineato la grande forza morale dei volontari, che dedicano la loro vita al servizio degli altri, spesso senza pensare ai rischi personali.
Un pellegrinaggio segnato dalla perdita: morta una disabile a Lourdes
Un altro tragico evento ha segnato un pellegrinaggio a Lourdes. Velia Gallinari, una 47enne disabile albinetana, è morta nelle prime ore di lunedì nel santuario mariano, dove si trovava in pellegrinaggio con la madre Mara e un gruppo dell’Unitalsi reggiana. Velia soffriva dalla nascita di una grave malattia degenerativa, ma era una figura nota e apprezzata per la sua energia e il suo impegno nel volontariato, in particolare con le associazioni “Credere per Vedere” e la Croce Verde di Reggio e Albinea.
Il viaggio a Lourdes era un sogno realizzato dopo lunghi preparativi. Le sue condizioni di salute non le permettevano di viaggiare agevolmente in treno o in aereo, rendendo necessaria una lunga trasferta stradale con un mezzo attrezzato. Nei primi giorni al santuario, Velia aveva potuto immergersi nella vasca degli ammalati e partecipare ai momenti di preghiera.
Nella notte fra domenica e lunedì, ha accusato un malore fatale. Il gruppo Unitalsi è rientrato a Reggio il giorno successivo. La madre di Velia ha viaggiato assieme al parroco di Poviglio, don Giuseppe Lusuardi, uno dei referenti provinciali dell’Unitalsi, che ha scelto di rimanere accanto a mamma Mara per seguire le pratiche per il ritorno a casa di Velia, data l’incertezza sui tempi del trasporto aereo. Vista la situazione, anche i familiari di Velia e don Lusuardi hanno deciso di rimettersi in strada, ritenendo inutile rimanere ancora in Francia senza possibilità di accelerare la questione.
La notizia della morte di Velia ha rapidamente raggiunto il territorio reggiano, dove la donna era molto stimata per la sua energia e il suo impegno nel volontariato. Per diverso tempo aveva operato con la Croce Verde reggiana ed era vicepresidente di “Credere per Vedere”, un’associazione che recupera vecchi computer inutilizzati tramite il progetto “Deja Vu”.