Nella seconda domenica di Quaresima, la liturgia ci invita a contemplare il mistero della Trasfigurazione di Gesù, un evento narrato nei vangeli sinottici (nella fattispecie, quest'anno, secondo l'evangelista San Matteo). Dopo la prima domenica dedicata alle tentazioni nel deserto, la Chiesa ci propone di salire su un "alto monte", identificato dalla tradizione con il Monte Tabor, come tappa necessaria per affrontare il cammino quaresimale.
Il significato del Monte Tabor
Il monte, nella Bibbia, è il luogo dell'incontro con Dio. Gesù conduce con sé Pietro, Giacomo e Giovanni "in disparte", lontano dal frastuono e dalla frenesia dell'attivismo. Questo "alto monte" non è solo un luogo geografico, ma uno spazio teologico: un nuovo Sinai dove il volto di Cristo brilla come il sole e le sue vesti diventano candide come la luce.

La Trasfigurazione avviene dopo l'annuncio della passione e della morte, momenti che avevano inizialmente scoraggiato i discepoli. Per San Leone Magno, il senso di questo evento è rimuovere dall'animo dei discepoli lo scandalo della croce. La presenza di Mosè ed Elia, che rappresentano la Legge e i Profeti, rivela che Gesù non è in opposizione alla storia della salvezza, ma ne è il compimento.
Ascesi quaresimale e itinerario sinodale
Papa Francesco, nel suo messaggio per la Quaresima, ha tracciato un parallelo tra l'ascesa al Tabor e il cammino sinodale della Chiesa. L'ascesi quaresimale è un impegno animato dalla Grazia per superare le nostre mancanze di fede. Come in ogni impegnativa escursione in montagna, salendo bisogna tenere lo sguardo fisso al sentiero, ma il panorama che si spalanca alla fine ripaga ogni fatica.
Due sentieri per la meta
Per giungere alla meta della trasfigurazione personale ed ecclesiale, il Papa suggerisce due indicazioni fondamentali:
- Ascoltare Gesù: La voce del Padre dalla nube indica chiaramente: "Ascoltatelo". Questo ascolto avviene attraverso la Parola di Dio nella liturgia e attraverso i fratelli, specialmente i più fragili.
- Non rifugiarsi nell'eccezionale: La luce del Tabor è un dono, non un luogo dove fermarsi. Non dobbiamo cadere nella tentazione di una religiosità fatta solo di eventi straordinari, evitando di affrontare le fatiche quotidiane.

La solitudine come spazio di comunione
La solitudine è essenziale per la vita spirituale. Come Gesù si ritirava in luoghi in disparte per pregare, anche il cristiano è chiamato ad abitare la propria interiorità per discernere la volontà di Dio. Solo chi sa vivere il silenzio può affrontare con autenticità l'incontro con l'altro. La solitudine non è isolamento, ma il "crogiuolo dell'amore" dove il cuore si unifica e si prepara alla comunione.
Vivere la Quaresima oggi
In un mondo segnato da sofferenze, guerre e catastrofi naturali - come il recente sisma in Turchia e Siria - la Quaresima diventa un tempo di speranza attiva. Il cammino verso la Pasqua non è fine a se stesso, ma ci prepara a vivere con fede, speranza e amore la passione, per giungere alla risurrezione. Come ricorda il monito di Gesù ai discepoli: «Alzatevi e non temete». La luce intravista sul monte rimane nel cuore come forza silenziosa per proseguire il cammino verso Gerusalemme.