La sofferenza che Gesù provò nell'Orto del Getsemani è un mistero profondo, che nessuno può comprendere appieno. Fu così grande da produrre nel Cuore del Figlio di Dio una tristezza senza paragone, tanto che Egli stesso esclamò: "L’anima mia è triste sino alla morte!". In quel momento di agonia, Gesù disse: "Lo spirito è pronto, ma la carne è debole". Come Uomo, sentì il bisogno del conforto e lo cercò presso gli Apostoli più intimi - Pietro, Giacomo e Giovanni - che aveva condotto con sé nel Getsemani. Tuttavia, afflitto da un tale abbandono, dovette svegliarli lamentandosi: "E così, non avete potuto vegliare con me neppure un’ora? Vigilate e pregate".

Il Getsemani che si rinnova
Il Getsemani di venti secoli fa si ripete oggi in modo misterioso. Il Cuore Eucaristico di Gesù, Prigioniero d'amore nei Tabernacoli, risente degli effetti delle colpe dell'umanità in un modo che a noi rimane inspiegabile. Immaginare il Figlio di Dio come un prigioniero, per amore, in ogni tabernacolo del mondo, ci permette di cogliere l'immensità del Suo dono. È lì, presente e reale. Molti fedeli, attraverso esperienze personali e miracoli, testimoniano la Sua presenza viva nel sacramento dell'Eucaristia.
La presenza reale: la messa
L'importanza dell'Ora Santa
Il desiderio ardente del Sacro Cuore è che i suoi devoti lo amino e lo riparino attraverso l'esercizio dell'Ora Santa. Gesù stesso, parlando alla sua serva Suor Menendez, raccomandò questo esercizio come un mezzo per offrire a Dio Padre, per la mediazione di Gesù Cristo, una riparazione infinita.
Come vivere l'Ora Santa
- In Chiesa: Può essere fatta solennemente durante l'esposizione del Santissimo, oppure privatamente.
- In famiglia: Chi è impedito per impegni domestici può ritirarsi nella propria cameretta, rivolgendosi idealmente verso la Chiesa più vicina per mettersi in rapporto diretto con Gesù.
- La preghiera: Si possono recitare le preghiere contenute in appositi libretti, meditare sulla Passione di Cristo o semplicemente intrattenersi in un colloquio intimo con Lui.
L'anima assorta in preghiera non può sfuggire allo sguardo amoroso del Cuore di Gesù. La perseveranza in questo atto di amore è fondamentale, come dimostrano i racconti legati alla vita di Santa Margherita Maria Alacoque, la quale, pur incontrando difficoltà e rifiuti dalle autorità ecclesiastiche dell'epoca, cercò sempre di onorare la richiesta del Signore di vegliare con Lui in preghiera.
La chiamata a consolare Gesù
Gesù Sacramentato desidera la nostra compagnia. Spesso, guardando al tabernacolo, sorge spontanea la riflessione: "Quanto sei solo, Gesù!". È una solitudine che interpella il cuore di ogni credente. Come da bambini si può guardare al tabernacolo vedendovi il proprio miglior amico, così da adulti siamo chiamati a non abbandonare questa amicizia divina. Gesù non merita di stare solo; Egli ama per natura ed è sempre pronto ad accoglierci, a sostenerci e a rispondere alle nostre necessità.
Desiderare di consolare il Suo Sacratissimo Cuore significa compiere piccoli gesti di attenzione quotidiana: una visita breve, anche di un solo minuto, un saluto rivolto al tabernacolo o un pensiero d'affetto durante la giornata sono modi preziosi per far sorridere il Cuore di Gesù e tenerGli compagnia.
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