Il Duomo di Gemona, simbolo di una comunità orgogliosa e custode di secoli di storia e arte, presenta un ricco patrimonio di opere che raffigurano Cristo, in particolare numerosi crocifissi e scene della Passione. L'edificio, consacrato nel 1337, è tra i massimi esempi di architettura gotica medievale in Friuli e ha un lungo passato segnato da terremoti e ricostruzioni.
Il sisma del 1976 in Friuli, che fece crollare l’intera navata destra e il tetto del Duomo, ha paradossalmente portato alla luce nuove scoperte. Durante lo scavo per il consolidamento delle strutture e delle fondamenta, venne scoperta l'esistenza di un complesso sotterraneo, rimasto interrato in attesa che la ricostruzione di Gemona fosse terminata. Dal 2008 sono iniziati i lavori per mettere in luce e studiare questo tesoro nascosto, che conserva anche elementi inediti della storia locale e diverse importanti rappresentazioni artistiche di Cristo.

Crocifissi Inediti e Storici nel Duomo
Tra le opere più significative, alcune hanno una storia particolare legata alla loro riscoperta o alla loro precedente conservazione.
Il Crocifisso Inedito dalla Madonna di Loreto
Una delle opere più notevoli è un crocifisso ligneo inedito, in precedenza conservato in deposito. Secondo alcune testimonianze locali, questo crocifisso proverrebbe dalla chiesa della Madonna di Loreto. In questo caso, potrebbe essere identificato con quello brevemente segnalato negli inventari stilati dopo il terremoto del 1976: "1521. 999. Statua raff.: Crocefisso, legno intagliato (290)" (Bros 1988, p. 187).
Questo Crocifisso presenta un capo di Cristo disposto frontalmente e sollevato, con gli occhi aperti e la bocca lievemente dischiusa che lascia intravedere i denti. Il volto è incorniciato da lunghi capelli che scendono sulle spalle e da una barba suddivisa in corti riccioli, entrambi contraddistinti da una resa piuttosto semplificata. Il corpo, massiccio e muscoloso, è inchiodato sulla croce con quattro chiodi: due infissi sulle mani e due sui piedi, poggiati su un suppedaneo.

Il Crocifisso Ligneo "del Terremoto" (XV Secolo)
Tra le sculture che adornano l'aula e le cappelle laterali spicca un Crocifisso ligneo quattrocentesco. Questa opera, straziata dai crolli causati dal terremoto del 1976, è stata sistemata quale reliquia in una teca, a ricordo delle vittime gemonesi del sisma. L'allestimento è stato curato dall'architetto Sandro Pittini.

Il Crocifisso Mutilo di Johannes (1293)
All'interno del Duomo si trova anche l'intenso Crocifisso mutilo, collocato nella cappella feriale. Quest'opera può essere attribuita a Johannes, architetto e scultore che contribuì significativamente al ripristino del Duomo a fine Duecento, e faceva parte, con gli stipiti della seconda cappella destra con i simboli degli Evangelisti e decorazioni fitomorfe, di un ciborio del presbiterio realizzato nel 1293.
Rappresentazioni di Cristo e della Passione nel Complesso Ipogeo
Il complesso sotterraneo nascosto per secoli tra le fondamenta del Duomo, sotto la sagrestia e a pochi metri da una porta dell’antica cinta muraria, è una scoperta di grande rilevanza. Questo spazio, frutto di lunghi lavori di scavo e recupero da parte dei volontari dell'Associazione Osterman e sotto la direzione dell'architetto Alberto Antonelli, ospita un percorso espositivo che include importanti cicli di affreschi e testimonianze artistiche.
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Il Sacello di San Michele e San Giovanni Battista
Il primo percorso del complesso ipogeo conduce all'antico Sacello di San Michele e San Giovanni Battista. Le sue pareti e la volta sono ricoperte da affreschi attribuiti al pittore gemonese Nicolò di Marcuccio, realizzati negli anni '30 del Trecento. Questi affreschi rappresentano l’opera più rilevante della pittura trecentesca gemonese superstite.
L'intera decorazione è intonata alla funzione del Sacello, utilizzato come camera ardente di defunti in attesa delle esequie. Tra le rappresentazioni, vi è una Crocifissione, probabile opera dello stesso Nicolò di Marcuccio, che stava contribuendo alla decorazione del Duomo. Gli affreschi illustrano anche il giudizio di un'anima con San Michele, la redenzione garantita dal sacrificio di Gesù sulla croce, il transito reso sicuro dal gigante Cristoforo, l’intercessione dei Santi e l’accoglienza di San Pietro sulla porta del paradiso, oltre alla partecipazione alla gloria eterna tra Cristo e gli Evangelisti.

L'Ossario e la Sua Crocifissione Affrescata
Dall'atrio del complesso ipogeo si accede anche all'ampio spazio dell'antico Ossario, situato all'interno di una torre le cui murature perimetrali sprofondano fino a quasi 8 metri sotto il livello del sagrato. Questo spazio, completamente svuotato e riorganizzato dai volontari, conserva due affreschi del tardo Quattrocento: una Crocifissione e un lacunoso Vescovo con devoto.

L'Affresco Seicentesco nel Lapidario
Il Lapidario, un altro spazio espositivo all'interno del complesso ipogeo, accoglie pietre lavorate e opere di scultura salvate dalle distruzioni del 1976. Al livello superiore del Lapidario, all'interno di una nicchia, è stato rinvenuto un affresco raffigurante Cristo crocifisso tra la Vergine e l'apostolo Giovanni, assegnabile al Seicento locale.

Altre Raffigurazioni di Cristo nel Duomo
Oltre ai crocifissi, il Duomo ospita altre significative rappresentazioni di Cristo, che ne arricchiscono il percorso artistico e spirituale.
Il Cristo Giudice del Portale Romanico
Prima di entrare nel sacro edificio, è possibile ammirare il portale romanico (fine XII-inizi XIII secolo), riutilizzato nel ripristino di fine Duecento da mastro Johannes. Nella lunetta del portale, viene celebrato il Giudizio Universale. Qui, Cristo è assiso in trono tra i simboli della Passione; egli mostra ai risorgenti i fori dei chiodi sulle mani e sui piedi, mentre il mantello lascia scoperta la ferita sul costato. A lui si rivolgono la Vergine e San Giovanni Battista, che implorano clemenza per le anime che negli avelli attendono la sentenza finale. Il bel rilievo reca ancora evidenti le tracce dell'antica colorazione.

L'Ancona Lignea di Andrea Moranzone (1391)
All'interno del Duomo è esposta un'ancona lignea intagliata nel 1391 da Andrea Moranzone, un artista veneziano. Quest'opera, gravemente danneggiata da un incendio, era composta in origine da 33 bassorilievi (tre sono perduti), raffiguranti episodi dell’Antico e Nuovo Testamento. L’ultima formella dell'ancona chiude la storia della Salvezza con la rappresentazione del Giudizio Universale. In alto al centro si trova l’ovale della mandorla con il Cristo giudice, affiancato da due linee oblique che definiscono la predella dei troni sui quali siede il tribunale celeste dei dodici apostoli. Due angeli suonano le trombe del giudizio, e dai piedi del Cristo scaturisce un fiume di fuoco che va ad alimentare l’Inferno.

Il Redentore di Johannes (1290)
Nei pressi del portale laterale che si apre sotto un rosone a stella, murato sul fianco destro dell’edificio, si trova l’archivolto con il Redentore tra i simboli degli Evangelisti, opera di Johannes risalente al 1290. Fino al 1825, il Redentore compariva in facciata, ma lo spostamento avvenne a seguito di una ristrutturazione generale della facciata che ne alterò l'armonica fusione tra architettura e scultura.
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