La "tunica" nel cristianesimo assume diversi significati, indicando in generale un indumento di base. In molte tradizioni, come nella Chiesa Cattolica, la tunica è anche uno degli ornamenti liturgici, simbolo di perseveranza. Nel cristianesimo, essa rappresenta l'indumento intimo quotidiano per tutte le classi sociali, ad eccezione di occasioni speciali. Nel cristianesimo primitivo, il riferimento alla tunica si legava a un indumento indossato in passato, menzionato nel contesto dei cambiamenti della moda.

La Tunica di Gesù: Profonda Simbologia al Golgota
Uno degli episodi più significativi legati alla tunica si trova nel Vangelo di Giovanni, che ricorda un particolare cruciale durante la crocifissione: «I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti - una per ciascun soldato - e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte» (Gv 19,23-24).
Le Vesti Esterne e la Tunica Intima: Un'Interpretazione
L'evangelista, con questo episodio, intende comunicare un messaggio profondo. Le vesti, dal greco "himation", erano l'indumento esterno, la parte più visibile dell'abbigliamento. Esse rappresentano la nostra personalità, il nostro carattere, il modo in cui ci presentiamo e vogliamo apparire in pubblico; sono la parte che gli altri vedono di noi ed è soggetta a molteplici interpretazioni. Ad esempio, in contesti sociali specifici, è richiesto un abbigliamento appropriato. La tunica, dal greco "chitón", è invece l'indumento intimo, a contatto con la pelle, la parte che non si vede e che, secondo alcune interpretazioni, rappresenta l'anima, lo spirito, la parte più nascosta e intima della persona, che la morte può svelare.

I Soldati Romani e la Divisione delle Vesti
I soldati romani erano esecutori di ordini, al servizio dell'autorità politica, senza la possibilità di rifiutare. Essi si dividono le vesti di Gesù in quattro parti, presumibilmente essendo in quattro. Questo atto simboleggia come della figura di Gesù e del suo messaggio, i soldati, con le loro diverse interpretazioni, possano aver dato vita a vari filoni teologici del cristianesimo, anche in termini escatologici. Questi filoni teologici principali sono identificati in quattro grandi rami: cattolico, protestante, ortodosso e orientale.
L'Indivisibilità della Tunica e l'Unità dello Spirito
Quando i soldati si trovano di fronte alla tunica, la veste più intima di Gesù, si rendono conto di non poterla dividere. Quella tunica senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo, diviene simbolo dell'unità e della carità. Dal Vangelo di Giovanni, sin dai tempi di San Cipriano, i cristiani vi hanno visto il simbolo della Chiesa che deve rimanere una, ammonendo i fautori di scisma. La tunica senza cuciture che non viene divisa sta a significare la carità, poiché le altre virtù di per sé non sono unite; esse vengono unite dal fatto che convergono verso il fine ultimo, al quale congiunge solo la carità. Inoltre, la carità ha questo di peculiare: che non lascia Dio lontano, ma lo unisce intimamente all’anima, come ricorda San Giovanni: «Dio è carità; chi rimane nella carità rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1 Gv 4,16).
Secondo alcune interpretazioni, la tunica è tessuta dall’alto in basso perché il corpo di Cristo è stato formato da una virtù superiore, ossia dalla virtù dello Spirito Santo. L'anima di Gesù è lo Spirito Santo, ed è UNO, spirito di unità e di salvezza che, non essendo divisibile, i soldati pensano di assegnare a sorte. Questi quattro soldati, pur dividendo la veste esterna di Gesù, non riescono a trovare l'unità nello Spirito Santo. Lo Spirito Santo può solo essere condiviso da tutti affinché tutti possano salvarsi nell'unità dello Spirito. Solo lo Spirito di Gesù unisce ed è nello Spirito Santo, Uno e indivisibile, che i cristiani possono trovare l'unità.
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La Tunica nella Bibbia: Simbolo di Identità e Dignità
Il vestito nella Bibbia è un simbolo ricco di sfumature: rappresenta la dignità, sia regale che sacerdotale o profetica. L'abito di cui si riveste il credente è tessuto di atteggiamenti evangelici: la misericordia, la bontà, l'umiltà. Esso è simbolo di identità, dignità, condizione e indica ciò che si ha nel cuore.
- Nei racconti della creazione, Dio veste Adamo ed Eva dopo che essi, commesso il peccato, si accorgono di essere nudi.
- Nei racconti patriarcali, Giacobbe al figlio Giuseppe, in segno di predilezione, «aveva fatto una tunica dalle maniche larghe» (Gen 37,3). Dopo che essa gli fu strappata, in Egitto dove era stato condotto, Giuseppe riceve dal Faraone una nuova tunica: «lo rivestì di abiti di lino finissimo» (Gen 41,42). Questa seconda tunica esprime non solo il riconoscimento della sua grandezza, ma soprattutto la nuova identità interiore che Giuseppe aveva raggiunto dopo tanta sofferenza vissuta nella fedeltà al suo Dio.
- Dio afferma la dignità di Eliakìm vestendolo di una tunica: «Chiamerò il mio servo Eliakìm... lo rivestirò con la tua tunica lo cingerò della tua sciarpa e metterò il tuo potere nelle sue mani» (Is 22,19-21).
In pratica, nella Bibbia l'abito conferisce dignità a re, sacerdoti e profeti:
- Ai re, i quali sono tenuti a guidare il popolo loro affidato nella fedeltà all'alleanza con Dio (1 Re 22,30; 2 Re 9,13).
- Ai sacerdoti (Lv 21,10; Sir 50), le cui vesti indicano il loro ruolo di mediazione. Nella veste del sommo sacerdote erano impressi i nomi dei figli di Israele sopra le pietre di onice che adornavano le spalle dell'efod (cfr. Es 28,6-14).
- Ai profeti, il cui abito indica la sobrietà e invita alla penitenza (1 Re 19,19; Zc 13,4; Mt 3,4).
Nella parabola del padre misericordioso, il simbolo del vestito è predominante: il figlio, andando via di casa, non solo sperperò i suoi beni, ma ripudiò, insieme al padre, la sua identità filiale. L'apostolo Paolo esorta i battezzati a "indossare Cristo". Ciò significa che Cristo Gesù deve potersi vedere nel cristiano così come si vede il vestito. Esso indica all'esterno ciò che riempie il cuore. Il cristiano, infatti, con i suoi comportamenti esprime i valori di Cristo che lo abitano e sono tenerezza, bontà, umiltà, mansuetudine, magnanimità, misericordia (Col 3,12; cfr. Gal 3,26-29; Rom 13,14). Nell'Apocalisse, ultimo libro della Bibbia, la veste è il segno dei martiri (Ap 6,11), ma anche della folla immensa, il cui abito è lavato nel sangue dell'Agnello (Ap 7,9.13-14).

Interpretazioni Contemporanee: Unità e Fraternità
La tunica di Gesù, giocata a dadi dai soldati sul Golgota, e la tonaca di San Francesco, rammendata da Santa Chiara con delle toppe ricavate dal suo mantello, sono due abiti che simboleggiano un cambiamento e una vita nuova. Quella del Santo di Assisi, che indossa il saio dopo aver abbandonato i suoi beni terreni, e quella del Cristo, che spogliato del suo vestito, risorge dopo la crocifissione.
Questi due abiti, "la tunica e la tonaca", sono anche il tema di un libro di padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi. Il significato della tunica e della tonaca, spiega l’autore, si rivela «quando noi tocchiamo le povertà del nostro mondo o quando tocchiamo gli scarti». La tonaca di Francesco, infatti, faceva parte del vestito degli "scartati" del tempo, e la tunica di Gesù era un abito importante, ma di un uomo che volevano scartare. La riflessione alla base del volume è quindi quella di "ricucire", come fece Santa Chiara, la società e l'umanità colpita, ad esempio, dalla pandemia. «A tutti noi, dai giovani agli anziani, il compito di lavorare ogni giorno per ritessere quei lembi del mantello strappato o lacerato nelle nostre società, affinché tutti vivano in pace e in fraternità», scrive nella prefazione il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza episcopale italiana.
Condizione necessaria per "ricucire" è la fraternità, tema dell'enciclica di Papa Francesco "Fratelli tutti". Come ribadito dal cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin durante la presentazione del volume, «ci rendiamo conto che per riparare, ricucire, abbiamo bisogno della fraternità e di superare la contrapposizione tra amico e nemico e tra bianco e nero». In un tempo che può sembrare per costruttori di muri, è proprio in questo contesto che emerge l'audacia di chi vuole predicare la pace, come San Francesco fece nel suo tempo. Padre Fortunato conclude che «abbiamo bisogno di una bussola nel nostro cammino e questa bussola, che per il cristiano è il Vangelo, è capace di sorprenderci continuamente in questa navigazione». La fraternità, intesa come "l'uno per l'altro e l'uno accanto all'altro", emerge come la bussola essenziale per la società attuale.

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