Spesso nelle chiese si incontrano immagini della Santa Croce prive del corpo di Cristo. Questo genere di croci, conosciuto come "Croce Fiorita", è stato molto popolare fin dal Medioevo cristiano.
Nell'arte bizantina, serba, russa e georgiana, non è raro trovare questo tipo di affreschi, miniature, o decorazioni su sarcofagi, catacombe, trittici, libri, monumenti religiosi e persino nelle volte delle chiese.
Il Significato Teologico della Croce Fiorita
La Croce Fiorita è definita "vivificante" poiché la ricca fioritura che la contorna simboleggia la potenza del Cristo vivente e vittorioso contro la morte. Essa unisce anche il simbolo dell'uva (vino), che diventa il Sangue prezioso del Signore tramite il quale, come recitano le preghiere della Comunione, "sono stati lavati i peccati del mondo".
Questa iconografia richiama inoltre l'Albero della Vita, attraverso il quale Adamo ed Eva persero il Paradiso, un Paradiso che fu poi riguadagnato dall'umanità tramite il sacrificio di Cristo sulla Croce. La croce di Cristo, elevato da terra, attira tutti a sé, e in essa le radici della gioia cristiana.

Il Paradosso della Sofferenza e della Bellezza
Di fronte a una croce fiorita, immagine per certi versi contraddittoria, si rimane stupiti e meravigliati. Non si è abituati ad accostare e associare alla massima espressione della sofferenza e del dolore la genuina bellezza, la delicatezza e la poesia di un fiore che sboccia.
Ci si interroga: "Come può una croce fiorire, come può un fiore radicarsi e crescere sul duro legno che sorregge e tortura i condannati a morte?". Questa immagine, pur potendo sembrare una figura retorica o un ossimoro, invita a una profonda riflessione. Essa ci spinge a non distogliere lo sguardo, ma a sostare per intuire ciò che dalla croce illumina la nostra intelligenza e cattura l'essenza della nostra vita.
Rimanendo ai piedi della croce, si può intuire che qualcosa di misterioso e grande è avvenuto: il legno del patibolo non è sempre stato lì, qualcuno lo ha portato; non è sempre stato vuoto, qualcuno vi è salito; non è oggetto da desiderare, ma attrae misteriosamente a sé.
La croce non è più abitata, chi vi era stato confitto non è più lì. Allora lo sguardo si solleva alla sommità della croce, dove anche il motivo della condanna, esposto per ordine di Pilato, è coperto dai fiori. La storia è giunta fino al momento in cui risuona ancora lo stupore del centurione romano che, vedendolo spirare, disse: "Davvero quest'uomo era Figlio di Dio!". La Resurrezione, la vittoria sulla morte, l'apertura che congiunge il cielo alla terra passa proprio sul duro legno della Croce, aprendo una prospettiva inaudita, insperata e definitiva.
Cosa significa la croce?
Esempi Iconografici e Artistici della Croce come Albero della Vita
L'Albero Domenicano nella Crocifissione di Beato Angelico
Varcando la soglia del Capitolo domenicano di San Marco, è impossibile non essere rapiti dalla monumentale Crocifissione, affrescata da Beato Angelico, verosimilmente entro il 1442. Non si tratta di una semplice narrazione dei Vangeli, ma della grandiosa contemplazione della morte di Cristo, centro e culmine della storia universale e del destino dell'uomo. È una pittura fisica e metafisica allo stesso tempo.
Il grande affresco include un fregio sopra la spalliera, raffigurante un albero con San Domenico ai piedi. In certi tondi, che circondano i rami, sono rappresentati papi, cardinali, vescovi, santi e maestri di teologia che hanno fatto parte dell'Ordine dei frati predicatori.
Tutte queste intense suggestioni si fondono in una potente icona cristologica, densissima di significati e di rimandi letterari, scritturali e teologici. L'“albero” è sia "figura" della croce intesa come passione e morte, sia, con i suoi rami e i suoi frutti ("albero della vita"), immagine di rinascita/resurrezione e rappresentazione di una discendenza genealogica, quella di Gesù e, per analogia, quella di un ordine religioso a partire dal fondatore.

Un riferimento imprescindibile per la lettura del fregio di San Marco si trova nel Chiostro Verde di Santa Maria Novella a Firenze, sede storica dei domenicani. Qui, una grande lunetta affrescata raffigura l'“albero della croce e la genealogia dei domenicani”. In questa icona originale e unica, Cristo e San Domenico costituiscono il tronco dello stesso albero, i cui rami producono frutti (tondi figurati) che ritraggono profeti, evangelisti, storie domenicane e personaggi illustri dell'Ordine.
Recenti indagini e restauri (2011-2014) hanno svelato, all'interno del fregio di Beato Angelico, una piccola sagoma cruciforme, in precedenza quasi impercettibile. Questa sagoma, dal profilo nitido e in monocromo, è un piccolo Cristo crocifisso, enigmatico e inaspettato. Si distingue chiaramente la figura di un crocifisso, definito da una sottile linea bruna, con la testa lievemente reclinata, i fianchi cinti dal perizoma e il braccio orizzontale della croce.
La scoperta di questo piccolo crocifisso arricchisce l'immagine dell'albero di ulteriori significati. Questo legame tra il Crocifisso e San Domenico è ribadito dall'immagine di questo piccolo crocifisso, disegnata all’origine del tronco sul petto di Domenico. Si realizza così l'assunto che San Domenico aveva la croce nel cuore e da quel cuore trafitto dalla croce nasce l'albero vivente dell'Ordine domenicano.
Nel fregio di San Marco, la vite è Cristo, come conferma il piccolo crocifisso “svelato” al centro del tronco, mentre i tralci rappresentano l'Ordine domenicano con i suoi frutti (i santi e i beati). San Domenico, nel tondo centrale, è il "tutore", il sostegno dell'unione mistica fra la vite e i tralci, ovvero fra Cristo e la famiglia domenicana. Può esserne il "tutore" perché, a sua volta, è unito misticamente a Cristo e parte del suo "albero", la croce. Il piccolo crocifisso “segreto” chiude la sequenza, evidenziando il duplice mistico significato: unione fra il fondatore e il Crocifisso e unione fra Cristo e i domenicani. Sotto quella vite dipinta sedevano i frati durante le riunioni del Capitolo del convento, con il padre priore al centro, proprio sotto il tondo con San Domenico.
Questa interpretazione trova fondamento nel Vangelo di Giovanni, capitolo 15, versetti 1-8: "Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato."
La rappresentazione di santi, beati e personaggi illustri nell'iconografia domenicana svolge una duplice funzione: mostrare exempla di santità da seguire e, allo stesso tempo, rafforzare il senso di appartenenza all'Ordine.

La Croce Fiorita come Manufatto Artigianale
La Croce Fiorita si manifesta anche come oggetto devozionale, come una croce pettorale in lega dorata, realizzata artigianalmente con le tecniche del traforo e del bugnato. Di forma latina slanciata con bracci arcuati, essa presenta alle estremità motivi floreali stilizzati che simboleggiano lo sbocciare della speranza, richiamando l'“Arbor Crucis”, ovvero la croce come albero della vita. Gli intagli e le lavorazioni mettono in risalto il disegno, ripreso anche in una piccola croce centrale.

La Luce della Croce nella Vita
La passione di Gesù e la croce invitano a meditare sul significato della sofferenza e del male. Gesù Cristo sulla croce ha sofferto tantissimo e ha partecipato con la Sua sofferenza a quella di tutti. Entrando in questo mondo e assumendo su di sé la sofferenza, ci ha insegnato che con la sofferenza noi condividiamo la situazione del mondo, facendola nostra per amore.
Alcune croci, con raggi che partono dal cuore del Cristo creando riflessi di luce d'argento o d'oro, significano che la croce è per noi una luce che illumina il mistero della vita umana quando è inserita nella realtà del male. Gesù crocifisso invita a contemplare da vicino le sue sofferenze, le piaghe, i chiodi, la corona di spine, il suo cuore aperto. Tutto ciò offre una grazia nuova: quella di avvicinare la passione di Cristo alla nostra vita, avvicinare la luce al buio della nostra esistenza.
Un fiore è sempre bello, ma un fiore che nasce in mezzo alle pietre è ancora più bello, perché quello non è il suo posto naturale. È così anche sul piano morale. La croce di Cristo ci dona una luce immensa per vedere l'umanità non solo nel suo buio di guerre, stragi e violenze, ma anche nelle sue stelle: le persone piene di bontà, con un cuore sensibile alle necessità altrui, capaci di commuoversi davanti a grandi sofferenze. Queste persone sono come dei fiori che sbocciano in luoghi inaspettati.
Nella croce c'è tutto l'amore, tutta la salvezza e il desiderio del Signore che ognuno dia la vita per gli altri. La vita è bella proprio perché siamo uniti a Gesù nella croce e nell'amore. Il Signore ci è vicino nelle prove, e non ha voluto eliminare la croce dalla nostra vita, così come non l'ha eliminata dalla Sua.
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