La Situazione delle Diocesi in Nicaragua: Tra Persecuzione e Resilienza

La Chiesa cattolica in Nicaragua sta affrontando una fase di crescente pressione e persecuzione da parte del regime di Daniel Ortega e della moglie Rosario Murillo. Questa situazione ha un impatto diretto sulle diocesi, le parrocchie e le istituzioni cattoliche del Paese.

La Chiesa Cattolica Nicaraguense Sotto Pressione

Nel suo tentativo di mettere a tacere la Chiesa, la dittatura di Daniel Ortega ha iniziato a tagliare le risorse economiche di parrocchie, diocesi e altre istituzioni cattoliche. A ciò si aggiunge l'espulsione di congregazioni religiose dal Paese. La Conferenza Episcopale del Nicaragua (CEN) si è distinta per la sua sollecitudine per la vita nazionale e, di conseguenza, ha emesso comunicati in diverse occasioni in occasione di elezioni o altri eventi di interesse pubblico.

Mappa del Nicaragua con le principali diocesi evidenziate

Casi Emblematici di Persecuzione del Clero

La persecuzione si manifesta attraverso l'arresto e la condanna di membri del clero. Il Vescovo di Matagalpa, Mons. Rolando Álvarez, è diventato il simbolo della Chiesa perseguitata. È stato confinato nella sua casa dal 4 al 19 agosto 2022, il giorno in cui la polizia ha forzato la sua strada a Managua per tenerlo agli arresti domiciliari. Il prelato è rimasto in quelle condizioni fino al 10 febbraio 2023, quando è stato condannato a 26 anni e 4 mesi di carcere per "tradimento". Attualmente, il Vescovo Álvarez è in esilio a Roma dopo l’arresto nel 2022. La situazione del culto, tuttavia, permette ai fedeli di andare a Messa in Nicaragua, sebbene in un contesto di crescente restrizione.

Una Nuova Ondata di Arresti e Preoccupazioni per la Salute

Un tempo difficile per la Chiesa del Nicaragua è stato segnato, in particolare, dagli eventi che hanno visto l'arresto di almeno 14 sacerdoti, due seminaristi e il vescovo di Siuna, Monsignor Isidoro del Carmen Mora Ortega, sequestrato dopo aver pregato per monsignor Rolando José Álvarez Lagos. Questi arresti sono avvenuti dal 20 dicembre scorso. Nella comunità ecclesiale c’è preoccupazione per i sacerdoti sequestrati che hanno problemi di salute, tra cui padre Ismael Serrano, parroco di San Michele Arcangelo, e padre Gerardo Rodrígues, sacerdote della Chiesa della Purissima Concezione, entrambi dell’arcidiocesi di Managua. Essi sono malati e necessitano di cure mediche.

A livello internazionale, l'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani per l'America Centrale (OACNUDH) ha lanciato un nuovo appello al governo nicaraguense perché renda noto con urgenza dove è detenuto monsignor Mora, “vittima di sparizione forzata da 16 giorni”. Nascondere queste informazioni - si legge in un post su X - “mette a rischio la sua vita”. Già il 28 dicembre scorso, l’OACNUDH aveva condannato “la scomparsa forzata del vescovo Isidoro Mora” e “la nuova ondata di arresti di religiosi” in violazione del “diritto alla libertà religiosa, pilastro di ogni Stato democratico”. Secondo l’Alto Commissariato ONU per i diritti umani, il Nicaragua si sta allontanando “sempre di più” dallo stato di diritto e “dalle libertà fondamentali” perseguitando “leader politici e indigeni, membri della Chiesa cattolica, attivisti e giornalisti” con “ripetuti casi di detenzione arbitraria”.

Nicaragua, continua la persecuzione di Ortega alla Chiesa

La Vicinanza del Papa

Anche il Santo Padre ha espresso la sua preoccupazione per la situazione: "Seguo con viva preoccupazione quanto sta avvenendo in Nicaragua, dove Vescovi e sacerdoti sono stati privati della libertà. Esprimo ad essi, alle loro famiglie e all’intera Chiesa nel Paese la mia vicinanza nella preghiera. Alla preghiera insistente invito pure tutti voi qui presenti e tutto il Popolo di Dio, mentre auspico che si cerchi sempre il cammino del dialogo per superare le difficoltà. Preghiamo per il Nicaragua oggi."

Confisca di Proprietà Ecclesiastiche: Una Nuova Fase di Attacco

La persecuzione contro la Chiesa cattolica in Nicaragua è entrata in una nuova e più grave fase con la confisca di proprietà. Secondo un’inchiesta pubblicata da Confidencial e ripresa dal centro di ricerca Mosaico CSI, dal febbraio 2022 il regime di Daniel Ortega e della moglie Rosario Murillo ha confiscato almeno 39 proprietà ecclesiastiche, tra università, seminari, monasteri, centri pastorali e residenze religiose.

Arturo McFields, ex ambasciatore del Nicaragua presso l’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) e oggi in esilio, ha denunciato con parole durissime questa politica: «Credo che la dittatura stia violando il settimo comandamento: Non rubare. Ma come sappiamo, la dittatura ruba, confisca le proprietà della Chiesa perché, nello schema di un regime come quello del Nicaragua, il potere viene dalle proprietà, dalle armi o dal denaro». Ha aggiunto: «Per questo è determinata a rubare tutto ciò che può per cercare in qualche modo di fare del male all’opera del Signore. Ma non sa che il potere della Chiesa non viene dalle proprietà o dalle cose materiali: viene da Dio».

Un Silenzio Imposto dalla Paura e il Meccanismo delle Confische

Il numero reale dei beni sottratti potrebbe essere ancora più alto. Confidencial spiega che molte vittime non parlano per timore di ritorsioni. A confermare questo clima di terrore è Martha Patricia Molina, avvocata e ricercatrice, autrice del rapporto Nicaragua: una Chiesa perseguitata: «In Nicaragua non si può protestare perché la dittatura non lo permette e chi ci prova viene esiliato, incarcerato o ucciso. L’unica cosa che i cattolici possono fare è pregare nelle loro parrocchie (perché nemmeno questo è consentito per strada) o nelle loro case».

Molina lancia un allarme chiaro: «La confisca delle proprietà della Chiesa cattolica è una situazione irreversibile finché la dittatura resterà al potere. Il 1° gennaio hanno proibito la processione di Gesù Sacramentato: questo significa che i dittatori continueranno a perseguitare i cattolici». Il metodo è sempre lo stesso: il governo revoca la personalità giuridica a congregazioni, diocesi o fondazioni, accusandole di irregolarità amministrative, nonostante sia il Ministero dell’Interno a impedire la consegna dei documenti richiesti. «Non c’è via d’uscita», sottolineano gli osservatori. Una volta cancellata la personalità giuridica, lo Stato confisca i beni senza possibilità di appello.

Infografica: tipologie di beni ecclesiastici confiscati in Nicaragua

Le Congregazioni e le Istituzioni Più Colpite

Secondo Confidencial, le 39 proprietà confiscate appartenevano a:

  • 9 congregazioni religiose
  • 4 diocesi
  • 5 fondazioni o gruppi laicali

Il gruppo più colpito è la Compagnia di Gesù (gesuiti), con almeno nove proprietà, tra cui la storica Universidad Centroamericana (UCA) di Managua, fondata 63 anni fa e accusata senza prove di “terrorismo”. I gesuiti sono stati gli unici a denunciare pubblicamente. Il loro portavoce, padre José María Tojeira, stimò il valore dei beni in 60 milioni di dollari, mentre Confidencial parla di 77 milioni. Segue la Fondazione Fabretto, con cinque centri educativi, e la Diocesi di Matagalpa, con tre proprietà per un valore superiore ai 7 milioni di dollari.

La Riconversione delle Strutture Confiscate

Le strutture confiscate sono state immediatamente riutilizzate dal regime per scopi statali o privati legati al governo:

  • Il Monastero delle Clarisse di Chinandega è ora un centro universitario agricolo.
  • Il Centro La Cartuja di Matagalpa è diventato un polo universitario.
  • La UCA è ora la Universidad Nacional Casimiro Sotelo Montenegro.
  • La Universidad Católica del Trópico Seco è stata trasformata in ateneo statale.
  • Le sedi della Universidad Juan Pablo II sono ora dedicate a un’università governativa.
  • Otto residenze religiose sono state occupate; una è diventata una clinica privata legata allo Stato.

La Risposta della Chiesa e la Speranza

Nonostante le avversità, la Chiesa continua la sua missione. L’arcidiocesi di Managua ha ordinato nove nuovi sacerdoti il 6 gennaio, nella solennità dell’Epifania, dal cardinale arcivescovo Leopoldo José Brenes Solórzano. Tanti i fedeli che hanno partecipato con gioia e commozione al rito, che si è svolto nella Cattedrale di Managua. Nella sua omelia, il porporato ha ringraziato Dio per il “dono meraviglioso” dei nuovi presbiteri, affermando che il sacerdozio “non è un potere”, ma “una missione e un servizio”. I sacerdoti - ha sottolineato - sono dei “servitori” e dei “testimoni”, chiamati a “vivere la comunione e la fraternità”.

Don Edwing Román, oggi a Miami, ha commentato che tutto questo è una rappresaglia politica: «Questo accade come vendetta della dittatura contro la Chiesa, soprattutto per il nostro lavoro umanitario e per la nostra denuncia della repressione». Martha Patricia Molina documenta una persecuzione sistematica: tra il 2018 e il 2025 ci sono stati 1.030 attacchi e 18.808 processioni proibite, con 43 proprietà confiscate.

Arturo McFields conclude con una nota di speranza: «La dittatura potrà rubare una scuola, un tempio, un mezzo di comunicazione, ma non potrà mai rubare la fede del popolo nicaraguense». E avverte: «La storia ci insegna che i potenti che si credevano dei finiscono in ginocchio». Anche don Román guarda oltre la repressione: «Non abbiate paura - ci dice il Vangelo, come ripeteva San Giovanni Paolo II».

Articolo precedentemente pubblicato da aciprensa - agenzia stampa in lingua spagnola del gruppo EWTN News.

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