Il Crocifisso di Cimabue ad Arezzo: Capolavoro Giovanile e Rivoluzione Stilistica

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La Basilica di San Domenico, situata nel cuore di Arezzo, custodisce una delle opere più preziose della storia dell’arte medievale: il “Crocifisso” di Cenni di Pepo, meglio conosciuto come Cimabue. Questa straordinaria opera, databile tra il 1268 e il 1271 circa, è considerata il capolavoro giovanile del maestro di Giotto e rappresenta un momento cruciale di transizione dall’arte bizantina verso un maggiore realismo ed espressionismo.

Cimabue: L'Artista Rivoluzionario

Cimabue, nato a Firenze intorno al 1240, è riconosciuto come uno dei grandi pionieri dell’arte medievale. La sua formazione artistica avvenne in un periodo di transizione, dove iniziò a rompere con le rigide convenzioni dell’arte bizantina, introducendo maggiore espressionismo e naturalismo nelle sue opere. Fu uno degli artisti più influenti del Duecento, attivo ad Assisi e in Toscana, e si allontanò dai dettami bizantini allora imperanti, riproponendo in pittura le novità gotiche introdotte in scultura da Nicola Pisano.

Secondo una leggenda, fu l’artista a scoprire il grande artista Giotto quando era un ragazzo. Di Cimabue si ricorda, sempre, la terzina dantesca che lo lega al discepolo che lo superò in fama e bravura: "Credette Cimabue ne la pittura, tener lo campo, e ora ha Giotto il grido, sì che la fama di colui è scura": così Dante, nel "Purgatorio", descrive la situazione del fermento artistico a lui contemporaneo. Il Crocifisso della chiesa di San Domenico ad Arezzo, databile al 1265-71, è il suo primo lavoro pervenutoci.

Il Crocifisso di San Domenico ad Arezzo: Analisi dell'Opera

Datazione e Dimensioni

L’opera di Cimabue per la chiesa di San Domenico ad Arezzo risale a un periodo compreso tra il 1268 e il 1271 circa ed è ancora oggi ammirabile nella sua sede originale. Si tratta di una croce sagomata e dipinta a tempera e oro su tavola, con dimensioni notevoli di 336 x 267 cm.

Crocifisso di Cimabue ad Arezzo nella Basilica di San Domenico

L'Iconografia del Christus Patiens

Il Crocifisso di Cimabue ad Arezzo si orientò verso le recenti rappresentazioni della crocifissione con il Christus Patiens (Cristo sofferente), in netta contrapposizione con l’immagine del Christus Triumphans, tipica della tradizione bizantina. Cimabue scelse di adottare l’iconografia di Gesù ormai morente, con gli occhi chiusi e il capo reclinato verso la spalla destra, una rappresentazione introdotta da Giunta Pisano che promuoveva una nuova interpretazione del Cristo crocifisso, enfatizzando la sofferenza e la compassione.

Dagli anni Venti del 1200 iniziò a diffondersi sul territorio italico il modello iconografico del Christus patiens in sostituzione del Christus triumphans. Fu l’ordine francescano a promuovere una nuova interpretazione del Cristo crocifisso.

Descrizione Dettagliata del Cristo

Cimabue rompe con i canoni di una pittura "piatta" come quella bizantina, modellando il corpo del Cristo con una muscolatura molto evidente e fortemente contratta, ottenuta con un accentuato utilizzo del chiaroscuro. Il corpo di Cristo è rappresentato in una posizione arcuata verso sinistra, creando una linea serpentina che si congiunge con il capo reclinato, differenziandosi dall’opera di Giunta Pisano che presentava uno stato di inerzia.

Il volto esprime un dolore reale e umano, simile a quello di un uomo comune, con lineamenti contratti in una smorfia dolorosissima e gli occhi serrati. Il volto di Gesù possiede, infatti, una leggibile tensione muscolare. La muscolatura del torace di Cristo è tripartita e risulta più ampio del normale a causa dello stiramento muscolare dovuto alla crocifissione. I fasci muscolari dell’addome sono simmetrici e sovrapposti in modo molto schematico, sembrando una corazza dura e protettiva di cuoio. Le mani di Cristo sono ancora prive di volume e appiattite sulla croce, rivelando una schematizzazione tipica dello stile bizantino.

I chiodi, nel dipinto, infissi nel palmo, in realtà, erano posti sul polso per sostenere il peso del corpo, da cui le stigmate. Cristo è rappresentato con un panno rosso intorno ai fianchi, colore che rappresenta la passione, poiché fu giustiziato come un detenuto comune. Il colore del corpo mostra tratti sottili, che gl’imprimono uno stacco dalla tavola, rivelando quasi una scultura lignea all’interno di una geometrica purezza. Da notare che l’aureola segue l’inclinazione della testa e non è sempre e comunque centrata nel punto di intersezione dei due bracci della Croce.

Dettaglio del volto del Cristo nel Crocifisso di Cimabue ad Arezzo

I Dolenti e Altri Elementi Iconografici

Ai lati del braccio orizzontale della croce, i capicroce sono dipinti con le immagini dei "dolenti": la Vergine a sinistra e San Giovanni Evangelista a destra. Entrambi i personaggi sacri, rappresentati a mezzo busto e con il capo inclinato e poggiato su una mano, piangono Cristo con espressione sofferente. Gli abiti sono decorati e impreziositi utilizzando la tecnica dell’agemina. Le sottili striature dorate delle loro vesti sono un espediente per aumentarne la luminosità.

In un periodo di transizione, persistono sul volto di Cristo e dei dolenti stilemi bizantini, come una zona infossata alla radice del naso che pare rappresentare una ruga di dolore, e una sottile linea bianca al di sopra del labbro superiore di Maria. All’interno della cimasa, rettangolare e posta in alto, si legge la scritta "Hic est Iesus Nazarenus Rex Iudeorum", solitamente abbreviata in I.N.R.I. Al di sopra della cimasa si trova la clipse, di forma rotonda, all’interno della quale si trova Cristo benedicente.

All’interno del tabellone, il rettangolo all’altezza del corpo, è dipinto un motivo geometrico che imita le stoffe preziose del tempo. Alla base della croce non ci sono figure, ma solo i rivoli rossi di sangue che cadono dalle ferite provocate nei piedi dai chiodi.

Influenze e Innovazioni Stilistiche

Il Confronto con Giunta Pisano

Il Crocifisso di San Domenico ad Arezzo ha una certa somiglianza con il Crocifisso di Giunta Pisano della Basilica di San Domenico di Bologna. Per la realizzazione di questa croce dipinta, Cimabue s'ispira certamente al crocifisso di Giunta Pisano (1200 - 1260) nella Chiesa di San Domenico a Bologna, ritenuta la chiesa di riferimento per l'Ordine Domenicano. È probabile che la somiglianza tra le due opere sia stata un'esplicita richiesta dei frati domenicani di Arezzo.

Tuttavia, Cimabue, pur riprendendo l'iconografia del Christus patiens, introdusse alcune innovazioni stilistiche che determinarono una maggiore espressività al volto di Cristo e una maggiore tridimensionalità del corpo. Cimabue, infatti, utilizzò una tecnica grafica di sottili righe scure e parallele per creare il chiaroscuro, separando nettamente le parti e facendo sembrare il corpo costruito mediante l’assemblaggio di parti distinte e solide, con un aspetto quasi metallico, di bronzo lavorato a sbalzo. L’artista, per creare il chiaroscuro, utilizzò una maggiore o minore densità di queste linee; tra le diverse parti anatomiche le infossature sono rese attraverso una maggiore densità delle linee scure. I singoli fasci muscolari sono poi trattati in modo autonomo.

La Rottura con lo Stile Bizantino

Cimabue fu il primo artista ad allontanarsi dallo stile bizantino, simbolico e privo di tridimensionalità, adottando un approccio innovativo all’arte sacra del suo tempo. Con la sua tavola sagomata, Cimabue riuscì a fare un ulteriore passo in avanti, portando la sua arte a distaccarsi dal linguaggio pittorico bizantino, in favore di un maggiore realismo e un espressionismo che i suoi allievi, come Giotto, svilupparono in seguito in modo determinante.

I colori usati dal maestro toscano nell’opera giovanile sono molto saturi e brillanti; prevalgono infatti l’oro e il rosso. Con la sua intensa opera, Cimabue mirava a stimolare le emozioni dell’osservatore, aumentandone il senso di compassione e partecipazione al dolore di Cristo.

Storia, Attribuzione e Restaurazioni

Attribuzione e Riscoperta

La storia documentaria del Crocifisso di San Domenico è quasi inesistente; si hanno notizie sull’opera solo a partire dal 1817. Non è ricordato dalle fonti antiche e il primo a farne menzione fu Giovanni Battista Cavalcaselle nel 1875, che però lo attribuì erroneamente a Margaritone d’Arezzo. Fu solo nel 1907 che Adolfo Venturi ipotizzò per primo che l’autore fosse Cimabue. L’autorevolezza di Pietro Toesca, nel 1927, convinse gli storici a considerarla opera di Cimabue, attribuzione poi confermata da numerosi studiosi. Il Crocifisso di San Domenico ad Arezzo è la prima opera che gli storici sono concordi nell’attribuire a Cimabue. Secondo gli storici (Bellosi), alcuni dettagli, come le crisografie bizantine dipinte sul perizoma e nelle vesti dei dolenti, confermano tale ipotesi.

Restauri e Conservazione

Il Crocifisso di San Domenico di Cimabue rimase sempre nella sua sede originale, la Basilica di San Domenico ad Arezzo. Nel 1917 subì un primo restauro, seguito da un altro intervento nel 2005, che gli ha restituito i suoi caldi e vivaci colori originali. Quando la luce esterna si fa bassa, i colori contrastano in modo stupendo con il celeste di cui si tingono le vetrate retrostanti.

Foto della Basilica di San Domenico ad Arezzo con particolari del Crocifisso

Il Crocifisso di Santa Croce a Firenze: Un Confronto

Tra le creazioni più celebri di Cimabue, oltre al Crocifisso di San Domenico ad Arezzo, vi è il Crocifisso di Santa Croce a Firenze, realizzato in un periodo tra il 1272 e il 1280 circa. Quest'opera, più grande di circa un metro in altezza e larghezza rispetto a quello di Arezzo, mostra un’evoluzione repentina della sua rivoluzionaria arte, con uno stile che si spinge verso un maggior realismo patetico e passaggi più sfumati di colore.

L’opera di Santa Croce subì danni gravi e irrimediabili a causa dell’alluvione di Firenze del 4 novembre 1966, quando le acque dell’Arno rimossero mezzo volto del Cristo, l’intero busto, il perizoma e la coscia sinistra. Diventato il simbolo delle tragiche conseguenze dell’alluvione, il capolavoro fu sottoposto a un lungo restauro, durante il quale gli esperti preferirono non colmare le mancanze e stendere, in sostituzione della tempera originale, delle campiture piatte in giallo ocra, data la leggibilità irrecuperabile dell’immagine.

Per questo motivo, la croce dipinta di Arezzo rimane quella in cui meglio si può apprezzare la capacità pittorica e lo stile innovativo dell'artista fiorentino.

Foto storica dei danni del Crocifisso di Cimabue di Santa Croce dopo l'alluvione del 1966

Alluvione di Firenze, le immagini del 4 novembre 1966

Visitare la Basilica di San Domenico

Oggi, il Crocifisso di Cimabue è una delle principali attrazioni della Basilica di San Domenico ad Arezzo. I visitatori possono ammirare questa straordinaria opera d’arte all’interno della chiesa, un magnifico esempio di architettura gotica italiana, fondata nel 1275 e completata nel XIV secolo. L’esterno della basilica presenta una facciata in mattoni e un campanile maestoso, mentre l’interno è caratterizzato da ampie navate e splendide vetrate che filtrano la luce naturale, creando un’atmosfera di contemplazione e raccoglimento.

La basilica offre anche visite guidate che permettono di approfondire la storia e l’importanza del Crocifisso e delle altre opere d’arte presenti. Gli orari di apertura variano a seconda della stagione, quindi è consigliabile verificare in anticipo.

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