L'Arredo Liturgico e i Pavimenti della Chiesa di San Pietro a Cencelle

La Chiesa di San Pietro a Cencelle, una collegiata romanica riemersa nella Tuscia romana, rappresenta un sito di notevole interesse per la comprensione dell'architettura e dell'arredo sacro medievale. La sua evoluzione nel tempo e le sue peculiarità sono state ampiamente studiate da diversi autori, tra cui Stasolla, Pistilli, Bugli, Barone e Brancazi.

Mappa della località di Leopoli-Cencelle con evidenziata la posizione della Chiesa di San Pietro

Il Contesto di Leopoli-Cencelle e il Reperimento dei Materiali

Le iscrizioni provenienti da Leopoli-Cencelle sono caratterizzate da varietà di datazione, di tipologia e d’uso, offrendo così una testimonianza del fenomeno insediativo non solo per la città di fondazione papale ma anche per le limitrofe aree collinari e costiere. Dall’analisi di questi manufatti emerge una discreta facilità per Leopoli-Cencelle nel reperire e stoccare grandi quantità di materiali utilizzabili nell’edilizia, appartenenti a epoche precedenti.

La maggior parte dei reperti epigrafici di età classica presenta, infatti, fratture nette e rettilinee, operate in antico sui lati, e strati di malta sulla faccia non incisa. Queste caratteristiche possono essere riferite ad una attività organizzata di compravendita di materiale proveniente dalle villae circostanti, a cui la città nella sua fase pienamente medievale attinge per rifornirsi di materiale da reimpiegare, sia per uso strutturale che decorativo.

Significativa in tal senso è la presenza di epigrafi di età romana e tardoantica nelle strutture edilizie di epoca romanica come elementi di riuso, in un contesto urbano di fondazione altomedievale che non ha ancora restituito nessuna attestazione stratigrafica o strutturale di fasi precedenti al IX secolo.

I ritrovamenti epigrafici riflettono altresì i fenomeni insediativi della zona caratterizzata da una piena romanizzazione nei secoli I-III d.C., che si manifesta tramite l’impianto di ricche residenze ricordate nelle fonti e attestate archeologicamente. Il paesaggio si evolverà nei secoli tardoantichi con la rarefazione degli insediamenti, il cui riflesso si scorge nelle epigrafi rinvenute, che per il IV-VI secolo calano drasticamente di numero.

Tra i reperti giunti a noi quasi integri e la cui funzione sia ricostruibile si annoverano il fronte di sarcofago strigilato appartenente ad un discendente di liberto di Traiano e databile al II secolo d.C., e, per il periodo tardo antico, un’iscrizione commemorativa che celebra l’attività di un evergeta di V-VI secolo oltre ad alcune epigrafi funerarie di VI secolo.

Fotografia di un reperto epigrafico romano riutilizzato come materiale da costruzione a Cencelle

L'Arredo Liturgico Altomedievale e il Primo Allestimento

Un altro gruppo consistente di iscrizioni si data ai secoli altomedievali, più precisamente fra l'VIII e il IX, ed è da ricondurre alla fase di fondazione della città e al primo allestimento del principale edificio di culto, presumibilmente la Chiesa di San Pietro. L'analisi degli arredi scultorei altomedievali provenienti dalla chiesa di S. Pietro di Leopoli-Cencelle è tuttora oggetto di studi approfonditi (Stasolla c.s.).

Generalmente, i frammenti di arredi liturgici in pietra di epoca altomedievale, come schermi d'altare, cibori e amboni, sono quasi sempre rinvenuti in frammenti e spesso riutilizzati come materiale da costruzione nelle epoche successive. Tuttavia, questi elementi architettonici devono essere immaginati nel loro contesto originale, arricchiti da preziosi tendaggi, lampade, candelabri e icone colorate, mentre suppellettili liturgiche quali calici, patene, turiboli, brocche e patere venivano esposte durante la celebrazione della messa. Questo riflette un modello di accumulo che trova un'eco sia nei ben noti tesori delle chiese che nell'arredo delle chiese attuali, in cui alcuni degli oggetti liturgici ancora in uso possono essere prodotti di periodi molto precedenti, dal Rinascimento al Barocco, come evidenziato per l'arredo liturgico nel basso Lazio tra l'XI e il XIV secolo da Gianandrea (2006).

Ricostruzione artistica di un interno di chiesa altomedievale con arredi liturgici e tendaggi

I Pavimenti Cosmateschi della Chiesa di San Pietro

I pavimenti cosmateschi dalla Chiesa di San Pietro a Cencelle sono stati specificamente indagati, come documentato da Stasolla e Brancazi (2019), e da Beatrice Brancazi nel suo studio sui "Pavimenti cosmateschi da Cencelle (VT): la chiesa suburbana". Questi pavimenti, che si inseriscono nella tradizione dei marmorari romani dei secoli XII e XIII (Hutton 1950), rappresentano un'arte complessa che spesso impiega il riuso di marmi antichi, un fenomeno studiato da Del Bufalo (2006, 2010, 2012) in relazione ai "Marmorari magistri Romani" e al riuso nel cosmatesco. La bottega cosmatesca di Lorenzo tra il XII e il XIII secolo, esaminata da Creti (2009), contribuisce a inquadrare il contesto di queste opere.

La costituzione del pavimento della chiesa suburbana di San Pietro mostra un modello con influenze esterne chiaramente evidenti, in particolare dalla limitrofa Santa Maria di Castello a Tarquinia. Questa "espressione originale" riflette le influenze provenienti da Roma e dalla Campania, come notato nell'arredo liturgico del basso Lazio tra l'XI e il XIV secolo (Gianandrea 2006). Studi sui pavimenti cosmateschi, come quelli di D.F. Glass (1980), sono fondamentali per comprendere l'ampio panorama dell'arte medievale romana e la loro applicazione in siti come San Pietro a Cencelle.

Fotografia dettagliata di un frammento o sezione del pavimento cosmatesco nella Chiesa di San Pietro a Cencelle

I pavimenti cosmateschi con Inglima e Petricca - 04/04/2019

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