La città di Arta, un tempo capitale del Despotato d'Epiro, ospita numerosi monumenti bizantini di grande rilievo, tra cui spicca la maestosa Chiesa di Panagia Parigoritissa. Questo edificio sacro, con la sua ricca storia e le sue peculiari caratteristiche architettoniche, custodisce al suo interno e sulle sue facciate elementi decorativi di notevole interesse, inclusa una formella in ceramica raffigurante la Crocifissione.
Architettura e Committenza della Panagia Parigoritissa
La Parigoritissa fu costruita in un periodo cruciale per il Despotato d'Epiro, tra il 1294 e il 1296, per volere del Despota Niceforo I Comneno Ducas (1271-1296), di sua moglie Anna Paleologina Cantacuzena e del loro figlio Tommaso. L'iscrizione di fondazione, situata sulla parete occidentale della chiesa principale, sopra l'ingresso, fornisce queste informazioni. Anna, nipote dell'imperatore bizantino Michele VIII, proveniva da Costantinopoli, dove lei e la sua famiglia partecipavano personalmente alle famose processioni dell'icona dell'Odigitria attraverso la città.
L'architettura della chiesa è unica: esternamente, la sua forma cubica ricorda quella di un palazzo italiano. Dal tetto si staccano cinque cupole e una lanterna, usata probabilmente come campanile. La cupola centrale è a base dodecagonale, mentre quelle angolari poggiano su tamburi ottagonali. In questa chiesa il principio fondamentale dell'architettura bizantina - che il sistema interno delle volte si esprime plasticamente nelle facciate esterne - è stato sacrificato a favore dell'appiattimento delle facciate che la chiudono su tre lati. Solo la facciata orientale è movimentata dalle cinque alte absidi.

Ogni facciata è divisa in tre piani, con due ordini di finestre bifore e uno di pietrisco irregolare, scandito lungo i lati ovest, nord e sud da dodici lesene a cui probabilmente si appoggiava un porticato di legno. La presenza di un porticato giustificherebbe la muratura dozzinale e priva di decorazioni della porzione inferiore delle mura perimetrali. Lungo i lati nord e sud, le finestre dell'ordine superiore non hanno alcuna relazione simmetrica con quelle dell'ordine inferiore, a differenza di quanto avviene nella facciata occidentale. Le decorazioni in mattoni della facciata orientale evidenziano una serie di asimmetrie, che vanno forse attribuite alla scarsa familiarità delle maestranze locali con la costruzione di edifici di queste dimensioni.
Per quanto riguarda la struttura interna, partendo da otto punti di sostegno, come nelle chiese a pianta ottagonale in cui la cupola si imposta su trombe angolari, i costruttori li fecero salire ad aggetto, usando un gran numero di fusti di colonne tratti dalle rovine della vicina Nicopoli, inserendoli nel muro a coppie in modo da formare mensole saldamente ancorate. Su queste mensole furono appoggiate delle colonne: coppie di colonne sulle mensole inferiori e colonne singole, più scostate dal muro, su quelle superiori. Osservando l'architettura della chiesa, essa sembra costituita da due parti distinte, che si raccordano all'altezza delle finestre. Per giustificare questo fatto, è stato supposto che la chiesa fosse stata iniziata sotto il regno di Michele II (1230-1271) e solo completata sotto quello di Niceforo I e della seconda moglie Anna Cantecuzena, i cui nomi appaiono scolpiti all'interno della decorazione dell'arco marmoreo che sovrasta la Porta Reale dalla parte del naos. I nomi di Niceforo e Anna sono indicati insieme a quello della loro discendenza (komnenoblastos) che è descritto come Despota. Il secondo piano dell'edificio ed i paraekklesia apparterrebbero all'ampliamento realizzato sotto il despotato di Niceforo.

Le Decorazioni Interne ed Esterne
La decisione di utilizzare il mosaico in questa chiesa fu presa per impressionare gli osservatori con la ricchezza e il potere dei committenti. I mosaici furono realizzati con cubi recuperati da altre chiese abbandonate. Alcune descrizioni li definiscono "orribili", criticandone dettagli come le unghie e gli occhi "spaventosi", suggerendo che forse gli artisti non avessero mai realizzato un mosaico in una cupola, il che distorce le caratteristiche. Si osserva anche l'uso di numerosi colori, incluso il verde nel volto, descrivendo il risultato come un "disastro" e ipotizzando una delusione da parte del Despota.
All'interno la protesis appare ricavata nello spessore della muratura, mentre manca il diaconikon. Gli affreschi, limitati al naos e molto danneggiati, risalgono all'ampliamento di Niceforo. La città di Arta vanta anche una vasta collezione di sculture bizantine; gli scalpellini della Panagia Parigoritissa sembrano aver lavorato intensamente, e alcune delle incisioni sono considerate affascinanti. Si ipotizza che l'interno della chiesa potesse apparire più rifinito e meno grezzo quando le pareti erano intonacate e dipinte.
La Crocifissione in Ceramica sulla Facciata Orientale
Sulla decorazione della facciata orientale della Panagia Parigoritissa sono inserite due formelle in ceramica policroma di grande interesse artistico. Una di esse raffigura la Crocifissione, mentre l'altra i Tre Gerarchi: San Basilio, San Gregorio di Nazianzo e San Giovanni Crisostomo. È importante notare che si tratta di copie; gli originali si trovano attualmente nel Museo Bizantino di Giannina.

In particolare, la maiolica della Crocifissione, soprattutto nelle figure della Vergine e di San Giovanni, appare influenzata da analoghi italiani del XIV secolo. Questa fusione stilistica testimonia gli scambi culturali e artistici che caratterizzavano il Despotato d'Epiro, un'area che ha spesso fungo da ponte tra il mondo bizantino e l'Occidente.
Leggende e Note Storiche
Una leggenda popolare narra che, mentre la chiesa veniva costruita, l'architetto venne chiamato a costruirne un'altra ed il suo primo assistente ebbe l'opportunità di stravolgere completamente i disegni originali. Tornato soltanto a lavori praticamente ultimati, l'architetto non potè fare a meno di ammirare l'opera del suo assistente ma nondimeno di invidiarlo ed esserne geloso. Convocatolo sul tetto dell'edificio per segnalargli un errore di costruzione, lo gettò invece nel vuoto ma questi lo trascinò a sua volta nella caduta. La leggenda vuole che al contatto con il suolo entrambi venissero trasformati in pietre.
Il Vaticano: La costruzione di una megastruttura sacra - Documentario completo Easy
Durante l'occupazione ottomana, la Parigoritissa non fu mai trasformata in moschea, a differenza di molti altri edifici sacri della regione. Rimase chiesa fino al 1821, quando i turchi ne fecero una postazione fortificata.
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