Tripoli: Storia e Architettura di una Città Crociata e Mamelucca

La città di Tripoli, situata nella parte settentrionale del Libano, affonda le sue radici in un passato antico. Il suo nome greco deriva da vicende legate alla sua fondazione, avvenuta probabilmente tra l'VIII e il VII secolo a.C. Durante il regno di Alessandro Magno (336-323 a.C.), Tripoli divenne sede di importanti cantieri navali e si affermò come centro di rilievo in epoca romana. Un evento sismico significativo colpì la città nel 454 d.C., causando ingenti danni.

Mappa antica di Tripoli e dintorni

La Conquista Crociata e la Fortificazione

Nel 1103, Raimondo di Saint-Gilles, conte di Tolosa, intraprese la fortificazione di una ripida altura nell'entroterra, ribattezzata Monte Pellegrino (oggi Qal'at Sanjīl). Questa operazione, rapida e dispendiosa, permise di assediare la città. Tripoli capitolò solo quattro anni dopo la morte del Conte, avvenuta nel 1105.

Nonostante il castello abbia subito un'ampia opera di ricostruzione in età mamelucca, sono state individuate alcune strutture risalenti alla dominazione latina. Queste includono la parte basamentale di tre bastioni sulla fronte orientale, databili al XII secolo, come documentato da Müller-Wiener nel 1966.

All'interno del perimetro murario, sopravvivono parti del mastio e della cappella. Quest'ultima, a navata unica e conclusa da un'abside, presenta un piccolo edificio a pianta centrale nel suo angolo nord-orientale. Deschamps (1973) ipotizzò che si trattasse del mausoleo del fondatore, un'identificazione tuttavia messa in discussione da successive analisi delle fonti e delle evidenze archeologiche (Salamé-Sarkis, 1980; Folda, 1995).

Resti di bastioni crociati a Tripoli

Sviluppo e Commercio nell'Età Crociata

In seguito alla conquista cristiana, Tripoli divenne capitale di una contea vassalla del re di Gerusalemme. Nel 1187, con la morte dell'ultimo discendente dei conti di Tolosa, la città passò sotto il controllo del principato di Antiochia.

Durante i secoli XII e XIII, Tripoli conobbe uno sviluppo ininterrotto, nonostante due gravi terremoti nel 1157 e nel 1170. Questo progresso fu favorito dalla sua posizione portuale e dalla presenza di ricche comunità mercantili. Tra queste, i Genovesi mantennero una posizione egemone. Come ricompensa per la loro partecipazione all'assedio, il figlio di Raimondo, Bertrando, aveva loro concesso un intero quartiere e una fortezza situata a pochi chilometri a sud dell'abitato.

La sistematica distruzione operata dopo il 1289 ha cancellato quasi ogni traccia del tessuto urbano di età franca, comprese chiese, acquedotti e residenze. A eccezione di alcune vestigia della cattedrale dei crociati inglobate nella Grande Moschea, rimangono prevalentemente pezzi isolati. Esempi di tali reimpieghi si osservano nel portale dello ḥammām ῾Izz al-Dīn, dove sono raffigurati un agnello tra due rosette, due conchiglie e un'iscrizione con il nome di san Giovanni.

L'Età Mamelucca: Moschee, Madrase e Strutture Pubbliche

Nel corso dei due secoli di dominio mamelucco, a Tripoli furono erette nove moschee. Il monumento più antico è la Grande Moschea, risalente al 1294. Seguirono altre strutture religiose, tra cui cinque moschee maggiori per la preghiera del venerdì e tre moschee di dimensioni minori distribuite nei diversi quartieri.

La Grande Moschea e la moschea al-Tawbat presentano una tipologia classica con corte interna e portici. Le moschee al-Burṭāsiyya (XIV secolo) e al-Taynāl, invece, seguono nella loro disposizione le madrase siriane, caratterizzate da tre īwān disposti attorno a una corte centrale chiusa. Le moschee al-῾Aṭṭār (1350) e ῾Abd al-Wahid (1305) rivelano invece origini più antiche.

I diversi fondatori delle moschee riflettono la struttura sociopolitica dell'epoca: si trattava di esponenti delle classi dirigenti, cittadini agiati o mercanti, indipendentemente dalla datazione, dalla posizione topografica o dalle dimensioni dell'edificio.

Interno di una moschea mamelucca a Tripoli con decorazioni geometriche

Le Madrase di Tripoli

Le sedici madrase costruite a Tripoli si concentrano topograficamente intorno alla Grande Moschea e cronologicamente nel periodo 1310-1370. I finanziatori di queste opere provenivano dall'aristocrazia regnante: sultani, governatori, emiri, ciambellani. Vi furono anche associazioni religiose (madrase al-Qādiriyya e al-῾Umariyya), alcune esponenti femminili dell'aristocrazia (madrase al-Khayriyya Ḥasan e Arghun Khātūn) e semplici cittadini (madrase al-Sukkar e al-Mawlawī).

Nonostante le differenze strutturali, le madrase includevano sempre la tomba del fondatore, un ingresso, una sala di preghiera e una sala per l'insegnamento. La grande e pregevole al-Qartawiyya, risalente al primo quarto del XIV secolo, rispetta la sistemazione formale della tradizionale madrasa siriana, che denuncia la propria origine iraniana. La sua forma risponde a precise esigenze pratiche: una corte centrale su cui si aprono tre īwān utilizzati come sale di insegnamento e di riunione.

Gli Hammām e i Khān

I tre ḥammām (bagni pubblici) furono edificati dagli esponenti della nuova classe dirigente durante la prima fase della ricostruzione della città. Già nel 1301, la nuova Tripoli possedeva una moschea, una madrasa e due ḥammām. Ciò evidenzia come questi ultimi, destinati non solo alla purificazione rituale e all'abluzione, ma anche allo svago e agli incontri sociali, fossero considerati un organismo essenziale dell'intera struttura associativa islamica.

Per la loro collocazione, i tre bagni di Tripoli (al-Ḥājib, al-Nurī, costruito intorno al 1333, e ῾Izz al-Dīn) soddisfacevano le necessità di diversi quartieri. La loro planimetria segue la classica struttura lineare, che comprendeva uno spogliatoio, particolarmente curato, seguito da una serie di sale (fredda, tiepida e calda) studiate in funzione del progressivo andamento delle abluzioni.

I cinque khān (strutture di accoglienza per merci e mercanti) di Tripoli furono costruiti molto presto, nei primi cinquant'anni della dominazione mamelucca, nella zona nord della città, la più accessibile alle vie commerciali con la Siria. Questi monumenti pubblici, finanziati da emiri locali o dalle autorità regionali, presentano, a differenza delle moschee e delle madrase che raramente seguono una planimetria standardizzata, la tipologia tradizionale siriana o anatolica. Caratteristica è la corte centrale circondata da una struttura a due piani: uno coperto a volta per animali e merci, l'altro porticato per i mercanti.

Ricostruzione di un khān mamelucco

Materiali e Decorazioni Architettoniche

In tutti i monumenti di Tripoli viene utilizzata una pietra da taglio locale, di colore giallastro e sabbioso. A questa si affianca, a scopo decorativo, l'impiego di una pietra nera. Quest'ultima è utilizzata principalmente per accentuare elementi strutturali come porte o finestre, oppure inserita nella tessitura muraria, alternata alla pietra locale, per creare scansioni simmetriche note come ablaq, una tecnica diffusa nell'architettura mamelucca.

La decorazione, integrata nella costruzione per evidenziare gli elementi di maggior rilievo esterni (come minareti, portali o finestre) o applicata all'interno per l'ornamentazione pavimentale o parietale della qibla o del miḥrāb, si avvale di un repertorio figurativo ricco e vario. Tale ornamentazione, frequentemente suddivisa in forme regolari, include i principali motivi tipicamente islamici: intreccio geometrico, muqarnas e calligrafia.

Motivi Decorativi Islamici

  • Intreccio Geometrico: Basato su motivi poligonali a stella e ripetizioni simmetriche, è presente ovunque, inciso nella pietra o in tarsie di marmi policromi. Gli esempi più pregevoli si trovano all'interno delle madrase al-Burtasiyat e al-Qādiriyya.
  • Muqarnas: Scolpiti nella pietra secondo complessi calcoli matematici, si trovano a Tripoli soprattutto come decorazione nelle volte dei portali delle moschee al-Taynāl e al-῾Aṭṭār, nonché nella madrasa al-Nāṣiriyya. Originariamente un elemento architettonico, il muqarnas divenne un elemento decorativo privo di ruolo funzionale.
  • Calligrafia Araba: Caratteristica fondamentale delle arti islamiche, conferisce identità e unificazione. Nella tradizione mamelucca, si ritrova in numerose iscrizioni, sia all'esterno che all'interno dei monumenti di Tripoli. Queste iscrizioni, poste su facciate, pareti, porte, nei miḥrāb e nei minbar, in fasce o in targhe, incise nella pietra e intagliate nel marmo, conferiscono al monumento una precisa identità visiva.

Laboratorio di lingua araba - La calligrafia araba

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