Medjugorje rappresenta un caso limite nel quadro generale del mercato del sacro, in particolare di un turismo religioso quanto mai lontano dal concetto di pellegrinaggio tradizionale. Milioni di visitatori, con un trend in decisa crescita, l’hanno resa una delle primissime destinazioni del turismo religioso mondiale. Da molti anni, le presunte apparizioni mistiche segnalate a Medjugorje, in Bosnia-Erzegovina, dividono la Chiesa e i credenti, tra chi ne è convinto, anche tra alti prelati vaticani, e chi è scettico. Questo luogo è diventato un caso dibattuto e indagato, anche per il gigantesco giro d’affari che si è creato attorno alle presunte apparizioni, comunemente chiamato la “Gospa economy”, dallo sloveno per “Signora”, in riferimento alla Beata Vergine Maria, protagonista delle fantomatiche visioni.

L'Analisi Economica della "Gospa Economy"
La “Gospa economy” è in continua crescita, con un facile riscontro visitando i luoghi interessati dall'incessante flusso turistico o navigando sul web. Gli aspetti economici del turismo locale, relativamente agli anni 1981-2013, sono stati attentamente esaminati in una tesi di dottorato discussa nel 2014 alla Facoltà di Scienze sociali dell’Università “Hercegovina”, con sede proprio a Medjugorje. Lo studioso locale, Dr. Vencel Culjak, non intendeva criticare la mercificazione del sacro, ma contribuire a un'ottimizzazione della gestione del “fenomeno” apparizionario, suggerendo alle autorità come capitalizzare al meglio le attrattive del luogo, definendo un codice di condotta e posizionando più efficacemente questa destinazione nell'offerta turistica bosniaca complessiva.
Secondo le stime di Culjak, negli anni 1981-2013 Medjugorje è stata visitata da oltre 28 milioni di pellegrini e turisti (di cui 21 milioni stranieri), con 65 milioni di pernottamenti e un ricavo complessivo di 2,85 miliardi di dollari. La chiesa locale ha incassato direttamente circa 290 milioni di euro, oltre a varie forme di sovvenzione pubblica. La spesa media giornaliera in loco è stata di 43 euro a persona. Secondo molti osservatori, la situazione economica non è cambiata molto da allora, con molte entrate che continuano a essere in nero. L'indotto del «fenomeno Medjugorje» oggi vale più di 100 milioni di euro l’anno, come confermato dagli studi di David Murgia, autore del libro «Processo a Medjugorje». Una tesi di laurea ha conteggiato 11 miliardi di euro in 32 anni.
L'Economia Sommersa e le Irregolarità
Un aspetto particolarmente sorprendente tra i dati riportati è l’entità dell'economia sommersa: solo il 32% delle entrate totali è fiscalmente documentato. All’epoca della redazione della tesi di Culjak, a fronte di 4600 abitanti effettivi (nel giugno 1981 erano solo 700), Medjugorje contava ben 580 aziende con circa 1500 dipendenti. Di questi, il 59% lavorava illegalmente, e i datori di lavoro non pagavano né contributi né imposte sul reddito. Inoltre, il 57% delle unità abitative e dei negozi era stato costruito senza alcuna licenza. Questo guadagno, definito dalla “zona grigia”, finisce illegalmente nelle tasche di privati, ma anche in quelle di istituzioni ecclesiastiche, banche e partiti politici, arricchendo i proprietari di ristoranti, pensioni, appartamenti, ostelli, negozi, bancarelle di souvenir, agenzie turistiche e mezzi di trasporto. Le autorità si dimostrano spesso piuttosto compiacenti, nell'interesse comune.
La Trasformazione Urbana e l'Arricchimento Locale
È noto come gli abitanti di Medjugorje si siano arricchiti grazie alla “Gospa”: non più contadini o pastori, ma albergatori, ristoratori e commercianti. Se un tempo raccoglievano foglie di tabacco o pascolavano pecore, ora accumulano euro. Le famiglie dei “veggenti” primeggiano tra tutti, avendo beneficiato maggiormente delle proprie imposture e trasformandosi in famiglie di imprenditori con alberghi, ristoranti e bar. A Medjugorje le bancarelle colme di souvenir sono ubiquitarie e le auto di grossa cilindrata hanno soppiantato i mezzi agricoli, a testimonianza di come le apparizioni abbiano modificato profondamente la vita della popolazione locale.
Fin dai primi anni, con la crescita del numero dei visitatori, gli abitanti di Medjugorje si sono dedicati alla vendita di articoli religiosi, generalmente di cattiva qualità e basso costo (rosari, statue, magliette, borse da viaggio e cartoline), incontrando inizialmente una certa ostilità da parte delle autorità religiose. La trasformazione di Medjugorje da villaggio a piccola città è iniziata alla fine degli anni ottanta, quando gli abitanti hanno iniziato a costruire piccole case a un piano in aree non coltivate, preservando il terreno fertile. Successivamente sono apparse residenze a più piani, preferibilmente nella zona più vicina alla chiesa parrocchiale, determinando un certo degrado a causa della congestione degli edifici.
Pochi dati sono sufficienti a dare un’idea della trasformazione edilizia ed economica di questa area urbana. Nel comune di Čitluk (capoluogo della regione cui appartiene Medjugorje), nel 2010 erano censite solo tre strutture ricettive. Nel 2015 il numero era salito a una trentina, includendo case di vacanza per giovani, appartamenti, bungalow, case di campagna, ostelli della gioventù e rifugi di montagna. La speculazione edilizia ha portato i terreni attorno a Medjugorje ad acquisire un grande valore dagli anni Ottanta in poi. Alcune ipotesi hanno legato all'acquisto di un terreno anche la strana sparizione di un prete abruzzese, padre Luciano Cicciarelli, avvenuta a Medjugorje il 2 agosto 2015, mentre doveva incontrare una donna bosniaca per discutere del possibile acquisto di un terreno. Da allora non si hanno più sue notizie.

Infrastrutture e Offerta Turistica
I dati sulla ricettività turistica attuale di Medjugorje sono incerti, anche a causa dell’abusivismo edilizio, dell’attività di operatori turistici non registrati e dell’economia sommersa. Nel 2010, si stimavano circa 15.000 posti letto: oltre il 95% in case private, circa 500 posti letto in quattro hotel di categoria elevata e 2000 posti letto in pensioni. Sempre nel 2010, Medjugorje contava 30 ristoranti, 46 tra bar, pasticcerie e pizzerie, 12 minimarket e 196 negozi con souvenir e varie altre rivendite. A ciò si aggiungevano quattro campi da calcio, basket, pallamano; otto campi da tennis e un moderno centro sportivo ricreativo. Nel 2016 la ricettività complessiva era salita a circa 18.500 posti letto. Oggi, Medjugorje conta oltre 200 strutture alberghiere, che spaziano dai resort di lusso alle pensioni a gestione familiare; più della metà degli edifici offre camere per famiglie.
Le ricerche condotte sul web, ad esempio su Booking.com nel 2016, elencavano 53 pensioni, 54 strutture alberghiere, 11 suite e 2 resort. La maggior parte offriva parcheggio gratuito, connessione Wi-Fi gratuita, un ristorante (la cui concentrazione a Medjugorje è 5 volte più alta che a Sarajevo), un servizio navetta per l’aeroporto e un quotidiano, senza dimenticare i servizi per i disabili. Alcune strutture fornivano anche servizi aggiuntivi come una piscina all’aperto, un centro fitness, un centro benessere o termale. L'offerta turistica di Medjugorje include quasi sempre escursioni in note località turistiche vicine come Mostar, Dubrovnik e Spalato. A potenziamento dell’attività turistica, Medjugorje e il circondario si avvalgono oggi di una stazione radio, uffici turistici e un folto stuolo di collaboratori distribuiti in tutto il mondo.
Resilienza del Fenomeno e la Sua Credibilità
L’offerta turistica è calibrata per ogni diversa durata del pellegrinaggio e non conosce crisi di stagionalità. Le apparizioni, a differenza di qualsiasi altro sito turistico, sono infatti spalmate nel corso dell’intero anno, garantendo lo spettacolo anche in bassa stagione, con soddisfazione dei turisti meno propensi a spendere. Ricorrenti scandali, come le accuse di stupro ed eresia che portarono nel 2009 alla cacciata del francescano Tomislav Vlasic, il “padre spirituale” dei sei veggenti, non hanno minimamente scalfito l’immagine di “rispettabilità” e l’attrattiva del luogo agli occhi dei fedeli. Oltre 40 mila presunte apparizioni con i loro messaggi seriali non hanno scalfito la credibilità a livello popolare.
Infiltrazioni Criminali e Aspetti Controverso
Il cosiddetto turismo religioso genera grandi quantità di denaro, legale anche se non sempre totalmente emerso, che ha attirato la criminalità organizzata. David Murgia sottolinea: «Da un lato incontriamo migliaia di giovani che usano il sacramento della penitenza e della riconciliazione, dall’altra bisogna essere consapevoli che a causa del massiccio afflusso di pellegrini questo posto è penetrato dalle mafie, tra cui quella del napoletano, che conta sui profitti». Queste parole suscitarono polemiche e forti proteste anche da parte di molti fedeli napoletani. Dall’inchiesta emerse che Barone, cugino di un ex camorrista del clan Zagaria, aveva organizzato viaggi religiosi verso Medjugorje dalla Campania e dall’Irlanda. Durante le indagini era emersa l’ipotesi che nell’organizzazione dei viaggi fossero coinvolte persone legate alla camorra e che altre persone, appartenenti ai clan, si fossero interessate all’acquisto di terreni attorno a Medjugorje per edificare alberghi. Barone è stato condannato in primo grado a 12 anni di carcere per maltrattamenti e lesioni subite da una ragazza di 13 anni, mentre è stato assolto dall’accusa di violenza sessuale nei confronti di altre due ragazze. La procura indagò su tutta la filiera del pellegrinaggio, dalle sistemazioni alberghiere (i pellegrini dalla Campania alloggiavano sempre negli stessi tre alberghi) alla gestione delle guide abusive che lavorano nei pressi del santuario. Oggetto di indagine fu anche la grande quantità di merce contraffatta offerta e comprata dai pellegrini che affollano la strada verso la collina delle fantomatiche apparizioni, la quale, secondo la procura campana, giungeva nel porto di Dubrovnik per poi arrivare a Medjugorje grazie a un’alleanza tra clan camorristici e bande criminali slave. Altre inchieste hanno accusato alcuni veggenti di aver lucrato sulle presunte apparizioni.
Murgia commenta: «Quello che mi disgusta è il malaffare che inquina questo fenomeno. Inchieste giudiziarie ancora in corso, purtroppo, indicano Medjugorje come meta anche di traffico di droga e soprattutto come destinazione spirituale di mogli e compagne di camorristi e mafiosi che pensano di lavarsi la coscienza pregando davanti la Gospa». Monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina, aggiunge che molti «purtroppo portano la gente per fare affari, costruiscono alberghi e non va bene». Tuttavia, la fede e la devozione possono superare queste derive.

La Posizione del Vaticano e il Futuro di Medjugorje
Le recenti accuse di monsignor Ratko Peric, vescovo di Mostar, secondo cui le apparizioni di Medjugorje non sarebbero “autentiche”, possono rappresentare un brutto colpo per quanti lucrano sulla “Gospa”. I francescani sono in allarme, così come i tour operator e le agenzie turistiche. Tuttavia, l’industria di Medjugorje, da tempo ben rodata, al momento ha poco da temere: i francescani si occupano della regia, i veggenti si comportano come impiegati zelanti, e la Madonna "postina" timbra il cartellino ad orari precisi. Gli oppositori del Papa ritengono che il Vaticano abbia in progetto di trasformare la parrocchia di Medjugorje in un Santuario direttamente gestito. Il Vaticano non può ignorare un fenomeno che richiama milioni di pellegrini in Bosnia-Erzegovina, sebbene le posizioni ufficiali siano poche.
Nel 2010 la Santa Sede istituì una speciale commissione composta da venti membri, cardinali, vescovi e periti, che per quattro anni studiarono il fenomeno. Le conclusioni furono scritte nel 2014 e inizialmente secretate. Nel 2017 papa Francesco ne parlò rispondendo alle domande di un giornalista, e poi nel 2020 le conclusioni vennero rese note. David Murgia spiega che «non c’è stato da parte del Vaticano un riconoscimento ufficiale, ma nemmeno un disconoscimento. La commissione pontificia ha dato un parere e l’ha consegnato al Papa. Il parere della pontificia commissione è stato che le prime sette apparizioni sono credibili, e cioè veritiere. Su tutte le altre bisogna invece continuare a investigare». Anche la Commissione internazionale di inchiesta presieduta dal cardinale Camillo Ruini, che lavorò dal 2010 al 2014 sotto Benedetto XVI e Francesco, si espresse con una posizione equilibrata, dando parere favorevole al valore della prima fase delle presunte apparizioni della Madonna, ma sollevando dubbi sullo sviluppo successivo.
Papa Francesco ha espresso un certo scetticismo, dichiarando: «Io preferisco la Madonna madre, nostra madre, e non la Madonna capo-ufficio telegrafico che tutti i giorni invia un messaggio a tale ora… questa non è la mamma di Gesù. E queste presunte apparizioni non hanno tanto valore. E questo lo dico come opinione personale». Nonostante le sue cautele e gli avvertimenti contro coloro che dicono di ricevere messaggi a orari precisi «come se la Madonna fosse un capoufficio della posta», il popolo affezionato a Medjugorje guarda con speranza alla nomina di Monsignor Hoser, arcivescovo di Varsavia-Praga, come inviato speciale papale. Il suo compito è capire cosa succede sul territorio, occupandosi dei pellegrini e dei fedeli, senza però entrare nel merito delle apparizioni. Il Vaticano, sembra più interessato che in passato all’indotto apparizionario. Sulle apparizioni di Medjugorje l’ultima parola spetta ora al Papa. David Murgia suggerisce che «è anche possibile che non dica nulla. I due fronti sono contrapposti in maniera così feroce che se il Pontefice dicesse “sì è vero” o “no non è vero” si aprirebbe uno scontro pesantissimo. Così forse il Papa fa bene a sospendere il giudizio». L’intento è quello di proseguire l’opera di indagine dell’arcivescovo polacco e di fare ordine nella complessa situazione della diocesi. Murgia conclude che «è anche probabile che la parrocchia di Medjugorje, perché di questo si tratta, una semplice parrocchia, venga trasformata in santuario pontificio affidato a un vescovo togliendo così dopo oltre 40 anni la gestione ai frati», in un progetto ben preciso della Santa Sede, come succede oggi con Loreto o con Pompei.
Monsignor Domenico Sigalini testimonia: «Io vado ogni anno lì, al festival dei giovani [...] e posso testimoniare che non c'è alcun fanatismo. Penso che sia un fatto importante che il Vaticano si prenda una responsabilità diretta perché i vescovi del luogo vanno di certo aiutati a gestire la mole di fedeli che arrivano da tutto il mondo». Per Sigalini, il «commissario» papale dovrà anche controllare che non si speculi sulla fede, poiché «dove c'è gente che va, ci sono soldi». Bruno Marcello, un fedele, spera che la nomina di Monsignor Hoser sia positiva e si aspetta che Medjugorje possa diventare un luogo di culto. Paolo Brosio, giornalista e devoto, organizza pellegrinaggi e vede nella nomina di Hoser la necessità di una guida spirituale che mancava dal 1981, convinto del progetto vaticano di trasformare la parrocchia in un Santuario controllato direttamente dalla Santa Sede. Cesare Morone, referente in Italia di un'associazione internazionale no profit, interpreta la decisione del Papa non come un'approvazione, ma come cura per il cammino spirituale dei pellegrini.
La Nascita del Fenomeno e i "Veggenti"
La prima apparizione venne segnalata sulla collina di Medjugorje, nel comune di Čitluk, il 24 giugno 1981. Da allora, molti altri credono, o perlomeno sostengono, di aver visto la Madonna; secondo stime non ufficiali, le supposte apparizioni sarebbero state decine di migliaia. Oltre ai sei “veggenti”, un ruolo fondamentale nella narrazione di Medjugorje lo ha Petar Ljubičic, padre francescano responsabile della parrocchia locale. Secondo Mirjana Dragičević Soldo, Ljubičic è il “prescelto” che annuncerà al mondo i dieci segreti che verranno rivelati all’umanità tre giorni prima che accadano: la mistica sostiene che siano scritti su una pergamena in suo possesso, ma che possano essere letti soltanto dai “veggenti”. Dalla prima apparizione, i “veggenti” furono oggetto dell’attenzione della polizia jugoslava e interrogati più volte anche dai servizi segreti. La Diocesi di Zara ha sempre guardato con estremo scetticismo al fenomeno delle presunte apparizioni. Le tensioni tra francescani e diocesi durano da 40 anni; i frati sono appoggiati dalla comunità locale anche perché durante le guerre nella ex Jugoslavia rimasero al fianco della popolazione bosniaca, cosa che invece non fecero molti sacerdoti che cercarono rifugio altrove. Vlasic, il "padre spirituale" dei veggenti, si era trasferito in Italia, a Ghedi, dove aveva fondato un’associazione, Kraljice Mira, trasformata poi in una cascina definita casa-santuario e denominata “Immacolata Regina degli Angeli” o anche “Fortezza dell’Immacolata”.
David Murgia rileva che «fede e business mai vanno d’accordo. Eppure il binomio è sempre più consolidato. I pellegrini non hanno solo bisogno di preghiere e candele, ma anche di hotel, ristoranti, bar». Medjugorje «non fa eccezione. Il business certo qui è presente anche se - come spiegato dalla Commissione Ruini - con moderazione. Certo non mancano hotel lussuosi o locali a cinque stelle, ma il tutto è giustificato dal fatto che il pellegrino è diventato sempre più esigente. Va bene camminare a piedi scalzi sul Podbro (la collina rocciosa delle presunte apparizioni), ma poi ci si vuole rilassare in una spa».

Il Profilo del Pellegrino di Medjugorje
Luca Pesenti, sociologo dell’Università Cattolica di Milano, ha condotto una ricerca, pubblicata nel volume «La mia vita è cambiata a Medjugorje», che esplora chi va a pregare la Gospa. Il campione di 1.049 questionari ha rivelato che il 77,4% proveniva dalla Lombardia e quasi il 13,3% dal Piemonte. Prevalgono le donne (68,8%) e l’età media è alta: meno del 28% è under 50, mentre il 34% ha più di 65 anni, con il 44% in pensione. Due su cinque tra chi lavora sono imprenditori, dirigenti, liberi professionisti o docenti universitari, con proporzione simile per insegnanti, impiegati e artigiani. Le motivazioni del viaggio sono diverse: il 38% per un conforto spirituale, quasi un quarto per chiedere una grazia per sé o per altri, l’11,7% per ringraziare per grazie ricevute e il 17,7% per la volontà di un “contatto” con il sacro. Solo il 5% è rientrato a casa con un giudizio deludente, mentre la maggioranza dichiara un cambiamento di vita in meglio. L’opinione sulle apparizioni si modifica in positivo: la certezza assoluta alla partenza, espressa dal 41%, dopo il viaggio è manifestata dal 59%. L’esperienza spirituale è senza dubbio straordinaria e coinvolgente.
Prima della pandemia, l’afflusso era di circa tre milioni di pellegrini all’anno, soprattutto d’estate, provenienti in particolare da Polonia e Italia, secondo stime di monsignor Henryk Hoser. Paolo Brosio racconta di organizzare pellegrinaggi almeno 20 volte all'anno, portando un migliaio di fedeli, nonostante il numero sia calato rispetto al passato, anche per colpa della crisi economica. Sottolinea che la sua associazione non lucra, ma fa opere di carità, appoggiandosi a tour operator che movimentano migliaia di persone.
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