Bernardo Daddi: La Natività e l'Opera al Metropolitan Museum

La Natività: Dettagli e Caratteristiche dell'Opera

La Natività di Bernardo Daddi, databile tra il 1330 e il 1335, è un'opera realizzata con oro, tempera e vernice su tavola, misurante 13,5 x 15,3 cm. Acquisita nel 1993 (Inv. 0014, N. Catalogo A14), questa tavoletta mostra la fantasia aneddotica di Bernardo Daddi nella ferialità del gesto di Maria. La Vergine, dopo il bagno, ha fasciato il Bambino e lo accomoda con premura nella mangiatoia, un dettaglio iconografico di ascendenza giottesca largamente presente nelle opere dell'artista, non solo in quelle della piena maturità. Il dipinto fu acquistato da Francesco Federico Cerruti sul mercato milanese.

Natività di Bernardo Daddi con Maria che adagia il Bambino nella mangiatoia, asino e bue

La scena della Natività si svolge in un paesaggio roccioso, all’interno di una capanna di cui si intravedono i sostegni di legno e il tetto di paglia. Maria, seduta accanto alla mangiatoia riscaldata dall’asino e dal bue, vi adagia dolcemente il Bambino. Due schiere di angeli, cinque a destra e cinque a sinistra, entrano gioendo per la nascita del Salvatore.

Condizioni e Tecnica Pittorica

La tavoletta, resecata in alto e in basso ma non sui lati, presenta una venatura del legno verticale e doveva appartenere all’anta sinistra di un trittico richiudibile. La superficie dipinta è in discrete condizioni, specie negli incarnati rosei e lattiginosi. Sono ancora apprezzabili le sottili filettature in oro a missione che impreziosivano le vesti e le ali degli angeli, mentre quelle sulla tunica e sul manto di Maria risultano più abrase. La decorazione delle aureole è piuttosto semplificata: negli angeli si nota una semplice fila di bolli sul bordo esterno, che in quella di Maria raddoppia per includere un giro di punzoncini a rosetta. La croce sul nimbo del Bambino è «disegnata» con la sola impressione della punta dello stiletto e impreziosita da un piccolo punzone a doppio cerchio nei bracci. La pregiata tessitura cromatica traspare nei toni pastello delle vesti degli angeli, speculari nella disposizione ma chiasticamente variati negli atteggiamenti. L’azzurro intenso del manto di Maria era ravvivato all’interno da un risvolto translucido ottenuto con verderame, oggi ossidato. Questo dettaglio compare inalterato anche nell’altarolo di Bernardo Daddi oggi al Courtauld Institute di Londra. Le calde velature aranciate sulla tunica si addensano nelle zone in ombra e si schiariscono in quelle in primo piano.

Provenienza e Storia Critica

In passato, il dipinto era appartenuto a Bernard Berenson, che lo aveva donato a Nicky Mariano; da questa era passato alla sorella, la baronessa Alda von Anrep, a Milano, e quindi a suo figlio Cecil, presso cui si trovava ancora nel 1963, ma non più nel 1965. La menzione critica di Berenson è la prima dell’opera, e la sua inclusione nel catalogo di Bernardo Daddi è stata accolta negli studi successivi. La datazione della piccola Natività è da anticipare leggermente rispetto a quella proposta da Carl Strehlke al secondo lustro degli anni trenta del Trecento. Questa anticipazione è suggerita dalle ombre ancora pungenti, memori di un iniziale apprendistato in rapporto con la cosiddetta «fronda giottesca», e da alcuni dettagli in punta di pennello dalla spiccata espressività, come la peluria ritta dell’asino o il fieno nella mangiatoia.

Ipotesi sulla Ricostruzione del Trittico Originale

Carl Strehlke ha recentemente tentato di individuare il complesso di provenienza della tavoletta in un trittichetto di cui resta l’anta opposta, quella destra, oggi nella Collezione Berenson (Villa I Tatti), che dispiega la Crocifissione sul lato interno e San Cristoforo su quello esterno. Questo trittichetto sarebbe da completare in alto con una Vergine annunciata del Musée Bonnat di Bayonne (inv. 971), già associata al pannello Cerruti da Miklós Boskovits. A favore di questa ipotesi giocano l’identica larghezza dei frammenti e la consonanza del momento stilistico, oltre all’uso dello stesso punzone a rosetta nelle aureole delle pie donne alla sinistra della Croce. Tuttavia, la vastità del corpus di Bernardo Daddi e la serialità di questo tipo di manufatti prodotti nella sua bottega impongono prudenza in tali ricostruzioni. Il confronto con altri esemplari, come quelli datati del Museo del Bigallo (1333) e del Courtauld Institute (1338), così come quello del Lindenau-Museum di Altenburg, suggerisce che la capanna della Natività occupasse la zona centrale dell’antina, non quella superiore. Sopra di essa doveva trovare spazio un semplificato Annuncio ai pastori, con un solo personaggio affacciato sopra il tetto rivolto verso l’angelo in alto a destra, mentre in basso il paesaggio roccioso si sarà sviluppato per ospitare la figura di san Giuseppe.

Bernardo Daddi al Metropolitan Museum of Art

Il Metropolitan Museum of Art di New York custodisce un'altra importante opera di Bernardo Daddi: una terminazione della Pala dell’Assunta, raffigurante la Madonna Assunta che cede la Cintola a San Tommaso. Quest'opera, commissionata nel 1337-1338 e destinata alla Cappella dedicata alla Vergine a Prato, faceva parte di una monumentale macchina dipinta dal Daddi che nel tempo è stata smembrata e dispersa. La sua complicata diaspora ha fatto sì che si perdesse la coscienza stessa della sua capitale importanza.

Bernardo Daddi, Madonna Assunta che cede la Cintola a San Tommaso

L’allestimento presso il Museo di Palazzo Pretorio di Prato ha consentito di ammirare nel suo complesso questo lavoro, riunendo i suoi componenti originali. Questi comprendevano una doppia predella con la storia del viaggio della cintola e del suo approdo a Prato (custodita nel Museo di Palazzo Pretorio) e la parallela migrazione del corpo di Santo Stefano da Gerusalemme a Roma (custodita nei Musei Vaticani), oltre alla già menzionata terminazione con la Madonna assunta che cede la Cintola a San Tommaso, conservata al Metropolitan Museum di New York. Intorno a questa ricostruzione è stata illustrata la varia fortuna in Toscana dell’iconografia che univa la morte della Vergine e la sua assunzione in cielo.

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