Credere nel mondo attuale: il pensiero di Benedetto XVI

Il volume "Fede e scienza. Un dialogo necessario", edito da Lindau e curato da Umberto Casale, si propone come un contributo fondamentale al dialogo tra scienza e fede. Questo testo non è solo un’esplorazione della necessità di tale dialogo, ma anche una sintesi dei temi chiave della teologia di Joseph Ratzinger - Benedetto XVI su questa questione, offrendo uno strumento di studio e documentazione per chi desidera approfondire i rapporti tra pensiero scientifico e teologia.

Il volume è strutturato in tre parti. Dopo un'ampia introduzione del curatore (pagine 7-95), segue una selezione di articoli e parti di opere dell'allora cardinale Joseph Ratzinger, scritti prevalentemente durante il periodo della docenza bavarese. La terza e ultima parte include interventi del Pontefice, Benedetto XVI, in occasioni e sedi prestigiose come la Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze e del Pontificio Consiglio della Cultura. Sebbene il materiale sia già stato pubblicato, l'accurata selezione dei brani e le chiavi di lettura fornite nell'Introduzione rendono il libro di grande interesse e facile consultazione.

Copertina del libro

Fede, ragione e scienza: un'intersezione necessaria

L'introduzione del volume esamina la riflessione secondo cui la razionalità scientifica rivela un fondamento metafisico, evidenziando come fondatori della scienza moderna, quali Copernico, Galileo e Newton, si proclamassero platonici. Questo implica che essi legavano il metodo scientifico a una visione filosofica in cui l'intrinseca razionalità del cosmo precedeva e "giustificava" l'attività sperimentale.

Evitare lo scientismo e riconoscere la Ragione creatrice

L'impresa scientifica, proprio grazie al suo radicarsi in un più ampio orizzonte di razionalità filosofica, non dovrebbe degenerare in forme distorte di scientismo. Lo scientismo limita la ragione al solo dominio del dato sperimentale, dimenticando che la conoscibilità della natura deriva da quella Ragione originaria che ispira l'attività filosofica ed è oggetto del pensiero teologico. Benedetto XVI, in un discorso del 6 aprile 2006, sottolineava: «In definitiva Dio o c’è o non c’è. O si riconosce la priorità della Ragione creatrice che sta all’inizio di tutto ed è il principio di tutto… o si sostiene la priorità dell’irrazionale, per cui tutto quanto funziona sulla nostra terra sarebbe occasionale, marginale. Non si può ultimamente “provare” o l’uno o l’altro progetto, ma la grande opzione del cristianesimo è l’opzione per la razionalità e per la priorità della ragione, un’ottima opzione che ci dimostra come dietro a tutto ci sia una grande Intelligenza, alla quale possiamo affidarci» (p. 83).

La conciliazione tra Rivelazione cristiana e teoria dell'evoluzione

In quest'ottica si inserisce il tentativo di conciliazione tra Rivelazione cristiana e teoria dell’evoluzione, una riflessione che Joseph Ratzinger ha sviluppato fin dall'inizio della sua teologia. Partendo dal presupposto schematico che «fede ed evoluzione non sono due ottiche inconciliabili: la creazione parla del perché esiste qualcosa e non il nulla (piano ontologico), l’evoluzione invece affronta il perché ci sono queste specie e non altro (piano fenomenologico)» (p. 76), il Pontefice individua il punto di contatto nella capacità del cristianesimo di utilizzare, nel corso della storia, differenti visioni del mondo in base ai progressi della ricerca scientifica. È cruciale ricordare, tuttavia, che la Rivelazione presenta una concezione dell’uomo come interlocutore privilegiato con il Creatore, e questo elemento fondamentale deve essere considerato dalla teologia moderna per comporre il contesto scientifico con il depositum fidei.

All'interno di un contesto in cui ciò che è "scientifico" deve essere anche "razionale", fondato su una visione del mondo che non escluda a priori la presenza di una Ragione creatrice, l'approccio tipico dell'ateismo scientista, che vede nel puro caso l'origine del cosmo e dell'uomo, non è scientifico. La teologia, invece, confortata dalla Rivelazione, sostiene che l'evoluzione della vita è la manifestazione della Parola creatrice, che è anche una parola di Amore. Emerge qui l'orientamento cristologico del pensiero di Ratzinger, secondo cui ogni contenuto della fede e ogni teoria scientifica vanno letti attraverso il significato, ontologico ed escatologico, dell'Incarnazione e della Risurrezione.

La teologia come sapere della fede

L'intento di Benedetto XVI è di «proporre una teologia quale sapere della fede, che, da un lato, raccoglie la ricchezza della grande Tradizione ecclesiale…; dall’altro, cerca di essere eloquente rispetto alle domande e alle inquietudini degli uomini contemporanei». L'asse portante di questa sintesi è la figura di Gesù di Nazareth, nella sua relazione col Padre e con l'umanità in ascolto. «Il nesso tra Cristo e lo Spirito mostra come lo stesso Spirito Santo, quale interprete di Gesù Rivelatore del Padre, con la sua parola si rivolga a ogni tempo e questa parola abbia sempre qualcosa di nuovo da dire». La fede cristiana è vista anche nel suo aspetto esistenziale e umano, senza perdere di vista il significato teologale dell'atto del credere. In sintesi, la teologia di Benedetto XVI «è, in sintesi, il tentativo - per molti versi riuscito - di mettere a tema la razionalità e l’umanità intrinseca della fede cristiana e di mostrare che nell’autocomunicazione della verità di Dio l’uomo accede alla sua propria verità» (p. 94-95).

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Il credere nel mondo contemporaneo: dubbio, certezza e dialogo

La domanda centrale che attraversa la teologia di Ratzinger è: che senso ha credere in Dio nel mondo contemporaneo, immerso nel paradigma scientifico? Su questo sfondo nasce l'immagine provocatoria del teologo come clown, tratta da "La città secolare" di Harvey Cox. Come il clown del racconto, che grida aiuto per un incendio ma non viene preso sul serio a causa del suo aspetto farsesco, così il teologo, "paludato com’è nei suoi abiti da pagliaccio tramandatigli dal Medioevo o da chissà quale passato, non viene mai preso sul serio".

Il dubbio come aspetto centrale del credere

Andando oltre l'accostamento tra clown e teologo, l'esempio evidenzia il tema del dubbio come aspetto centrale del credere oggi. Il dubbio che tormenta il credente è lo stesso che assale il non credente. Ratzinger affermava in "Introduzione al cristianesimo" (1968): «tanto il credente quanto l’incredulo, ognuno a suo modo, condividono dubbio e fede, sempre che non cerchino di sfuggire a se stessi e alla verità della loro esistenza. Nessuno può sfuggire completamente al dubbio, ma nemmeno alla fede; per l’uno la fede si rende presente contro il dubbio, per l’altro attraverso il dubbio e sotto forma di dubbio» (p. 109). La fede non è mai stata una semplice inclinazione "naturale", ma sempre un'opzione che ha richiesto una "conversione".

Un altro aspetto fondamentale è il "comprendere", che il Papa riconduce al termine ebraico 'mn (da cui 'amen'), significante "stare saldi". Solo da una retta comprensione della Rivelazione nasce una fede salda, che non entra in conflitto con la ragione, ma anzi la porta a compimento. Il "credo" nella professione di fede si riferisce a una persona: "Credo in Te". Questa adesione, questo atto di fiducia, caratterizza la fede più come un'esperienza che come un "sapere", con un grado di certezza paragonabile a quello dei dati empirici.

La crisi della ragione e la patologia della religione e della scienza

Ratzinger osserva che l'età moderna ha tentato di "scientificizzare" la filosofia, ma ha poi rivelato l'incapacità dell'approccio filosofico di competere con quello scientifico in termini di esattezza. Ciò ha portato nel Novecento a un ripiegamento della filosofia su se stessa, con una rinuncia alla conoscenza della realtà in favore del solo fenomeno o della sola coscienza. Secondo il Papa, ciò è avvenuto per una riduzione dell'attività della ragione e dello spirito alla sola conoscenza scientifica, espellendo dal dominio del razionale ogni indagine non immediatamente controllabile dal metodo scientifico.

Il metodo scientifico, da prodotto della ragione, è diventato il metro per misurare la razionalità di ogni forma di pensiero, inclusa la teologia. «Il Lògos, la Sapienza, di cui da un lato parlavano i Greci, dall’altro Israele, è stato riassorbito nel mondo materiale e, al di fuori di esso, non è più accessibile. All’interno dello specifico cammino delle scienze naturali, questa limitazione è stata necessaria; se però questa viene dichiarata la forma invalicabile del pensare umano, il fondamento della stessa scienza diventa contraddittorio. Infatti essa, nel medesimo tempo, afferma e nega lo spirito… la disintegrazione dell’uomo, che in tal modo si attua, provoca tanto la patologia della religione quanto quella della scienza» (p. 164).

Metafora della nave che affonda

Fede, evoluzione e creazione dell'uomo

Questo emerge chiaramente dal dibattito sulla teoria dell'evoluzione. L'opzione di fede può abbracciare o meno il cammino dell'essere sulla terra. In caso negativo, tale cammino avrà una valenza esclusivamente naturale, come puro prodotto dell'evoluzione della materia. Ratzinger nota in "Dogma e predicazione" (2005): «la questione se un tale essere, inteso come strada, se l’evoluzione in complesso, abbia un significato, rimane… aperta e non può essere risolta neppure all’interno della teoria evoluzionista; per essa questo è un problema estraneo, mentre per l’uomo vivente è il problema fondamentale dell’universo» (p. 178). Per dare un orizzonte alla domanda sul "perché", bisognerebbe inserire la teoria evolutiva nel quadro complessivo del rapporto tra natura, tempo e creazione. L'evoluzione diverrebbe così il nostro punto di vista sull'atto creativo della mente divina, nei cui piani l'uomo occupa uno spazio significativo, inclusa la libertà della creatura di credere, di affidarsi al movimento dell'essere diveniente. «Avendo così chiaramente definito la posizione che lo spirito e il pensiero occupano nel mondo, si delinea con chiarezza la soluzione del problema della creazione dell’uomo. Il concepire il mondo come l’attuazione di un pensiero creatore lo mette in relazione con l’attività creatrice dello Spirito… lo spirito non è un prodotto casuale di sviluppi materiali, ma piuttosto… la materia è un momento della storia dello spirito» (p. 180).

Il ministero petrino e la fede nel terzo millennio

In un'intervista, Benedetto XVI ha sottolineato il desiderio di rivedere i luoghi e le persone che lo hanno formato, ma anche di "esprimere un messaggio che vada al di là della mia terra". Il tema fondamentale è la riscoperta di Dio con un volto umano, ovvero Gesù Cristo, come via per la riconciliazione e la pacifica convivenza.

La sfida del laicismo e il "ritorno del sacro"

Il Papa ha rilevato che l'Occidente vive un'ondata di "nuovo drastico illuminismo o laicismo", rendendo più difficile credere perché il mondo "è fatto completamente da noi stessi" e Dio non sembra più comparire direttamente. Questo non è un fenomeno specifico della Germania, ma dell'intero mondo occidentale. D'altra parte, l'Occidente è influenzato da altre culture dove l'elemento religioso è forte e che "sono inorridite per la freddezza che riscontrano in Occidente nei confronti di Dio". Inoltre, dal profondo dell'uomo in Occidente emerge sempre la domanda di qualcosa "di più grande", visibile nella gioventù. La Chiesa è presente e la fede si offre come risposta.

Giovani radunati con Benedetto XVI

L'importanza delle decisioni definitive e la pace

Benedetto XVI ha incoraggiato i giovani a "cercare le occasioni per fare il bene" e ad avere il "coraggio di decisioni definitive", sia nel matrimonio che nel sacerdozio. Ha riconosciuto la paura dei giovani di fronte all'impegno per la vita intera in un mondo in continuo movimento. Riguardo alla politica estera, in particolare la pace in Medio Oriente, il Papa ha affermato che la Santa Sede non cerca "alcun potere politico", ma vuole mobilitare le forze morali dei cristiani e di tutti coloro che sono legati ad essa per riconoscere che "la guerra è la peggiore soluzione per tutti".

Il ministero di Pietro oggi e l'ecumenismo

Il ministero di Pietro oggi implica un equilibrio tra molteplicità e unità, in un mondo con una "nuova polifonia delle culture" dove le comunità cristiane dei diversi continenti acquisiscono "il loro proprio peso, il loro proprio colore". Il Papa ha valorizzato le "visite ad limina" dei Vescovi e strumenti come il Sinodo e il Concistoro per favorire un franco scambio tra Centro e Periferia. Ha ribadito che il Papa non è un monarca assoluto, ma deve "personificare la totalità" nell'ascolto di Cristo, garantendo l'unità e l'indipendenza dalle forze politiche, accogliendo e promuovendo la molteplicità.

Sui rapporti ecumenici in Germania, il Papa ha riconosciuto la varietà della Chiesa evangelica e la necessità di "entrare in dialogo e stabilire una collaborazione" nel rispetto delle diverse voci. Il primo obiettivo è "rendere chiari i grandi orientamenti etici" per garantire la coesione etica della società. Poi, "testimoniare Dio in un mondo che ha difficoltà a trovarLo", rendendo visibile il Dio con il volto umano di Gesù Cristo e offrendo accesso alle fonti senza le quali la morale si isterilisce. Si tratta anche di donare la gioia, perché "non siamo isolati in questo mondo".

La famiglia e l'educazione morale

All'Incontro mondiale delle famiglie a Valencia, Benedetto XVI ha evitato di iniziare il discorso con i "No" (matrimoni omosessuali, aborto, contraccezione), preferendo "mettere in rilievo ciò che vogliamo". Ha affermato che il cristianesimo "non è un cumulo di proibizioni, ma una opzione positiva". L'uomo e la donna sono fatti l'uno per l'altra, e l'amore si esprime nelle sue dimensioni di sessualità, eros e agape, che formano il matrimonio e la famiglia, garantendo la continuità tra le generazioni. L'aborto è una questione del quinto comandamento: "Non uccidere!", ribadendo che "la persona umana inizia nel seno materno e rimane persona umana fino al suo ultimo respiro".

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L'educazione come risposta ai problemi globali

Riguardo ai problemi globali come l'Aids e la sovrappopolazione, il Papa ha evidenziato che la questione fondamentale è l'educazione e la formazione. Il progresso è vero solo se serve alla persona umana e se cresce non solo il potere tecnico, ma anche la capacità morale. Il vero problema della nostra situazione storica è lo squilibrio tra la rapida crescita del potere tecnico e quella della capacità morale. Perciò, la formazione della persona umana è la chiave di tutto, con due dimensioni: l'acquisizione di sapere e know-how, e la "formazione del cuore" per usare correttamente la tecnica. Il Papa ha citato la vasta rete di scuole e centri di assistenza della Chiesa in Africa e Asia, che non solo comunicano know-how, ma formano persone che vogliono riconciliarsi e costruire, non distruggere. Ha corretto l'immagine secondo cui la Chiesa semina solo "rigidi No", mostrando il suo impegno concreto per il bene delle persone.

La "crisi di Dio" e la "crisi dell'uomo"

Il Cardinale Joseph Ratzinger, nell’omelia della Messa pro eligendo Romano Pontefice, ha denunciato la "dittatura del relativismo" che caratterizza la cultura post-moderna, dove "avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo". Questa crisi del relativismo è una grande sfida alla fede in Dio. Seguendo San Gregorio Magno, il Papa ha spiegato che il rifiuto di Dio deriva dall'incapacità dell'uomo di fare "esperienza di Dio" o di "prendere gusto" di Lui, perché la sua "capacità di percezione nei confronti di Dio s’indebolisce" quando è interamente occupato dal suo mondo materiale. Questo grave rischio, diffuso anche tra i battezzati, invita a una riflessione profonda sul rapporto con Dio, poiché "la fede non può essere data per scontata".

La "crisi di Dio" genera una profonda "crisi dell'uomo", perché il rapporto con Dio è determinante per il rapporto dell'uomo con se stesso e con il mondo. Escludendo Dio, l'uomo rimane un enigma indecifrabile. «Solo chi conosce Dio, conosce l’uomo», ha affermato Romano Guardini, citato dal Papa. Senza Dio, l'uomo non sa dove andare, non comprende chi sia e non è in grado di gestire il proprio progresso, che senza un vero umanesimo diventa disumano. Esiste un legame fortissimo tra la speranza e Dio: «Chi non conosce Dio, pur potendo avere molteplici speranze, in fondo è senza speranza, senza la grande speranza che sorregge tutta la vita (cfr Ef 2,12)».

La priorità di Dio e la lotta al laicismo

Nel Magistero di Benedetto XVI, la priorità e centralità di Dio, del Dio che si è rivelato nel volto di Gesù Cristo, è un tema ricorrente. «Tutto cambia, se Dio c’è o se Dio non c’è». La scelta di Dio non è una fuga dalla realtà, ma il contrario: «Solo chi conosce Dio, conosce la realtà e può rispondere ad essa in modo adeguato e realmente umano». Il Papa ha denunciato tutte le forme di laicismo che vogliono escludere Dio dalla vita pubblica, in particolare una certa falsa tolleranza che, paradossalmente, esclude Dio in nome della tolleranza stessa. Ha messo in guardia contro una "intolleranza di tipo nuovo" che impone parametri di pensiero in nome della "tolleranza negativa", come l'esclusione dei crocifissi dagli edifici pubblici.

Il significato del credere

Credere in Dio significa credere in Lui come "principio e fine della vita umana", in un Dio che entra in relazione con noi, che è la nostra origine e il nostro futuro. La fede è anche speranza, la certezza di avere un futuro e di non cadere nel vuoto, ed è amore, perché l'amore di Dio vuole "contagiarci". Il Credo "non è un insieme di sentenze, non è una teoria", ma è "ancorato all’evento del Battesimo - ad un evento d’incontro tra Dio e l’uomo". In questa visione, la persona di Gesù Cristo occupa un posto centrale, perché "solo in Cristo e tramite Cristo il tema di Dio diventa realmente concreto: Cristo è Emanuele, il Dio-con-noi, la concretizzazione dell’'Io sono'..."

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