La Solennità del Corpus Domini a Gorizia

Nella serata di giovedì 15 giugno, l'Arcivescovo Carlo ha presieduto la celebrazione eucaristica in occasione del Corpus Domini in Cattedrale, a cui è seguita una solenne processione per le vie di Gorizia. Il percorso ha condotto i fedeli fino a raggiungere la chiesa di S. Ignazio, toccando punti significativi della comunità cittadina e religiosa.

Processione del Corpus Domini per le vie di Gorizia con l'ostensorio

Il Significato Profondo del Corpus Domini: Presenza Quotidiana e Testimonianza

La celebrazione del Corpus Domini, con la sua caratteristica processione, solleva interrogativi sul suo significato più profondo. Possiamo domandarci: perché solo una volta all’anno compiamo la processione del Corpus Domini? Non potrebbe essere una buona idea passare per le vie della città con l’ostensorio magari tutte le domeniche? È solo una questione organizzativa o si tratta di un po’ di pigrizia da parte nostra? È giusto farsi queste domande e cercarne una risposta.

La Processione: Un Promemoria Annuale

La risposta è che in realtà il Signore passa durante tutto l’anno per le strade della nostra città, e lo fa attraverso il suo Corpo che è la Chiesa. Se celebriamo solo una volta all’anno il Corpus Domini, in particolare con la forma della processione, è per ricordarci che tutto l’anno c’è una presenza del Signore in mezzo alle nostre case. Noi veniamo in Chiesa la domenica - ce lo siamo detti più volte durante quest’anno -, noi partecipiamo all'Eucaristia, ci nutriamo di Lui, per essere il suo Corpo, per essere la sua presenza nella vita quotidiana, nei giorni feriali.

La Vita Cristiana Quotidiana: Nutrirsi del Signore

Come è possibile vivere questa presenza? Lo è se appunto ci nutriamo del Signore. Perché chi si nutre di Lui vive per Lui - come ci ha detto Gesù nel Vangelo -: «colui che mangia me vivrà per me». Vive quindi una vita cristiana sostenuta dalla grazia del Signore. Non dobbiamo infatti dimenticare che prima ancora di testimoniare agli altri la nostra fede, noi abbiamo bisogno di vivere da cristiani, di essere continuamente evangelizzati, nutriti - come dice la prima lettura - da tutto ciò che «esce dalla bocca del Signore», nutriti quindi dalla sua Parola, nutriti dal sacramento dell’Eucaristia, nutriti dal sostegno che ci viene dalla Chiesa stessa.

Interrogarsi sulla Propria Fede e Testimonianza

A questo punto dobbiamo domandarci se davvero ci nutriamo così del Signore e se poi concretamente viviamo il rapporto con Lui nella dimensione feriale. Ci sono alcune domande che è utile rivolgere a noi stessi, domande molto semplici.

  • Anzitutto, che riguardano il nostro nutrirci del Signore: chiediamoci se la relazione con la Parola di Dio, con il Vangelo è per noi qualcosa di quotidiano.
  • Chiediamoci se il riferimento all’Eucaristia domenicale è solo qualcosa che si aggiunge alla nostra vita o è fondamentale.

Dobbiamo poi verificarci sul versante della nostra vita quotidiana, della nostra testimonianza. Anche qui possiamo farci delle semplici domande. Per esempio: i nostri colleghi di lavoro, i compagni di studio, i nostri amici, le persone con cui siamo in relazione sanno che siamo cristiani, che andiamo a Messa alla domenica? Ancora possiamo domandarci: la nostra vita - pur con i nostri limiti e i nostri peccati - testimonia come “stile” il nostro essere cristiani? Perché l’essere cristiani non è fatto di qualche momento, di qualche celebrazione, ma è uno stile di vita.

La Comunità Cristiana come Corpo di Cristo Visibile

Occorre poi allargare il nostro interrogarci alla comunità cristiana. La questione non è solo se come singoli, ma se come comunità cristiana siamo una presenza significativa che testimonia il Signore, se siamo davvero il Corpo visibile di Cristo in questa nostra città. Qui a Gorizia la comunità cristiana è evangelica? O si adegua facilmente alle mode, al “pensano tutti così”, al “fanno tutti così…”? O invece sa comunque elaborare al proprio interno e proporre all’esterno un discernimento, un giudizio sulla realtà che viviamo, una proposta di un itinerario possibile per il bene di tutti? L'auspicio è che la festa del Corpus Domini e la processione non siano qualcosa di occasionale che capita una volta l’anno, ma che ci aiutino a essere come singoli cristiani e come comunità la presenza del Corpo di Cristo nella nostra città.

Riflessioni Teologiche sull'Eucaristia e il Regno di Dio

La celebrazione cristiana del Corpus Domini, che cade 60 giorni dopo la Pasqua, ha portato oltre un centinaio di fedeli in Cattedrale a Gorizia per la santa messa serale, conclusasi con la processione fino alla chiesa di San Francesco. Questo cammino ha toccato alcuni punti simbolo della comunità religiosa in città, a partire dal centro parrocchiale del Pastor Angelicus, ma anche le istituzioni cittadine e sociali quali il municipio e il carcere.

L'Eucaristia: Anteprima del Compimento

Prima del cammino, che ha attraversato il borgo di San Rocco, l'Arcivescovo Monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli ha ricordato l'importanza del momento. Ricordando le parole di San Paolo, ha evidenziato che «l'Eucaristia è una realtà transitoria. Ha senso solo finché arriverà il Signore, fino al momento in cui si compirà il regno di Dio». Nella visione evangelica, «il regno, che si compie con la venuta ultima del Signore, è proprio questo: la realizzazione completa della comunione d'amore con Dio e tra di noi».

TSD Focus - Solennità del Corpus Domini

L'Arcivescovo ha continuato: «La celebrazione della messa è come un'anteprima di quello che avverrà a suo tempo. C'è una presenza vera del Signore - nella parola, nel pane e nel vino che diventano il suo corpo e il suo sangue - ma insieme c'è una sua assenza». Un'assenza da vivere non nel vuoto di un'attesa, tutti protesi verso il futuro, ma da riempire con una memoria. Per Redaelli, però, non è solo ricordo ma «una celebrazione che ci fa entrare in comunione con il sacrificio del Signore, con la sua morte in croce che è stata la massima manifestazione del suo amore».

Amare come Cristo: La Forza della Comunione

«Ecco come l'attesa del compimento finale viene riempita: vivendo lo stesso amore del Signore, entrare nella sua stessa logica, che è quella di dare la vita. I cristiani celebrano l'Eucaristia non per compiere un gesto religioso, analogo a ciò che avviene in altre religioni, ma per attendere il compimento della storia della salvezza, vivendo già oggi la comunione con il Signore e per amare come Lui ha amato. Anzi trovando proprio nella comunione con Lui la forza per vivere questo amore».

La scelta stessa di arrivare alla chiesa dei cappuccini non è stata casuale. Il punto di arrivo del breve tragitto è infatti il luogo «dove tradizionalmente si dà aiuto ai poveri, proprio per sottolineare tutto questo. Portiamo allora una volta l'anno il Signore sotto i segni sacramentali per le vie della nostra città, ma solo per ricordarci di portarlo sempre con l'amore e l'impegno a favore degli altri nelle nostre strade, nelle nostre case, negli uffici, nelle fabbriche, nelle scuole, nell'ospedale, nelle carceri, nelle case di riposo… dovunque si svolge la nostra vita».

Il Simbolismo del Sangue: Dalla Bibbia all'Eucaristia

L'omelia del vescovo Carlo durante la celebrazione del Corpus Domini nella chiesa del Sacro Cuore a Gorizia ha offerto una pista precisa per comprendere la festa del Corpus Domini. Diversamente che per la cultura del tempo della Bibbia, nella nostra cultura il sangue non ha una grande importanza. Certo, c’è chi sviene di fronte a una goccia di sangue o se deve fare un prelievo. Ci sono persone invece indifferenti o a cui piacciono i film con molto sangue e con effetti speciali. Purtroppo il sangue che vediamo con abbondanza scorrere in televisione non sempre è un effetto speciale, ma è molto vero e corrisponde a incidenti, catastrofi, violenze e guerre. Un modo positivo di vedere il sangue è quello proposto dalle associazioni che invitano alla donazione per le persone che hanno bisogno di trasfusioni di sangue per vivere.

Il Sangue nella Cultura Antica e Biblica

Quest’ultima modalità ci avvicina al modo di sentire proprio dell’antichità, testimoniato dalla Bibbia: il sangue come ciò che è necessario per vivere, il sangue come sede della vita. Da qui tutta una serie di conseguenze e di precetti, che solo appunto il legame tra sangue, vita e Dio possono spiegare.

Anzitutto, il divieto dell’omicidio visto come versare il sangue di una persona: solo Dio può togliere la vita e solo Lui, per altro, può vendicare il sangue innocente che grida vendetta contro l’uccisore (cf Gn 4, 10). Nella legge biblica esisteva poi quello strano divieto di nutrirsi di sangue degli animali o di mangiare carne non ben dissanguata (niente bistecche al sangue…): il sangue, infatti, appartiene a Dio e l’uomo non può servirsene.

Illustrazione biblica dell'Alleanza mosaica con il sangue sparso

L'Alleanza e il Sacrificio: Il Sangue come Segno

Il collegamento tra il sangue, la vita e Dio spiega l’importanza di questo elemento nel culto. Un primo esempio, ricordatoci dalla prima lettura, è l’alleanza. Per dire che Dio e il popolo sono alleati, uniti dalla stessa vita, Mosè compie infatti un rito speciale: il sangue delle vittime per metà è sparso sull’altare, simbolo di Dio, e con l’altra metà viene asperso il popolo. Una seconda modalità di utilizzo del sangue nel culto avveniva nei sacrifici: il sangue era versato sull’altare, dedicato a Dio.

Il Sangue di Cristo: Nuova Alleanza e Partecipazione alla Vita Divina

Che cosa avevano capito o per lo meno intuito Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni, Filippo e tutti gli altri? Non c’è più la proibizione di nutrirsi del sangue perché è di Dio, perché Gesù ci ha invitati a bere il suo sangue, di Lui Figlio di Dio. La nostra unione con Dio pertanto non è più solo esterna, come al Sinai quando il sangue era stato solo sparso sul popolo, ma interiore: abbiamo la stessa vita di Dio. Noi, però, abbiamo la possibilità di riflettere su questo per vivere in maniera più consapevole l’Eucaristia. La solennità di oggi, del Corpo e Sangue del Signore, ha proprio questo scopo.

Una Preghiera per Vivere il Dono del Sangue di Cristo

Vorrei che pensassimo a quello che vi ho detto, circa il Sangue di Cristo, in particolare durante la processione. Saremmo inoltre più richiamati al tema del Sangue di Gesù sparso per noi, se la processione fosse con il calice del vino, ma per evidenti motivi pratici non è possibile farlo. Guardando però all’Ostia consacrata vi invito a pensare stasera, durante la processione, al Sangue di Gesù, formulando nel vostro cuore una preghiera di questo tipo:

«Ti ringraziamo, Signore, perché con il tuo sangue sparso sulla croce e donato a noi come bevanda nell’Eucaristia, ci hai resi partecipi della vita stessa di Dio: siamo tuoi consanguinei, tuoi fratelli e sorelle. Il tuo sangue sparso, segno concreto del tuo amore che dona la vita, cancella i nostri peccati, i nostri egoismi, redime il sangue che noi - umanità di ogni terra e di ogni epoca - abbiamo sparso privando della vita e della dignità tantissimi nostri fratelli e nostre sorelle. Il tuo sangue ci rende amici di Dio e ci fa essere il tuo popolo: fa’ che ce lo ricordiamo sempre, ogni giorno, in ogni momento della nostra vita. Amen».

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