La Messa cattolica, pur presentandosi come un'unica azione di culto, è articolata in diverse parti, ciascuna con un profondo significato spirituale. Il suo culmine e cuore pulsante è la consacrazione eucaristica, il momento in cui il pane e il vino diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. Questa celebrazione non è uno spettacolo teatrale, ma un invito a partecipare attivamente al banchetto divino, un mistero che nessuna mente umana potrà spiegare e comprendere a pieno.
Secondo il Concilio di Trento, la Messa è la ripresentazione del sacrificio stesso della Croce, rinnovato misticamente sotto le apparenze del pane e del vino che diventano Corpo e Sangue di Gesù Cristo, tramite il ministero del Sacerdote. Tale Sacrificio della nuova ed eterna alleanza venne istituito e celebrato per anticipazione nel corso dell’Ultima Cena e realizzato in modo cruento sul Calvario. Messa e Calvario sono dunque il medesimo sacrificio, perché lo stesso Sacerdote offre la stessa Vittima nei due casi. Se sul Calvario Nostro Signore acquistò i meriti e le grazie per la salvezza del genere umano, è nella Messa che li distribuisce e li applica; e se sulla Croce offrì se stesso senza strumenti, nella Messa utilizza il Sacerdote umano Suo ministro.
I quattro fini del Sacrificio della Croce, e quindi di quello della Messa, sono: la latria o adorazione (sottomissione a Dio), il ringraziamento per i benefici ricevuti, la propiziazione (supplica per il perdono dei peccati), e l'impetrazione (richiesta di grazie e aiuti).

I Riti di Introduzione: Accoglienza e Preparazione
I riti di introduzione hanno la funzione di accogliere i fedeli e prepararli spiritualmente a una fruttuosa partecipazione. L'altare, luogo in cui si compie il grande sacrificio della vita di Cristo, è simbolo del Cristo glorioso ed è sempre affiancato da una croce, simbolo della sofferenza e della morte di Gesù. Il sacerdote, giunto in presbiterio, saluta l'altare baciandolo. Nelle celebrazioni solenni, l'onore all'altare viene reso anche con l'incensazione, usanza antica e segno di onore e venerazione.
Il Segno della Croce e il Saluto
Terminato il canto d'ingresso, il sacerdote e tutta l'assemblea si segnano col segno della croce. Questo segno, pieno di significati, è l’invocazione a Dio e ci fa capire che tutta la Messa inizia ed è celebrata nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Poi il sacerdote annunzia all'assemblea riunita la presenza del Signore con il saluto, al quale i fedeli rispondono: “E con il tuo spirito”.
L'Atto Penitenziale e il Kyrie
Salutato il popolo, il sacerdote invita all'atto penitenziale, una richiesta di perdono dei nostri peccati al Signore, compiuta da tutta la comunità mediante la confessione generale, per celebrare la Messa con il cuore libero dai peccati. L'atto si conclude con l’assoluzione del sacerdote. Segue il Kyrie eleison (Signore abbi pietà), antica supplica in greco rivolta a Cristo, che il sacerdote legge e il coro canta. San Gregorio Magno fissò a nove il numero delle invocazioni: tre Kyrie, tre Christe e tre Kyrie.
Il Gloria e la Colletta
Il Gloria è un inno antichissimo e venerabile con il quale la Chiesa glorifica e supplica Dio Padre e l'Agnello. Viene cantato o recitato dall'intera assemblea. A questo punto il sacerdote bacia l'altare per salutare Cristo prima di salutare i fedeli e comunicare loro la grazia. Poi il sacerdote invita tutti alla preghiera dicendo: “Oremus” (“Preghiamo”). Segue la Colletta, così chiamata perché raccoglie le suppliche di tutti i presenti in una sola preghiera, che il sacerdote rivolge a Dio a nome di tutti i fedeli.
La Liturgia della Parola: La Voce di Dio
Con la Liturgia della Parola, Dio parla al suo popolo per mezzo di Cristo, Parola vivente. Essa è costituita da brani tratti dalla Sacra Scrittura, dall'omelia del celebrante e dalla preghiera dei fedeli. Nella messa viene imbandita la mensa della parola di Dio e i fedeli ne ricevono istruzione.
Le Letture e il Vangelo
La prima lettura inizia la liturgia della parola ed è proclamata dall'ambone, il trono della parola di Dio. Alla prima lettura segue il salmo responsoriale, che può essere anche cantato, spesso tratto dai testi salmodici del popolo di Israele. Dopo la seconda lettura, si proclama il Vangelo. L'importanza della lettura del Vangelo è data da diversi segni: prima del Vangelo il sacerdote saluta l'assemblea dicendo “Il Signore sia con voi”, e il popolo risponde “E con il tuo spirito”, esprimendo così i nostri sentimenti. Stare in piedi indica che ci troviamo alla presenza di Cristo che ci parla. Alla fine della lettura, il sacerdote bacia la pagina del Vangelo in atto di venerazione e rispetto.
L'Omelia, il Credo e la Preghiera dei Fedeli
L'omelia è un momento privilegiato per riflettere e capire la parola di Dio appena letta ed ascoltata. È necessaria per alimentare la vita cristiana e offre un aiuto su come vivere la vita cristiana secondo il volere di Dio. Nelle domeniche e nelle feste di precetto, l'omelia è obbligatoria. Dopo l'omelia (o talvolta prima della presentazione dei doni), si recita la professione di fede (Credo) nelle domeniche e nelle solennità, in cui tutta l'assemblea proclama la propria fede. Segue la preghiera universale, o preghiera dei fedeli, in cui il popolo esercita la sua funzione sacerdotale pregando per le necessità della Chiesa e del mondo.
Introduzione alla liturgia della Parola
La Liturgia Eucaristica: Il Sacrificio Reso Presente
La Liturgia Eucaristica sviluppa le azioni di Gesù nell'Ultima Cena e rappresenta il momento supremo della Messa. Essa si articola in tre momenti principali: l'offertorio, la preghiera eucaristica e la comunione.
L'Offertorio: Preparazione dei Doni
L'offertorio è il momento della preparazione dei doni, quando vengono portati all'altare il pane e il vino che diventeranno Corpo e Sangue di Cristo. Si possono portare anche altri doni o offerte in denaro, per i poveri o per la Chiesa stessa, a significare che tutti i fedeli, in quanto sacerdoti, offrono i sacrifici spirituali, portando all'altare pane, vino e le loro intenzioni. Il pane e il vino, frutto della terra e del lavoro dell’uomo, diventano un simbolo dell'Eucaristia come nobilitazione e santificazione del lavoro umano, ma anche simbolo di festa e gioia.
Si può fare l'incensazione dei doni posti sull'altare e dell'altare stesso, per significare che l'offerta della Chiesa e la sua preghiera si innalzano come incenso al cospetto di Dio. Poi il sacerdote si lava le mani (rito del Lavabo) in un gesto simbolico di purificazione dai peccati, per poi dire la preghiera "sulle offerte". Si conclude così il rito dell'offertorio.

La Preghiera Eucaristica: Il Cuore della Messa
La Preghiera Eucaristica si apre con un dialogo fra sacerdote e fedeli, che introduce il prefazio, un inno di lode tratto da testi biblici, che culmina nel canto del Sanctus. La Preghiera Eucaristica, della quale la consacrazione costituisce il cuore e l'essenza, è considerata la preghiera presidenziale principale.
Il Momento della Consacrazione: Mistero della Fede
Dopo l'offertorio viene la consacrazione, il momento supremo della Messa. All'inizio del Sanctus il sacerdote stende le mani sul pane e sul vino dicendo: "Padre veramente santo e fonte di ogni santità..." e prosegue con l'epiclesi, l'invocazione dello Spirito Santo, chiedendo a Dio di rendere veri e autentici i doni. Quando il sacerdote dice: "santifica questi doni con l'effusione del tuo spirito" significa chiedere a Dio di rendere veri, autentici i rapporti con gli amici, la moglie, il marito, i colleghi, renderli cioè pieni di fede. E quando il sacerdote prosegue dicendo: "perché diventino per noi il corpo e il sangue di Cristo", non recita una formula vuota, perché Cristo ha realmente penetrato la storia come corpo mistico, corpo di cui ognuno è membro.
La consacrazione non è solo il momento in cui il sacerdote dice "...perché diventino il corpo e il sangue di Cristo", ma include le parole pronunciate da Gesù nell'Ultima Cena e che il sacerdote ripete: "Prendete e mangiate...", "Prendete e bevete...". Egli, offrendosi liberamente alla sua passione, prese il pane, rese grazie e lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse: “Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”. Le parole vengono ripetute per il calice di vino: “Prendete e bevetene tutti, questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me”.
Queste parole compiono il grande ed invisibile miracolo della presenza di Gesù nel pane e nel vino con il suo vero Corpo ed il suo vero Sangue. Durante la consacrazione siamo invitati a stare in ginocchio, e in quel momento la nostra attenzione viene richiamata in modo particolare con il suono delle campanelle. Al termine della consacrazione il sacerdote dice: “Mistero della fede”. E il popolo risponde: “Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua resurrezione, nell'attesa della tua venuta”.
La natura delle parti "presidenziali" esige che esse siano proferite a voce alta e chiara e che siano ascoltate da tutti con attenzione. Perciò, mentre il sacerdote le dice, non si devono sovrapporre altre orazioni o canti, e l’organo e altri strumenti musicali devono tacere. Tutto quello che noi siamo grida a Dio la preghiera che è al centro della Messa: tutto deve diventare corpo e sangue di Cristo, parte del mistero di Cristo che ha già liberato il mondo con la sua morte e resurrezione, ma che investe le nostre azioni della possibilità di collaborare a questa liberazione.

Intercessioni e Dossologia Finale
Seguono le intercessioni, preghiere al Padre tramite la mediazione di Gesù e del suo sacrificio, reso vivo e presente sull'altare, per la Chiesa, per i vivi, per i defunti e a Maria e tutti i santi, poiché la Messa è anche unione fra noi ed il paradiso. La preghiera eucaristica si conclude con la Dossologia: “Per Cristo, con Cristo ed in Cristo...”, il culmine e il più importante di tutta la Messa! Con questo “amen” esprimiamo il nostro consenso alla lode di Dio fatta per mezzo di Gesù, con Gesù ed in Gesù.
I Riti di Comunione: Unione con Cristo e i Fratelli
Con i riti di comunione entriamo nel momento della condivisione, perché comunione significa proprio condividere. Condividiamo la vita di Cristo chiamandolo Padre.
Il Padre Nostro e il Rito della Pace
I riti di comunione hanno inizio con la recita o il canto della preghiera del Signore, il Padre nostro. Questa preghiera, introdotta dal sacerdote, ci chiama a ricordare che tutte le nostre azioni sono funzioni di un grande disegno che è il disegno del Padre, con lo scopo che venga il Suo Regno e sia fatta la Sua volontà. L'embolismo, che segue il Padre Nostro, sviluppa l'ultima parte della preghiera, chiedendo per tutta la comunità dei fedeli la liberazione da tutti i mali. La liberazione dal male significa vivere in modo tale che il nostro peccato non diventi una prigione, permettendo una continua ripresa del cammino e un'indomabilità nel non lasciarsi abbattere dai nostri errori, derivata dalla coscienza che Dio è più forte della nostra stessa debolezza.
Dopo, nel rito romano, lo scambio di un segno di pace fra i celebranti e spesso fra tutti i fedeli trova posto. Questo rito, introdotto dalla preghiera del sacerdote che domanda unità e pace per tutta la Chiesa, è un segno di abbraccio molto più grande, profondo e reale, che esprime la pace fraterna, impossibile al di fuori della mentalità cristiana. La pace non mormorazione, non ira, non chiusura del cuore. La nostra pace con Dio e tra di noi non è un fuggire nel deserto, ma genera una passione per il mondo, per il lavoro e per la vita sociale.
Introduzione alla liturgia della Parola
La Frazione del Pane e l'Agnus Dei
La frazione del pane è uno dei momenti più importanti della Messa, che sin dal tempo apostolico ha dato il nome a tutta l'azione eucaristica. Mentre si compie la frazione del pane e l'immixtio (la caduta di un frammento di ostia nel calice), si canta l'Agnus Dei: «Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi... dona a noi la pace». Questo rito non ha una funzione solo pratica, ma significa che noi, pur essendo molti, diventiamo un solo corpo nella comunione all'unico pane di vita, che è Gesù.
La Comunione Sacramentale: Corpo e Sangue di Cristo
Il sacerdote si prepara con una preghiera silenziosa a ricevere con frutto il corpo e il sangue di Cristo, e poi i fedeli si avviano all'altare per ricevere l'Eucaristia. La piena partecipazione alla Messa si attua con la comunione! Si riceve il Corpo e il Sangue di Cristo, un Corpo risorto di Gesù. Questo è il momento della Messa che più chiaramente esprime l’unità e l’uguaglianza fondamentale di tutti i membri del popolo di Dio, al di sotto di ogni distinzione di rango e di ministero. La comunione che riceve il semplice battezzato è identica a quella che riceve il sacerdote o il vescovo.
Nell’Eucaristia non c’è solo comunione tra Cristo e noi, ma anche assimilazione. Come dice Gesù: “chi mangia di me vivrà per me” (Gv 6, 57). Non saremo noi ad assimilare Cristo a noi, ma sarà Cristo ad assimilarci a Sé. Scrive san Leone Magno: “La nostra partecipazione al corpo e al sangue di Cristo non tende ad altro che a farci diventare quello che mangiamo”. Grazie all’Eucaristia, il cristiano è veramente ciò che mangia! La carne incorruttibile e datrice di vita del Verbo incarnato diventa “mia”, ma anche la nostra carne, la nostra umanità, diventa di Cristo. Egli vive la condizione femminile nella donna, la malattia nel malato, l'anzianità nell'anziano, la precarietà nel rifugiato. La sposa appartiene allo sposo, e lo sposo alla sposa: dal dare si passa subito al ricevere la santità di Cristo.
Attraverso la comunione con Cristo noi entriamo in comunione con tutta la Trinità. Gesù è in noi e in Gesù c’è il Padre: non si può ricevere il Figlio senza ricevere, con lui, anche il Padre e lo Spirito Santo. Tutta la Trinità ci dona l’Eucaristia e si dona a noi nell’Eucaristia.
L'Eucaristia ha anche una profonda dimensione ecclesiale e sociale. Sant'Agostino vede un'analogia nel modo in cui si formano i due corpi di Cristo: quello eucaristico e quello ecclesiale. Se ci accostiamo alla comunione con rancore verso un fratello, non siamo autentici. Cristo stesso ha detto: “Se tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono” (Mt 5, 23-24). Colui che ha detto del pane: “Questo è il mio corpo”, lo ha detto anche del povero. “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40). La vera comunione si estende ai poveri, ai malati, ai prigionieri, perché anche in essi è presente Cristo. Non ci può essere niente in comune tra la cena del Signore e il pranzo del ricco epulone, che ignora il povero. Condividere significa non solo dare beni materiali, ma anche il proprio tempo e la propria presenza. Mentre il sacerdote e i fedeli si comunicano, si esegue il canto di comunione, che esprime l'unione spirituale e la gioia del cuore.
I Riti di Conclusione: Inviati ad Annunciare
Ultimata la distribuzione della comunione, il sacerdote e i fedeli pregano per un po' di tempo in silenzio. Nell'Orazione dopo la Comunione, il sacerdote chiede al Signore che il Sacramento appena ricevuto sia efficace e che ci garantisca la vita eterna.
La Messa volge a termine. Come all'inizio c'è il saluto del sacerdote, così c'è anche un saluto finale: “Il Signore sia con voi”. A questo saluto conclusivo segue la benedizione, che in particolari occasioni è solenne. Infine, il sacerdote dà il congedo, annunciando la fine della Messa, alla quale si risponde con gioia e spirito di gratitudine nei confronti di Dio.
La liturgia della Messa ci prepara a compiere coscientemente il gesto della comunione sacramentale e a portare l'unità al mondo attraverso la nostra comunione con Cristo. Questa consapevolezza è il fulcro di tutta la vita morale del cristiano.
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