Il fenomeno dei benandanti, tanto interessante quanto complesso, rappresenta una delle categorie più colpite dalla repressione inquisitoriale in Friuli Venezia Giulia durante l'età moderna. Sebbene non si abbia la pretesa di esaurirne tutti gli aspetti, l'obiettivo è fornire informazioni utili per coloro che si avvicinano per la prima volta a questa affascinante figura storica. È possibile ricostruire le vicende dei benandanti alla luce dei documenti che partono dal XVI e si snodano per circa un secolo e mezzo, fino all'inizio del XVIII secolo, il secolo dei Lumi. Tali fonti appartengono tuttavia a un ambito ben preciso, quello inquisitoriale, e ciò deve sempre essere tenuto presente per poter formulare qualsiasi ipotesi interpretativa.
Chi erano i Benandanti? Origini e Caratteristiche
I benandanti, o "Buoni Camminatori", erano individui che si credevano capaci di combattere le forze del male in spirito, difendendo i villaggi e i raccolti dalle streghe e dagli stregoni. Questo culto della fertilità terrena discendeva da antiche tradizioni pagane contadine già diffuse nel Centro-Nord Europa. Erano portatori di energie positive il cui destino era segnato già dalla nascita.
Nascita "con la camicia" e il talismano
Uno dei segni distintivi dei benandanti era quello di essere "nati con la camicia", ovvero ancora all'interno del sacco amniotico. Questa espressione deriva probabilmente da questa credenza. Una parte di questo sacco, o "camisiola", veniva poi conservata e portata al collo o addosso. Il possesso del talismano era considerato essenziale, tanto che uno dei benandanti, interrogato circa questa camisiola, dichiarò che senza di essa è impossibile recarsi ai raduni notturni, affermando che "quelli che hanno la camisiola et non la portano addosso non ci vano". Nella credenza popolare, infatti, la «camisiola» era un potente talismano, capace di proteggere i soldati in guerra, allontanare i nemici e persino aiutare un avvocato a vincere una causa. Alla "camicia" si attribuiva poi anche un altro potere, quello di mettere in comunicazione il mondo dei vivi con quello dei morti.
La "chiamata dell'angelo" e il ruolo
L'iniziazione del Benandante, tuttavia, non era immediata. Secondo le testimonianze rese nei processi, i predestinati (in quanto nati con la "camicia") dovevano attendere pazientemente la "chiamata dell'angelo", cioè essere visitati in sogno da un inviato del cielo incaricato di reclutarli. Una volta ingaggiati, i giovani divenivano, per loro stessa ammissione, "stregoni", ma stregoni "beni", il cui compito era quello di "difendere i bambini o le provviste delle case dalle insidie degli stregoni malvagi". Si proclamavano difensori della fede e curavano dai malefici, eliminando le fatture delle streghe.
Visioni e interazioni con i morti
I benandanti avevano anche la capacità di vedere i morti e interagire con loro, ascoltando i loro messaggi. Unici tra tutti i mortali che s'imbattevano nell'evento, solo i benandanti avevano la forza di riuscire a sopravvivere. Questo aspetto ha portato a ravvisare legami piuttosto marcati con la leggenda, tipica dell'area germanica ma non solo, dell'esercito furioso o caccia selvaggia, ovvero l'esercito dei morti anzitempo che percorre i villaggi seminando terrore tra i vivi. Il potere di vedere i morti era anche tipico delle donne benandanti che, in particolari occasioni (ad esempio al loro periodo mestruale o nel giorno della Commemorazione dei defunti), avevano visioni di conoscenti o parenti da poco defunti.

Le Battaglie Notturne: Rituali Agrari e Conflitto Spirituale
La funzione difensiva dei benandanti veniva svolta in epocali battaglie notturne che si combattevano in spirito, mentre il corpo dei benandanti giaceva dormiente a letto. A "combattere per le biade", i benandanti si recavano a dorso di gatti, lepri e altri animali, accompagnati da un angelo "tutto d'oro", incaricato di proteggerli in battaglia. I loro spiriti si spingevano in luoghi lontani mentre i corpi rimanevano inerti. Interrogato, un benandante rispose: "Io sonno benandante perché vo con li altri a combattere quattro volte l’anno, cioè le quattro tempora, di notte, invisibilmente con lo spirito et resta il corpo. E noi andiamo in favor di Christo et li strigoni del diavolo, combattendo l’un contro l’altro, noi con le mazze di finocchio et loro con le canne di sorgo".
Armi e Cadenza delle Battaglie
Come da loro stessi affermato, per combattere le streghe i benandanti si servivano di rami di finocchio, una pianta molto efficace e simbolo di fertilità, o di viburno. Il finocchio, le cui virtù terapeutiche erano note anche nella medicina popolare, aveva il potere di tenere lontane le streghe. Le streghe, invece, si battevano con fasci di sorgo (la saggina), una vegetazione malefica da cui si ricavavano le famigerate scope. Queste battaglie si svolgevano nei giovedì delle "quattro tempora", quattro distinti periodi di tre giorni (mercoledì, venerdì e sabato) di una stessa settimana, approssimativamente per le tempora d’inverno fra la terza e la quarta domenica di Avvento, per le tempora di primavera fra la prima e la seconda domenica di Quaresima, per le tempora d’estate fra Pentecoste e la solennità della Santissima Trinità e per le tempora d’autunno fra la III e la IV domenica di settembre, cioè dopo l’Esaltazione della Santa Croce (14 settembre).
Il significato rituale
Il significato di queste lotte rituali non è ben chiaro, sebbene i loro tratti agresti siano palesi. Si è ipotizzata la connessione con forme di combattimento rituale fra Inverno e Primavera, attestate in alcune zone dell’Europa centro-settentrionale, o con il rituale noto come “cacciata della Morte o della Strega”. La cadenza regolare delle battaglie si ricollega, infatti, a "una festività, proveniente da un antico calendario agrario e tardivamente entrata a far parte del calendario cristiano, che simboleggia la crisi stagionale, il pericoloso trapasso dalla vecchia alla nuova stagione, con le sue promesse di semine, di raccolti, di mietitura o di vendemmia". Dalle carte relative ai loro processi, si capisce che, sebbene queste battaglie contro il Male fossero “oniriche”, per loro si trattava di qualcosa di reale. Paolo Gasparutto affermò che “il giovedì de tutte le quattro tempore de anno erano sforcciati a andar insieme con questi stregoni in più campagne, come a Cormons, avanti la chiesa di Iassico, et insino sulla campagna di Verona” dove “combattevano, giocavano, saltavano, et cavalcavano diversi animali, et facevan diverse cose fra loro; et … le donne battevano con le cane di sorgo gl’homeni che erano con loro et li quali non havevano in mano altro che mazze di finocchio”.
L'esito delle battaglie
L'esito della lotta era cruciale per la sopravvivenza stessa della comunità. Battista Moduco dichiarò che "et se noi restiamo vincitori, quello anno è abondanza, et perdendo è carestia in quell’anno". Dunque, emerge anche un rito di fertilità, che si modella sulle principali vicende dell’anno agricolo. Si trattava anche di superare, attraverso il rito, l’angoscia e l’incertezza del periodo di passaggio, che la cultura preindustriale ha sempre avvertito come un rischio, una possibile catastrofe da esorcizzare.
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I Benandanti e l'Inquisizione: Conflitto e Assimilazione
Le caratteristiche tipiche dei benandanti non li misero di certo in buona luce agli occhi dell'Inquisizione. Nonostante si presumessero maghi buoni, fra 1575 e 1675 i benandanti furono decretati eretici dalla Santa Inquisizione. Il primo processo di cui si ha memoria archivistica ai benandanti si aprì il 21 marzo 1575, nel convento di San Francesco di Cividale del Friuli, quando don Bartolomeo Sgabarizza, parroco di Brazzano, riferì al Sant'Uffizio la strana vicenda di un mugnaio, Pietro Rotaro, il cui figlio era morente per un male misterioso. Si rivolse a Paolo Gasparutto, conosciuto come benandante, il quale curava gli stregati e affermava di "andar vagabondo la notte con strigoni et sbilfoni (folletti)".
L'interpretazione inquisitoriale: dal culto agrario al Sabba
Per gli inquisitori e i demonologi, fin dall'inizio, i tratti peculiari di questi racconti venivano identificati e immedesimati con il Sabba diabolico, un convegno di streghe e stregoni in presenza del demonio, durante il quale venivano compiute pratiche magiche, orge sessuali e riti sacrilegi, di apostasia della fede. Pertanto, come tali dovevano essere repressi e soffocati. Carlo Ginzburg, nel suo approfondito studio, evidenzia come le analogie tra le battaglie dei benandanti e i sabba non fossero così marcate, per lo meno all’inizio. Più espliciti, invece, erano i legami con gli antichi riti agrari. Tuttavia, il contrasto tra un rito agrario di sapore paganeggiante e la convinzione di essere una sorta di corpo d’élite dell’esercito di Cristo appare abbastanza palese.
Processi e Condanne
Paolo Gasparutto e Battista Moduco furono arrestati per fondato sospetto di eresia. Dalle denunce della popolazione, registrate al Sant'Uffizio, emergeva un tratto distintivo, quello della frode. I benandanti "conoscevano il passato e il futuro, erano in grado di ritrovare gli oggetti perduti; sapevano incanti che proteggevano uomini e animali dalle streghe e dai malefizi e allontanavano la grandine. Potevano parlare con i morti e riferire ai defunti ciò che i loro cari ancora in vita volevano desiderare: e con queste vanterie intercalate da parole paurose borbottate tra i denti, sbalordivano uomini e donne, soprattutto le donne, ed estorcevano loro del denaro". Ogni occupazione dei benandanti doveva essere sempre retribuita con una somma consistente di denaro. I benandanti venivano spesso condannati a pochi mesi di carcere, obbligati a fare penitenze religiose e soprattutto a rinnegare tutto ciò di cui si erano macchiati, pena il carcere a vita o la morte in caso di recidiva.
Il ruolo dei medici e le spiegazioni scientifiche
La medicina e la psicologia moderne hanno cercato di spiegare, da un punto di vista scientifico, lo stato di deliquio in cui tutti i benandanti (ma anche le streghe) affermavano di cadere prima di recarsi ai convegni. È stata avanzata l'ipotesi che potesse trattarsi di qualche forma di malattia nervosa, come epilessia o isteria. Un'altra spiegazione è che le allucinazioni fossero indotte grazie all'uso di unguenti contenenti sostanze psicotrope, pratica diffusa tra le cosiddette streghe. Tuttavia, nei processi esaminati da Ginzburg, non si fa menzione di alcun tipo di unguento per quanto riguarda i benandanti. All'epoca dei processi, il parere dei medici venne richiesto in occasione di certi casi per accertare l'origine della malattia di presunte vittime di maleficio. Ancora nel Seicento inoltrato, i medici, escluse tutte le possibili spiegazioni che la loro scienza conosceva, non ritenevano improbabile che la causa di una malattia potesse avere origini sovrannaturali, e più nello specifico diaboliche. Questo stato di catalessi, in cui si recavano nei luoghi remoti dove si svolgevano i combattimenti, era tale da non poter essere destati neanche da bruciature o ferite.

La "Scomparsa" dei Benandanti: Teorie e Revisioni Storiografiche
Il fenomeno dei benandanti, sebbene abbia origini molto antiche, ha avuto una fine piuttosto precisa che si colloca verso il XVIII secolo, periodo al quale risalgono gli ultimi processi. Ci si chiede cosa sia successo a questi "sciamani buoni": sono davvero scomparsi o si è semplicemente smesso di processarli?
La tesi di Carlo Ginzburg
Carlo Ginzburg, nella sua opera più volte citata, sostiene la tesi secondo la quale l'Inquisizione riuscì nel suo intento di assimilare le funzioni dei benandanti a quelle degli stregoni. Il fenomeno sarebbe stato inglobato da quello più ampio e generale della stregoneria. Ginzburg suggerisce che gli stessi benandanti furono infine convinti che le azioni che fino ad allora avevano compiuto in buona fede e come convinti difensori della religione cattolica, altro non fossero che inganni, architettati dalle forze del male. Insomma, venne fatto loro credere di aver rinnegato Dio e la fede e di aver in questo modo nociuto alla propria comunità. Una volta etichettati come figure negative, i benandanti sarebbero stati progressivamente evitati fino a scomparire del tutto. Ciò si inserisce nella sua ipotesi generale sul significato e sulle origini di questi riti, gettando molta luce sulla persecuzione dell'Inquisizione Friulana.
Revisione critica
Si tratta, invero, di una teoria che è stata pesantemente rimessa in discussione. Le risposte degli inquisiti ai processi dipendevano in maniera massiccia dalle domande degli inquisitori, e queste, a loro volta, erano molto diverse a seconda del processo e dalle finalità che il giudice aveva. Del Col, ad esempio, evidenzia come le direttive inquisitorie fossero piuttosto chiare: non era ammesso alcun caso di recidiva, pena il carcere a vita o la morte. La discordanza tra le confessioni, come nel caso di Maria Panzona di Latisana (arrestata per furto di ex voto ed elemosine in chiesa nel 1618), che confessò di aver partecipato al sabba a Latisana e poi ritrattò tutto a Venezia, è stata ritenuta "inspiegabile" da Ginzburg, ma può essere letta alla luce delle diverse pressioni e finalità degli inquisitori. Ginzburg propone di costruire, sulla scia di quanto già tracciato con la rivista “Les Annales” e delle note di Antonio Gramsci sul folclore, la storia di un nucleo collettivo di credenze popolari contadine che, in poco meno di un secolo e in seguito a precise pressioni da parte della Santa Inquisizione, vennero assimilate alla stregoneria stessa.
I Benandanti nella Microstoria e nella Cultura Popolare
La storia dei benandanti è un esempio di microstoria, che si concentra su aree geografiche molto circoscritte e assume, talvolta, come metodi di indagine, aspetti di altre discipline come l'antropologia e la sociologia. È la ricostruzione attenta e affascinante di alcuni processi per stregoneria, svoltisi in Friuli e in Veneto tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento. Non si tratta di pittoreschi e folcloristici deliri di singoli individui, ma di un problema ben più grave che assume connotati politici, sociali e religiosi, evidenziando una realtà minatoria e instabile fatta di culti pagani di antichissima origine contadina.
L'influenza di Carlo Ginzburg
È stato Carlo Ginzburg, in un importantissimo saggio pubblicato nel 1966, a riesumare per primo questo "scampolo di storia locale", fornendone al contempo un’interpretazione in chiave antropologica e sociologica. La chiave di volta dello studio di Ginzburg è fornita dall’attenzione rivolta dallo storico alle discrepanze riscontrate, nella lettura delle deposizioni dei contadini accusati di stregoneria, fra la ricostruzione degli eventi fornita dagli interrogati e l’interpretazione dei fatti elaborata dagli inquisitori.
I Benandanti nella cultura contemporanea
Recentemente, il fenomeno dei benandanti è stato ripreso (spesso a sproposito) anche nella cultura popolare, come nel serial Netflix "Luna Nera", dove vengono rappresentati come persecutori di streghe protofemministe, trascurando il fatto che nella realtà storica furono essi stessi vittime dell'Inquisizione. Questo dimostra il persistente fascino di queste figure e l'importanza di approfondirne la conoscenza attraverso studi accurati come quello di Ginzburg.
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