La storia dei codici liturgici di Arezzo è un tassello fondamentale per comprendere lo sviluppo della musica e della liturgia nella regione, nonché per apprezzare l'arte della miniatura medievale.
Fonti e Documentazione Storica
La ricerca sui codici liturgici aretini si basa su una ricca documentazione archivistica e su studi storici specifici. Tra le fonti primarie, spiccano gli inventari della sacrestia della Cattedrale di Arezzo, in particolare quello datato 11 febbraio - 30 aprile 1444, conservato presso l'Archivio Diocesano e Capitolare di Arezzo (ADCAr), Canonica 952. Questo documento, redatto da ser Giovanni di Biagio, offre uno spaccato prezioso dei manoscritti liturgici posseduti all'epoca.

Ulteriori informazioni sono reperibili in altri fondi archivistici, tra cui:
- ADCAr, Canonica 937, 938, 953, 947, 966, 1029.
- ADCAr, Capitolo, Delibere A (1430-1527), Delibere K (1695-1720), Delibere T (1849-1869), Delibere V (1895-1904).
- ADCAr, Monastero di Santa Maria in Gradi, Pergamene 657.
- ADCAr, Badia delle Sante Flora e Lucilla, Pergamene 1488.
- ADCAr, Curia vescovile, Atti di Curia 35 (1445-1449).
- ADCAr, Capitolo, Sacrestia, Inventari dal 1500 al 1800 (B).
- ADCAr, Capitolo, Petizioni e documenti 10 (1851-1855).
Studi fondamentali per la storia di Arezzo e dei suoi archivi includono i lavori di U. Pasqui, che ha contribuito significativamente alla raccolta e all'organizzazione di documenti storici della città, e le ricerche di A. D'Agostino sull'archivio storico comunale e l'inventario del 1859.
Manoscritti Liturgici Significativi
L'Antifonario di San Donato
Un esempio di rilievo è l'antifonario descritto come "Officium sancti Donati I. L'ufficio liturgico di san Donato di Arezzo nei manoscritti toscani medievali", curato da G. Alpigiano e P. Licciardello (2008). Questo manoscritto è un antifonario con il Proprio del tempo per l'intero anno liturgico.
La descrizione dettagliata del codice rivela le seguenti caratteristiche:
- Composto da 348 carte (cc. 348).
- Scrittura gotica a inchiostro bruno.
- Neumi bruni e righi musicali rossi.
- Iniziali rubricate in rosso e azzurro.
- 135 iniziali filigranate con ornato esterno e interno a motivi vegetali, alcune bicolori (medie 20 x 30, grandi 60 x 60), con ornato in rosso, azzurro e acquerello verde e giallo.
- 10 iniziali figurate.
- Numerazione moderna in cifre arabe e numerazione antica in numeri romani (rossi e blu) sul verso di ogni carta.
- Aggiunta posteriore di carte cc. 331-347 (secc. XIV/XV).

Lo stile dell'ornato e delle miniature presenta affinità con il codice II 18 di Vallombrosa (datato alla seconda metà del XIII secolo) e con le miniature pisane dei codici della Certosa di Calci e di S. Paolo a Ripa d'Arno. La disposizione dei righi, dei neumi e il tipo di scrittura sono confrontabili con codici bolognesi datati intorno al 1280.
Considerando l'innovazione nell'ornato e nella scrittura, unita a un certo arcaismo nelle figure, si propone una datazione per questo codice attorno al 1270-80. L'arcaismo delle miniature suggerisce l'appartenenza a una scuola locale, influenzata da manoscritti più antichi del territorio pratese o commissionati da ordini monastici residenti.
Altri Manoscritti Menzionati nell'Inventario del 1444
L'inventario del 1444 menziona diversi altri volumi liturgici di interesse:
- Un messale "a l'anticha senza pistole", coperto di cuoio rosso, che inizia con la prima messa dell'Avvento e termina con la nota "Foderunt sanguine sanctorum".
- Un messaletto votivo coperto di cuoio quasi nero.
- Un libro coperto di cuoio rosso, notato internamente con "Petrus apostolus" e "confratrum namque", che si richiama al Vangelo e termina con "Domum tuam decet sanctitudo".
- Un salterio quasi vecchio, coperto di cuoio bianco, con fibbie di cuoio bianco, che inizia con l'introito "Primo dierum omnium" e termina con "Incipit Malachias profeta".
- Un libretto coperto di cuoio bianco quasi grigio, che inizia con la rubrica rossa "Consulatu domini nostri Marciani perpetui" e termina con "Juvenalus episcopus".
- Un libro grande di carte bianche che inizia con il prologo di San Girolamo al libro di Isaia.
- Un antifonario di nota antica con assi vecchie, che inizia con "Dotan terram regalem".
- Cinque quaderni grandi notati in nota "francisca a la moderna" senza assi.
- Un quaderno sulla traslazione di San Donato, senza assi.
- Un salterio vecchio (a ser Chimento) e un libretto (allo ser Piero).
Le tecniche della miniatura medievale
Contesto Storico e Culturale
I codici liturgici aretini sono inseriti in un contesto più ampio di studi sulla storia della città, del suo vescovado e delle sue istituzioni ecclesiastiche. Figure come Ubaldo Pasqui, Gianfrancesco Gamurrini, Filippo Medici, Domenico Bandini, Bernardo Minerbetti, Pietro Usimbardi, Paolino Giannerini e Cosimo Paccinelli hanno contribuito alla conservazione e allo studio del patrimonio documentale e artistico aretino.
La ricerca paleografica e diplomatica, come quella di G. Nicolaj Petronio sulla documentazione vescovile aretina, è essenziale per datare e contestualizzare questi manoscritti. Studi sul collezionismo ecclesiastico (S. Pieri) e sulla vita comune del clero (G. Tabacco) forniscono ulteriori chiavi di lettura per comprendere il ruolo di questi codici nella vita religiosa e culturale della diocesi.
La mostra "Segno e musica. Codici miniati e musicali nel millenario della nascita di Guido d'Arezzo" (2000) ha rappresentato un momento importante per la valorizzazione dei codici musicali e miniati legati alla figura di Guido d'Arezzo, figura centrale per la storia della notazione musicale.