Le Sacre Scritture e il Profeta Elia

Elia era un profeta dell’Antico Testamento che svolse il suo ministero nel regno settentrionale d’Israele nel 900 a.C. circa. Il resoconto della sua vita si trova nei capitoli che vanno da 1 Re 17 a 2 Re 2.

Elia deteneva le chiavi del potere di suggellamento del sacerdozio, mediante le quali le ordinanze diventano valide sulla terra e in cielo. Poiché il potere di suggellamento è stato restaurato tramite Elia, i componenti di tutte le generazioni di una famiglia possono essere legati in rapporti familiari eterni. Questo capitolo aiuterà a comprendere meglio le chiavi del potere di suggellamento del sacerdozio e l’importanza della venuta di Elia per il successo della storia familiare.

Le Chiavi del Sacerdozio e il Potere di Suggellamento

L’esercizio dell’autorità del sacerdozio nella Chiesa è governato da coloro che ne detengono le chiavi. Essi hanno il diritto di presiedere sulla Chiesa e di dirigerla nei limiti della propria giurisdizione amministrativa.

Il presidente Joseph F. Smith spiegò: “È necessario che ogni atto compiuto con questa autorità venga compiuto nel momento e nel luogo adatto, nella maniera giusta e secondo il giusto ordine. Il potere di dirigere queste opere costituisce le chiavi del Sacerdozio. Nella loro pienezza, le chiavi sono conferite a una persona alla volta, cioè al profeta e presidente della Chiesa. Egli può delegare parte di questo potere a un altro, il quale in tal caso detiene le chiavi di quel particolare campo. Così il presidente di un tempio, il presidente di un palo, il vescovo di un rione, il presidente di una missione, il presidente di un quorum detengono ciascuno le chiavi delle funzioni svolte da quella particolare organizzazione. Questo incarico speciale non comporta un accrescimento del sacerdozio… Il presidente di un quorum di anziani, per esempio, non ha più sacerdozio di un qualsiasi membro di quel quorum. Ma egli detiene il potere di dirigere le funzioni ufficiali svolte… nel quorum o, in altre parole, le chiavi di quella parte di lavoro”.

Il potere di suggellamento ha effetto sia sulla terra sia in cielo. Durante i giorni del suo ministero Elia deteneva tale autorità, e il Signore gli diede potere su tutte le cose che stanno sulla terra e inoltre, mediante il suo ministero, tutto ciò che veniva fatto sarebbe stato approvato, o suggellato, in cielo e riconosciuto valido in tutto dal Padre Eterno.

“È in virtù di tale autorità che le ordinanze vengono celebrate nei templi sia per i vivi che i morti. Essa è il potere che unisce per l’eternità mariti e mogli, quando contraggono matrimonio secondo il piano eterno. È l’autorità mediante la quale i genitori possono rivendicare il diritto di genitura sui figli non soltanto per il tempo, ma per tutta l’eternità, la qual cosa rende eterna la famiglia nel Regno di Dio”.

I poteri di suggellamento rappresentano il dono supremo fatto da Dio. I poteri di suggellamento del sacerdozio di Melchisedec rendono valide le ordinanze di salvezza del Vangelo sia sulla terra sia in cielo.

Nella Chiesa possediamo autorità sufficiente per celebrare tutte le ordinanze necessarie a redimere e a esaltare l’intera famiglia umana. E poiché deteniamo le chiavi del potere di suggellamento, ciò che leghiamo nel giusto ordine quaggiù sarà legato in cielo. Queste chiavi - le chiavi per suggellare e legare sulla terra e far sì che ciò sia legato in cielo - rappresentano il supremo dono fattoci da Dio.

Le Ordinanze Hanno Validità Oltre la Tomba

L’anziano Bruce R. McConkie insegnò che il potere di suggellamento rende valide tutte le principali ordinanze del sacerdozio sia per i vivi sia per i morti: “Tutte le cose acquistano forza e validità duratura grazie al potere di suggellamento”.

Il profeta Elia che incontra Dio sul Monte Oreb sotto forma di una brezza leggera, simbolo della Sua presenza sottile ma potente.

Elia e il Potere di Suggellamento

Elia usò i poteri di suggellamento del Sacerdozio di Melchisedec. L’Antico Testamento parla di come Elia usò i poteri di suggellamento del sacerdozio per sigillare i cieli, il che portò la carestia nel paese. Grazie allo stesso potere, in seguito riaprì i cieli. La stessa autorità del sacerdozio suggella, o lega, le famiglie.

La Guida alle Scritture afferma: “Elia deteneva il potere di suggellamento del Sacerdozio di Melchisedec, e fu l’ultimo profeta a possederlo prima del tempo di Gesù Cristo”.

Il profeta Elia, originario di Tisbe di Galaad, visse nel IX secolo a.C. Il suo nome, che significa “YHWH è mio Dio”, intende proclamare il Dio d’Israele come unico e vero Dio in contrasto con tutti gli altri dei. Le sue vicende sono narrate da 1 Re 17 a 2 Re 1. Elia entra in scena senza alcun preavviso e alla fine è rapito in cielo. Svolse la sua attività nel regno d’Israele sotto i re Acab e Acazia, la cui condotta è censurata dagli scrittori biblici come infedele al Dio dei padri.

La narrazione biblica presenta il regno di Acab come un’epoca di apostasia: a motivo del matrimonio del re con la principessa fenicia Gezabele, figlia del re di Tiro, Etbaàl, nel regno si era diffuso il culto a Baal. Questo non significava che YHWH fosse stato soppiantato: il re adorava ancora il Dio dei padri, ma avendo fatto costruire un tempio e un altare a Baal nella sua capitale aveva trasgredito il primo comandamento, che vincola all'adorazione esclusiva a YHWH.

Elia iniziò la sua attività profetica con un terribile annuncio rivolto al re: “Per la vita del Signore, Dio d’Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io” (1 Re 17,1). L'economia della regione era totalmente basata sull'agricoltura e sulla pastorizia; dato però che la Palestina non è una regione bagnata da fiumi che scorrono nelle vallate, l'approvvigionamento idrico dipende da fonti e dalla pioggia, che negli anni positivi si concentra in due periodi: uno più breve, in autunno, e uno con precipitazioni più copiose verso la fine dell'inverno. Prima di entrare nella terra, Dio aveva garantito al popolo la benedizione tramite la pioggia, a patto che si mantenesse fedele all'alleanza.

Dopo il suo annuncio, Elia fu costretto a fuggire, per evitare la ritorsione del re e si ritirò presso un torrente a oriente del Giordano. Dopo un certo tempo il torrente si seccò e, per ordine di Dio, si recò in terra straniera, a Sarepta, un villaggio in riva al mare nei pressi di Sidone. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: "Prendimi un po' d'acqua in un vaso, perché io possa bere". Mentre quella andava a prenderla, le gridò: "Per favore, prendimi anche un pezzo di pane". Elia non fa nessuna presentazione: interpella direttamente la donna e le chiede da bere. Ed ella si mette subito in moto. Allorché però il profeta le chiede del pane, ella risponde presentando la sua situazione: la vedova non respinge il profeta, ma poiché egli l'ha messa in una situazione impossibile, si giustifica. A questo punto Elia le promette che, se accetterà di dargli da mangiare, la farina e l'olio non si esauriranno (17,13-14), ma è evidente che la donna non ha motivi per dargli fiducia: per lei che è fenicia, non si tratta che di uno straniero, dall'aspetto forse poco rassicurante (“un uomo coperto di peli”, cfr. 2 Re 1,8). Perché dunque risponde positivamente? “Accogliendo la richiesta del profeta, la vedova fa esattamente quello che non ci si aspetterebbe da lei; non per interesse e neppure per timore, ma per pura carità”.

Elia sul Monte Carmelo

Un esempio eclatante della forza profetica di Elia si legge nel primo Libro dei Re, al cap. 18, che narra come ai tempi del re Acab Israele stesse cedendo alla seduzione dell’idolatria: infatti, adorava Baal perché credeva donasse la pioggia e quindi la fertilità ai campi, al bestiame e al genere umano. Proprio per smascherare questa credenza ingannevole, Elia raduna il popolo sul Monte Carmelo e lo pone davanti a una scelta: seguire il Signore o seguire Baal. Il profeta invita al confronto oltre 400 idolatri: l’uno e gli altri prepareranno un sacrificio ciascuno e pregheranno ciascuno il proprio dio affinché si manifesti. A rispondere in modo inequivocabile è il Signore, “Dio d’Abramo, d’Isacco e d’Israele” che brucia l’offerta per il sacrificio preparata da Elia su un altare composto da dodici pietre, “secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe, alle quali il Signore aveva dato il nome di Israele”. Si converte così il cuore del popolo, di fronte all’evidenza della Verità.

Resta muto e impotente, invece, Baal perché - e questo è l’insegnamento di Elia - “la vera adorazione di Dio è dare se stesso a Dio e agli uomini, la vera adorazione è l’amore” che “non distrugge, ma rinnova e trasforma”.

Elia ordinò: “Prendete i profeti di Baal! Non lasciatene scappare neppure uno!”. Li sgozzò: procedimento a cui si ricorreva facilmente a quell’epoca. Acab andò, mentre Elia salì sulla cima del monte Carmelo. Poi ordinò al suo servitore: “Va’ a guardare in direzione del mare”. Il servo andò, ma poi tornò a dire a Elia: “Non c’è niente”. La settima volta rispose: “Una piccola nube, non più grande del palmo di una mano, sta salendo dal mare”. Nel frattempo il cielo si era riempito di nuvole scure e il vento si era messo a soffiare. Poi cominciò a piovere a dirotto.

Elia sul Monte Carmelo, mentre sfida i profeti di Baal e dimostra la potenza del Dio di Israele.

La Traslazione di Elia

Quando il ministero di Elia giunse alla fine, egli ed Eliseo, il suo successore, attraversarono il fiume Giordano, “e com’essi continuavano a camminare discorrendo assieme, ecco un carro di fuoco e de’ cavalli di fuoco che li separarono, ed Elia salì al cielo in un turbine”. Elia fu traslato, o portato in cielo senza subire la morte - la separazione del suo spirito dal corpo.

La scomparsa di Elia ha fatto pensare a tutta la tradizione dell’Antico Testamento che Elia non era morto, ma che era stato assunto in cielo e che pertanto doveva riapparire sulla terra per aiutare il popolo ebraico in difficoltà. La tradizione orale circa le vicende di Elia mostra influssi della fantasia popolare. La fissazione di tali episodi iniziò subito dopo la scomparsa del profeta e giunse a una prima conclusione verso la fine del IX secolo a.C.

Il Ritorno di Elia e la Profezia di Malachia

Intorno al 430 a.C. il profeta Malachia predisse il ritorno di Elia sulla terra “prima che venga il giorno dell’Eterno, giorno grande e spaventevole”. Questa profezia è così importante da trovarsi nella Bibbia, nel Libro di Mormon, in Dottrina e Alleanze e nella Perla di Gran Prezzo. Essa dice che lo scopo del ritorno di Elia sarebbe stato quello di volgere i cuori dei figli verso i loro padri.

“I padri sono i nostri antenati morti senza aver avuto il privilegio di ricevere il Vangelo. Ad essi tuttavia fu fatta la promessa che sarebbe venuto il tempo in cui avrebbero goduto di quel privilegio. Il ricondurre il cuore dei figli verso i padri inculca nei figli medesimi quel sentimento e quel desiderio che li ispirerà a cercare informazioni sui loro morti. Inoltre è necessario piantare nel loro cuore il desiderio e l’ispirazione. Le promesse fatte ai padri sono piantate nel cuore dei figli. In Dottrina e Alleanze 2:2 leggiamo che Elia “pianterà nel cuore dei figli le promesse fatte ai padri”.

Quali sono “le promesse fatte ai padri”? Il presidente Joseph Fielding Smith insegnò: “Questa espressione fa riferimento a talune promesse fatte a coloro che sono morti senza la conoscenza del Vangelo e senza la possibilità di ricevere le ordinanze di suggellamento del sacerdozio per quanto attiene alla loro esaltazione. Secondo tali promesse, i figli degli Ultimi Giorni devono celebrare tutte queste ordinanze in favore dei loro defunti”.

Nel piano di redenzione del Signore, uno degli scopi della terra è essere la dimora celeste finale per coloro che hanno stretto e rispettato le proprie alleanze con il Padre Celeste. Sarà un luogo dove le famiglie potranno vivere insieme per sempre. Il potere di suggellamento del sacerdozio rende possibile l’unione di mariti e mogli, di genitori e figli, un’opera fondamentale per l’esaltazione dei vivi e dei morti.

Elia Ritornò in Adempimento alla Profezia

Il 3 aprile 1836, nel tempio di Kirtland, Ohio (USA), Elia ritornò in adempimento alla profezia. Elia ritornò durante la Pasqua ebraica. Per le famiglie ebraiche che osservano il pasto tradizionale di Pasqua, Elia “è ancora l’ospite invitato… per il quale viene lasciato un posto vuoto e la porta è aperta” in previsione del suo ritorno.

Il presidente Joseph Fielding Smith spiegò: “È stato, mi hanno informato, il terzo giorno di aprile del 1836 che gli ebrei, in casa loro per la Pasqua, hanno aperto la porta per far entrare Elia. In quello stesso giorno Elia entrò - non nelle case degli ebrei per festeggiare la Pasqua con loro, ma apparve nella casa del Signore, edificata in Suo nome e ricevuta dal Signore a Kirtland, e lì conferì le chiavi che deteneva per far avverare proprio le cose che questi ebrei, riuniti nelle loro case, ricercavano”.

La Chiesa Del Rimanente, Si Qualifica Per Essere il Terzo Elia?- Walter Veith & Martin Smith WUP 244

Il Potere di Suggellamento Continua con il Presidente della Chiesa

Il presidente Henry B. Eyring ha testimoniato riguardo alle chiavi del sacerdozio conferite a Joseph Smith, le quali includevano quelle ricevute da Elia nel tempio di Kirtland: “Le chiavi del sacerdozio sono state restaurate da messaggeri celesti tramite il profeta Joseph Smith e sono state tramandate [all’attuale presidente della Chiesa] in una linea ininterrotta.

Il presidente Gordon B. Hinckley condivise una testimonianza simile: “La stessa autorità che Joseph deteneva, le stesse chiavi e gli stessi poteri che erano l’essenza del suo diritto a presiedere datogli da Dio, egli li ha conferiti ai Dodici Apostoli, di cui Brigham Young era a capo. Da allora ogni presidente della Chiesa è giunto a quella chiamata più alta e sacra dal Consiglio dei Dodici. Ognuno di questi uomini è stato benedetto con lo spirito e il potere della rivelazione dall’alto. Dal presidente Joseph Smith Jr. all’[attuale presidente della Chiesa] vi è una catena ininterrotta.

La Restaurazione delle Chiavi di Suggellamento è il Culmine della Restaurazione

Il presidente James E. Faust spiegò una ragione per cui dobbiamo gioire tutti del fatto che le chiavi detenute da Elia siano state restaurate in quest’ultima dispensazione: “Nessun’altra religione asserisc[e] di avere le chiavi per unire eternamente le famiglie… Coloro che hanno gran cura della propria famiglia hanno l’obbligo di reclamare la straordinaria benedizione di essere suggellati per l’eternità nel tempio di Dio.

Lo “Spirito di Elia”

Spesso i membri della Chiesa parlano dello “spirito di Elia”. Questa espressione si riferisce al lavoro svolto dallo Spirito Santo sulle persone, il quale crea l’emozione e il desiderio di “volgere il cuore dei padri ai figli e i figli ai padri” e di essere impegnate nella storia familiare.

L’anziano Russell M. Nelson spiegò: “Quello che talvolta è chiamato Spirito di Elia [è] una manifestazione dello Spirito Santo che porta testimonianza della natura divina della famiglia.”

Una famiglia che lavora insieme alla ricerca genealogica, simbolizzando lo spirito di Elia che lega le generazioni.

Il Potere di Suggellamento si Rivela nei Rapporti Familiari

Il potere di suggellamento non si limita a motivare le persone a continuare con la storia familiare, esso migliora anche i legami d’amore che esistono nei rapporti familiari virtuosi.

Il presidente James E. Faust insegnò: “Forse consideriamo il potere conferito da Elia soltanto un elemento collegato alle ordinanze formali celebrate nei luoghi sacri. Ma queste ordinanze diventano dinamiche e produttrici di bene soltanto se si rivelano nella nostra vita di ogni giorno.

Malachia disse che il potere di Elia avrebbe rivolto i cuori dei padri e dei figli gli uni verso gli altri. Il cuore è la sede delle emozioni e il canale per ricevere le rivelazioni. Questo potere di suggellamento pertanto si rivela nei rapporti familiari, negli attributi e nelle virtù che si sviluppano in un ambiente propizio creato da un servizio affettuoso.

Lo “Spirito di Elia” Rafforza i Rapporti Familiari

L’anziano Richard H. Winkel ha sottolineato l’influenza positiva dello “spirito di Elia” e del tempio sulla sua famiglia: “Quando vi recate al tempio, amate poi la vostra famiglia ancora più profondamente di quanto non abbiate fatto prima. Il tempio riguarda le famiglie. Quando io e mia moglie… abbiamo servito di più al tempio, è aumentato il nostro amore reciproco e quello per i figli. Ma non finisce qui: l’amore si estende ai genitori, ai fratelli, agli zii, ai cugini, agli antenati e, soprattutto, ai nipoti! Questo è lo spirito di Elia, lo spirito del lavoro genealogico, e quando è ispirato dallo Spirito Santo spinge a volgere il cuore dei padri ai figli e il cuore dei figli ai padri.

Milioni di Persone Lavorano alla Storia Familiare

Il presidente Gordon B. Hinckley affermò: “Oggi nel mondo vi sono molte associazioni genealogiche. Credo che tutte siano state fondate dopo la visita di Elia. Una delle più antiche e più prestigiose è la Società storico-genealogica della Nuova Inghilterra, istituita nel 1844, anno della morte del Profeta. Da allora, e particolarmente in anni più recenti, l’interesse per il lavoro genealogico è cresciuto in modo straordinario. Nel mondo vi sono milioni di persone che lavorano alla ricerca genealogica. Perché? Perché lo stanno facendo? Penso che sia perché sono state toccate dallo spirito di questo lavoro, dal sentimento che noi chiamiamo spirito di Elia. Deve esserci uno scopo in questo immenso investimento di tempo e di denaro. Il vero frutto di questa ricerca trova espressione soltanto nella casa del Signore, i templi della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni.

La genealogia, o storia di famiglia, è diventata un hobby molto diffuso in America e in tutto il mondo. A causa di alcuni problemi alla schiena, andai da un fisioterapista. Allora mi raccontò che aveva passato diversi anni a raccogliere i nomi dei suoi antenati e a fare ricerca genealogica insieme alla figlia e che aveva accumulato molte generazioni. Era preoccupato e voleva sapere se poteva condividere le informazioni con la Chiesa. Si preoccupava del fatto che tutto il lavoro che aveva fatto e l’impegno che aveva messo nel raccogliere quell’opera sacra potessero andare perduti, inoltre voleva preservarla per le generazioni future. Anche se egli non sa perché, è ovvio, lo spirito di Elia sta agendo su di lui e su molte altre persone in tutto il mondo.

Per quanto ne so, prima della venuta di Elia nel 1836 non risultano tentativi di svolgere la ricerca dei documenti dei defunti, né supporti per farlo, ma ciò che è accaduto da allora è miracoloso. Sono state approvate leggi in nazioni interessate alla preservazione dei documenti delle persone defunte. In Norvegia, dove i documenti erano sparsi e difficili da trovare, hanno costruito un deposito sotterraneo per i documenti simile a quello della Chiesa, nei pressi della città di Morinana. Ne sono veramente fieri.

Elia e il Re Acab

Elia andò dal re Acab. Acab, perciò, aveva convocato Abdia, il responsabile del palazzo. Infatti, quando Gezabele aveva sterminato i profeti del Signore, Abdia ne aveva salvati cento. Mentre Abdia era in cammino, all’improvviso vide Elia venirgli incontro.

“Sono io”, rispose Elia. “Che cosa ho fatto di male?”, chiese Abdia. “Com’è vero che il Signore, il tuo Dio, vive, non c’è nazione o regno della terra in cui il re Acab non ti abbia fatto cercare! Quando io me ne sarò andato, lo spirito del Signore ti trasporterà non so dove. Io intanto andrò a dire ad Acab quel che mi hai detto; lui non ti troverà e mi ucciderà. Non hai saputo che, quando Gezabele ha sterminato i profeti del Signore, io ne ho salvati cento? E ora tu mi chiedi di dire al re che ti ho visto qui?” Abdia raggiunse Acab e gli raccontò tutto.

“Non sono io! Asera: vedi nota a Giudici 3,7. - Fino a quando ondeggerete senza decidervi? Portateci due tori. I profeti di Baal ne sceglieranno uno, lo faranno a pezzi e lo metteranno sulla legna sopra l’altare, senza però darvi fuoco. Voi invocherete il vostro dio e io invocherò il Signore. - Scegliete un toro e cominciate voi per primi, perché siete più numerosi. Essi presero il toro, lo prepararono e invocarono Baal, dal mattino fino a mezzogiorno. Gridavano: «Baal, ascoltaci»; ma la sola risposta fu il silenzio. Verso mezzogiorno, Elia cominciò a prenderli in giro: «Gridate più forte, perché Baal è un dio! È occupato! oppure ha dovuto assentarsi un momento! si è messo in viaggio! dorme! I profeti di Baal si misero a gridare più forte.

A quel punto Elia disse al popolo: «Avvicinatevi tutti». Con queste pietre ricostruì l’altare dedicato al Signore. Poi ordinò: «Riempite quattro vasi d’acqua e versatela sull’offerta e sulla legna». All’ora del sacrificio pomeridiano, il profeta Elia si avvicinò all’altare e pregò: «Signore, Dio d’Abramo, d’Isacco e d’Israele! È venuto il momento! Ascoltami, Signore! Il popolo vide tutto questo. Si inchinarono con la faccia a terra e gridarono: «Il Signore è Dio!

Elia ordinò: «Prendete i profeti di Baal! Non lasciatene scappare neppure uno!». li sgozzò: procedimento a cui si ricorreva facilmente a quell’epoca. Acab andò, mentre Elia salì sulla cima del monte Carmelo. Poi ordinò al suo servitore: «Va’ a guardare in direzione del mare». Il servo andò, ma poi tornò a dire a Elia: «Non c’è niente». La settima volta rispose: «Una piccola nube, non più grande del palmo di una mano, sta salendo dal mare». Nel frattempo il cielo si era riempito di nuvole scure e il vento si era messo a soffiare. Poi cominciò a piovere a dirotto.

Il profeta Elia sul monte Carmelo, mentre sfida i profeti di Baal.

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